di Paolo Virtuani
Corriere della Sera, 12 ottobre 2024
Il sindacato di Polizia penitenziaria: “Il sistema carcerario è sull’orlo del baratro. I detenuti sono 15mila in più rispetto alla capienza, mancano più di 18 mila poliziotti”. Con il suicidio nel carcere di San Vittore a Milano di un detenuto di origini pugliesi, sono arrivate a 75 le persone che si sono tolte la vita nel 2024 nelle carceri italiane. In tutto il 2022 furono 80. Se la tendenza dovesse essere mantenuta negli ultimi tre mesi, a fine anno il numero dei suicidi potrebbe arrivare, se non superare quota cento. “Una strage continua che non trova alcun argine dal governo”, ha dichiarato in una nota Gennarino de Fazio, segretario del sindacato Uilpa Polizia penitenziaria. A San Vittore sono presenti 1.022 detenuti, ma i posti disponibili sarebbero solo 447. I sorveglianti, compresi coloro che lavorano in ufficio e in servizi vari, sono 580 rispetto a un fabbisogno di almeno 700. “Sui suicidi e sul sovraffollamento servono interventi urgenti e immediati”, aveva ammonito il presidente Mattarella lo scorso 18 marzo.
di Massimiliano D’Agostino
L’Unità, 12 ottobre 2024
È ridotto a uno stato di stordimento e sonnolenza continua. Sono il padre di un detenuto del carcere di Trapani, dove mio figlio è stato trasferito a inizio giugno da Enna per sovraffollamento. Dalla padella alla brace perché, a quanto leggo dall’ultima visita di Nessuno tocchi Caino, la stessa situazione si ripete nella Casa Circondariale di Trapani. Sono sconcertato. A mio figlio è stato diagnosticato un ritardo mentale da due perizie del tribunale di Siracusa, le quali sostenevano la necessità di un ricovero presso una Comunità o in alternativa una detenzione domiciliare per essere seguito dal Centro Salute Mentale di riferimento.
di Raffaele Grimaldi
agdnotizie.it, 12 ottobre 2024
Papa Francesco: propongo ai Governi che nell’Anno del Giubileo si assumano iniziative che restituiscano speranza. In questi ultimi mesi, le criticità delle nostre carceri, hanno creato un gran fermento nei mass media e molti dibattiti sia in politica che nel mondo ecclesiale e nelle associazioni di volontariato presenti nei nostri istituti. Nelle carceri bisogna sanare le ferite di molte vite fragili, non mortificarle né calpestarle né lasciarle nella solitudine e nell’abbandono. “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso dell’umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” (Art. 27 della Costituzione). Questi luoghi di pena devono avere solide basi di profonda umanità. E, con l’impegno di tutti, vanno umanizzati sempre più gli istituti penitenziari, affinché non siano luoghi di rabbia, violenze e “disordini”, ma ambienti dove il condannato è accompagnato dagli operatori penitenziari, attraverso molteplici attività trattamentali, e sostenuto per una vera rieducazione, un cammino di rinascita e un futuro inserimento sociale. Purtroppo, il cronico sovraffollamento e la mancanza di personale nelle diverse mansioni non aiutano il ristretto a vivere un percorso di reinserimento. Anzi, c’è il rischio che ne siano calpestati i diritti e la dignità; rischio che, in questo contesto, coinvolge anche il personale penitenziario.
di Patrizia Pallara
collettiva.it, 12 ottobre 2024
Solo un terzo dei reclusi ha un’occupazione: la stragrande maggioranza dipende dall’amministrazione, per una manciata di ore, salari bassi e senza tutele. Su 60.166 detenuti presenti nelle nostre carceri, solo 20 mila lavorano. Di questi, 17.042 sono alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, 3.029 per altri datori. Pochi, pochissimi, specie se si considera che il lavoro è uno degli elementi del trattamento rieducativo: la legge infatti stabilisce che ai detenuti vada assicurata un’occupazione (art. 15 l. 354/75). I dati, forniti dal ministero della Giustizia e riferiti alla fine dello scorso anno, sono confermati dall’osservatorio di Antigone, che nel 2023 ha visitato 99 istituti: la media delle persone che lavorano è risultata del 32,6 per cento, quelle dipendenti da datori esterni sono solo il 3,2. Da aggiungere che mentre ci sono carceri dove si registrano iniziative d’inserimento lavorativo di una certa rilevanza, in altre le possibilità sono davvero ridotte e si limitano al lavoro alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria.
di Simona Ciaramitaro e Patrizia Pallara
collettiva.it, 12 ottobre 2024
Tre progetti in tre diversi istituti italiani. Le testimonianze di chi sta provando a far costruire ai detenuti il proprio futuro. Nelle carceri italiane, di cui anche noi di Collettiva spesso trattiamo le condizioni disperate dei detenuti, esistono anche esempi virtuosi di attività che puntano al reinserimento nella società di coloro che vi si trovano reclusi, allo scopo di evitare uno stato di abbandono che può soltanto peggiorarne la condizione, anche nel momento in cui torneranno in libertà. Spesso è il lavoro a riqualificare le loro vite, e in tutta Italia ci sono istituti impegnati in progetti lavorativi. Noi abbiamo scelto tre esempi: in Sicilia, Lazio e Lombardia.
di Serena Sileoni
La Stampa, 12 ottobre 2024
Quando un componente della Corte costituzionale conclude il proprio mandato, deve essere sostituito entro trenta giorni. Non è da adesso, quindi, ma da più di dieci mesi che c’è urgenza di individuare un successore alla giudice Sciarra, che ha terminato il proprio incarico nel novembre scorso. Solo ora, però, si è aperto un acceso dibattito. Non per senso delle istituzioni da parte della pubblica opinione e del parlamento, ma per un fatto politico, e cioè perché è trapelato dalla stessa maggioranza parlamentare che la Presidente Meloni, in vista dell’ottava votazione, ha inviato un ordine di scuderia per eleggere uno stimato professore di diritto pubblico, che al momento è suo consigliere giuridico a Palazzo Chigi. La questione politica, quindi, ha preso il sopravvento su quella istituzionale, sulla quale invece è opportuno soffermarsi per riflettere su cosa si crede che sia e cosa si vuole che sia la Corte.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 12 ottobre 2024
Azioni previste in tutto il Paese. L’allarme lanciato dopo l’ok della camera è stato raccolto da tanti. Si lavora a un corteo nazionale. È il giorno della protesta diffusa in tutto il paese contro il Ddl 1660 che con la scusa della “sicurezza” colpisce il diritto al dissenso in numerose forme. “Si tratta di una misura in linea con la cultura sempre più autoritaria del governo Meloni - affermano dalla Rete nazionale No Ddl Sicurezza - volta a colpevolizzare le figure giovanili protagoniste delle mobilitazioni per l’ambiente, restringere fino a impedire il campo di azione dei movimenti sociali e colpire il diritto allo sciopero nelle sue forme storiche; le forme che hanno costruito negli anni l’agibilità di lavoratori e lavoratrici e la stessa democrazia formale e sostanziale”.
di Gloria Riva
L’Espresso, 12 ottobre 2024
Scacco - non ancora matto - alla legge Nordio, quella che ha abrogato l’abuso d’ufficio. Al momento la norma che puniva i pubblici ufficiali, rei di profittare del proprio potere per vergognosi interessi privati, è evaporata lo scorso 25 agosto, quando il reato è stato cancellato. Ma per i colletti banchi e i burocrati che hanno in corso processi e sono accusati di abuso d’ufficio potrebbe essere presto per brindare alla sanatoria. Perché? Un grimaldello per riaprire la porta dell’abuso d’ufficio, sprangata da Nordio, è stato messo in azione lo scorso 24 settembre dai giudici del Tribunale di Firenze, Paola Belsito, Alessio Innocenti e Anna Aga Rossi, a conclusione del processo che vede al centro l’ex procuratore aggiunto di Perugia, Antonella Duchini, ritenuta la protagonista del “clima tossico” creatosi alla Procura di Perugia, stando all’accusa dei pm fiorentini. L’intero processo ruotava attorno all’abuso d’ufficio e, sommando quel reato ad altri puniti più severamente, per Duchini erano stati chiesti dall’accusa 12 anni e 6 mesi di reclusione.
viterbotoday.it, 12 ottobre 2024
La Regione Lazio stanzia 350mila euro per migliorare le condizioni di vita in carcere e favorire il rinserimento sociale Miglioramento delle condizioni di vita in carcere, diritto allo studio e alla diffusione dell’istruzione universitaria tra i detenuti: dalla Regione Lazio 350mila euro. La giunta Rocca, su proposta dell’assessora Luisa Regimenti, ha approvato due delibere. In base a quanto disposto da una legge regionale del 2007, 290mila euro sono destinati alla promozione di percorsi volti a ridurre la recidiva nei reati di genere, ad attività di informazione, orientamento e facilitazione all’accesso alle prestazioni previdenziali e socio-assistenziali erogate da enti pubblici o privati, alla formazione professionalizzante e ad attività di educazione e promozione culturale della conoscenza della lingua e della cultura italiana e a interventi di arteterapia e di sviluppo di capacità artistico creative.
firenzetoday.it, 12 ottobre 2024
Oltre al dramma dei suicidi aumentano gesti autolesivi e aggressioni. “Nelle carceri italiane c’è anche un’emergenza salute mentale. In Toscana i contesti più problematici sono le case circondariali di Sollicciano a Firenze e Le Sughere a Livorno. Oltre al dramma dei suicidi, registriamo purtroppo gesti autolesivi o eterolesivi di cui è difficile avere un numero certo”. A dirlo è la dottoressa Ilaria Garosi, membro del gruppo di lavoro sulla psicologia penitenziaria dell’Ordine toscano, facendo una fotografia dello stato di salute psicologica dei detenuti e degli agenti di polizia penitenziaria nelle carceri toscane.
- Milano. Carcere di San Vittore, 44enne suicida: è il secondo caso in un mese
- Firenze. “L’acqua calda in cella è un diritto”. Sollicciano, accolto il accolto di un detenuto
- Mantova. L’appello della direttrice del carcere: “Imprese e terzo settore diano lavoro ai detenuti”
- Bergamo. Triplicano i detenuti che si sono iscritti all’Università, a dicembre la prima laurea
- Napoli. Da mare dentro a male fuori: le criticità della giustizia minorile











