di Alice Mometti
ilbustese.it, 1 marzo 2025
Il cappellano del carcere minorile Beccaria ha incontrato i ragazzi per parlare di criminalità giovanile, bullismo e disagio sociale, portando la sua esperienza con i giovani detenuti e con la comunità Kayrós. Tra rapine, furti e spaccio, i numeri della devianza minorile sono in crescita, ma la musica e l’educazione possono essere strumenti di rinascita. “La felicità non si misura in soldi, ma in piccole azioni concrete” ha ricordato l’assessore Claudia Mazzetti, invitando gli studenti a credere nel riscatto personale
di Federico Rota
Corriere della Sera, 1 marzo 2025
Presentato in carcere il libro di Ruggiero. L’attore: qui per rafforzare la vostra voce. Nessuna lezione dall’alto di un palco, ma solo un augurio. Che, nella sua semplicità, spalanca le porte su una dimensione umana che, spesso, scivola in secondo piano quando dall’esterno si riflette sulla realtà che vive chi è in un penitenziario. E che vivrà quando avrà scontato la sua pena: “Ho avuto la fortuna di coltivare le mie passioni, la musica e lo studio. Vi auguro di trovare in voi stessi le risorse per poter coltivare ciò che vi piace fare. E, in questo modo, trovare una strada, il vostro posto nella società”.
di Livio Pepino
Il Manifesto, 1 marzo 2025
La contrapposizione si protrae per un paio d’ore, con grida, proteste e (saltuario) lancio di oggetti. Il tutto senza incidenti sino a quando gli esponenti neofascisti, non essendo riusciti nel loro intento, lasciano il campo. A quel punto si verificano tre cariche della polizia, nella prima delle quali vengono colpite con manganellate anche due docenti di Giurisprudenza che, dopo essersi qualificate, si erano interposte tra gli agenti e gli studenti per evitare incidenti e che riportano lesioni al capo e alle braccia. A seguito della querela proposta dalle due docenti, Alice Cauduro e Alessandra Algostino, quest’ultima firma ben nota a lettrici e lettori del manifesto, si apre un procedimento a carico di ignoti che si conclude ora con un decreto di archiviazione. Il fatto, seppur minore rispetto ad altri proposti quotidianamente dalle cronache, merita una segnalazione: perché emblematico della prassi “muscolare” che caratterizza la gestione dell’ordine pubblico nelle nostre piazze e perché indicativo della cultura autoritaria, giustificazionista e precostituzionale che anima settori consistenti della magistratura.
di Francesco Verderami
Corriere della Sera, 1 marzo 2025
Il modello tedesco “per non perdere la filiera”. La crisi geopolitica e quella dell’automotive potrebbero trasformare l’auto in un cingolato. Gli eventi hanno spinto il governo a studiare un piano per agevolare la conversione di una parte almeno delle aziende italiane dal settore automobilistico alla componentistica bellica. È un progetto maturato da Meloni e che coinvolge i ministri dell’Economia, delle Imprese e della Difesa. È la presa d’atto di un cambiamento epocale sotto il profilo economico e internazionale. È un dossier aperto da tempo e che subisce adesso un’accelerazione. Ce n’era già traccia nei colloqui riservati tenuti a Palazzo Chigi sul “caso Stellantis”.
di Matteo Losana
Il Manifesto, 1 marzo 2025
Dopo l’ultima udienza in cui la Commissione europea ha ribaltato il suo parere e si è schierata con il Governo Meloni, alla Corte di giustizia Ue tira una brutta aria. Ma i richiedenti protezione internazionale sono soggetti titolari di diritti fondamentali e non possono restare senza tutela. Il caso dei “controlimiti”. Di questi tempi, meglio ricordare cose che dovrebbero essere scontate: i richiedenti protezione internazionale sono, innanzitutto, soggetti titolari di diritti fondamentali. Sia perché la Costituzione e il diritto internazionale offrono loro specifica tutela, sia perché anch’essi sono titolari dei diritti inviolabili della persona umana (come vorrebbe, predicando ormai nel deserto, l’articolo 2 della Costituzione). Il loro destino è legato a doppio filo con il Paese di origine: se provenienti da un Paese definito sicuro, scatta infatti la procedura accelerata di frontiera e la connessa misura del trattenimento. Un meccanismo infernale, incentrato sulla presunzione di infondatezza della domanda, sui tempi contingentati del procedimento e sulla limitazione della libertà personale (forse, la libertà fondamentale per eccellenza).
di Giulio Cavalli
lettera43.it, 1 marzo 2025
Non è un’anomalia. È una tradizione. Il nostro Paese è tra i più condannati del Continente, con un’imbarazzante percentuale di violazioni del 92 per cento rispetto alle sentenze. Carceri sovraffollate, giustizia lenta, trattamenti inumani e degradanti, respingimenti illegali: così ogni anno si aggiornano le statistiche, non le soluzioni. Quando si parla di Corte europea dei diritti dell’uomo spesso lo si fa per raccontare gli altri, meglio ancora se sporchi, brutti e cattivi. La Cedu utilizzata come manganello contro i Paesi che secondo alcuni non meriterebbero di stare nell’Unione europea. La Cedu per gli altri. Ma l’Italia? Le aule della Corte hanno spesso ospitato il nostro Paese. Non per una presenza formale, ma per una costanza che somiglia a un’abitudine consolidata.
di Domenico Quirico
La Stampa, 1 marzo 2025
Non c’è niente di più pericoloso di un istrione capriccioso al potere. Zelensky voleva evitare Monaco 1938. Gli hanno chiesto un autodafé. Da un po’ di tempo ci pregavano di portare pazienza: presto la pace del mondo sarebbe stata salvata, ci penserà lui. Trump, è uno che fa un gioco scoperto ma ha più di un asso nella manica. Ha una notevole disposizione nell’arte dell’illusionista, questo rivenditore di risultati tutto e subito. La scaltrezza notava qualcuno, gli guizza nell’angolo dell’occhio quando lancia battute e iperboli come decreti della ragione. Insinua in ogni discorso: lasciate fare a me, tutto si accomoderà, sistemo tutto io nelle anime e nella geopolitica. Eppure c’erano uomini che nel frattempo morivano nelle trincee del Dombass mentre a Gaza in attesa del miracolo si sopravviveva in un paesaggio di rovine; senza dimenticare il Sudan o le foreste del Kivu. Ma a quello forse con una strizzatina d’occhio avrebbe pensato dopo aver liquidato i due problemi principali.
di Thomas L. Friedman*
Il Dubbio, 1 marzo 2025
Il dramma in corso tra il presidente Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky solleva una delle domande più inquietanti che abbia mai dovuto porre sul mio Paese: siamo guidati da un credulone di Vladimir Putin, da qualcuno pronto a ingoiare per intero la distorta visione del presidente russo su chi ha iniziato la guerra in Ucraina e su come deve finire? O siamo guidati da un padrino della mafia, che cerca di spartirsi il territorio con la Russia come fanno i capi delle famiglie criminali? ‘Prenderò la Groenlandia e tu potrai prendere la Crimea. Prenderò Panama e tu potrai avere il petrolio nell’Artico. E ci divideremo le terre rare dell’Ucraina. È solo giusto’.
di Franco Corleone
L’Espresso, 28 febbraio 2025
Guardare agli strumenti di risocializzazione non più come concessioni ma come diritti. Tanti anni fa Giorgio Gaber scrisse una canzone che andava al nocciolo della politica e chiedeva scusa se parlava di Maria, la libertà, la rivoluzione, la realtà. Mi è venuta in mente in occasione della recente morte improvvisa di Grazia Zuffa, mia compagna di vita, femminista, psicologa, componente del Comitato Nazionale di Bioetica, già senatrice, che per lungo tempo ha costruito un pensiero originale sulle droghe, sul carcere, sulla differenza femminile. Nel momento della tragedia abbiamo scoperto che per molte persone è stata una maestra e una guida: sicuramente ne sarebbe stata sorpresa, perché era esigente e rigorosa, non faceva sconti e non apprezzava la retorica, l’approssimazione.
di Andrea Oleandri*
lavialibera.it, 28 febbraio 2025
Più di un anno fa la Corte costituzionale aveva affermato che “l’intimità degli affetti non può essere sacrificata dall’esecuzione penale oltre la misura del necessario”. Alcuni tribunali hanno riconosciuto questo diritto, ma il governo non si è ancora mosso. I diritti all’affettività e alla sessualità non si perdono con la detenzione. Lo aveva stabilito un anno fa, nel gennaio 2024, la Corte costituzionale e negli ultimi mesi lo hanno ribadito alcuni tribunali italiani. In tutto questo, governo e parlamento non si sono mossi per portare avanti iniziative che soddisfacessero questi diritti. Su questa base, il Garante nazionale delle persone private della libertà ha scritto nei giorni scorsi una lettera al ministro della Giustizia Carlo Nordio per sollecitare un intervento. Ma andiamo con ordine.
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- Toghe in sciopero, adesione all’80% contro la riforma: “Nessun margine di trattativa”









