di Daniela Fassini
Avvenire, 22 ottobre 2024
La società civile: progetti per l’inclusione. La Caritas e le associazioni ecclesiali ribadiscono la necessità di uscire dalla logica emergenziale: dare a chi arriva la possibilità di avere un futuro nel nostro Paese. La scuola d’italiano, il riconoscimento dei titoli di studio, un percorso di formazione professionale ma anche un aiuto verso l’autonomia. E basterebbe anche un solo anno per mettere in pratica tutto questo: per rendere “integrato” il migrante che arriva in Italia. Sullo sfondo ci sono invece quei centri in Albania e quel gioco dell’oca sulla pelle delle persone. Ne sono convinte le realtà cattoliche e il mondo dell’associazionismo che fa capo alla Chiesa. Su una cosa tutti concordano: quei 900 milioni destinati alla realizzazione dei centri in Albania, potevano certo essere destinati a opere di buona accoglienza e di buona prassi di integrazione.
di Matteo Matzuzzi
Il Foglio, 22 ottobre 2024
L’obbligo di recepire il diritto dell’Ue, ma anche l’urgenza di riscrivere le regole dell’accoglienza dei migranti. Dibattito fra esperti sul senso della nozione di “paese sicuro”. E sul futuro (difficile) del “modello Albania”. Paese sicuro o non sicuro? Il dilemma del “modello Albania” si attorciglia su questo giudizio, diventato una sorta di tagliola giuridica che ha bloccato il progetto del governo italiano di inviare sull’altra sponda dell’Adriatico i migranti provenienti da paesi sicuri. I giudici del Tribunale di Roma hanno deciso di applicare le sentenze europee, che ridefiniscono questa nozione. Ma cosa si intende davvero per paese sicuro? Chi decide quale paese lo sia e quale no? Che poteri ha la magistratura e in che modo questa discussione è arrivata al punto dal disinnescare il progetto del governo? Lo abbiamo chiesto ad alcuni esperti e giuristi che ci hanno spiegato quanto sia complicato fare convivere l’esigenza di soluzioni politiche nuove nella gestione del fenomeno migratorio con il rispetto delle leggi nazionali e, soprattutto, europee. Ne è venuto fuori un forum di riflessioni e proposte sul tema del “modello albanese”.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 22 ottobre 2024
Come mandare in vacca un dibattito serio sui confini dell’immigrazione. Bloc notes di un delirio bipartisan. Un tempo era l’onestà (tà-tà), oggi è la discrezionalità (tà-tà). Chiunque provi a offrirvi risposte estremamente semplici a problemi particolarmente complessi, come quelli che riguardano l’intorcinatissimo conflitto tra potere esecutivo e potere giudiziario sul tema dell’immigrazione, sta provando a prendersi gioco di voi. Quello che pensiamo sulla disputa tra governo e magistratura sulla definizione di paesi sicuri lo sapete e abbiamo provato a scriverlo nero su bianco sabato scorso: nel momento in cui il potere giudiziario viene legittimato a interpretare in modo molto restrittivo e molto discrezionale una sentenza della Corte europea che riguarda la definizione dei paesi sicuri dove poter rimpatriare i migranti che non hanno diritto a chiedere l’asilo in Italia, e nel momento in cui viene concesso al potere giudiziario non solo di considerare potenzialmente non sicuro ogni paese che il potere esecutivo aveva invece considerato come sicuro ma anche di rendere quasi impossibile la politica di rimpatrio per un governo legittimato a governare, è evidente che quel paese ha scelto di considerare come normalità assoluta la presenza di un’autorità giudiziaria in grado di poter avere sulle politiche migratorie più influenza rispetto a un governo eletto.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 22 ottobre 2024
Tanti ostacoli giuridici, a ogni livello. La copertura politica dell’Ue ancora non basta. Von der Leyen vuole perfino hub extra-Ue per i rimpatri. “I tempi, però, sono lunghi”, ammettono i portavoce della Commissione. I problemi giuridici di deportazioni e trattenimenti in Albania sono molti di più di quanto si creda e non riguardano solo il tema dei “paesi sicuri”, su cui è intervenuta la Corte di giustizia Ue. Superato quello, infatti, resta ciò che prevede la normativa europea: “Gli Stati membri non trattengono una persona per il solo motivo che si tratta di un richiedente”. È un principio fondamentale contenuto in due direttive: “procedure” e “accoglienza”, entrambe del 2013, poi recepite nell’ordinamento nazionale.
di Andrea Valdambrini
Il Manifesto, 22 ottobre 2024
Europarlamento Verdi, socialisti e sinistra avevano chiesto un dibattito in plenaria sulla sentenza del tribunale di Roma sui migranti in Albania: “Il governo italiano attacca l’indipendenza della magistratura”. Non è riuscito il tentativo di discutere la sentenza del tribunale di Roma sull’accordo Italia-Albania a Strasburgo, dove si tiene la sessione plenaria del Parlamento europeo.
di Sergio Locoratolo
La Repubblica, 21 ottobre 2024
“Le carceri rappresentano l’esplicazione della vendetta sociale nella forma più atroce: noi crediamo di aver abolito la tortura, ma i nostri reclusori sono essi stessi un sistema di tortura; noi ci vantiamo di aver cancellato la pena di morte, ma la pena di morte che ammanniscono le nostre galere è meno pietosa di quella che era data per mano del carnefice”. Nel 1894, Filippo Turati, tra i fondatori del Partito socialista italiano, così commentava, in un discorso alla Camera dei Deputati, lo stato pietoso in cui versavano le carceri italiane. Da allora, oltre un secolo è trascorso. Inutilmente. Lo stato di insalubrità, degrado, insicurezza delle carceri si è andato moltiplicando e oggi con buone ragioni può dirsi, con Dostoevskij, che l’Italia, sotto questo profilo, è certamente fuori dai Paesi civili.
di Donatella Stasio
La Stampa, 21 ottobre 2024
Un tempo la struttura di Napoli era considerata il fiore all’occhiello del sistema di giustizia minorile. Dopo il decreto Caivano si è trasformata in un campo di battaglia sempre più sovraffollato. Sono trascorsi sei anni dalla prima volta, e quasi tre dall’ultima. Negli occhi ci sono ancora Elsy, Marta, Sonia, Mirko, Peppe, ragazze e ragazzi che hanno camminato sui pezzi di vetro, direbbe De Gregori, e superato sfide difficili. All’arrivo, il sole è caldo. Ogni cosa è illuminata, non solo i ricordi. Ma ecco che, dopo due ore, una cappa di piombo scende sulle nostre teste. Il cielo diventa minaccioso, si alza un vento forte, e piccoli mulinelli trascinano, insieme a rami e foglie, anche piatti e bicchieri di plastica, lattine vuote, pezzi di carta… rifiuti, che ogni giorno, per protesta, piovono dalle finestre delle stanze dei ragazzi, piene fino all’ultimo metro dei tre indicati dai giudici dei diritti dell’uomo.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 21 ottobre 2024
Nei primi due anni di governo Meloni sono stati introdotti 48 nuovi reati e svariati aumenti di pena per un totale di 417 anni di carcere in più nel nostro ordinamento. La vena securitaria di FDI e Lega è prevalsa sulle promesse liberali di Nordio. Catalogo del nuovo populismo penale. Quattrocento diciassette anni di carcere. A tanto ammonta il numero di anni di pena in più inseriti nel nostro ordinamento da quando si è insediato il governo Meloni, che domani compie due anni. Abbiamo esaminato, una per una, le norme approvate dalla maggioranza e il risultato fa impallidire: 417 anni di carcere in più, frutto dell’introduzione di 48 nuovi reati (una media di due al mese) e svariati inasprimenti di pena. Una cifra destinata ad aumentare, se si considera che non tiene conto dei provvedimenti non ancora approvati definitivamente dal Parlamento.
di Marzio Breda
Corriere della Sera, 21 ottobre 2024
“Non limitarsi alla propria visione”. L’elezione dei giudici costituzionali la prima prova. Parlatevi, finalmente. Fate tutti un passo avanti, almeno quando è in gioco un interesse superiore. Sedetevi intorno a un tavolo e discutete, avendo coscienza del limite e sapendo che sarebbe una distorsione di una democrazia sana pretendere che una singola parte s’imponga sulle altre. Riscoprite il dialogo, insomma, perché “tra le istituzioni e al loro interno la collaborazione, la ricerca di punti comuni, la condivisione delle scelte sono essenziali”. Sono basilari “per il loro buon funzionamento e per il servizio da rendere alla comunità”.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 21 ottobre 2024
Il caso Patarnello, dopo gli attacchi ad Albano: le parole scritte sulla mailing list dell’Associazione nazionale magistrati e la reazione della premier. Non si aspettava questa burrasca, Marco Patarnello. Dopo Silvia Albano, giudice della Sezione immigrazione del tribunale di Roma nonché presidente di Magistratura democratica, il nuovo bersaglio del governo (e della premier Meloni in persona) è diventato lui, 62enne sostituto procuratore generale della Cassazione dopo un lungo trascorso da giudice nella capitale (da ultimo al tribunale di sorveglianza, occupandosi di condannati e esecuzione delle pene), già vicesegretario generale del Consiglio superiore della magistratura. “Toga rossa” pure lui, in quanto aderente a Md. Pensava fosse scontato discutere fra magistrati su come reagire a un attacco così forte della politica alla giurisdizione; quindi alle pronunce dei magistrati, non alle loro idee politiche. Invece s’è scatenato il finimondo.
- Roma. Domiciliari negati a un detenuto con gamba amputata e varie patologie: muore in carcere
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- Isili. La Colonia penale è come un girone infernale. La Garante: “Intervenga il ministro”
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