di Claudio Mazzone
Corriere del Mezzogiorno, 28 ottobre 2024
Il procuratore di Perugia: “Il ruolo della magistratura non può essere simpatico”. E sui dossier: “Non c’è controllo sui dati e questo genera un pericolo per tutti. Dati sensibili sono risorsa economica per chi li ruba”. “Gli effetti delle riforme che riguardano la giustizia, poi finiscono per riverberarsi sui cittadini, per cui è evidente che parlando di democrazia e potere non si possa non parlare di giustizia”. Il Procuratore della Repubblica a Perugia, Raffaele Cantone, intervistato dal vicedirettore Corriere della Sera, Venanzio Postiglione durante uno dei talk di CasaCorriere a Napoli, è diretto nel rispondere alla domanda sulla riforma della Giustizia. “Questo - ha detto il magistrato- è un momento particolare, perché un momento nel quale ci sono tantissime riforme in corso, forse anche troppe. Io concordo con quello che ha detto il presidente della Cassazione, forse su questi temi ci sarebbe stato bisogno di un fermo biologico, non di continue riforme, per esempio, come quella che riguarda il processo penale. Ce ne sono tante poi che riguardano i temi ordinamentari, la separazione delle carriere. Tutta una serie di riforme che rischiano di cambiare completamente il pianeta giustizia, io credo in negativo, ma ovviamente è tutto un tema su cui sarebbe necessario anche una riflessione un po’ più attenta”.
di Flavia Perina
La Stampa, 28 ottobre 2024
La parola dossieraggio costella la storia della Prima Repubblica e tutt’ora sappiamo poco su come e quanto ne abbia determinato le vicende. Ma quelli erano dossier costruiti e gestiti da uomini dello Stato con la giustificazione (o l’alibi) della Guerra Fredda. Il dossieraggio dei tempi nuovi, il dossieraggio della Equalize, dei bancari in apparenza innocui, degli hacker capaci di bucare il ministero della Giustizia o la Tim, non può nemmeno ammantarsi di quel sottile velo di ipocrisia. Sono traffici di informazioni gestiti da privati per soddisfare interessi di cui abbiamo appena percepito le dimensioni e l’appetito: l’ultima inchiesta ruota intorno a ottocentomila rapporti tratti dalle banche dati delle forze dell’ordine, compresi documenti di interesse per la sicurezza nazionale, compresi leak sulle massime cariche dello Stato.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 28 ottobre 2024
Per raccontare anche solo per sommi capi l’interminabile storia del conflitto tra politica e magistratura, sempre latente e spesso palese, ci vorrebbe una serie tv ma di quelle infinite, capaci di inventarsi qualche trovata nuova ogni volta che la trama langue. Stagioni diversi, star diverse e cangianti su entrambi i fronti, sceneggiature spesso capaci di inventare scene madri che racchiudono e sintetizzano l’intera stagione, pardon fase storica. Per esempio la minaccia del presidente Cossiga di far entrare i Carabinieri a palazzo dei Marescialli, sede del Csm, per arrestare l’intero organo di autogoverno della magistratura, nel novembre 1991. Per avvalorare la minaccia Cossiga, un politico che aveva senso della teatralità in abbondanza, mobilitò effettivamente l’Arma e fece disporre i gipponi nei pressi del palazzo.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 28 ottobre 2024
“Bisogna battersi seriamente per difendere l’indipendenza delle toghe, ma ciascun magistrato deve comprendere che si tratta di una responsabilità”. L’ex presidente della Camera Luciano Violante interviene sul rapporto tra politica e magistratura e spiega che “il magistrato, vista la quantità di poteri discrezionali che esercita nei confronti della reputazione, della libertà e dei beni delle persone, non è un cittadino come gli altri” e che è in corso “un riequilibrio” tra poteri dello Stato.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 ottobre 2024
“I giuristi hanno criticato in modo severo la politica securitaria del Governo. Lo condivido, e se fossi ancora magistrato applicherei quelle norme”. Lo scontro tra magistratura e politica si fa sempre più acceso: ne parliamo con l’ex Procuratore della Repubblica, Edmondo Bruti Liberati.
di Mauro Di Gregorio
quifinanza.it, 28 ottobre 2024
Un articolo della Manovra 2025 stabilisce che chi non paga, in tutto o in parte, il contributo unificato perde il diritto ad agire in giudizio. La Manovra 2025 manda su tutte le furie giudici e avvocati, che attaccano l’articolo 105. Il passaggio impone l’estinzione del processo “per omesso o parziale pagamento del contributo unificato”. La ratio della norma è quella di combattere l’evasione contributiva. Se la norma dovesse passare, alla prima udienza il giudice dovrà verificare se il pagamento sia stato effettuato correttamente. In caso di irregolarità, il giudice rinvierà l’udienza a data “immediatamente successiva” e la parte interessata avrà un termine di trenta giorni per effettuare il pagamento o l’integrazione della parte mancante. Se anche nella seconda udienza il giudice dovesse verificare che il contributo unificato non è stato pagato per intero, allora dichiarerà l’estinzione del giudizio.
di Francesco Da Riva Grechi
L’Identità, 28 ottobre 2024
Su questa testata si è potuto leggere della brutta vicenda della notte tra sabato 19 e domenica 20 alla stazione ferroviaria di Verona quando un agente della Polfer è stato costretto alla reazione contro un immigrato, a cui era stata respinta la richiesta di asilo, descritto come fuori di sé, che ripetutamente durante la notte aveva provocato e cercato di colpire con un coltello passanti ed agenti delle forze dell’ordine. Il ragazzo, Moussa Diarra, proveniente dal Mali, 26enne, è stato ucciso per legittima difesa.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 28 ottobre 2024
I difensori: “I giudici non hanno responsabilità e strumentalizzare questa vicenda, accusando chi non può rilasciare interviste, non è giusto”. La scarcerazione questa settimana del boss Giuseppe Corona per decorrenza dei termini di custodia cautelare ha scatenato, come era facilmente prevedibile, una accesa polemica politica. Corona, condannato in primo grado a 19 anni, ridotti a 15 anni e 2 mesi in appello, è considerato il “re delle scommesse” all’Ippodromo di Palermo. Secondo gli inquirenti il suo “core business” erano gli investimenti per le famiglie di Porta Nuova e di Resuttana, tra centri scommesse, Compro oro e vendita di preziosi al monte dei pegni. Accusato di riciclaggio e intestazione fittizia con l’aggravante mafiosa, Corona dal 2018 era detenuto al carcere milanese di Opera e sottoposto al regime del 41 bis. Lo scorso marzo, scaduti i termini massimi di custodia cautelare, i magistrati avevano accolto la richiesta di scarcerazione presentata dai suoi difensori, gli avvocati Giovanni La Bua e Antonio Turrisi.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 28 ottobre 2024
La mancata pubblicazione dell’utenza sull’elenco professionale giustifica che la comunicazione immediata sia inviata tramite posta elettronica certificata. Ciò in quanto non viola il diritto di difesa. L’avviso al difensore dell’avvenuto arresto in flagranza che venga comunicato il giorno sulla Pec all’avvocato, non è causa di nullità della misura applicata, se per scelta dello stesso professionista non è pubblicata la sua utenza mobile sull’elenco dell’Ordine professionale. In tal caso, nessuna violazione del diritto di difesa è invocabile in quanto si tratta di circostanza derivante da scelta dell’avvocato e che non impedisce la partecipazione del difensore - in contraddittorio - all’udienza di convalida, vera sede dell’esercizio del diritto difensivo.
di Caterina Stamin
La Stampa, 28 ottobre 2024
Dal Gruppo Abele ai sindacati, un fronte contro la riapertura della struttura di corso Brunelleschi. Lo promuove la Circoscrizione 3: “Pensiamo a un futuro diverso”. “Quello è il buco nero della democrazia”. Elena Ferro, segretaria della Camera del lavoro di Torino, ha messo piede nel Centro di permanenza per il rimpatrio mesi fa. Eppure ancora non trova le parole. “C’erano ancora tutti i segni delle rivolte - dice - le scarpe per terra, i biglietti abbandonati. Su un muro la scritta: “Noi siamo umani”, per ricordare un’umanità che lì dentro non esiste. Quello che accade in Albania, nel piccolo succede anche qui”.
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