di Chiara Marchetti
Corriere di Bologna, 4 marzo 2025
“È una decisione scellerata”. È così che il Garante dai detenuti dell’Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri, commenta il trasferimento di oltre cinquanta giovani dagli istituti minorili del Nord Italia al carcere della Dozza. “Sono tutti neomaggiorenni stranieri non accompagnati con problemi di tipo disciplinare - spiega Cavalieri in un incontro in Regione insieme ai garanti delle carceri emiliano-romagnole e al presidente dell’Assemblea legislativa, Maurizio Fabbri - e c’è il rischio che inserirli tutti in un unico contesto, tra l’altro un carcere per adulti, possa aumentare le criticità”. L’amministrazione penitenziaria ha assicurato che il trasferimento durerà solo tre mesi in attesa che gli istituti minorili di Rovigo, Lecce e L’Aquila - che in totale avranno una capienza di 90 posti - vengano riaperti dopo i lavori di ristrutturazione.
zic.it, 4 marzo 2025
Il trasferimento dei settanta ragazzi “problematici” dagli Istituti minorili di tutta Italia ha sollevato tantissime proteste. Il Governo, però, va avanti a marce forzate, incurante di tutti problemi che aggraveranno la situazione della Casa circondariale bolognese. Prendono parola le/i detenute/i: “Vessazione frutto di una politica miope e giustizialista”. Tutta l’attenzione mediatica che si è vista in queste settimane attorno alla situazione del carcere della Dozza è sicuramente qualcosa di inusuale. Fino a poco tempo fa, quando sui giornali passava qualche notizia sul mondo che si vive dietro le sbarre in via del Gomito, questo avveniva attraverso il filtro dei comunicati dei vari sindacati della Polizia penitenziaria ed era una descrizione delle “violenze dei detenuti”, delle “condizioni di lavoro invivibile per gli agenti”, della “bravura degli stessi a far fronte ad episodi di autolesionismo” o ad “essere arrivati in ritardo a scongiurare un suicidio”.
di Luca Balestri
Il Tirreno, 4 marzo 2025
L’appello al ministero: “La ditta se n’è andata e si è aperto un contenzioso”. L’avvocata Guia Tani: “Alle Sughere manca il basilare rispetto dei diritti umani”. Chiediamo un cronoprogramma per sapere quali saranno i tempi di consegna dei nuovi padiglioni del carcere di Livorno. Le persone detenute hanno diritto a una situazione di dignità e decoro che è per noi un elemento irrinunciabile”. Richiama al loro dovere gli organi che amministrano il carcere delle Sughere il garante dei detenuti del comune di Livorno, Marco Solimano. Solimano si appella al provveditorato regionale del ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
ansa.it, 4 marzo 2025
Iniziativa unisce formazione, inclusione sociale e lavoro. Farina integrale di grani antichi, uova, burro, poco zucchero e tanta voglia di riscatto: sono gli ingredienti del progetto di pasticceria artigianale nato all’interno della Casa Circondariale di Vibo Valentia e che unisce formazione, inclusione sociale e lavoro. L’iniziativa è stata realizzata grazie alla collaborazione tra Mulinum, azienda agricola catanzarese specializzata nella produzione di farine da grani antichi, e la Caritas diocesana di Mileto, con il supporto della direzione del carcere. Venti detenuti del circuito di Media Sicurezza hanno così avuto la possibilità di apprendere l’arte della pasticceria e produrre biscotti di alta qualità.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 4 marzo 2025
L’aumento dei reati contro la persona rispetto a quelli contro il patrimonio delinea un passaggio generazionale. Il percorso educativo di Alessandro e Yasser, alla scoperta del proprio valore. È una meraviglia il panorama che si spalanca davanti agli occhi percorrendo la strada che sale verso il carcere minorile di Nisida. Il mare di Napoli, l’azzurro del cielo, il volo teso dei gabbiani, la vegetazione fiorente e selvaggia. Un inno alla bellezza, quasi un assaggio di paradiso, anche se i ragazzi che vivono qui hanno conosciuto l’inferno, camminando su una cattiva strada che li ha portati alla detenzione. Alessandro (nome di fantasia), napoletano verace, è arrivato tre anni fa, a dicembre dovrebbe rientrare a casa. In carcere ha ritrovato la stima di sé, ha preso il diploma di pizzaiolo, l’attestato di primo soccorso e ora frequenta l’istituto alberghiero.
di Federica Pacella
Il Giorno, 4 marzo 2025
Arti performative come risorsa per la salute, anche in contesti difficilissimi come il carcere. L’esperienza bresciana del progetto Fragili legami, che il Dams dell’Università Cattolica di Brescia realizza da dieci anni nelle case di reclusione di Verziano e Canton Mombello, dimostra che si può fare. “In quelle due ore - è la testimonianza di un recluso - non ci sentiamo detenuti ma ci ritagliamo uno spazio in cui siamo noi stessi, dove possiamo dimostrare che, se ci viene data l’opportunità, possiamo dare qualcosa anche noi”. Particolarità del progetto è il coinvolgimento non solo dei detenuti, ma anche delle famiglie, con l’obiettivo di mantenere le relazioni affettive, fondamentali al reinserimento dopo la pena.
di Maria Grazia Leporati
Il Giorno, 4 marzo 2025
Oltre le mura: riflessioni sulla triste realtà dei penitenziari italiani, dalla disinformazione e dai pregiudizi alla consapevolezza. “Con gli occhi sbarrati” è il progetto al quale la scuola secondaria di primo grado “Virgilio” ha aderito con le classi terza C e terza A. Si tratta di sensibilizzare e informare riguardo alla situazione delle carceri, che nel nostro Paese è molto grave e nonostante questo se ne sa poco e spesso se ne parla in modo inappropriato. Questo progetto si è sviluppato grazie all’aiuto di esperti, tra cui il regista del film: “11 Giorni Tra Le Mura Del Carcere “, Nicola Sartori, suor Franca e suor Anna, portatrici delle loro diverse esperienze di volontariato.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 4 marzo 2025
Al Museo degli Innocenti di Firenze la mostra “Dalla mia prospettiva” raccoglie gli scatti realizzati da 22 ragazze e ragazzi di cinque carceri per minori attraverso un progetto dell’Autorità Garante per l’Infanzia. Il fotoreporter Valerio Bispuri: “Il focus era portare a galla le emozioni dei ragazzi. Auspico che si possa ripetere in altri istituti”. Cinque istituti penali per minorenni, ventidue ragazze e ragazzi ristretti, sessantasei scatti. Sono i numeri della mostra Dalla mia prospettiva, visitabile gratuitamente al Museo degli Innocenti di Firenze fino al 22 marzo. Le foto esposte sono il frutto di laboratori fotografici realizzati dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e dal fotoreporter Valerio Bispuri, in collaborazione con l’Istituto degli Innocenti. Sono stati coinvolti gli Ipm “Silvio Paternostro” di Catanzaro, di Quartucciu (Cagliari), “Casal del Marmo” di Roma, “Ferrante Aporti” di Torino e il femminile di Pontremoli (Massa Carrara).
di Ivano Maiorella*
Corriere della Sera, 4 marzo 2025
A un anno dalla sua scomparsa resta l’insegnamento del grande rispetto che aveva per gli altri: persone che aveva messo al centro della sua idea di Terzo settore. Essere terzi non significa sentirsi terzi. L’identità del “Terzo” è molto forte perché c’è un “eroismo sostanziale nel rendersi disponibili a condividere ogni giorno l’inferno degli altri”. Nel suo formidabile saggio, scritto su impulso di Elisabetta Soglio ed altri amici, Claudia Fiaschi parte proprio dalla nobiltà del numero tre. Dimenticando di elencare marzo, il terzo mese dell’anno, quello che dà inizio alla primavera e che, ironia della sorte, ce l’ha portata via lo scorso anno. Ricordo Claudia per il grande rispetto che aveva per le persone, che metteva al centro della sua idea alta di Terzo settore. E citava I giusti di J.L. Borges, da chi accarezza un animale addormentato ai due impiegati al bar. Sapeva riconoscerli e rivolgere a loro ogni sua attenzione: “Tali persone che si ignorano, stanno salvando il mondo”.
di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 4 marzo 2025
La ragazza iraniana che si toglie il velo rischiando la prigione pensate che sia attratta dai valori occidentali? Ma no! La sua è voglia di libertà e indipendenza e questo è un valore universale. Un valore che esiste in tutti i popoli e in tutte le persone, ma nei Paesi totalitari e repressivi viene soffocato. Possibile che la politica stia diventando come una partita di calcio? Appena la squadra perde, si comincia a inveire contro allenatore e giocatori, si inventano teorie di tutti i generi per spiegare il crollo della squadra. C’è chi chiede il cambio dell’allenatore che viene sbertucciato e inveito dai tifosi. Ma veramente si pensa che la politica sia una partita di calcio? E si ritiene che i vincitori siano i più bravi, i più coraggiosi, i più intelligenti?
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