di Claudio Zoccheddu
La Nuova Sardegna, 16 ottobre 2024
La deputata di Avs ha visitato il Centro di permanenza per i rimpatri: all’interno migranti, detenuti con problemi psichici. Il report diventerà un esposto alla Procura di Nuoro. La descrizione non lascia spazio alle interpretazioni: lager. Il Cpr di Macomer, cioè il Centro di permanenza per i rimpatri, descritto durante la conferenza stampa della deputata Francesca Ghirra, pare una struttura che arriva dal passato più buio dell’umanità, dove il rispetto dei diritti umani non sembra ammesso all’ingresso. Il racconto è devastante già a partire dai presupposti: “Quello di Macomer è il più impenetrabile tra i Cpr italiani”, ha ripetuto più volte l’avvocato Cesare Mariani, che ha partecipato alla visita per conto dell’associazione Naga. Dentro il centro, in cui dovrebbero finire le persone raggiunte da provvedimenti amministrativi, la delegazione guidata dalla deputata Ghirra ha trovato invece persone con problemi psichici, quasi tutti migranti, ma anche persone che in quel Cpr non ci sarebbero mai dovute finire e che invece hanno trascorso anni dentro uno stabile che sarebbe dovuto essere un carcere di massima sicurezza ma che, non avendo raggiunto i requisiti necessari, è stato adibito a Cpr: “Non era sufficientemente sicuro per i detenuti in regime di 41bis, ma invece può ospitare i migranti”, ha sottolineato il medico Nicola Cocco, anche lui parte della delegazione ammessa nella struttura.
di Andrea Sparaciari
La Notizia, 16 ottobre 2024
Sono già due - ma saranno molti di più - i detenuti del Cpr di via Corelli che chiederanno di essere parti civili nel processo. Mentre il governo pubblicizza ovunque il suo centro albanese, sui Centri permanenza e rimpatrio “nostrani” cala il silenzio. E invece di cose ce ne sarebbero da dire, a partire dagli ultimi sviluppi dell’inchiesta milanese sul Cpr di via Corelli a Milano, nel quale i migranti, secondo le indagini dei pm Paolo Storari e Giovanna Cavalleri e del Nucleo di polizia economica finanziaria della Gdf, sarebbero stati rinchiusi in condizioni “disumane” e “infernali”.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 16 ottobre 2024
La delocalizzazione degli esseri umani, come oggetti, come pesi morti, come spazzatura da portare in discarica. I primi migranti detenuti sono stati caricati su una nave che da Lampedusa li farà sbarcare in Albania, paese dove il governo italiano ha costruito due hotspot per trattenerli, più un carcere per essere pronti ad arrestarli qualora commettessero un reato. Scelta provvida, quest’ultima, vista la prossima introduzione del reato di rivolta nei centri per migranti, configurabile anche nei casi di resistenza passiva (per definizione: quando non si fa nulla).
di Gianfranco Schiavone
Il Manifesto, 16 ottobre 2024
Tutto quello che non sta in piedi nell’operazione Albania. A partire dalle procedure di screening che non poggiano su nessuna norma di legge ma sulla semplice prassi. La prima cosa da chiedersi di fronte alla notizia che sedici migranti sono stati trasportati forzatamente in Albania è come sia stata decisa la selezione. Come e perché, vale a dire, questi sedici sono stati separati dagli altri per i quali invece il soccorso in mare si conclude in Italia, dove accedono alle procedure di asilo ordinarie e vengono ospitati in strutture aperte. Non occorrono competenze tecniche particolari per capire che questa selezione incide sulla condizione giuridica (e sulla vita) delle persone interessate. Eppure le operazioni di screening per l’invio coattivo in Albania non sono disciplinate da nessuna norma, neanche di rango secondario, come se fosse normale attuarle sulla base di una semplice prassi.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 16 ottobre 2024
Cortocircuiti e miti da sfatare. La domanda in fondo è semplice e riguarda il famoso piano elaborato dal governo italiano per esternalizzare in Albania uno degli ingranaggi che riguardano la gestione del flusso dei migranti. Domanda semplice: ma oltre alla propaganda c’è qualcosa di più? Questa mattina, come forse già sapete, arriveranno in Albania i primi migranti intercettati dalla Marina militare italiana in acque internazionali. L’accordo tra il governo italiano e quello albanese prevede i seguenti punti. L’Albania ha dato all’Italia il permesso di realizzare due strutture dedicate alla gestione dei flussi dei migranti.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 16 ottobre 2024
La sentenza del 4 ottobre della Corte di giustizia Ue, vincolante sia per il giudice del rinvio sia per tutti i giudici degli stati membri (quindi anche per quelli italiani), potrebbe incidere sull’attuazione del Protocollo insieme ad altre pronunce attese nei prossimi mesi. Mettendo a rischio il trattenimento di migranti nel paese. In questi giorni si sente spesso richiamare una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (CgUe) che potrebbe vanificare l’attuazione del protocollo con l’Albania. Occorre spiegare gli impatti concreti di questa sentenza, unitamente ad altre, attese nei prossimi mesi. Sui medesimi temi sono pendenti due rinvii pregiudiziali alla CgUe da parte del tribunale di Firenze, nonché una questione pregiudiziale sottoposta dal tribunale di Roma alla corte di Cassazione. Le relative pronunce non potranno che confermare la linea tracciata da quella in esame.
di Pasqualina Napoletano
Il Manifesto, 16 ottobre 2024
Commenti In questa situazione ampiamente fuori controllo e che può produrre esiti ancor più catastrofici, alcune iniziative sono preziose quale quella di alcuni parlamentari europei di dar vita a un intergruppo “Pace e disarmo” in seno al Parlamento europeo. Di giorno in giorno cresce il divario tra la gravità della situazione sugli innumerevoli fronti di guerra e la debolezza della risposta politica e sociale. Sembra di essere in un altro mondo rispetto a quell’aprile 2003 in cui su moltissimi balconi sventolava la bandiera della pace, eppure eravamo noi, e avevamo, appunto, il coraggio della pace.
di Tiziano Saccucci
Il Manifesto, 16 ottobre 2024
Rilascio di migliaia di detenuti. La legge coinvolge 1.520 persone, resta aperta la questione dei militanti di Daesh non siriani. Su proposta del secondo forum delle tribù siriane tenutosi ad Heseke il 25 maggio 2024, l’Amministrazione Autonoma Democratica del Nord-Est della Siria (Daanes) ha emanato un’amnistia generale che prevede il rilascio di migliaia di detenuti, inclusi appartenenti allo Stato Islamico. “L’amnistia ha coinvolto finora 1.520 persone, tra cui 63 donne. Ad oggi ne sono state rilasciate 1.120, di cui 35 donne. Le restanti 400 persone saranno rilasciate in fasi successive”, Spiega Abdulkarim Omar, Rappresentante in Europa della Daanes. “Sono escluse le persone che hanno commesso crimini contro il popolo siriano o ucciso membri delle Forze Democratiche Siriane, i leader di Isis e i loro emiri, oltre alle persone accusate di alto tradimento e spionaggio”.
Nigrizia, 16 ottobre 2024
Che da molti anni il regime del Fronte patriottico rwandese (RPF) di Paul Kagame, al potere dal genocidio del 1994, faccia ricorso a torture e trattamenti disumani all’interno delle strutture di detenzione in Rwanda non è una novità. A tornare a denunciare questa pratica è ora un nuovo, dettagliato rapporto di Human Rights Watch. “Gravi abusi dei diritti umani, compresa la tortura, sono all’ordine del giorno in molti centri di detenzione del Rwanda”, scrive HRW, che si è concentrata su tre strutture: le carceri di Rubavu e Nyarugenge e Kwa Gacinya, un’immobile nel quartiere Gikondo, a Kigali, usato come struttura di detenzione non ufficiale. Lo studio, basato sull’analisi dei documenti dei processi e sulle testimonianze di ex carcerati raccolte tra il 2019 e il 2024, descrive un sistema agghiacciante di violenze sui detenuti - in molti casi oppositori al regime o presunti tali - perpetrate dagli agenti penitenziari e anche dagli stessi reclusi, costretti a picchiare altri detenuti.
di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 15 ottobre 2024
Ma perché tante persone, soprattutto giovani, si drogano? È una domanda con tante risposte ma certamente la società del consumo e del vuoto di valori non aiuta a creare responsabilità. “Il Governo, di fronte alle pressioni che da più parti si levano per ridurre l’overbooking carcerario, ha dichiarato che i tossicomani saranno inviati in Comunità Terapeutiche, in alternativa al carcere”. Sono le parole di Massimo Barra che dirige il complesso di villa Maraini al quartiere gianicolense di Roma, “ma come si fa ad accogliere tanti ragazzi se gli investimenti si restringono ogni giorno?”. La cronaca parla di 16.845 detenuti avviati al Centro terapeutico. Ma veramente pensiamo che la prigione aiuti queste povere persone a uscire dalla loro dannazione? Si parla di inasprire le pene ma questa pretesa poliziesca non porta soluzioni, produce solo altra dipendenza e altra disperazione. Ricordiamo che i suicidi nel solo ultimo anno sono stati 68.
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