di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 19 ottobre 2024
Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 162 depositata oggi, che ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 14, comma 2-ter, del Dlgs 159/2011 limitatamente alle parole “se esso si è protratto per almeno due anni”. In caso di sospensione della misura di prevenzione a causa della detenzione, la pericolosità del soggetto deve sempre essere rivalutata dal giudice anche se il periodo di reclusione è stato inferiore ai due anni. Il principio di rieducazione della pena, unitamente a quello della attualità della “pericolosità sociale”, impone infatti che alla cessazione dello stato di detenzione il tribunale sarà tenuto a verificare, anche d’ufficio, la persistenza della pericolosità sociale dell’interessato. Sino a tale rivalutazione, dunque, la misura di prevenzione in precedenza disposta dovrà considerarsi ancora sospesa, e le prescrizioni con essa imposte non potranno avere effetto nei confronti dell’interessato. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 162 depositata oggi, che ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 14, comma 2-ter, del Dlgs 159/2011, (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione), limitatamente alle parole “se esso si è protratto per almeno due anni”.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 19 ottobre 2024
All’atto della domanda del condannato di applicazione di Lpu il giudice ha il dovere di verificare la possibilità di conseguire l’ok dell’ente individuato anche fissando apposita udienza. Il giudice richiesto dell’applicazione di una sanzione sostitutiva deve utilizzare i termini e i mezzi di verifica messi a sua disposizione per valutare - anche dopo la pronuncia della condanna - il ricorrere dei presupposti per la concessione del beneficio, compresa l’acquisizione del consenso da parte dell’ente individuato dal condannato per lo svolgimento dell’attività lavorativa. Non basta quindii che al momento dell’istanza di applicazione della pena sostitutiva sia già stato acquisito il consenso di cui sopra perché sia da considerarsi legittima la negazione dell’accesso al beneficio. Anche d’ufficio il giudice deve procedere alle dovute verifiche e non può de plano negare la sostituzione per la mancata acquisizione dell’ok da parte dell’ente considerando spirato il termine per la concessione solo perché manca un tassello del beneficio al momento della lettura del dispositivo di condanna.
di Sandro Marotta
Quotidiano Piemontese, 19 ottobre 2024
“È mancato un peculiare livello di attenzione”. I familiari di Angelo Libero e i loro avvocati hanno convinto la gip a riesaminare il caso, che in precedenza era stato archiviato. Si dovevano adottare procedimenti e cure diverse per il detenuto? Angelo Libero “richiedeva un peculiare livello di attenzione”: così la giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torino ha commentato, riaprendolo, il caso del detenuto Angelo Libero che si era tolto la vita in carcere a Torino l’anno scorso; sulla vicenda c’è già stato un procedimento a carico di ignoti, terminato però in un’archiviazione.
di Emilia Vera Giurato
L’Unità, 19 ottobre 2024
Provo a contagiargli speranza con gli occhi, con il sorriso. Non posso fare altro per queste anime in pena. Lo sono tutte; quelle colpevoli di più perché oltre alla restrizione, alla privazione della libertà, alla luce filtrata dalle grate, all’orizzonte fatto di spessi muri grigi, portano il peso insopportabile della colpa. Sono 38 le donne recluse nella sezione femminile del carcere di Reggio Calabria, che ne potrebbe contenere al massimo 26. Il sovraffollamento ha un impatto meno evidente rispetto alle sezioni maschili; i locali sono silenziosi, le celle (camere di pernottamento tecnicamente ma celle in verità) sono pulite, organizzate secondo un ordine forzato, che mal si concilia con gli spazi ristretti. I bagni sono in discrete condizioni, hanno la doccia con acqua calda, il riscaldamento in inverno e la luce non manca. Ma le condizioni generalmente accettabili e l’apparenza tranquilla stridono con la sensazione di oppressione che si avverte nitidamente entrando. Il contesto scompare, esaltando la timidezza discreta delle donne rinchiuse in quelle neutre scatole di cemento, astratte dalla realtà. I loro occhi sono spenti ma grati nel vedere, per una volta, qualcuno che non indossi la divisa.
agensir.it, 19 ottobre 2024
I 25 anni di Odos, l’alternativa al carcere. “Scontare una condanna fuori dal carcere, in luoghi come Odós, aiuta ad abbattere la recidiva e i pregiudizi”, ha spiegato Danilo Tucconi, responsabile d’area della Caritas Bolzano-Bressanone, in occasione del convegno organizzato per i 25 anni del servizio, al quale ha partecipato anche il vescovo Ivo Muser. Il convegno “Cambiare per ricominciare”, tenutosi al Centro pastorale di Bolzano, ha approfondito il ruolo delle misure alternative alla detenzione e delle realtà che ne consentono l’esecuzione. Da 25 anni il servizio Odós della Caritas lavora a fianco di detenuti ed ex detenuti per favorire il loro reinserimento sociale.
La Prealpina, 19 ottobre 2024
Protocollo della Prefettura che mira a favorire il reinserimento sociale di chi sta in carcere o è appena uscito. “Tanti non sono delinquenti incalliti”. Dalla prefettura di Varese, guidata da Salvatore Pasquariello, un importante passo avanti per il reinserimento dei detenuti. Di questo si è parlato in un incontro, con tutte le autorità del territorio, nella sala del Consiglio provinciale a Villa Recalcati. Il punto di partenza il “protocollo di intesa per promuovere e sostenere il reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute, ex detenute e in esecuzione penale esterna” sottoscritto a luglio. Sono state condivise le “buone prassi” per facilitare il percorso di reinserimento socio-lavorativo dei detenuti. L’incontro ha evidenziato l’importanza infatti della sinergia tra istituzioni, imprese ed organizzazioni sindacali, ponendo nuovamente l’accento sul ruolo fondamentale che la speranza e la dignità possono svolgere nel promuovere una reale riabilitazione dei detenuti. Tale ripresa, infatti, passa anche attraverso un lavoro dignitoso, così riducendo anche il sovraffollamento carcerario.
di Niccolò Gramigni
La Nazione, 19 ottobre 2024
Lo studio condotto da Ordine degli Psicologi della Toscana, Università di Palermo e L’altro diritto onlus. La detenzione può influire sulla personalità delle persone detenute per reati mafiosi? E lo studio? Sono le domande da cui è partita la ricerca presentata oggi all’interno della casa di reclusione di San Gimignano dai soggetti che l’hanno condotta: l’Ordine degli Psicologi della Toscana, il Dipartimento di Scienze Psicologiche, Pedagogiche, dell’Esercizio Fisico e della Formazione dell’Università di Palermo e L’altro diritto-Centro di ricerca interuniversitario su carcere, devianza a marginalità e governo delle migrazioni. La ricerca, di cui oggi sono stati anticipati i primi risultati, è stata fatta attraverso questionari e interviste alle persone detenute che scontano pene per reati di associazione mafiosa, con una lunga detenzione e che seguono un percorso formativo universitario. “L’obiettivo era capire gli effetti della lunga detenzione, del trattamento penitenziario, dell’intervento psicologico e del percorso di studi sulla loro personalità” spiega la psicologa Ilaria Garosi, curatrice della ricerca. “Da una prima analisi dei risultati, che in seguito verrà approfondita, è emerso che alcuni tratti della personalità descritta nella letteratura (tendenza a manipolare gli altri, un sé grandioso, assenza di empatia e sensibilità, sospettosità che sconfina a volte nella paranoia) si sono attenuati. Da questo si può supporre che il trattamento detentivo abbia interferito in maniera positiva sulla personalità delle persone detenute e che il percorso di studi seguito abbia contribuito a generare nuove prospettive di pensiero e un’apertura mentale maggiore”. All’incontro hanno partecipato Maria Grazia Gianpiccolo, direttrice della casa di reclusione di San Gimignano, Maria Antonietta Gulino, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana, Sofia Ciuffoletti, presidente de L’altro diritto, Cecilia Giordano e Girolamo Lo Verso del Dipartimento di Scienze Psicologiche, Pedagogiche, dell’Esercizio Fisico e della Formazione dell’Università di Palermo, Ilaria Cornetti, magistrato di sorveglianza, Simone Mangini, vicepresidente dell’ Ordine degli Psicologi della Toscana e coordinatore del gruppo di lavoro Psicologia penitenziaria dell’Ordine. “Ringraziamo la direttrice Gianpiccolo per averci permesso di presentare i primi risultati della ricerca all’interno della casa di reclusione di San Gimignano, dove la ricerca è stata fatta” commenta Maria Antonietta Gulino, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana. “La scelta del luogo per presentare il progetto vuole testimoniare l’impegno dell’Ordine degli Psicologi della Toscana nel fare ricerca e occuparsi della salute psicologica di tutte le persone, anche di quelle detenute e quelle che lavorano nelle case di reclusione. Dobbiamo portare l’attenzione su quello che accade dentro le carceri, luoghi dove vivono persone che si sono macchiate di crimini ma non per questo devono essere lasciate a se stesse, anzi, proprio per questo devono essere supportate anche dal punto vista psicologico. La presenza degli psicologi è necessaria nelle carceri”. “Il carcere è un tema a cui come psicologi vogliamo dedicare impegno, ricerca e attenzione. Per questo, oltre a promuovere ricerche e progetti e stilare intese con il Ministero della Giustizia, abbiamo istituto all’interno dell’Ordine un gruppo di lavoro dedicato alla psicologia penitenziaria - spiega Simone Mangini, vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana e coordinatore del gruppo di lavoro Psicologia Penitenziaria dell’Ordine -. Abbiamo messo a punto anche un manuale che sarà pubblicato a breve e speriamo possa essere un valido contributo per tutti coloro che si occupano di questo settore”.
tg24.sky.it, 19 ottobre 2024
Gli ultimi dati delineano un quadro peggiore dell’anno scorso: 75 suicidi dietro le sbarre, sovraffollamento di più del 130 per cento. Per sensibilizzare l’opinione pubblica, in piazza a Napoli viene installata una “cella virtuale” nella quale le persone possono entrare per comprendere cosa significhi la detenzione. L’ultimo report del Garante nazionale dei detenuti, lo scorso settembre, contava 67 suicidi in carcere, in Italia, nel 2024. Il bilancio si è già aggravato in una manciata di giorni: si contano 75 suicidi, come emerge dai dati pubblicati da “Ristretti Orizzonti”, la rivista nata nel carcere di Padova e nell’istituto penale femminile della Giudecca che è diventata un vero e proprio osservatorio sulle condizioni di detenzione. Un dato record, quello dei suicidi dietro le sbarre: “Un morto ogni tre giorni e mezzo - allarga le braccia Elena Lepre, avvocato penalista e consigliera dell’associazione “Il Carcere Possibile Onlus” - Il sovraffollamento oggi, ma in realtà da decenni, ha raggiunto numeri spropositati: a fronte di una capienza di 47mila detenuti, ne sono presenti 62mila”. Quasi il 132 per cento: vuol dire che in una cella possiamo trovare anche otto persone.
di Fabio Postiglione
Corriere della Sera, 19 ottobre 2024
La rappresentazione, aperta alla città, è in calendario per il 25 ottobre all’interno del carcere di Bollate. Ci sono progetti dal forte valore simbolico. Una rappresentazione nel carcere di Opera aperta alla città è uno di questi. “Extravagare. Rituale di reincanto”, spettacolo di Opera Liquida, compagnia fondata da Ivana Trettel 16 anni fa e composta da detenuti ed ex detenuti attori della Casa di reclusione di Milano Opera, a un anno dal debutto e dopo essere andato più volte in scena con successo nei teatri della città torna il 25 ottobre alle 20.30 (biglietti entro il 20 ottobre sul sito www.operaliquida.org) sul suo palco d’elezione, quello del carcere dove è nato.
chiesadibologna.it, 19 ottobre 2024
Una visione da “dentro”. È quella che offre il libro “Osteria Formativa Brigata del Pratello” presentato giovedì 10 ottobre presso l’Auditorium Enzo Biagi della Sala Borsa. È uno dei frutti di un’iniziativa che da anni offre ai giovani detenuti del carcere minorile del Pratello di seguire percorsi formativi. È quindi il racconto di un’esperienza fatta dentro un luogo chiuso come il carcere, ma anche dell’interiorità dei ragazzi che attraverso questa esperienza preparano il loro futuro. La Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Emilia-Romagna, Claudia Giudici, ha sottolineato che questi progetti permettono ai ragazzi che vengono da vissuti difficili, di avere una seconda opportunità.
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