di Diana Zogno
L’Unità, 19 ottobre 2024
Il Giappone, insieme agli Stati Uniti, resta l’unica nazione, tra le democrazie industrializzate membri del G7, a praticare la pena di morte. Il paese detiene circa 106 persone in attesa della pena da eseguire mediante impiccagione, con un’attesa media anche di decenni per la revisione delle condanne o l’esecuzione. La pena capitale nel Paese del Sol Levante ha origini antiche, nonostante una prima abolizione fosse già avvenuta nel 724 per mano dell’imperatore Shōmu, sotto l’influenza del buddismo. La pratica è stata poi ripresa e da quando il codice penale giapponese ha subito l’influenza occidentale, nel corso dell’era Meiji, ha autorizzato la pena di morte per i crimini “più atroci”. Nel 1945, durante l’occupazione da parte degli Stati Uniti, infatti, l’estrema pena fu mantenuta all’interno dell’ordinamento giudiziario.
di Veronique Viriglio
agi.it, 19 ottobre 2024
Nella regione con la più alta percentuale di minori detenuti, il parlamento approva una riforma che abbassa l’età della responsabilità penale a 10 anni. Ma si teme che la nuova legge possa avere un duro impatto sui giovani aborigeni. Una controversa riforma è stata varata nel territorio del Nord dell’Australia dove l’età penale è stata abbassata da 12 a 10 anni, in un tentativo di contrastare l’aumento della delinquenza giovanile. Si tratta effettivamente della regione con la più alta percentuale di minorenni detenuti nel Paese, pertanto la misura è stata accolta come un tentativo di arginare il fenomeno, ma si teme che possa avere un duro impatto sui giovani aborigeni.
Il Foglio, 18 ottobre 2024
Da gennaio, oltre settanta detenuti e sette agenti della polizia penitenziaria si sono tolti la vita, senza contare che nelle prigioni italiane ci sono quattordicimila persone in più rispetto ai posti effettivamente disponibili. Dati su cui riflettere e un appello da sostenere. Non c’è più tempo: bisogna fermare la strage di vite e diritti nelle carceri italiane. Più di quanto non sia mai stato, le carceri italiane sono diventate un luogo di morte e disperazione. Dall’inizio dell’anno ormai ben oltre settanta le persone si sono tolte la vita dietro le sbarre, quanti non mai dall’inizio del secolo in poco più di nove mesi. E con loro hanno deciso di farla finita sette agenti di polizia penitenziaria. Ognuno di loro avrà avuto le proprie personali ragioni per arrivare a quella scelta ultima ed estrema, ma quelle morti ci interrogano sull’ambiente di vita e professionale in cui avvengono e sulle sue croniche carenze. Sono ormai 62.000 i detenuti nelle carceri italiane, circa quattordicimila in più dei posti effettivamente disponibili. In un anno, quasi quattromila in più.
di Giulia Sorrentino
L’Identità, 18 ottobre 2024
Settantacinque è il numero dei suicidi avvenuti nei nostri istituti penitenziari da inizio anno: un numero per cui l’Italia potrebbe rischiare una seconda sentenza Torreggiani viste le condizioni in cui versano le nostre carceri. Era l’8 gennaio 2013 quando la seconda Camera della Corte europea dei diritti umani (Cedu), ha condannato lo Stato italiano per la violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani per trattamenti disumani e degradanti. Non è solo l’articolo 27 della Costituzione quello a cui dobbiamo appellarci per far sì che il concetto di riabilitazione sia veramente messo in pratica. Una riabilitazione che passa molto e anche attraverso chi soffre di disturbi psichiatrici in carcere. C’è una branca della genetica che prende il nome di epigenetica, che si occupa di studiare come i fattori ambientali possono modificare l’espressione dei nostri geni.
di Manuela Petrini
interris.it, 18 ottobre 2024
Come ha spiegato papa Francesco all’Angelus del 23 settembre 2024 “Dobbiamo lavorare perché i detenuti siano in condizioni di dignità. Ognuno può sbagliare. Essere detenuto è per riprendere una vita onesta dopo”. L’istituto penitenziario è un’istituzione che, nella sua totalità, è impossibile da conoscere per la maggior parte delle persone ed è pressoché impenetrabile a chi non ha motivi professionali per entrarvi. Il carcere è una realtà estrema, particolare e difficile da descrivere, eppure la gente e i mass-media ne parlano come se la conoscessero ma, invece, affrontano l’argomento in modo settoriale e quasi sempre in occasione di eventi estremi come i suicidi e le rivolte.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 18 ottobre 2024
L’annuncio del presidente Ucpi davanti ai senatori delle commissioni riunite. L’avv. Francesco Petrelli: “orme profondamente illiberali e autoritarie, con sproporzionato e ingiustificato rigore punitivo nei confronti dei fenomeni devianti meno gravi”. “Natura intimidativa dello strumento penale”, “matrice securitaria, profondamente illiberale e autoritaria”, “incremento irrazionale del sistema carcerocentrico”, “aperto contrasto con la ricorrente giurisprudenza costituzionale”. Sono solo alcuni dei giudizi sul ddl Sicurezza esposti dagli esperti interrogati ancora ieri dai senatori delle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia nell’ambito dell’iter di approvazione del pacchetto già approvato alla Camera un mese fa. “Le audizioni stanno smontando pezzo per pezzo la pessima legge voluta da Meloni”, riferisce a fine seduta il capogruppo di Avs, Peppe De Cristofaro, che presiede il gruppo Misto di palazzo Madama.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 18 ottobre 2024
L’Ucpi lancia la protesta dal 4 al 6 novembre: per l’Unione Camere Penali il ddl “rivela nel suo complesso una matrice securitaria, populista illiberale e autoritaria”. I penalisti italiani incroceranno le braccia il 4, 5 e 6 novembre. Al centro della protesta il ddl sicurezza, già approvato alla Camera e ora in discussione nelle commissioni Giustizia e Affari costituzionali del Senato. Secondo l’Unione delle Camere Penali, infatti, “il pacchetto sicurezza, lungi dal porsi in sintonia con un programma di riforma della giustizia in senso liberale, rivela nel suo complesso e nelle singole norme una matrice securitaria sostanzialmente populista, profondamente illiberale e autoritaria, caratterizzata da uno sproporzionato e ingiustificato rigore punitivo nei confronti dei fenomeni devianti meno gravi ed ai danni dei soggetti più deboli, caratterizzandosi per l’introduzione di una iniqua scala valoriale, in relazione alla quale taluni beni risultano meritevoli di maggior tutela rispetto ad altri di eguale natura, in violazione del principio di ragionevolezza, di eguaglianza e di proporzionalità”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 18 ottobre 2024
Il conflitto tra le correnti sulle nuove regole per gli incarichi direttivi. Il togato indipendente: “Probabilmente a essere in gioco è una diversa visione del rapporto tra eletti ed elettori”. Non si placano le polemiche all’interno del Csm in merito alle regole per la nomina degli incarichi direttivi e semidirettivi. I consiglieri di Magistratura indipendente - D’Ovidio, Marchianò, Mazzola, Nicotra, Cilenti, Paolini, Scaletta - in una comunicazione interna a Palazzo Bachelet si sono lamentati “della grande convention organizzata a Milano da Md, Area e Unicost per presentare la nuova circolare sul TU Direttivi”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 ottobre 2024
Il “Fatto quotidiano” parla addirittura di caccia alle streghe. Ma la censura non c’entra nulla: l’articolo 82 della Carta è fin troppo chiaro, rispetto alle limitazioni per l’autorità giudiziaria. “Caccia alle streghe!”, esordisce Il Fatto Quotidiano puntando il dito contro la proposta di Chiara Colosimo, presidente della Commissione antimafia, volta a sanare una evidente problematica mai verificatasi da quando è stato istituito tale organismo politico alla fine degli anni Cinquanta. La questione del ‘conflitto di interesse’ sollevata nei confronti dell’ex magistrato e senatore grillino Roberto Scarpinato non nasce per antipatia o volontà di far tacere una presunta voce scomoda, ma per rendere compatibile quanto stabilito dall’articolo 82 della Costituzione, il quale stabilisce che per le loro indagini tali commissioni hanno gli stessi poteri e limitazioni dell’autorità giudiziaria. Ebbene, tra le limitazioni che riguardano tale autorità assimilabile alla commissione, non solo un PM si astiene dall’indagine se l’episodio in esame lo vede coinvolto direttamente o indirettamente, ma c’è anche la competenza territoriale quando si tratta di indagini relative ai fatti concernenti le procure.
di Rosario Russo*
Il Dubbio, 18 ottobre 2024
A differenza di quanto è previsto per gli “organi giudiziari”, per i componenti della Corte costituzionale la legge vieta sia il “non voto” che la ricusazione. È oggetto di dibattito la candidatura alla Corte costituzionale del prof. F. S. Marini, docente ordinario di diritto pubblico, siccome consigliere giuridico del governo nonché autore della riforma sul premierato, tanto cara alla presidente Meloni. Per tale ragione, secondo il prof. Ugo De Siervo, già presidente della Corte costituzionale, osterebbero a tale candidatura evidenti ragioni di opportunità. Ma, obietta altro esimio giurista: “Non vedo nessun problema. Se c’è una possibilità che debba giudicare su una questione che lo riguarda, si deve astenere. E questo vale per tutti gli organi giudiziari. Ci sono stati tanti ministri che hanno fatto proposte di legge approvate, e poi come giudici sono stati chiamati a giudicarle. Si astengono dal dibattito, dall’udienza in cui quei temi si discutono e dalla decisione finale”. Sennonché, secondo l’art. 32 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale (Delibera della Corte del 22 luglio 2021 e successive modificazioni), “Nei giudizi di cui alle presenti Norme integrative non si applicano le disposizioni relative alle cause di astensione e di ricusazione dei giudici”. Consegue che, a differenza di quanto è previsto per gli “organi giudiziari”, il giudice della Corte costituzionale, una volta che sia stato nominato, non può legittimamente astenersi né può essere legittimamente ricusato. Ognuno intende per altro quanto maldestro - e frontalmente contrario all’inequivoca volontà espressa dalla stessa Corte - si rivelerebbe l’espediente d’invocare un inesistente impedimento fisico per sottrarsi alla decisione.
- Stampa e intercettazioni, l’interesse pubblico vince sulla reputazione
- Veneto. “Carceri, situazione esplosiva”. Il suicidio di un detenuto a Venezia arriva in Senato
- Lecce. Ilaria Cucchi visita il carcere: “Per mille e 400 detenuti, solo 600 agenti e due psichiatri”
- Trieste. Al carcere del Coroneo inizia la costruzione della nuova infermeria
- Sondrio. Detenuti al servizio della città: lavorando come muratori hanno sistemato il lavatoio











