di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 17 ottobre 2024
Cronaca di una giornata parlamentare: il lungo ping pong in Senato prima del via libero definitivo alla norma voluta da Fratelli d’Italia. Non chiamatelo “reato universale”. Quando ormai è quasi fatta, la maggioranza cerca di togliere dalla nuova legge sulla maternità surrogata il bollino col quale è nata. E si capisce il perché: per smarcare la norma approvata oggi in via definitiva al Senato da tutti i dubbi sulla sua applicabilità o costituzionalità, bisogna partire dalle parole. Il senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin lo sa. E così, dopo le prime ore di scintille nell’aula di Palazzo Madama, prende parola e si rivolge ai banchi dell’opposizione per difendere il ddl in punta di diritto: reato universale lo dite voi, ragiona l’avvocato azzurro, noi diciamo soltanto di voler punire il cittadino italiano che commetta il crimine all’estero. Insomma, non si vuole mettere in galera tutti e ovunque: solo i nostri. Tanto per ribadire che il “commercio dei neonati” con “l’utero in affitto” non può essere tollerato: né qui, né altrove.
di Nichi Vendola
L’Unità, 17 ottobre 2024
Siamo dentro una drammatica regressione della nostra cultura democratica e persino di un’idea di civiltà: il dissenso è reato, la resistenza passiva è reato, la complessità sociale è reato, la povertà è reato, salvare vite in mare è reato. “Crimine universale”: mi danza in testa quest’espressione così apodittica e terrificante, entrata impropriamente nella contesa politica e indirizzata con veemenza biblica contro chi si rivolge alle tecniche di fecondazione e procreazione assistita per mettere al mondo bambini. Crimine universale non è sopprimere bambini, bruciarli vivi sotto le bombe, abusarli, torturarli, venderli come pezzi di ricambio, usarli come soldati, sfruttarli come schiavi: no, no. Il crimine è farli nascere, non farli morire. Farli nascere come miracoli della primavera in questo lungo e duro inverno demografico. Accoglierli dentro un consapevole progetto d’amore.
di David Carretta
Il Foglio, 17 ottobre 2024
Francia e Germania pensano che il protocollo italiano con l’Albania non farà la differenza. Il Consiglio europeo di oggi non riuscirà ad adottare conclusioni su migrazione e asilo perché Ungheria e Polonia non vogliono dare l’impressione di dare il loro assenso al Patto. Ma i 27 hanno imboccato una direzione impensabile un paio di anni fa. Giorgia Meloni, insieme a Viktor Orbán, ha vinto la battaglia politica sui migranti nell’Unione europea. Anche se il Consiglio europeo di oggi non riuscirà ad adottare conclusioni su migrazione e asilo, i capi di stato e di governo hanno imboccato una direzione che era ritenuta impensabile appena un paio di anni fa. “Verso destra”, secondo le parole di un alto funzionario dell’Ue. Protocollo Albania, “hub di rimpatrio”, iniziative per rimpatriare i rifugiati siriani: gli strumenti sono diversi e gli esperti dubitano della loro efficacia o legalità. Ma sul piano politico è prevalsa la linea Meloni. Dentro il Consiglio europeo ciò che divide sono le quote di ridistribuzione dei richiedenti asilo, le frontiere interne a Schengen, la ripresa dei trasferimenti dei cosiddetti “dublinanti” nei paesi di primo ingresso. E’ quella che nell’Ue è chiamata “dimensione interna” delle politiche migratorie.
di Linda Ginestra Giuffrida
Il Manifesto, 17 ottobre 2024
Il debutto del “modello Albania” non avrebbe potuto essere peggiore. Una volta che la nave Libra è arrivata nel paese delle Aquile si è scoperto che tra i 16 migranti trasportati fino al porto di Shengjin c’erano anche due minori bengalesi e due egiziani vulnerabili, quattro persone che, stando al protocollo firmato tra Roma e Tirana non avrebbero dovuto trovarsi lì. E in serata si è sparsa la voce, non confermata, della presenza di un terzo minore. Per tutti loro è cominciato il viaggio di ritorno verso l’Italia a bordo di una motovedetta della Guardia di Finanza che li ha riportati sul pattugliatore Libra della Marina Militare italiana con cui erano arrivati. Un video li ritrae mentre salgono a bordo della motovedetta, poche ore dopo aver messo piede in territorio albanese ed essere stati identificati. Un chiaro fallimento in partenza del tanto atteso patto Meloni-Rama, che ieri il ministro Piantedosi ha difeso in parlamento, e siamo ancora alla prima fase, quella delle procedure a cui saranno sottoposti i primi migranti trasferiti in Albania.
di Matteo Matzuzzi
Il Foglio, 17 ottobre 2024
Il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Perego, attacca anche Ursula von der Leyen: “E’ favorevole all’accordo con Tirana? Non è bene informata”. Sull’apertura dei centri di permanenza e rimpatrio per i migranti in Albania “si stanno elaborando delle posizioni, delle dichiarazioni. Vorremmo vedere meglio”, ha detto il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons. Giuseppe Baturi, a margine della presentazione del Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes, ieri a Roma. Sull’apertura dei centri di permanenza e rimpatrio per i migranti in Albania “si stanno elaborando delle posizioni, delle dichiarazioni. Vorremmo vedere meglio”, ha detto il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons. Giuseppe Baturi, a margine della presentazione del Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes, ieri a Roma. La Cei è prudente, attende di approfondire, ma annuncia già che si farà sentire a tempo debito.
di Massimiliano Coccia*
linkiesta.it, 17 ottobre 2024
L’autocrate del Cremlino spedisce in cella tutti i suoi oppositori, con metodi brutali e lesivi dei diritti umani. Abbiamo intervistato Dmitry Gurin dello European Prison Litigation Network, che ha stilato un rapporto sulla condizione delle prigioni russe. Se vogliamo comprendere come funziona la Russia di Vladimir Putin e quali obiettivi cerca di perseguire oltre alla rotta dei proventi illeciti, delle sanzioni aggirate e della propaganda occorre fermarsi ad analizzare la situazione carceraria. I penitenziari, i trasferimenti dei detenuti, la repressione massiccia e costante non sono l’altra faccia di una dittatura feroce che rivela nell’oscuro delle celle la sua vera natura che è impossibile da normalizzare. C’è un rapporto che tenta di mettere fine a un vulnus comunicativo e di informazione, a cura di The European Prison Litigation Network, e abbiamo raggiunto l’avvocato Dmitry Gurin (senior legal advisor dell’organizzazione), uno dei maggiori conoscitori della macchina repressiva di Putin.
di Letizia Lo Giudice
Il Manifesto, 16 ottobre 2024
I dati sulla criminalità sono ai minimi storici e restituiscono il fotogramma di un’Italia in cui si uccide poco, se non le donne, il che deve allarmare. Ma il parallelo fotogramma che torna indietro dal microcosmo penitenziario restituisce un responso antitetico: il sovraffollamento carcerario supera il 130%. La ragione è di immediata percezione. Il carcere ha tradito la sua vocazione di extrema ratio, trasformandosi in una “pattumiera” entro cui gettare i bisognosi, i poveri e quelli che il Welfare State non ha saputo sostenere. Là dove fallisce il sistema assistenziale ecco che gli istituti di pena si sovraffollano fino a deflagrare. Aumentano i suicidi, 75 da inizio anno. Aumentano persino le morti naturali di detenuti inspiegabilmente trattenuti in cella sebbene affetti da patologie che imporrebbero la dichiarazione di incompatibilità con il carcere. Crescono i casi di suicidio anche tra la polizia penitenziaria, sfinita dalla gestione di una popolazione problematica.
di Stefano Anastasìa*
Ristretti Orizzonti, 16 ottobre 2024
Per chi abbia fiducia nello stato di diritto è inconcepibile che una sentenza della Corte costituzionale non venga presa in considerazione da un’amministrazione pubblica dieci mesi dopo la sua pubblicazione. Così è per la sentenza n. 10 del 26 gennaio 2024, che ha giudicato illegittima la norma dell’ordinamento penitenziario che obbliga al controllo visivo sui colloqui dei detenuti e delle detenute con i propri partner: a dieci mesi dalla decisione della Corte, che io sappia alcun colloquio riservato è stato autorizzato. Laddove qualche direzione di carcere era pronta a farlo, è stata bloccata dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, in attesa degli esiti dei lavori di un misterioso gruppo di studio ministeriale, quando invece in alcuni istituti basterebbe oscurare le finestrelle sulle porte delle stanze dei colloqui con i gruppi familiari per consentire la riservatezza degli incontri.
di Mirko Labriola
Corriere del Mezzogiorno, 16 ottobre 2024
I dati diffusi dal Garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello. A ottobre 2022, nel momento in cui si insedia l’attuale Governo, le carceri minorili ospitavano 392 persone, numero in linea con il dato immediatamente precedente la pandemia. Al 15 settembre 2024 erano 569. In ventidue mesi i giovani detenuti sono cresciuti del 48%. Un’impennata senza precedenti e che non trova alcun fondamento in un parallelo aumento della criminalità minorile, che è anzi in calo da diversi anni. Sono alcuni dati diffusi da Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale nel convegno “Minori: Mare dentro, male fuori” nella sala del Consiglio regionale.
di Alvaro Belardinelli
tecnicadellascuola.it, 16 ottobre 2024
In Italia un minorenne violento, pieno di rabbia e rancore, che abbia commesso piccoli reati o sia rimasto impigliato nella rete delle droghe leggere e accusato di spaccio, facilmente finisce in un carcere minorile. È giusto trattarlo da belva feroce? È questo il modo corretto per “curare” la sua tendenza a delinquere? No di certo: nella maggioranza dei casi - anche grazie alle mafie, “agenzie educative” saldamente radicate nel nostro Paese - il carcere minorile è solo il primo gradino di una truculenta carriera sulla via del crimine, spesso destinata a terminare col carcere a vita o con la morte violenta. La media nazionale di recidiva nel commettere nuovi reati dopo il carcere minorile è poco al di sotto del 70%. E i minori detenuti aumentano ogni anno di più.
- Il Consiglio d’Europa: “L’uso dell’intelligenza artificiale nelle carceri rispetti i diritti dei detenuti”
- Turrini Vita ai deputati: “Io Garante dei detenuti? Tutto ok, ho già lasciato il Dap”
- Dimissioni sospese per Turrini, il nuovo Garante dei detenuti
- Grazie Nordio (quello di allora)
- Il brutto melodramma sulla Consulta











