di Simona Musco
Il Dubbio, 26 febbraio 2025
Le regole del sindacato: risulterà astenuto pure chi domani lavorerà “causa urgenza”. “I numeri dello sciopero potrebbero essere gonfiati”. A dirlo è un magistrato di lunga esperienza, tra coloro che aderiranno alla protesta contro la separazione delle carriere in programma per domani, ma che non è privo di dubbi. Anche per via di una comunicazione interna dell’Anm che di fatto rende possibile aderire formalmente allo sciopero senza però subire trattenute in busta paga: sarà sufficiente dichiarare un’urgenza e rimanere in ufficio senza perdere il compenso. Uno “sciopero con riserva” che comporta, però, due problemi, secondo il magistrato interpellato dal Dubbio.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 26 febbraio 2025
Il comitato dei nove della Commissione giustizia della Camera, tramite il relatore di FI Tommaso Calderone in accordo col Governo, ha dato ieri parere negativo a tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni al ddl che fissa a 45 giorni il limite delle intercettazioni. Il dibattito sul provvedimento, arrivato nell’Aula di Montecitorio venerdì scorso, sarebbe dovuto proseguire ieri con la discussione delle pregiudiziali di costituzionalità ma ha subìto una frenata dato l’ingorgo delle pdl all’ordine del giorno e le mozioni di sfiducia contro i ministri Nordio e Santanché. La norma, già passata al Senato, comunque dovrebbe essere approvata entro la prossima settimana. La maggioranza almeno su questo provvedimento sembra andare dritta verso la meta, dopo comunque un iter già abbastanza lungo. Invece altri provvedimenti restano fermi ai box di partenza.
di Maurizio Belpietro
Panorama, 26 febbraio 2025
Un amico magistrato mi ha mandato una tabella in cui sono riportati gli importi liquidati per ingiusta detenzione divisi per distretto giudiziario. I dati si riferiscono al periodo compreso fra il 2018 e il 2024 e la fonte è il ministero dell’economia e delle Finanze. In totale, la spesa per risarcire chi è stato arrestato ma poi riconosciuto innocente è pari a 193 milioni, all’incirca più di 27 milioni l’anno. In sé il dato statistico vuol dire tutto e niente. Che si debba indennizzare chi è finito dietro le sbarre per errore è un fatto di civiltà: se lo Stato riconosce di aver sbagliato è giusto che poi paghi, cercando di riparare al torto, anche se a volte non c’è modo di risarcire chi ha visto crollare la propria vita, i propri affetti e i propri affari.
di Enrico Cicchetti
Il Foglio, 26 febbraio 2025
Negli ultimi dieci anni, il numero degli omicidi volontari è sceso del 33 per cento. E dal 2023 al 2024 sono più che dimezzati gli omicidi passionali, calano di quasi tre quarti gli omicidi per mafia e diminuiscono anche quelli compiuti da stranieri. Impennata di autori minorenni. Il report del Servizio analisi criminale della Polizia. In Italia si uccide sempre meno. Non solo, ma nel report appena pubblicato dal Servizio analisi criminale della Polizia, ci sono altri tre segnali - oltre al calo generale degli omicidi - che indicano una direzione opposta a quella che vuole un paese in mano ai barbari dove la violenza è in continua escalation. Sono più che dimezzati gli omicidi passionali; calano di quasi tre quarti gli omicidi per mafia; diminuiscono anche quelli compiuti da stranieri.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 26 febbraio 2025
Su Elmasry la procura di Roma invia nuovi atti. Paragon: a Napoli sentito Beppe Caccia. I casi Elmasry e Paragon corrono ormai in parallelo: un po’ perché il governo è in netta difficoltà a fornire spiegazioni convincenti su entrambe le vicende e un po’ perché sullo sfondo sembra esserci sempre la stessa cosa. Cioè lo stesso paese: la Libia, con cui l’Italia ha un accordo dal 2017 sulla gestione dei flussi migratori e diversi interessi sul fronte energetico. “Apriamo una discussione”, è l’invito a Giorgia Meloni del portavocee di Mediterranea Luca Casarini, oggetto insieme ad altri esponenti dell’ong e al direttore di Fanpage Francesco Cancellato di un attacco a base di spyware di ultima generazione non si sa da parte di chi né perché. “Noi purtroppo - ha detto ancora Casarini da Napoli, mentre al porto era in arrivo una nave con a bordo 41 migranti provenienti proprio dalla Libia - abbiamo boss che girano per l’Europa tranquilli e che poi vengono riportati a casa pure con un volo di Stato, abbiamo esponenti di milizie libiche e non solo. Non si può chiudere tutto al Copasir”.
di Maurizio Tortorella
Panorama, 26 febbraio 2025
La vicenda degli imprenditori Cavallotti (che a Palermo sono stati arrestati, processati, riconosciuti innocenti e comunque sottoposti a sequestro di aziende e beni) è ancora aperta, dopo 27 anni. Economicamente distrutti, hanno fatto ricorso per un risarcimento alla Corte europea. Che potrebbe sanare questo abuso e rivoluzionare il Codice antimafia. Come una nuvola nera, l’ultima storiaccia di malagiustizia è partita da Palermo 27 anni fa. Da lì ha fatto un lungo giro alla Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo. Ora la nuvola sta tornando in Italia, verso Roma, dove finalmente potrebbe condensarsi in una pioggia purificatrice. La vicenda è quella dei Cavallotti, imprenditori del metano a Palermo, nel 1998 ingiustamente accusati di associazione mafiosa. I tre fratelli Salvatore Vito, Gaetano e Vincenzo Cavallotti furono sbattuti in carcere perché accusati da alcuni pentiti di fiancheggiare il clan del boss Bernardo Provenzano, e subirono una custodia cautelare di 30 mesi.
di Pietro Alessio Palumbo
Il Sole 24 Ore, 26 febbraio 2025
La Corte di Cassazione fa chiarezza sullo specifico caso dei detenuti 41bis, escludendo che i detenuti possano avere qualsivoglia contatto con l’esterno. La Corte di Cassazione (sentenza 6753/2025) ha chiarito che il diritto allo studio dei detenuti - anche quando sottoposti a regime speciale - è un cardine delle disposizioni dirette ad agevolare il percorso di studi del detenuto studente. Ciò anche attraverso intese ad hoc con le autorità accademiche, eventualmente adattando l’esercizio dello stesso diritto allo studio alla situazione effettiva dei detenuti, in coerenza con gli scopi di pubblica sicurezza che informano detto regime speciale. E, nello specifico caso dei detenuti 41bis, escludendo che i detenuti possano avere qualsivoglia contatto con l’esterno, se non quelli strettamente necessari in casi eccezionali che, in tali ipotesi, devono avvenire sotto il diretto e costante controllo dell’amministrazione penitenziaria. Su queste coordinate, la Suprema Corte ha ritenuto che nella vicenda, i provvedimenti dei giudici di sorveglianza, al di là anche della sostanziale sovrapponibilità degli argomenti utilizzati, erano entrambi corretti e la motivazione in questi resa, con il riferimento alle modalità di svolgimento del tirocinio e di come queste fossero incompatibili con il regime di detenzione cui era sottoposto il detenuto, perfettamente adeguati. Il diniego di svolgere il tirocinio universitario presso una farmacia, diretto a prevenire il pericolo della interlocuzione del detenuto con soggetti non aventi titolo alla comunicazione, era coerente con il sistema e, pertanto, conforme al principio di ragionevolezza delle restrizioni, poiché il rispetto e la tutela del diritto allo studio del detenuto devono essere bilanciati, sempre, con le esigenze di tutela della collettività e con le condizioni previste a tal fine per la misura di cui al 41bis dell’Ordinamento Penitenziario. Infatti, in questa prospettiva, il contenuto tipico e necessario del regime stesso è indicato nelle disposizioni contenute nella disciplina penitenziaria che elenca una serie di misure specifiche volte a impedire la continuazione delle attività criminali.
ansa.it, 26 febbraio 2025
Nella sala De Sanctis di Palazzo Santa Lucia, la Regione Campania, il Tribunale Civile e Penale di Napoli, e l’Uiepe Campania, hanno siglato oggi un Protocollo che ha la finalità di sensibilizzare la comunità sulle tematiche dell’inclusione e promuovere la stipula di convenzioni per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità (LPU) anche nell’ambito del procedimento di Messa alla Prova, da parte delle articolazioni regionali, con i Tribunali competenti. Piena intesa e collaborazione sugli obiettivi comuni dei percorsi di reinserimento sociale previsti dalla legislazione. Con il Presidente Vincenzo De Luca Hanno firmato il protocollo la dott.ssa Elisabetta Garzo, Presidente del Tribunale di Napoli, la dott.ssa Maria Rosaria Covelli, Presidente della Corte d’Appello, la dott.ssa Claudia Nannola, Direttore dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna della Campania.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 26 febbraio 2025
Carceri minorili, manifestazioni contro il progetto governativo. No del sindaco Lepore e della Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Claudia Giudici. “Una bomba che lancia le sue schegge in tutta Italia”, così il Garante regionale dei detenuti dell’Emilia Romagna, Roberto Cavalieri, definisce il progetto governativo - la cui realizzazione ha preso il via venerdì scorso - di creare nel carcere della Dozza a Bologna una sezione apposita dove trasferire circa 50 giovani adulti tra i 21 e i 25 anni prelevati dagli Istituti penali minorili del Paese, in sovraffollamento come finora lo erano state solo le carceri per adulti. Saranno scelti tra i reclusi arrivati in Italia come minori non accompagnati (quelli che creano più “problemi” al Dipartimento). Ieri, dopo che nei giorni scorsi si era levata la protesta degli avvocati penalisti e dell’Fp Cgil, dopo l’ordine del giorno di condanna presentato in consiglio comunale dal Pd e sottoscritto pure da un esponente di FI, e dopo la levata di scudi dei garanti territoriali dei detenuti, hanno detto no anche la Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Claudia Giudici e il sindaco di Bologna Matteo Lepore intervenuto in sostegno della manifestazione organizzata davanti al carcere.
di Chiara Marchetti
Corriere di Bologna, 26 febbraio 2025
Il loro ingresso nel carcere della Dozza doveva essere il primo aprile, ma è stato anticipato al 15 marzo. Mancano poche settimane all’arrivo dei circa 50 giovani detenuti, provenienti da diverse carceri minorili d’Italia, che saranno trasferiti temporaneamente nella Casa circondariale bolognese per decisione del governo. La nuova data è stata annunciata ieri pomeriggio dall’assessora regionale al Welfare, Isabella Conti, nel corso di un sit-in di protesta contro il “trasloco forzato” dei 50 neomaggiorenni. “Daremo battaglia fino alla fine - le parole di Conti - perché una decisione del genere non è degna di un Paese civile. Stiamo parlando di ragazzi che avevano cominciato progetti di reinserimento altrove e che ora si ritrovano in un contesto completamente diverso. Loro possono pensare di essere trattati come numeri o pacchi dallo Stato e più le istituzioni disumanizzano le persone, più si perdono le chance di poterle reinserire”. E aggiunge: “I detenuti sono privati della libertà, non possiamo privarli anche della dignità”.
- Bologna. Castaldini (FI): “Bisogna valutare i singoli casi e mandarli in Comunità alternative”
- Napoli. Stop violenza nelle carceri, accordo Asl-Procura: “Detenuti più sicuri”
- Pescara. “Intollerabile” la situazione nel carcere: gli avvocati penalisti scioperano per tre giorni
- Siena. Presunte torture a Ranza, il procuratore generale chiede la conferma di 10 condanne
- Cagliari. Mancata attivazione del reparto protetto al S.S. Trinità: la denuncia del Garante









