di Lorenzo Lamperti
La Stampa, 2 marzo 2025
“È giunto il momento di stabilire una legge che definisca qualsiasi persona o gruppo che pianifica o cospira per creare un movimento estremista, causare caos e insicurezza nella società, provocare conflitti con altri Stati e tentare di rovesciare il governo legittimo, come terroristi”. Così ha parlato Hun Sen, il “leader eterno” della Cambogia, lo scorso 7 gennaio durante le celebrazioni per l’anniversario della “vittoria sul genocidio”. Tradotto: la caduta del regime di Pol Pot. Quello stesso 7 gennaio, a Bangkok, Lim Kimya è stato ucciso a colpi di pistola da un sicario a bordo di una motocicletta. La vittima era uno dei leader dell’opposizione e Mu Sochua, presidente dello Khmer Movement for Democracy e candidata al Nobel per la pace nel 2005, lo conosceva bene. “Era un collega e un amico che ha sempre lottato per la giustizia. Nelle settimane precedenti al suo assassinio, ha continuato a spingere per il cambiamento, denunciando il governo sui social media per l’assalto all’opposizione. Il regime lo vedeva come una minaccia”, dice a Specchio Mu Sochua, una delle principali figure dell’opposizione cambogiana ed esiliata da anni all’estero. “Anche dove vivo, negli Stati Uniti, mi preoccupo della mia sicurezza. Gli sforzi del regime per mettere a tacere i critici non hanno limiti”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 marzo 2025
“La politica tace. La società civile e la magistratura non possono tollerare che i detenuti vivano in condizioni indegne e inumane”. Con queste parole nette, Samuele Ciambriello, portavoce della Conferenza nazionale dei garanti delle persone private della libertà e garante campano, lancia l’allarme su un sistema penitenziario italiano al collasso. Un grido che diventa appello pubblico, in vista della giornata di protesta nazionale indetta per lunedì 3 marzo, quando i garanti territoriali, magistrati, avvocati e realtà associative scenderanno in piazza per rompere il “silenzio assordante” su carceri sovraffollati e diritti calpestati.
di Angelo Scuderi*
L’Unità, 1 marzo 2025
Abbandonato, stravolto ogni concetto di riabilitazione, la pena diventa ipertrofica e crudele. Bisogna uscire dalla omertosa cappa di silenzio che avvolge il “male del carcere”. Ci sono frasi e concetti che ti rimangono nella mente più di molti altri soprattutto se pronunciate da “maestri” del nostro diritto che, senza sconti verso i potenti, definiscono l’operato degli stessi come irriducibile “ostentazione della disumanità”. Parto, quindi, dalle parole del prof. Luigi Ferrajoli, per analizzare come lo svilimento del concetto di umanità sia, ormai da tempo, la pietra miliare sulla quale si fonda il nostro ordinamento giuridico penale con particolare riferimento alla fase esecutiva dello stesso. La pena che diventa, quindi, ipertrofica e crudele a causa dello stravolgimento del concetto stesso di correzione e riabilitazione che viene abbandonato, volontariamente, per mostrare i muscoli di un “mostro” che regge su piedi di argilla.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 1 marzo 2025
Mercoledì l’incontro a Palazzo Chigi. La strategia per dividere le toghe. “Abbiamo realizzato un esercizio di democrazia di cui essere orgogliosi”, si compiace l’Associazione nazionale magistrati. L’adesione allo sciopero contro la riforma costituzionale che separa le carriere dei pubblici ministeri da quelle dei giudici s’è attestata intorno all’ottanta per cento, eguagliando le più ottimistiche aspettative. Ma il difficile viene adesso. A cominciare dall’incontro di mercoledì prossimo con la premier Giorgia Meloni e il ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Apprezziamo questa disponibilità”, ribadisce il neo-presidente Cesare Parodi, esponente di Magistratura indipendente, il gruppo più moderato dell’Anm; del resto era stato lui, tre settimane fa. a chiedere il “faccia a faccia” con la presidente del Consiglio, subito dopo la sua inattesa elezione; l’invito a Palazzo Chigi è stato letto come un segnale di apertura del governo, al quale Parodi replica precisando che lui e la giunta esecutiva andranno a “spiegare personalmente le ragioni specifiche e non ideologiche, né pregiudiziali, per cui contrastiamo questa riforma. Punto per punto”.
di Frank Cimini
L’Unità, 1 marzo 2025
Leggi emergenziali, uso speciale dei tribunali ordinari, carcere duro, repressione. Per quale Carta scioperano? Quella del 1948 non c’è più da tempo immemore. Lo sciopero dei magistrati è una anomalia tutta italiana, ma purtroppo ce ne dobbiamo fare una ragione anche al fine di evitare di sentire la solita cantilena dell’attacco all’indipendenza e all’autonomia di una categoria incontrollata e incontrollabile che non paga mai per i suoi errori e nemmeno per i suoi orrori. Ma veniamo al motivo dell’astensione dal lavoro. “In difesa della Costituzione” dicono dopo averla sbandierata e squadernata alle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario, per poi uscire dalle aule nel momento in cui parlava un rappresentante del ministero. Comportamenti e atteggiamenti da asilo Mariuccia da parte di funzionari dello Stato super pagati.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 1 marzo 2025
Lo sciopero dei magistrati è un fatto eccezionale. Tanto più quando, come in questo caso, ha una motivazione puramente di principio, senza alcuna ragione di interesse personale da parte dei magistrati. Non è uno sciopero tipicamente sindacale. Si tratta della sospensione dell’esercizio di una funzione sovrana dello Stato. A coloro che hanno effettivamente lasciato il lavoro vanno aggiunti quelli che, proprio per la consapevolezza della natura dell’attività giudiziaria, hanno dichiarato di aderire allo sciopero (cosa che comporta la ritenuta salariale) pur di fatto continuando a lavorare. Nel sistema costituzionale la presidenza del Consiglio superiore della magistratura assegnata al Presidente della Repubblica non è solo in funzione della tutela della indipendenza della magistratura, ma anche di raccordo di quel corpo professionale con lo Stato nel suo complesso rappresentato dal suo vertice.
di Francesco Mandoi
L’Espresso, 1 marzo 2025
La maggioranza di centrodestra insiste sulla separazione delle carriere. I giudici, ed è rarissimo, decidono di scioperare. Alcune riflessioni sul terreno di scontro tra politica e magistratura. Le motivazioni addotte dal Governo a giustificazione di una modifica della Costituzione di così vasta portata sono state più volte ribadite dal ministro della Giustizia. Per Carlo Nordio, la riforma consentirà al giudice di godere di maggiore libertà rispetto ad oggi, quando “il pubblico ministero nei consigli giudiziari e anche al Csm dà i voti al giudice davanti al quale va a perorare una causa”, cosa “irrazionale in qualsiasi Paese del mondo”. Inoltre, la separazione delle carriere limiterebbe lo strapotere dei pubblici ministeri, definiti “super poliziotti” che “hanno un potere immenso senza controllo”, dichiarazioni sempre di Nordio.
di Errico Novi
Il Dubbio, 1 marzo 2025
Sul tavolo di Palazzo Chigi c’è un’offerta più o meno esplicita, al sindacato delle toghe: derubricare il sorteggio attualmente previsto nel ddl sulla separazione delle carriere da “puro” a “temperato”, e lasciare così un minimo futuro spazio di manovra ai gruppi associativi. Che ora rischiano di spaccarsi sulla scelta: accettare, o fare “all in” e giocarsi tutto al referendum sulla riforma. Parlare di trattativa, per ora, è eccessivo. C’è casomai un guardingo gioco di scacchi. Il governo lascia intravedere ai magistrati, cioè all’Anm, disponibilità al dialogo. Non chiarisce in modo esplicito se ci sono aperture sui pochi punti negoziabili, come l’attenuazione del sorteggio da “puro” a “temperato”.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 1 marzo 2025
Usigrai e Cdr: “Notizie parziali, non è servizio pubblico”. Il tg ammiraglio della Rai dedica alla mobilitazione dell’Anm solo una breve intervista doppia in cui per metà del tempo parla il procuratore di Padova Antonello Racanelli, favorevole alla separazione delle carriere. Nessuna immagine delle manifestazioni, nessun dato sulla partecipazione. Solo una breve intervista doppia che suggerisce l’idea di una magistratura spaccata a metà: chi ha protestato e chi si è opposto alle proteste. Così il Tg1 delle 20, il notiziario tv più seguito d’Italia, ha raccontato lo sciopero di giudici e pm contro la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, varata dal governo e attualmente in discussione in Parlamento. La mobilitazione lanciata dall’Associazione nazionale magistrati ha avuto un oggettivo successo: l’80% di adesioni a livello nazionale, flash mob di fronte ai Palazzi di giustizia e affollate assemblee pubbliche in trenta città d’Italia.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 1 marzo 2025
Dal 2018 al 2024 lo stato italiano ha sborsato 220 milioni di euro per indennizzare i cittadini vittime di ingiusta detenzione, cioè che sono stati arrestati (in carcere o ai domiciliari) o destinatari di misure cautelari coercitive salvo poi essere prosciolti o assolti. Una cifra monstre, che merge dall’ultima relazione del ministero della Giustizia sulla custodia cautelare e sulle ingiuste detenzioni in Italia. A colpire è anche la distribuzione geografica degli indennizzi. A saltare all’occhio è un dato: di questi 220 milioni, ben 78 (cioè il 35 per cento), sono stati versati in Calabria, a seguito di disposizione delle competenti Corti d’appello di Catanzaro e di Reggio Calabria. In altre parole, una regione che ospita soltanto 1,8 milioni di abitanti ha assorbito negli ultimi sette anni il 35 per cento dell’intera spesa destinata a risarcire le vittime di ingiusta detenzione. Un record, confermato anche nel 2024: su 26,9 milioni complessivi, 8,8 milioni (il 33 per cento) sono stati versati per risarcire chi è stato incarcerato ingiustamente in Calabria.
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