La Nazione, 2 novembre 2024
All’interno del carcere pisano l’iniziativa promossa da “Bambinisenzasbarre”, con Ministero di Giustizia e amministrazione penitenziaria, grazie all’impegno del comitato Ansmes di Pisa. Poter giocare a pallone con i genitori non è facile per i figli dei detenuti, quasi un sogno di difficile realizzazione. Così a Pisa, all’interno del carcere Don Bosco, si è svolta la “Partita con mamma e papà”, iniziativa che promuove incontri tra genitori detenuti e figli, organizzata da “Bambinisenzasbarre” in collaborazione con il Ministero di Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.
di Rocco Vazzana
Il Domani, 2 novembre 2024
L’esecutivo mette in preallerta il tribunale di Roma: migranti nel Cpr già dalla prossima settimana. Meloni non vuole aspettare la risposta della Corte di giustizia europea alle toghe bolognesi. Lo stato spende 9 milioni di euro per 12 mesi solo per mantenere 295 agenti nei centri albanesi. “Pronto? Volevamo solo avvisarvi che nei prossimi giorni partirà un’altra nave per l’Albania”. È questa, in estrema sintesi, la comunicazione che martedì scorso arriva agli uffici del tribunale di Roma. La telefonata parte da via Arenula, sede del ministero della Giustizia, e serve a preavvisare le toghe a “fini organizzativi”. E a comunicare, senza troppi giri di parole, che il braccio di ferro col governo sulla gestione dei migranti non è affatto finito, dopo la decisione del tribunale di Bologna di rinviare alla Corte di giustizia europea il decreto sui cosiddetti paesi sicuri.
di Paolo Comi
L’Unità, 2 novembre 2024
In servizio nell’hub dei migranti 180 tra poliziotti e carabinieri alloggiati in hotel a 5 stelle. Tra indennità e trasferta un salasso. Vale la pena riportare un passaggio di quanto affermato dal ministro Piantedosi al question time. “Segnalo inoltre - ha detto - che il costo reale dell’impegno della nave Libra si è rilevato di 8.400 euro complessivi, un costo giornaliero ampiamente inferiore a quello che veniva sostenuto in epoca di grande celebrazione di operazioni come Mare Nostrum, che richiedevano oneri per 300.000 euro al giorno”. Queste le parole del titolare dell’Interno, in risposta a chi gli chiedeva di fornire le reali cifre del surreale periplo della nave della Marina militare.
di Davide Carlucci
La Repubblica, 2 novembre 2024
Su in collina, un pugno di agenti di Polizia Penitenziaria isolati dal mondo nei prefabbricati. Giù al mare, tutti gli altri negli hotel a cinque stelle: carabinieri, poliziotti e finanzieri, come in una gita scolastica perpetua. A Gjader, reclusi nei container di un mini-carcere d’esportazione non c’è nessuno da sorvegliare. Confinati nell’ultima parte di un centro di permanenza e rimpatrio per migranti più che mai vuoto e desolato, le guardie intorno a loro hanno il nulla. Ce ne sono undici, attualmente, che vivono così. “Dovrebbero essere quindici, ma qualcuno ha ottenuto il permesso per rientrare in Italia”, spiega Gennarino De Fazio, della Uilpa.
di Andreina Baccaro
Corriere della Sera, 2 novembre 2024
“In Bangladesh rischio la vita”. La storia del 30enne del Bangladesh il cui ricorso ha fatto scattare il rinvio pregiudiziale del Tribunale di Bologna. Non potendo più restare in patria per i debiti non onorati, è arrivato in Italia dove ha chiesto il riconoscimento della protezione internazionale. È una storia di povertà, malattia e debiti usurari non pagati, che gli farebbero rischiare seri pericoli qualora fosse rimpatriato, quella di Shamsul Islam, il 30enne del Bangladesh il cui ricorso ha fatto scattare il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia europea sul decreto cosiddetto “Paesi sicuri”. Nei giorni scorsi infatti il Tribunale di Bologna, rispondendo al ricorso contro il diniego della protezione internazionale emesso dalla Commissione territoriale di Forlì, ha interpellato la Corte di giustizia europea per dirimere la controversia sorta tra il decreto del governo Meloni che individua 19 Paesi sicuri, tra cui appunto il Bangladesh, e le sentenze e le direttive europee che stabiliscono come innanzitutto i casi siano da discernere volta per volta dal giudice incaricato, ma soprattutto un Paese non possa essere considerato sicuro se anche solo una piccola minoranza di cittadini è a rischio.
di Marco Bresolin
La Stampa, 2 novembre 2024
Il leader del Ppe Manfred Weber: “Lavoriamo con le forze pro-Ue, non cerchiamo intese coi sovranisti”. Su Fitto avverte: “Dobbiamo sostenerlo, i socialisti la smettano di fare giochetti politici”. Il protocollo Italia-Albania resta un modello a cui guardare e l’applicazione del nuovo Patto migrazione asilo aiuterà a superare la disputa giuridica sul concetto di Paese sicuro: ne è convinto Manfred Weber, appena rientrato da un viaggio in Egitto dove ha incontrato il presidente Al Sisi. Sul dossier migratorio, ma non solo, il Ppe ha giocato di sponda con i gruppi di destra, scatenando l’irritazione degli altri partiti della coalizione Ursula.
di Massimiliano Iervolino*
L’Unità, 2 novembre 2024
Molte volte ho segnalato alla Commissione europea violazioni del diritto Ue da parte dell’Italia. Contro i governi inadempienti, mai a svantaggio dei cittadini. Negli ultimi quindici anni mi è capitato molte volte di scrivere alla Commissione europea per segnalare delle violazioni del diritto comunitario da parte dell’Italia. L’ho fatto sempre contro i governi inadempienti mai a svantaggio dei cittadini, anzi. Però ogni volta che depositavo una denuncia ho dovuto ascoltare persone che mi sussurravano: così paghiamo tutti. Un convincimento simile a quello espresso dalla premier Giorgia Meloni l’altro giorno sui social: “Pd, M5S e AVS hanno presentato un’interrogazione alla Commissione europea chiedendo se intende aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia per l’accordo sui flussi migratori con l’Albania. Avete capito bene: alcuni partiti italiani stanno di fatto sollecitando l’Europa a sanzionare la propria Nazione e i propri cittadini, con il solo obiettivo di colpire politicamente questo Governo. Una vergogna che non può passare inosservata”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 2 novembre 2024
Emendamenti e indagini conoscitive firmati Lega. I blitz nel decreto sulla separazione delle carriere e in Commissione Affari Ue. Sullo sfondo c’è il fastidio del governo verso qualsiasi organo di controllo. Già nel 2018 Meloni propose una legge costituzionale per rovesciare il rapporto con le norme comunitarie. Se la legge italiana è in contrasto con quella europea, non fa niente: si può sempre far finta che la seconda non esista. Così ha ragionato il governo per il piano albanese e per il successivo (quasi) decreto sui paesi sicuri, salvo poi incontrare sulla propria strada dei giudici che ancora ricordano la gerarchia delle fonti del diritto. Èsuccesso di recente a Roma, con il tribunale che non ha convalidato il trattenimento in Albania di dodici migranti e poi a Bologna, dove la questione dei paesi sicuri è stata rinviata alla Corte di giustizia dell’Ue. Prima ancora c’erano i casi di Catania e Palermo. Fiaschi in serie per Meloni, la cui risposta è sempre stata la stessa: aizzare suoi fiancheggiatori mediatici a manganellare le “toghe rosse” che non vogliono sottostare ai voleri dell’esecutivo.
di Laura Salvinelli
Il Manifesto, 2 novembre 2024
Reportage. Parlano i protagonisti dei salvataggi a bordo della “Life Support”. “Quando abbiamo raggiunto un gommone che era in mare da tre giorni, alla deriva da uno e mezzo, c’era un uomo che brandiva un bimbo sopra di lui a mo’ di Re Leone come a mostrare un’urgenza, e in quel momento mi si è gelato il sangue perché non si capiva se il piccolo, coperto da un salvagente, fosse cosciente o no. Erano tutti terrorizzati, ci guardavano come se fossimo sbucati da chissà dove per salvarli, degli alieni bardati con caschi e equipaggiamento che urlavano ordini incomprensibili per manovrare bene l’operazione. C’erano solo due donne a bordo ed erano le uniche che non riuscivano a trattenere dei gran sorrisi, molto intensi. Non erano ancora state salvate, però avevano capito che stava per succedere qualcosa di bellissimo” racconta a caldo il navigatore oceanico Ambrogio Beccaria, 32 anni, che sostiene EMERGENCY partecipando a questa missione come soccorritore. Beccaria, il primo italiano a vincere nel 2019 la Mini-Transat, la storica transatlantica in solitario, è il navigatore oceanico italiano più forte della sua generazione e uno dei migliori a livello internazionale. “Da marinaio ho una sorta di empatia verso i naufraghi perché da un momento all’altro potrei diventarlo pure io. Ed essendo marinaio italiano, poiché arrivano qui gli sbarchi, non vedo proprio come si possa essere distaccati” aggiunge. Siamo a bordo della nave Sar (search and rescue: ricerca e salvataggio) di Emergency, la Life Support, per la sua 23° missione.
di Elisabetta Zamparutti
L’Unità, 2 novembre 2024
Nella prigione di Nassiriya tutto è fuori del comune e dalla norma. Il carcere è smisurato, sovraffollato, disumano. Dal momento in cui è stato aperto nel 2008, tutto si è mosso contro le leggi naturali della scienza e della coscienza. È stata progettata per contenere solo 800 prigionieri e, in pochi anni, contro i principi elementari della fisica, è stata affollata da oltre 8.000 detenuti. Come se tutti entrassero e nessuno uscisse. Gli abitanti del luogo, infatti, chiamano la prigione “al hout”, la balena, perché inghiotte esseri umani che non vengono più sputati fuori. È stata architettata come carcere della massima sicurezza contro il terrorismo; è subito diventata il luogo della tremenda vendetta delle vittime sciite del regime del terrore saddamita.
- Ci sono 62.000 carcerati in Italia, con punte di sovraffollamento al 130%
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