L’Unione Sarda, 27 ottobre 2024
Tra il 2020 e il 2023 solo il 24% dei migranti ospitati nel Cpr di Macomer è stato rimpatriato, un dato significativamente più basso rispetto alla media nazionale. È uno dei dati che emerge dal rapporto “Trattenuti 2024” di Action Aid Italia. Il dossier restituisce la fotografia del centro sardo di permanenza per i rimpatri e snocciola diversi dati. Nel periodo 2020-2023, ad esempio, il Cpr di Macomer ha registrato una media di 43 presenze giornaliere e di 222 ingressi annuali, 273 nel 2023. Vi fanno ingresso molti detenuti: la percentuale di ingressi dal carcere (29% nel periodo e 28% nel 2023) è significativamente più alta rispetto alla media nazionale. Il tempo di permanenza medio è stato di 68 giorni (quasi il doppio rispetto alla media nazionale), 52 giorni nel 2023, e l’incidenza dei rimpatri pari al 24% (un dato più basso della metà rispetto alla media nazionale del periodo), 36% nel 2023. Molto più alta rispetto alla media nazionale anche la percentuale media di uscite per decorrenza termini del trattenimento, che raggiunge il 48% degli ingressi (il 29% nel 2023).
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 27 ottobre 2024
Ne avevamo parlato a febbraio, proprio su questa pagina, con un articolo di Valerio Fioravanti. Lo Stato dell’Idaho aveva tentato di far fuori con una iniezione di veleno Thomas Eugene Creech, detenuto da oltre 50 anni nel braccio della morte. Tre agenti “volontari”, passati troppo in fretta dalla custodia e mantenimento in vita dei condannati alla pratica paramedica della loro messa a morte, dopo un’ora di accanimento sul corpo del “povero cristo” inchiodato alla lettiga a forma di croce, si erano fermati. Dopo otto tentativi falliti di inserire gli aghi per i farmaci velenosi in diverse vene delle braccia e delle gambe, l’esecuzione era stata sospesa e l’uomo era stato riportato in sezione, nella sua cella nel braccio dei morti viventi.
di Memorial Italia
huffingtonpost.it, 27 ottobre 2024
“Non arretriamo, l’ingiustizia non prenderà il sopravvento”. Il sostegno ai prigionieri politici attraverso lo sguardo di coloro che lo offrono: “Ovviamente, la cosa di cui ha più bisogno è la libertà, ma quella non posso procurargliela né spedirgliela con il Servizio Penitenziario Federale. Però posso esprimergli tutto il mio amore continuando a lottare per lui”. Attualmente, in Russia, più di 1.300 persone sono private della libertà per motivi politici. Intorno a loro si formano comunità di parenti e amici, sostenitori e attivisti, che cercano di sfondare il vuoto carcerario. Raccolgono fondi per avvocati e pacchi di beni essenziali, ma riescono anche a procurare una rara edizione della Bibbia, a salvare un gattino dal centro di detenzione preventiva, a sparare dei fuochi d’artificio sotto le finestre della cella d’isolamento e a informare la società civile sulle torture. Di tutto questo, ma anche del burnout e della stanchezza dovuti a questo tipo di lavoro gratuito, è trattato nel testo di OVD-Info.
di Glauco Giostra*
Il Dubbio, 26 ottobre 2024
Nessuna forza politica può dirsi esente da responsabilità sulla condizione inumana delle nostre carceri. Per questo aderisco alla proposta di Manconi. Vi è almeno un argomento su cui tutte le forze politiche sono sconsolatamente d’accordo: la drammatica e inumana situazione delle nostre carceri. Poi, ovviamente, ci si divide su come intervenire. Ma poiché nessuna forza politica può dirsi esente da responsabilità e poiché nessuna delle soluzioni “a regime” ha possibilità di essere validamente sperimentata se prima non si provvede a decongestionare sensibilmente e subito l’inferno penitenziario - che nelle attuali condizioni è in grado di produrre soltanto un doloroso e infamante rosario di suicidi, anche tra gli appartenenti alla polizia penitenziaria, un dilagare dei disturbi psichiatrici, un inquietante moltiplicarsi di rivolte e di aggressioni - gli attori politici dovrebbero dare un segnale di responsabilità recependo il recente appello sottoscritto da venticinque autorevoli firme a favore di un provvedimento di amnistia e di indulto.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 ottobre 2024
La denuncia del Comitato esecutivo del Coordinamento nazionale dei magistrati di sorveglianza sull’affettività dietro le sbarre: in nessun istituto italiano è stata ancora attuata la pronuncia della Corte. Il Comitato esecutivo del Coordinamento nazionale dei magistrati di sorveglianza lancia l’allarme sulla mancata attuazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 10/2024 sui colloqui intimi nelle carceri italiane. La decisione, depositata il 26 gennaio e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 31 gennaio 2024, aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo che impediva i colloqui privati tra detenuti e partner.
di Marica Fantauzzi
napolimonitor.it, 26 ottobre 2024
L’esame autoptico, più noto come autopsia, è un esame che si effettua dopo la morte di una persona con l’obiettivo di accertarne le cause, i tempi e le modalità. L’autorità giudiziaria può disporre l’autopsia quando si sospetta che la morte sia collegata a un reato o comunque sia avvenuta in circostanze non chiare. In molti Stati europei, quando il decesso avviene in un istituto penitenziario, l’autopsia è obbligatoria. In altri, come l’Italia e la Serbia, no: quando una persona detenuta muore e le circostanze del decesso vengono considerate “evidenti” o “palesi” l’esame autoptico è ritenuto inutile. Per questa ragione, ribadita per iscritto dal Ministro della Giustizia Nordio, la richiesta della famiglia di Stefano Dal Corso, giovane romano detenuto e poi morto a Oristano, è stata respinta per ben sette volte. Secondo il ministro, la sua era una morte “avvenuta in circostanze palesi”. Almeno fino a quando l’ottava richiesta non è stata accolta.
di Stefano Cingolani
Il Foglio, 26 ottobre 2024
Quante volte la Consulta si è dimostrata un argine a populismo e giustizialismo. Le intercettazioni. I diritti dei detenuti. La libertà economica. Libertà e sicurezza. Salute e lavoro. La paura della firma. Il suicidio assistito. E adesso arriverà anche il pasticcio albanese sul tavolo della Corte costituzionale? Come ricadrà sul garante di ultima istanza il contrasto che si è aperto tra i poteri dello stato? Poche altre volte nella storia della Repubblica il palazzo della Consulta che guarda il Quirinale (e non per un mero ghiribizzo architettonico) è stato tanto centrale nella vita pubblica e privata. Lo scontro tra governo e magistrati, il difficile equilibrio tra leggi nazionali ed europee, la dialettica tra diritti e valori, tutto ciò rischia di superare i confini tradizionali. Il conflitto è il sale del pluralismo, ma la ricerca di una composizione civile è sconfinata nella dialettica amico-nemico.
di Francesco Perone*
L’Unità, 26 ottobre 2024
Il legislatore invece aggrava anche quelle per spaccio di lieve entità. Quasi verrebbe da dire: e fu così, che al tempo del populismo penale e dell’ipertrofia sanzionatoria che ne è diretta discendente, la Corte Costituzionale batté un colpo che in pochi udirono tanto erano impegnati nell’inventarsi nuovi delitti e nuove pene. Lo scorso mese di luglio, il Giudice delle leggi con la sentenza n. 138/2024, pur dichiarando l’inammissibilità “tecnica” della questione di legittimità costituzionale sollevata dalla bravissima G.U.P. del Tribunale di Brescia, Angela Corvi, ne ha di fatto condiviso le articolate argomentazioni afferenti il contrasto del trattamento sanzionatorio del reato di associazione finalizzata al narcotraffico con gli artt. 3 e 27 della Costituzione, per essere stati violati i principi di proporzionalità e ragionevolezza della pena, nonché la necessaria finalità rieducativa della stessa. Per intenderci, attualmente i commi 1 e 2 dell’art. 74 D.P.R. 309/90 prevedono una pena non inferiore a 20 anni di reclusione per i promotori e gli organizzatori dell’associazione e non inferiore a 10 anni per i semplici partecipi. L’omicidio, per fare un paragone, è punito con la reclusione non inferiore agli anni 21.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 26 ottobre 2024
La novità in manovra che fa infuriare giudici e avvocati. “Calpestati i diritti dei più deboli”. Chi non pagherà il contributo unificato, cioè la tassa dovuta per aprire una controversia, perderà il diritto di agire in giudizio civile, tributario o amministrativo. La novità, contenuta del disegno di legge di bilancio, fa infuriare l’avvocatura e la magistratura progressista, unite - come non accade spesso - contro il ministro della Giustizia Carlo Nordio nel denunciare quella che definiscono una disposizione ingiusta e irragionevole ai danni dei cittadini meno abbienti. La previsione, contenuta all’articolo 105, modifica il codice di procedura civile introducendo una nuova causa di estinzione del processo “per omesso o parziale pagamento del contributo unificato”, che va da 43 a 3.372 euro a seconda del valore della causa e del grado di giudizio.
di Giovanni Fiandaca
Il Foglio, 26 ottobre 2024
L’indagine che ha coinvolto i due ex magistrati dimostra che la collaborazione fra una commissione parlamentare e una procura altro non è che un intreccio pericoloso fra politica e magistratura. La ricerca della verità su Borsellino non passa da lì. Le indagini della procura di Caltanissetta sul favoreggiamento alla mafia mediante il presunto insabbiamento di un procedimento su mafia e appalti da parte dei due noti ex magistrati Natoli e Pignatone, come è stato rilevato, sollevano questioni problematiche di elevata complessità. Ma queste indagini hanno continuato a suscitare attenzione politico-mediatica, come si desume dalle cronache di questi giorni, per le vivaci polemiche e le accese contrapposizioni politiche sorte intorno al caso Scarpinato, ex procuratore generale di Palermo e attuale senatore pentastellato, accusato di avere preventivamente concordato con l’ex collega Natoli i contenuti di una successiva audizione di quest’ultimo alla Commissione nazionale antimafia, della quale lo stesso Scarpinato fa parte. Questa ennesima e recente vicenda politicamente conflittuale è stata finora prevalentemente affrontata nei termini fuorvianti e riduttivi di un forte attacco a Scarpinato da parte della maggioranza di destra o, al contrario, di una difesa a tutto campo da parte dell’opposizione, come se l’unico aspetto rilevante concerna la liceità o illiceità, opportunità o inopportunità dell’interlocuzione con Natoli avuta dall’ex magistrato oggi senatore. A ben vedere, i più rilevanti profili problematici sono invece di natura sistemica, e hanno quindi una portata ben più generale. A nostro avviso vengono, infatti, in rilievo importanti aspetti connessi alla logica di funzionamento e alle modalità operative della Commissione parlamentare antimafia considerate anche in rapporto all’attività di indagine della magistratura, specie nei casi in cui l’organo parlamentare e gli organi giudiziari finiscono con l’occuparsi contemporaneamente dei medesimi fatti. È su questo piano sistemico di connessioni funzionali che occorre, verosimilmente, rinnovare e approfondire la riflessione.
- Mafiosi mai più scarcerati per decorrenza dei termini
- Frosinone. Senza energia elettrica, vetri e in 14 celle di notte si vive al buio
- Firenze. La Commissione comunale Politiche Sociali a Sollicciano. E i detenuti si “ribellano”
- Como. Non solo sovraffollamento, il Consigliere Gaddi: “Al Bassone è emergenza sanitaria”
- Catania. “Il senso della pena”, l’esperienza positiva del progetto Koinè











