di Silvana Cortignani
tusciaweb.eu, 14 ottobre 2024
Detenuto impiccato in cella, processo bis all’ex direttore assolto da omicidio colposo. La Procura Generale ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado, emessa dal Gip del Tribunale di Viterbo. No dei familiari del 36enne romano morto il 21 maggio 2018, padre di cinque figli. In attesa che entri nel vivo il processo per omicidio colposo per la morte di Andrea Di Nino che per due sanitari e un penitenziario si è aperto col rito ordinario davanti al giudice Jacopo Rocchi, ha preso il via il 30 settembre a Roma il processo d’appello scaturito dal ricorso della Procura contro la sentenza del Gip Giacomo Autizi del tribunale di Viterbo che ha assolto in abbreviato l’ex direttore Pierpaolo D’Andria, difeso dall’avvocato Marco Russo.
di Liborio La Mattina
giornalelavoce.it, 14 ottobre 2024
L’appello dell’Associazione Volontari Penitenziari “Tino Beiletti” per costruire una rete di supporto al carcere di Ivrea. Opportunità di lavoro e giustizia riparativa al centro dell’incontro. Lunedì scorso, presso le Officine H di Ivrea, si è svolto un incontro promosso dall’Associazione Volontari Penitenziari “Tino Beiletti” e altre organizzazioni, che ha visto la partecipazione di circa 30 comuni del Canavese. L’obiettivo principale era di avviare una rete di collaborazione tra le amministrazioni comunali e il carcere, per affrontare le difficoltà quotidiane della struttura penitenziaria e individuare nuove opportunità di lavoro per i detenuti.
sardiniapost.it, 14 ottobre 2024
Quattrocento detenuti tra i 500 ospiti della Casa circondariale di Bancali fanno uso di psicofarmaci. È soltanto uno dei dati drammatici emersi nel corso del convegno “Tutela della salute negli istituti penitenziari del Nord Sardegna: peculiarità e criticità”, all’Aula udienze penali della Corte d’Appello di Sassari. “Il diritto alla salute per i detenuti è stato più volte posto dal legislatore nazionale - ha detto Giommaria Cuccuru, presidente del Tribunale di sorveglianza di Sassari, in apertura di lavori -. La legge prevede che il Servizio sanitario nazionale deve operare all’interno degli istituti di pena, e deve garantire ad ogni istituto un servizio rispondente alle esigenze della salute dei detenuti. Questo che deve approntare per i detenuti strutture idonee a soddisfare il loro specifico bisogno di salute. Nella stragrande maggioranza dei casi, i detenuti provengono da strati sociali marginali, si portano dietro malattie trascurate nel tempo, non dispongono di risorse materiali per ricorrere all’assistenza privata e spesso neppure di un valido supporto familiare. Occorre dunque fare di più”.
di Elisabetta Soglio
Corriere della Sera, 14 ottobre 2024
Accanto ai leader di Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti, ci saranno come ospiti speciali Tunisia, Kenya, Cile, Vietnam e Sud Africa da oggi al 16 ottobre in Umbria per confrontarsi sulle strategie, individuare obiettivi comuni, ascoltare le associazioni: è l’Italia a promuovere l’appuntamento.
di Francesca Spasiano
La Stampa, 14 ottobre 2024
Anche l’ultimo tentativo di normale il suicidio assistito con il Ddl Bazoli resta “sepolto” a Palazzo Madama. In Italia il diritto di morire è nelle mani dei giudici. La prima volta ci provò nel 1984 Loris Fortuna, deputato socialista e “papà” della legge sul divorzio, che si mise in testa di restituire dignità al malato con una proposta sul fine vita. Il progetto non andò mai in porto: naufragò appena un anno dopo con la sua morte. E da allora le cose non sono andate meglio.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 14 ottobre 2024
Nel 2019 la Corte scrisse le regole di accesso al suicidio assistito in risposta al caso di Fabiano, morto due anni prima in Svizzera con l’aiuto di Cappato. Il 28 febbraio 2017 Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, si presentava presso i Carabinieri di Milano dichiarando che, nei giorni immediatamente precedenti, si era recato in Svizzera per accompagnare presso la sede della Dignitas Fabiano Antoniani, che lì aveva programmato e poi dato corso al suo suicidio assistito.
di Lorenzo D’Avack
Il Dubbio, 14 ottobre 2024
Chi sceglie di morire si trova in condizioni di grande sofferenza e non può attendere tempi infiniti per ottenere una risposta. In Italia, analogamente a molti Paesi, è centrale nella discussione del biodiritto il cosiddetto “fine vita”, ossia la regolazione di come morire, in una era caratterizzata dall’avanzamento delle tecnologie biomediche che configurano inedite condizioni di esistenza. La Legge n. 219/2017 “Norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento” ha introdotto una regolazione sul rifiuto e rinuncia ai trattamenti sanitari sulla base dell’autonomia del soggetto, sul dovere delle strutture sanitarie di astenersi da ostinazione irragionevole di cure sproporzionate, sulla liceità della sedazione profonda e delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT).
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 14 ottobre 2024
“La Chiesa resta contraria al suicidio, ma sul tema serve una riflessione continua”, precisa il presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Non si può dire che sia un cambio di rotta. “La Chiesa rimane contraria al suicidio e all’eutanasia”, precisa monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita. “Ma al contempo è consapevole che siamo in un terreno di frontiera, che chiede una continua riflessione”. Un contributo attivo nel “cantiere” legislativo aperto da quarant’anni sul fine vita.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 14 ottobre 2024
Negli ultimi 20 anni tutti i sondaggi indicano un orientamento in forte crescita a favore del fine vita adesso siamo all’84 per cento. Come spesso accade, sull’eutanasia e sul suicidio assistito la società italiana è decisamente più avanti della classe politica, che non è ancora riuscita a dare una cornice legislativa solida a un tema che tocca l’esistenza di centinaia di migliaia dei cittadini e dei loro cari. Secondo un sondaggio risalente allo scorso giugno e commissionato a Swg dall’associazione Luca Coscioni, infatti, l’84% degli italiani è favorevole a una legge che regolamenti l’eutanasia nel nostro Paese. Il dato ancor più interessante, però, è che questa posizione è trasversale alle appartenenze politiche: l’83% degli elettori di Fratelli d’Italia e di Forza Italia non si opporrebbe a una legge sull’eutanasia, così come sarebbe favorevole il 77% di quelli della Lega.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 14 ottobre 2024
Dalla libertà totale ai divieti più intransigenti: una panoramica globale delle norme che disciplinano l’eutanasia e il suicidio assistito. Ma la tendenza è quella della legalizzazione. Il quadro giuridico che regola il ricorso all’eutanasia attiva, all’eutanasia passiva e al suicidio assistito varia in funzione della legislazione del singolo Paese e va dall’autorizzazione totale a quella parziale fino al divieto assoluto, anche se la tendenza alla legalizzazione sembra avanzare un po’ ovunque. Attualmente sono nove gli stati che nel mondo autorizzano l’eutanasia attiva. Ecco la lista in ordine cronologico. Il primo paese ad averla legalizzata è l’Olanda con una legge approvata 23 anni fa, nel 2001. Nel 2023 il parlamento dell’Aja si è spinto oltre, varando una norma che permette di praticare l’eutanasia anche sui minori di 12 anni colpiti da malattie incurabili che causano una morte certa e imminente.











