lacnews24.it, 23 ottobre 2024
Già l’anno scorso un altro ospite della Casa di reclusione aveva intrapreso lo stesso percorso con l’iscrizione al corso di laurea in Economia aziendale e Management. Anche quest’anno la casa di reclusione di Rossano si distingue per un importante successo educativo: un giovane detenuto del circuito di Alta Sicurezza 3, identificato con le iniziali G.G., ha superato le selezioni per l’ammissione all’Università Bocconi di Milano, una delle più prestigiose istituzioni accademiche del Paese, iscrivendosi al corso di laurea in Economia aziendale e Management. Questo risultato segue quello dell’anno precedente, quando un altro detenuto, B. R., aveva intrapreso il medesimo percorso universitario.
di Gabriella Ambrosio, Francesco Casillo, Giuliana Cerenza, Maria Ianniello, Francesca Laezza, Maria Rosaria Napolitano*
mark-up.it, 23 ottobre 2024
Il progetto offre dignità e riscatto alle detenute della struttura penitenziale, formandole secondo le norme della scuola artigiana napoletana del caffè. Lazzarelle non si nasce, si diventa. Ricorda la citazione della filosofa francese Simone de Beauvoir “Donne non si nasce, si diventa”. Questa affermazione esprime che l’essere donna non è determinato esclusivamente dalla biologia o dal fatto di nascere con un corpo femminile, ma è il risultato di un processo sociale e culturale. Nasce nel 2010 la società cooperativa Lazzarelle, grazie a Imma Carpiniello, dopo un incontro con le detenute del carcere femminile di Pozzuoli. La cooperativa ha scelto di impegnarsi attivamente in un’impresa tutta al femminile che valorizzi i saperi artigianali e generi inclusione sociale, perché solo il lavoro offre dignità e possibilità di riscatto reale.
La Prealpina, 23 ottobre 2024
Presentata l’opera realizzata con i ragazzi del Frattini. L’arte oltre le sbarre. Oggi, martedì 22 ottobre, nel carcere dei Miogni, nel cortile adibito al passeggio dei detenuti per le ore d’aria, si è tenuta l’inaugurazione del murale realizzato da alcuni studenti del quinto anno del Liceo artistico “Frattini” insieme ad un gruppo di detenuti. Detenuti e studenti hanno lavorato insieme, guidati dal personale penitenziario e da due docenti, per la realizzazione di una grande parete di circa 11 metri. Il progetto, finanziato dal bando di Fondazione “La Sorgente” Onlus è stato promosso dalle Acli Provinciali di Varese. Il laboratorio è stato curato da Associazione 100Venti in collaborazione con Fondazione Enaip. “Il laboratorio di Street Art ha permesso ai giovani studenti liceali di lavorare fianco a fianco con un piccolo gruppo di detenuti. Tale attività - ha commentato Serena Pirrello, funzionario giuridico pedagogico - ha dato la possibilità di scambi e confronti sia sul piano artistico, che di riflessione e conoscenza reciproca”.
di Giampaolo Cerri
vita.it, 23 ottobre 2024
C’entra, per fortuna, come ci hanno raccontato Nadia Boschi di Lendlease, Vincenzo Lo Cascio del ministero della Giustizia e Filippo Addarii di PlusValue, a proposito dell’inserimento lavorativo di alcune decine di carcerati dell’istituto di Bollate nel cantiere Mind nell’ex-area Expo. Con loro, la voce di un docente di Bocconi, Edoardo Croci, che sta lavorando a un nuovo sistema di misurazione dell’impatto sociale che sarà presentato ufficialmente a Baku nell’imminente Cop 29. Prosegue il nostro viaggio, per voci, nel recente Salone della Csr e dell’Innovazione sociale.
di Errico Novi
Il Dubbio, 23 ottobre 2024
L’accusa nel rapporto sul nostro Paese: “Troppe critiche ai giudici, indipendenza a rischio”. Il centrodestra: “Allibiti”. Corto circuito. Nel giro di poche ore il governo passa dal decreto varato lunedì - con tempi e modi al limite del concitato - per legittimare i trattenimenti dei migranti in Albania, a un missile terra- aria scagliato da Strasburgo su politica e forze dell’ordine: il Rapporto presentato dal Consiglio d’Europa sulla diffusione del razzismo e del linguaggio d’odio in Italia riferisce di pratiche discriminatorie da parte delle forze dell’ordine e di parole xenofobe diffuse da rappresentanti delle istituzioni e in particolare da politici.
di Susanna Ronconi*
Il Manifesto, 23 ottobre 2024
Nonostante qualche apprezzamento su poche buone leggi, nessun dubbio che il Rapporto dello International Independent Expert Mechanism to Advance Racial Justice and Equality in Law Enforcement - gruppo delle Nazioni unite per il superamento del razzismo nel sistema poliziesco e giudiziario - rappresenti una chiara bocciatura dell’Italia. Nel maggio 2024 il gruppo di esperti Onu ha visitato il nostro paese, le sue prigioni e i suoi Cpr, ha parlato con parlamentari, operatori istituzionali e associazioni: queste visite sono finalizzate a fare il punto sulle pratiche discriminatorie e razziste nel campo del law enforcement, con attenzione alla popolazione afrodiscendente, e soprattutto alla valutazione delle politiche italiane mirate a contrastare queste pratiche, nonché alla loro rispondenza agli standard internazionali.
di Mackda Ghebremariam Tesfaù
Il Manifesto, 23 ottobre 2024
Era stato torturato nei Centri di detenzione libici: “Gli hanno fatto di tutto”, dirà il fratello Djemagan. Anzitutto va detto che l’omicidio di Moussa Diarra è un omicidio razziale, e sebbene il colpo del poliziotto sia stato quello fatale, non è stato né il primo né l’ultimo in quel fuoco incrociato che è il razzismo istituzionale in questo Paese. Il primo colpo che ha ferito Moussa è stato sparato dal Governo Italiano nel 2008, quando Berlusconi e Gheddafi firmarono il loro “trattato di amicizia”. Con gli accordi bilaterali, l’Italia si impegnava a formare la Guardia Costiera Libica e a fornire risorse per la costruzione di centri di detenzione, impedendo ai migranti, come Moussa, di accedere al diritto di asilo, un diritto inalienabile. Nei centri di detenzione libici, Moussa è stato trattenuto e torturato. Suo fratello Djemagan dirà: “Gli hanno fatto di tutto”.
di Silvio Messinetti e Claudio Dionesalvi
Il Manifesto, 23 ottobre 2024
Il caso Venuti meno gli indizi di colpevolezza. Si dovrà invece attendere il 27 novembre per la sentenza di primo grado. Alle 20.50 esplode di gioia l’aula 3 delle udienze penali nel tribunale di Crotone. Maysoon Majidi è libera. Dopo nove interminabili ore di discussione, sono rimasti in pochi. Ma tutte e tutti piangono commossi. Persino gli uomini in divisa si chiedevano cosa ci facesse alla sbarra in terra di Calabria questa esile ragazza. L’avvocato Giancarlo Liberati corre a dirlo alla 28enne curda, attivista dei diritti umani, imprigionata da 10 mesi con l’accusa di essere una scafista. La ragazza si è sentita male al termine dell’udienza ed è stata trasportata in una sala attigua, in attesa che si concludesse la camera di consiglio. Appena il suo difensore le ha dato la notizia, ha perso conoscenza per un attimo e subito si è ripresa.
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 23 ottobre 2024
I dati dei salvataggi dei migranti. E il numero dei morti in mare, anche a causa della decisione del governo di scoraggiare i soccorsi dirottando le Ong nei porti più lontani possibili. Bighellona oggi e bighellona domani, per usare il verbo spudorato usato da Giulia Bongiorno nella sua alluvionale arringa in difesa di Matteo Salvini, le navi che battono il Mediterraneo per salvare in mare uomini, donne e bambini alla deriva sono state costrette a fare tra febbraio 2023 e aprile 2024, grazie alle decisioni del governo di scoraggiare i soccorsi dirottando le Ong nei porti più lontani possibili, 154.538 chilometri in più. Tre volte e mezzo il giro del mondo. Lo scrive il Dossier Statistico Immigrazione 2024, edito da IDOS. “Sono andata a guardare quante persone non si è riusciti a salvare in rapporto alle persone che sbarcavano. I dati di questo governo sono i più bassi”, disse Giorgia Meloni per spiegare la sua scelta. Il dossier lo nega: “Solo nel 2023 si contano almeno 3.155 vittime, di cui 2.526 nel Mediterraneo centrale, segnando il numero più alto dal 2017”. Di più: “A queste si aggiungono oltre 1.400 decessi da gennaio a ottobre 2024”. Anche a causa, appunto, di quella decisione di allontanare il più possibile le navi Ong con “21 fermi e 446 giornate di inattività complessive” col risultato di “impedire il soccorso ad altri naufraghi”.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 23 ottobre 2024
Dopo il varo in Consiglio dei ministri del decreto legge con la nuova lista di “Paesi sicuri”, di cui peraltro da lunedì ancora non si conosce il testo per esteso, il governo prosegue con la serie di contromosse escogitate per circoscrivere la falla aperta nel funzionamento del Protocollo Italia-Albania dalle ordinanze del tribunale di Roma. E lo fa in un clima di tensione vibrante fra le forze di maggioranza e la magistratura, con l’ennesimo botta e risposta fra esponenti dell’esecutivo e dell’Anm, mentre le opposizioni chiedono a gran voce che la premier Giorgia Meloni vada in Parlamento a riferire sulla situazione.
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