di Anna Zafesova
La Stampa, 13 ottobre 2024
“Un colpo terribile”, dice Volodymyr Zelensky mentre incontra Papa Francesco, “una notizia sconvolgente”, secondo la diplomazia dell’Unione Europea, un “crimine di guerra” come viene qualificato dalla magistratura di Kyiv. La notizia della morte della giornalista ucraina Viktoria Roschina in un carcere russo, a 27 anni, è arrivata proprio mentre la sua famiglia aspettava di poterla riabbracciare: dopo lunghe trattative, era stata inclusa nella lista dei prigionieri da scambiare tra Russia e Ucraina. Invece, dopo lunghi silenzi, le autorità penitenziarie russe hanno infine comunicato al padre della cronista, Volodymyr Roschin, che sua figlia è deceduta, in circostanze e per cause sconosciute, mentre veniva trasferita dal carcere di Taganrog, nel Sud della Russia, in una prigione moscovita.
di Uski Audino
La Stampa, 13 ottobre 2024
Varsavia teme la pressione di Mosca sul confine bielorusso. La Polonia intende sospendere momentaneamente il diritto d’asilo per limitare la migrazione. Sarà questo uno degli elementi della nuova strategia sulla migrazione, ha dichiarato il capo del governo di Varsavia, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa polacca Pap, ripresa dai media tedeschi. “Chiederò che questa decisione sia riconosciuta in Europa”, ha detto Tusk senza fornire ulteriori dettagli. Al congresso del suo partito (KO, Coalizione Civica) Tusk ha dichiarato che lo Stato ha il compito di riprendere il controllo del suo territorio al 100% e ha accusato il presidente russo Vladimir Putin e il governatore bielorusso Alexander Lukashenko di usare i migranti per esercitare pressioni sul suo Paese. Questo è “contrario all’essenza del diritto di asilo”. “Ridurremo al minimo l’immigrazione illegale in Polonia”, ha aggiunto Tusk, che presenterà la nuova strategia sulla migrazione martedì in consiglio dei Ministri.
di Monica Ricci Sargentini
Corriere della Sera, 13 ottobre 2024
La Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh) ha denunciato la “persistenza di gravi violazioni dei diritti umani sui prigionieri politici in Nicaragua” e ha esortato le autorità di Managua a rilasciare immediatamente tutti i detenuti. Il Meccanismo speciale di monitoraggio per il Nicaragua della Cidh (Meseni) ha raccolto nelle ultime settimane i racconti degli abusi subiti da alcuni dei 135 detenuti rilasciati il 5 settembre ed esiliati in Guatemala nel corso della prigionia. “Le testimonianze ricevute evidenziano le deplorevoli condizioni di detenzione caratterizzate da condizioni antigieniche nelle celle, mancanza di accesso all’acqua potabile, cibo insufficiente e di scarsa qualità, assistenza medica negligente e mancanza di accesso ai farmaci, nonché restrizioni nella ricezione di beni personali e nel ricevere visite dei familiari”, si legge in un comunicato.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista-PQM, 12 ottobre 2024
Da quando in questo Paese si discute e si polemizza di carcere, di sovraffollamento, di funzione rieducativa della pena, sentiamo una ben determinata parte politica bollare in modo sprezzante come “svuota-carceri” ogni proposta di potenziamento della esecuzione della pena alternativa alla detenzione penitenziaria. E quando si chiede a costoro quale diversa ricetta propongono per risolvere la vergogna del sovraffollamento, messo all’indice ripetutamente dalla CEDU, la risposta immancabile è: costruiremo nuove carceri. La baldanzosa spigliatezza con la quale viene seccamente opposta questa presunta soluzione del problema, ci dà la certezza che chi la pronuncia non abbia la minima idea della sua straordinaria complessità. E d’altro canto, ci sarà pure una ragione per la quale nessuno ha mai fatto seguire azioni concrete a quei propositi così orgogliosamente annunciati.
di Ornella Favero*
Il Riformista-PQM, 12 ottobre 2024
“Il magistrato ha personalmente appurato che, per poter scorgere il cielo dalla finestra della camera di pernottamento è necessario appoggiarsi al muro e alla finestra stessa e sporgere la vista pressoché verticalmente. (...) Ritiene il Tribunale che le condizioni detentive di fatto, cui è sottoposto comportino un attuale pregiudizio sia al diritto alla salute sia a quello a una detenzione conforme al senso di umanità”: così scrive il Tribunale di Sorveglianza di Bologna in risposta al reclamo di una persona detenuta relativo alle condizioni di vita nelle “camere di pernottamento” delle nostre galere, e lo scrive dopo aver visto personalmente quelle condizioni.
di Mauro Palma*
Il Riformista, 12 ottobre 2024
Che l’architettura, o meglio l’organizzazione dello spazio, svolga un ruolo importante nel rendere l’esecuzione penale conforme alla Costituzione italiana credo sia ormai un concetto acquisito nella riflessione di quanti tuttora si interrogano attorno all’effettività di questo obiettivo. Non lo è per quanti pensano, senza dirlo, che in fondo quel precetto fissato dall’articolo 27 della nostra Carta sia una mera enunciazione, al più una bella speranza perché il vero tema sia tenere ben separate le persone dalla collettività, pur sanando quelle inaccettabili condizioni che l’attuale panorama carcerario ci presenta nella gran parte delle nostre città. Ancor meno sembra essere concetto acquisito da parte dell’amministrazione, che negli ultimi decenni ha continuato a restringere il tema alla semplice collocazione delle persone in moduli geometrici informi che poco hanno a che fare con l’architettura. Al più la offendono.
di Cesare Burdese*
Il Riformista-PQM, 12 ottobre 2024
“L’architetto della prigione è il primo esecutore della pena; egli è il primo artefice dello strumento del supplizio”. Questa affermazione del penitenziarista ottocentesco Louis Mathurin Moreau-Christophe, mantiene ancora oggi inalterata la sua verità. Nel passato, sin dalle origini, gli edifici carcerari sono stati l’espressione dell’idea di incarcerazione del momento, a conferma dell’importanza della configurazione fisica di qualsiasi impianto penitenziario per il raggiungimento di specifici obiettivi penali. Oggi questo, per lo più ovunque, non succede più. L’Architettura, con la funzione sociale che le appartiene, ovunque si collochi, potrebbe diventare strumento di riscatto. Essa, in quanto arte a pieno titolo, è espressione dello spirito del tempo, manifestazione di aspirazioni e obiettivi di giustizia, uguaglianza e solidarietà.
di Giuseppe Belcastro
Il Riformista-PQM, 12 ottobre 2024
A margine della nomina del Commissario straordinario governativo per l’edilizia carceraria, abbiamo dialogato sul tema con l’architetto prof. Domenico Alessandro de Rossi, fondatore e presidente del CESP (Centro Europeo Studi Penitenziari), per cercare di capire, dalle parole dell’esperto, Io stato dell’arte e se il progetto governativo abbia per davvero una possibilità di raggiungere gli obbiettivi.
di Marella Santangelo*
Il Riformista-PQM, 12 ottobre 2024
Bisogna individuare luoghi riservati ai colloqui intimi: così i detenuti possono godere di un loro diritto. La sentenza della Corte Costituzionale n.10 del 2024 dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 18 della legge n.354 del 1975 nel prevedere che i colloqui dei detenuti con i coniugi, la parte dell’unione civile o la persona con lei stabilmente convivente, non possano essere svolti senza il controllo a vista del personale di custodia; questa decisione molto attesa della Corte ha aperto uno scenario complesso che trova nei luoghi in cui possano svolgersi i colloqui, anche intimi, il suo focus. Negli anni con alcuni colleghi architetti abbiamo lavorato per cercare soluzioni architettoniche che potessero trasformare concretamente la vita dei reclusi, consci che lo spazio del carcere rappresenta oggi un aggravio di pena.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 12 ottobre 2024
Un altro nome si aggiunge alla tragica lista dei detenuti che si sono tolti la vita nelle carceri italiane quest’anno. Nelle prime ore di mercoledì mattina, un uomo di 44 anni è stato trovato senza vita nella sua cella nel carcere di San Vittore a Milano. Si è strozzato con i lacci delle scarpe, diventando la 75esima vittima di suicidio dall’inizio dell’anno nel sistema penitenziario italiano. La notizia, riportata da Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uil-Pa Polizia penitenziaria, getta nuovamente luce sulla drammatica situazione delle nostre carceri. “Una strage continua che non trova alcun argine dal governo”, denuncia De Fazio, evidenziando come il numero di suicidi abbia già superato quello dell’intero 2022, anno che aveva segnato un triste record. Il caso di San Vittore è emblematico delle criticità che affliggono il sistema carcerario nazionale. Con oltre 1000 detenuti a fronte di soli 447 posti disponibili, l’istituto milanese registra un tasso di sovraffollamento del 229%. Una situazione esplosiva, aggravata dalla carenza di personale: gli agenti di polizia penitenziaria sono 580, ben al di sotto del fabbisogno stimato di 700 unità.











