di Giuliano Ferrara
Il Foglio, 21 ottobre 2024
Accettati o respinti, gli immigrati raccolti in acque internazionali saranno comunque riportati in Italia. In che senso funzionerebbe la deterrenza se l’approdo albanese è equivalente all’approdo italiano? Non meno misterioso l’argomentare delle opposizioni. Sfido chiunque a dirmi in coscienza: ho capito la questione dell’Albania e sono in grado di renderti ragione dell’accordo tra Meloni e Rama e della fiera opposizione all’accordo. Pagherei oro. Quelli che non hanno letto romanzi e racconti di Franz Kafka tendono a giudicare ogni situazione burocraticamente minacciosa e ingarbugliata come “kafkiana”. Beati loro che hanno questa via d’uscita facile dai pasticci. Ma nella faccenda immigrati-Albania campeggia incomprensibilità totale delle ragioni e dei torti, e Kafka non è incomprensibile, e regna la farsa dell’incomunicabilità di contenuti razionali e anche irrazionali, e Kafka non è un autore farsesco. Anche dopo aver letto la massima razionalizzazione possibile, quella del direttore di questo giornale sabato, la domanda resta inevasa: perché l’Albania?
di Luca Sofri
ilpost.it, 21 ottobre 2024
Riguarda il caso di un cittadino moldavo e non c’entra con l’Italia, ma spiega come si valuta se un richiedente asilo proviene o meno da un “paese sicuro”. Venerdì il tribunale di Roma non ha convalidato il decreto di trattenimento dei 12 migranti che si trovavano in Albania nei discussi centri per richiedenti asilo costruiti lì dall’Italia. In queste ore il governo ha attaccato con toni molto duri il tribunale, accusandolo di avere preso una decisione di natura politica. Anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha detto che a suo dire i giudici di Roma hanno preso una decisione che esula dalle proprie competenze. In realtà il tribunale di Roma si è semplicemente adeguato a una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, il principale tribunale dell’Unione, che riguarda proprio la categoria di persone che l’Italia ha trasportato nei centri in Albania.
di Andrea Malaguti
La Stampa, 21 ottobre 2024
“Ho imparato a rispettare le idee altrui, ad arrestarmi davanti al segreto di ogni coscienza, a capire prima di discutere, a discutere prima di condannare” (Norberto Bobbio).. Dunque, i migranti sono cani e porci. Dunque, non esiste un limite all’umiliazione e al disprezzo degli esseri umani. Dunque, vale tutto. I dibattiti, anche quelli più seri, decisivi e delicati, sono ridotti a grugniti etilici da osteria. Si apre la bocca e si dice la prima cosa che passa per la mente. Anzi, non la prima, la peggiore, la più volgare. Meglio se feroce, così il successo è assicurato. Deve essere per questo che il vicepresidente del Consiglio italiano, Matteo Salvini, aggiunge alla personale collana degli orrori verbali una nuova perla: “I confini sono sacri. Non si capisce perché, secondo qualche giudice, qui in Italia possono arrivare cani e porci”. Forse pensa a Viktor Orban che lo chiama “eroe” mentre si bea della sua schietta aggressività medievale, o magari ai suoi amici ultrà della curva del Milan, che loro sì saprebbero come risolvere questo irritante fastidio delle migrazioni mondiali. Loro cani e ai porci saprebbero come fermarli. A cazzotti e pistolettate.
di Soumaila Diawara*
La Stampa, 21 ottobre 2024
Mi chiamo Soumaila Diawara e non sono né un cane né un porco, sono un rifugiato. Da dieci anni questo paese, l’Italia, è la mia casa. Qui sono stato accolto, qui sono riuscito a ricostruire la mia vita spezzata. Eppure da due giorni non faccio che pensare a quelle parole, non faccio che pensare che per qualcuno sono un “cane”. Un “porco”. Un pericoloso nemico della nazione che mi ha dato una seconda possibilità. Un delinquente qualsiasi pronto a rubare, addirittura a stuprare. Sabato ero seduto a cena con mia moglie, in una sera come tante, quando ho ascoltato dal Tg1 le affermazioni piene di disumanità del ministro Salvini. L’ho sentito paragonare me e quelli come me a degli animali, con un linguaggio volgare e aggressivo che ho trovato inaccettabile.
di Luca Bonzanni
Avvenire, 20 ottobre 2024
Rovigo, L’Aquila, Santa Maria Capua Vetere, Lecce. Sono i punti di una nuova mappa che potrebbe prendere forma, quella dell’ampliamento delle carceri minorili: quattro istituti penali per minorenni (Ipm) da aprire o riaprire, di fronte al “costante aumento del numero di detenuti”. Dopo il Decreto Caivano, un ulteriore tassello della strategia del governo contro la criminalità giovanile è tratteggiato nello “schema di decreto del ministero della Giustizia” inviato nei giorni scorsi “per opportuna informativa” anche ai sindacati di Polizia penitenziaria. Nel documento, visionato da Avvenire e dedicato a una più ampia “riorganizzazione dei Centri per la giustizia e del Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità” sulla scorta di precedenti decreti, scorre anche la previsione dell’attivazione di nuove strutture detentive.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 20 ottobre 2024
La giornata indetta dalla Rete Liberi di lottare. Si parla di “unire questa lotta a quelle contro autonomia e premierato”. “Ci siamo riusciti, abbiamo riempito via dei Fori imperiali”: mentre nuvoloni neri si addensano, dal camion del corteo contro il Ddl sicurezza scrutano il corteo. La testa si trova quasi all’ingresso di piazza Venezia, la coda ha appena finito di percorrere via Cavour e piega sulla storica via romana. La manifestazione, dunque, può dire di aver raggiunto il suo obiettivo, anche se tutti sono consapevoli che la strada per bloccare il provvedimento del governo che inasprisce le pene e introduce nuovi reati che colpiscono praticamente ogni forma di dissenso è ancora lunga.
di Giulia Merlo
Il Domani, 20 ottobre 2024
Il presidente dei penalisti: “Il giudice deve essere e apparire terzo rispetto all’accusatore”. Molto critico su nuovi reati e politiche carcerarie: “Così il governo viola la Costituzione”. La riforma costituzionale della separazione delle carriere sta proseguendo in parlamento ed è stata oggetto del congresso straordinario dell’Unione delle camere penali italiane, che della separazione ordinamentale tra giudice e pubblico ministero ha fatto solitaria battaglia per anni.
di Giuseppe Legato
La Stampa, 20 ottobre 2024
Il procuratore capo di Perugia: “Fissare un limite di legge alle intercettazioni non è una buona idea. Le fondazioni vicine ai partiti diventano un mezzo per finanziare in modo illecito e surrettizio la politica”. Riforma della giustizia? “Non si avvertiva la necessità d tutte queste modifiche, auspico un “fermo biologico” da parte dell’esecutivo”. E ancora: “Il tema delle violazioni alle banche dati pubbliche o più in generale dei sistemi informatici pubblici, a partire da quelli del ministero della Giustizia, si sta rivelando in questi giorni un problema enorme, anche di sicurezza per l’intero Paese”.
di Laura Anello
La Stampa, 20 ottobre 2024
Il Movimento definisce il ministro persona con “un agire intriso da grandissima dedizione e spirito di servizio, da una visione illuminata”. Intanto infuria il caso Albania e il Pd chiede le sue dimissioni. Certo che a volte le coincidenze sono involontariamente ironiche. Succede infatti che il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, mentre il governo fa la faccia feroce e sfida la magistratura sui trasferimenti in Albania in nome della difesa dei confini patri, si trovi a ricevere il Premio del Movimento italiano per la gentilezza. Al burbero Nordio, che si dice “commosso e orgoglioso”, viene riconosciuto “un agire intriso da grandissima dedizione e spirito di servizio, da una visione illuminata della giustizia riscontrabile nella sua prassi operativa protesa a rispettare “la dignità dei cittadini e degli operatori di giustizia”.
di Frank Cimini
L’Unità, 20 ottobre 2024
Formalmente la decisione è stata rinviata al 30 ottobre ma il gup Ombretta Vanini rigettando le istanze della difesa a livello di eccezioni preliminari ha già Scelto di rinviare a giudizio Renato Curcio Mario Moretti Lauro Azzolini e Pierluigi Zuffada ex dirigenti delle Brigate Rosse per l’omicidio del carabiniere Giovanni D’Alfonso del 5 giugno 1975 alla cascina Spiotta durante le fasi della liberazione dell’imprenditore Vallarino Gancia in precedenza sequestrato.
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