di David Romoli
L’Unità, 23 ottobre 2024
Il decreto presentato ieri in Consiglio dei ministri sottraeva al Tribunale di Roma le decisioni sui migranti deportati in Albania, ma Mattarella ha minacciato: “O questa parte salta o non firmo”. Ieri a metà pomeriggio il presidente della Repubblica non aveva ancora potuto leggere il decreto con la lista dei paesi considerati sicuri che il governo dovrebbe emanare. Il testo era fermo a palazzo Chigi e questo, data la tensione e le complicazioni che avevano accompagnato 24 ore prima la gestazione del testo, inevitabilmente ha destato qualche sospetto su possibili tentativi di far rientrare dalla finestra, magari tra le righe, quel che la presidenza della Repubblica aveva cacciato dalla porta il giorno prima. Il decreto illustrato lunedì sera dal sottosegretario Mantovano e dai ministri Nordio e Piantedosi non è quello a cui miravano la premier e il Governo.
di Luca Sablone
Il Riformista, 23 ottobre 2024
Il ministero dell’Interno dà mandato all’Avvocatura di Stato contro il decreto del Tribunale di Roma. Le opposizioni si compattano: “Meloni chiarisca in Aula”. Prima il nuovo decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri per blindare i rimpatri, ora la battaglia in Cassazione contro il provvedimento della sezione immigrazione del Tribunale di Roma. Il braccio di ferro tra il governo e le toghe sul trattenimento dei migranti nei centri di permanenza in Albania è solo alle prime battute. Il ministero dell’Interno, facendo leva sulla mancata applicazione della norma italiana sui paesi sicuri, ha dato mandato all’Avvocatura di Stato per preparare il ricorso.
di Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera, 23 ottobre 2024
Il ministro dell’Interno: “La nuova regolamentazione, che potrebbe entrare in vigore prima del giugno 2026, renderà obbligatorie le procedure accelerate alla frontiera e prevedrà criteri molto più diretti di qualificazione dei Paesi sicuri legandoli al numero di domande di asilo accolte in tutta l’Unione europea. L’entrata in vigore di queste regole rafforzerà sicuramente la nostra capacità di contrastare il traffico di esseri umani senza limitare in alcun modo il diritto d’asilo. E sarà il completamento delle politiche finora adottate dal Governo che ad oggi hanno permesso di ridurre del 61% gli sbarchi rispetto al 2023 e del 29% rispetto al 2022”.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 23 ottobre 2024
Il provvedimento riguarda chiunque abbia scontato il 40% di una pena inferiore a cinque anni. Sono esclusi dal piano i crimini violenti, i reati sessuali o connessi al terrorismo. Le carceri del Regno Unito stanno letteralmente esplodendo per il sovraffollamento e il governo è stato costretto a correre ai ripari applicando misure straordinarie, ma anche di naturale buon senso. Da oggi infatti sono stati rilasciati in anticipo 1100 detenuti nel quadro di un piano di emergenza che prevede di rimettere in libertà chiunque stia scontando una pena superiore ai 5 anni dopo aver passato almeno il 40% del suo tempo dietro le sbarre. Sono esclusi i detenuti che sono stati condannati per violenze gravi, crimini sessuali e terrorismo.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 22 ottobre 2024
La richiesta di avvocati, giuristi, garanti, politici, intellettuali e rappresentanti delle associazioni affinché, vista l’inumana condizione degli istituti penitenziari, si adottino i provvedimenti previsti dalla Costituzione. Non c’è più tempo: bisogna fermare la strage di vite e diritti nelle carceri italiane. Più di quanto non sia mai stato, le carceri italiane sono diventate un luogo di morte e disperazione. Dall’inizio dell’anno ormai ben oltre settanta persone si sono tolte la vita dietro le sbarre, quanti non mai dall’inizio del secolo in poco più di nove mesi. E con loro hanno deciso di farla finita sette agenti di polizia penitenziaria. Ognuno di loro avrà avuto le proprie personali ragioni per arrivare a quella scelta ultima ed estrema, ma quelle morti ci interrogano sull’ambiente di vita e professionale in cui avvengono e sulle sue croniche carenze. Sono ormai 62.000 i detenuti nelle carceri italiane, circa quattordicimila in più dei posti effettivamente disponibili. In un anno, quasi quattromila in più.
Il Dubbio, 22 ottobre 2024
Non c’è più tempo: bisogna fermare la strage di vite e diritti nelle carceri italiane. Più di quanto non sia mai stato, le carceri italiane sono diventate un luogo di morte e disperazione. Dall’inizio dell’anno ormai ben oltre settanta persone si sono tolte la vita dietro le sbarre, quanti non mai dall’inizio del secolo in poco più di nove mesi. E con loro hanno deciso di farla finita sette agenti di polizia penitenziaria. Ognuno di loro avrà avuto le proprie personali ragioni per arrivare a quella scelta ultima ed estrema, ma quelle morti ci interrogano sull’ambiente di vita e professionale in cui avvengono e sulle sue croniche carenze. Sono ormai 62.000 i detenuti nelle carceri italiane, circa quattordicimila in più dei posti effettivamente disponibili. In un anno, quasi quattromila in più.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 22 ottobre 2024
A distanza di 12 mesi dal decreto-legge del 15 settembre 2023, cosa è cambiato? “La gestione degli istituti è andata peggiorando, sembra essere sempre più chiaro che si fa fatica a interrompere una situazione di costante tensione. Questi ragazzi vivono nel presente, senza un progetto per il domani”, dice Paolo Tartaglione, referente Area penale Minorile Cnca. Il decreto-legge 15 settembre 2023 n.123, detto “Decreto Caivano”, è diventato legge il 13 novembre dell’anno scorso. In un anno “la gestione degli istituti è andata peggiorando, sembra essere sempre più chiaro che si fa fatica a interrompere una situazione di costante tensione, di rivolte, di azioni clamorose compiute dai ragazzi, di evasioni”, dice Paolo Tartaglione, referente Area penale Minorile Cnca (Coordinamento nazionale comunità accoglienti) e presidente della cooperativa Arimo.
d Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 22 ottobre 2024
Emendamento a firma di Enrico Costa alla riforma della giustizia contabile. Atti trasmessi alla Procura in caso di riconoscimento dell’indennizzo. Arriva nelle ore dello scontro più aspro tra maggioranza e magistratura la proposta di Enrico Costa, ora in Forza Italia, per agevolare la contestazione di danno erariale per ingiusta detenzione. Ieri alle 12 Si è chiuso il termine per la presentazione degli emendamenti à disegno di legge di riforma della giustizia contabile in discussione alla Camera e Costa ha messo nero su bianco la previsione per cui il provvedimento irrevocabile che ha accertato l’ingiustizia della detenzione inflitta deve essere trasmesso al Procuratore generale della Corte dei conti per l’eventuale avvio del giudizio di responsabilità contabile.
Il Dubbio, 22 ottobre 2024
Valutare il procedimento di responsabilità a carico del magistrato per danno erariale: è quanto prevede l’emendamento firmato dai deputati azzurri Costa, Calderone e Patriarca. E se i magistrati pagassero di “tasca” loro per le ingiuste detenzioni risarcite dallo Stato? Tema vecchio e “sempreverde”. Che ora torna attuale con la nuova proposta lanciata da Forza Italia. Si tratta dell’emendamento alla proposta di legge che modifica il codice della giustizia contabile, in relazione ad alcune funzioni di controllo e consultive della Corte dei conti e di responsabilità per danno erariale (“Modifiche alla legge 14 gennaio 1994, n. 20, al codice della giustizia contabile, di cui all’allegato 1 al decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174, e altre disposizioni in materia di funzioni di controllo e consultive della Corte dei conti e di responsabilità per danno erariale”), il cui termine per gli emendamenti scade oggi.
di Marcello Sorgi
La Stampa, 22 ottobre 2024
È abbastanza inutile applicarsi ai dettagli del decreto che il consiglio dei ministri ha partorito ieri sera per ribattere all’ordinanza con cui la giudice monocratica Albano ha disposto il rientro in Italia dei primi migranti avviati nei nuovi centri di permanenza in Albania. La sostanza infatti non è se un magistrato possa decidere quali siano i Paesi sicuri, e soprattutto quelli insicuri dai quali i richiedenti asilo in fuga abbiano diritto ad essere accolti. Né se questa nevralgica valutazione tocchi alla Corte di giustizia europea o ai singoli governi nazionali, pressati dagli arrivi degli immigrati che viaggiano in condizioni di pericolo. Sono problemi importanti, certo; di raffinata dottrina giuridica a cui non è detto che Meloni sia riuscita a dare risposta (si vedrà oggi, quando il testo del decreto verrà reso noto, il Quirinale dovrà valutarlo e in Parlamento si aprirà il confronto sulla materia).











