di Alfredo Marchetti
La Nazione, 20 novembre 2024
L’inclusione passa dal lavoro. Il progetto presentato ieri mattina offre un doppio vantaggio al recluso e alle imprese: sgravi fiscali per le aziende che partecipano e un nuovo inizio per chi ha commesso un errore. Un nuovo inizio è possibile per tutti. Commettere un errore ci fa scoprire chi siamo, ovvero esseri umani. E se c’è il pentimento e la voglia di riscatto, è doveroso dare una seconda chance. E proprio così si chiama l’associazione che fa da tramite tra aziende e casa di reclusione di Massa (già modello virtuoso), per il progetto che punta a far uscire i detenuti più meritevoli per entrare nel mondo del lavoro e, una volta scontata la pena, avere uno strumento in più per stare nella società legalmente.
cagliaripad.it, 20 novembre 2024
Per l’assessora al Lavoro, compito delle istituzioni è quello di consentire a chi sta scontando una pena di avere la possibilità di costruire il proprio percorso di rientro nella società. L’assessora del Lavoro Desirè Manca ha espresso la necessità di avviare maggiore formazione nelle carceri nel corso di un incontro con la Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Irene Testa, e i Garanti degli istituti penitenziari di tutti i territori della Sardegna. “Su una popolazione carceraria di centinaia di detenuti, nei casi più critici, soltanto poche decine di persone hanno la possibilità di accedere ad un corso di formazione, di essere impegnate durante la giornata, ma soprattutto di avere una nuova opportunità per riprendere in mano la propria vita e riabilitarsi, di reinserirsi nella società grazie a un impiego”.
di Andrea Ceredani
agensir.it, 20 novembre 2024
L’allarme è di quelli che si rincorrono periodicamente e si ripetono, drammaticamente, senza differenze. L’ultima segnalazione ufficiale è arrivata all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2024, quando sono stati pubblicati i numeri del sovraffollamento nelle carceri. Preoccupante in molti istituti penitenziari toscani. Ne parliamo con don Paolo Ferrini, fresco di nomina a Delegato regionale toscano dei cappellani delle carceri e sacerdote della diocesi di Volterra.
redattoresociale.it, 20 novembre 2024
Ieri a Palermo incontro tra le persone all’interno del Co-Housing del progetto Ortis 2 e lo scrittore Giankarim De Caro. L’iniziativa, realizzata dall’associazione Un Nuovo Giorno è avvenuta nell’ambito del Festival dell’illustrazione e della lettura per l’infanzia “Illustramente”. Un laboratorio di lettura per favorire la riflessione su alcuni temi sociali e le potenzialità creative dei giovani adulti che hanno misure alternative alla pena e delle persone detenute che sono state accolte dentro il Co-Housing del progetto Ortis 2.0, realizzato dall’associazione Un Nuovo Giorno. Per l’occasione, ieri mattina, è intervenuto l’autore del romanzo “Fiori mai nati”, Giankarim De Caro. Lo scrittore, originario del quartiere Borgo Vecchio, racconta la storia della famiglia Calamone, gente “miserabile, arrogante, cattiva” con un romanzo in cui le vicende del protagonista Piero si legano a quelle dei suoi familiari. Sullo sfondo viene resa la Palermo buia e decadente degli anni ‘70, devastata prima dalle bombe americane e poi dall’abusivismo edilizio di stampo mafioso. È possibile scegliere di cambiare il proprio destino? De Caro non dà risposte, ma offre gli strumenti per confrontarsi sull’argomento.
di Alessandra De Luca
Avvenire, 20 novembre 2024
Con la regia di Gianfranco Pannone, il progetto di Armando Punzo per l’istituto di detenzione di Volterra diventa il documentario “Qui è altrove: buchi nella realtà”. Alla ricerca di un altro carcere possibile, di una nuova strada da percorrere, di una via di uscita dalla propria condizione negativa. A Volterra, nell’istituto di detenzione all’interno della Fortezza Medicea, da cui prende il nome la realtà che fa capo al regista Armando Punzo, Compagnia della Fortezza, si lavora con detenuti e allievi per mettere in scena la vita, non la morte.
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 20 novembre 2024
Nel 2022, ultimo dato disponibile, l’Istat certifica che il 92,7% degli italiani uccisi è ucciso da italiani e tra le donne italiane assassinate da italiani questa quota sale al 93,9%. “Tra il 2013 e il 2022 sono 201 le donne straniere conteggiate come vittime di femminicidio in Italia: di queste, oltre la metà (102) sono state uccise da uomini italiani”. Basterebbero queste righe, dal libro che sta scrivendo Emanuela Valente fondatrice del primo sito che ha preso nota di tutti i femminicidi (inquantodonna.it) per capire quanto sia velenosa l’insinuazione del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sull’aumento dei femminicidi causato “anche da forme di marginalità e di devianza in qualche modo discendenti da una immigrazione illegale”.
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 20 novembre 2024
Questo è un pezzo sul 25 novembre, sul peso delle parole e delle parole che vengono dalle istituzioni e dalla politica. È un pezzo sulla paura e sul coraggio, la responsabilità e l’assoluzione. Ma soprattutto è un pezzo sul cammino, sul movimento, progresso o avanzamento, scegliete dal mazzo. Trasformazione, mutamento, possibilità di. Perché al fondo, la battaglia contro la violenza si gioca tutta su questo crinale: si può cambiare qualcosa che per secoli ha avuto la stessa forma, lo stesso assetto, lo stesso ordine, lo stesso significato, gli stessi silenzi e gli stessi colpi? Un sistema, detta altrimenti, che ha sempre funzionato così? A questo ci riferiamo quando a gran voce invochiamo il “mutamento culturale”, a questo si riferisce, da un anno, Gino Cecchettin, il padre che ha cambiato la storia, ha girato il cappello come dice un detto latino-americano, segnando un punto di non ritorno nella tormentata storia italiana del contrasto alla violenza contro le donne.
di Maria Corbi
La Stampa, 20 novembre 2024
Il padre di Giulia: “Bisogna far capire che esiste un’alternativa a distruggere una vita. La propaganda non serve alla causa, maggioranza e opposizione lavorino insieme”. Deve essere stato complicato non pronunciare mai la parola “patriarcato” durante l’iniziativa “#Nessuna scusa” promossa da Mara Carfagna contro la Violenza di genere. Non lo fanno i ministri Piantedosi, Roccella e Nordio, non lo fanno gli altri oratori e nemmeno la moderatrice Maria Latella quando intervista Gino Cecchettin davanti alla platea di studenti della Luiss. Una parola “avvelenata” che però fuori dallo spalto Cecchettin pronuncia eccome, sempre con quel suo garbo così naturale e potente: “Per fare dei passi avanti dobbiamo comprendere tutti che alla base della violenza contro le donne c’è una cultura”.
di Gianfranco Pellegrino*
Il Domani, 20 novembre 2024
Per fuoriuscire dal patriarcato bisogna schiacciare tutta la genitorialità sulla maternità gestazionale? O forse la riflessione su forme di paternità non patriarcale, su come armonizzare i diritti delle gestanti e quelli genitoriali serve anche a quelle femministe che teorizzano l’importanza della differenza tra i sessi? Ora che la Gpa è stata dichiarata reato universale, c’è un imperativo per le femministe che avversano questa pratica: differenziarsi dalle donne di destra che pure sono contrarie e usano la loro contrarietà per difendere un modello patriarcale di famiglia e di donna.
di Maurizio Ferrera
Corriere della Sera, 20 novembre 2024
La sfida per la sinistra è quella di mantenere fermo il legame con i principi generali (diritti umani, giusto trattamento, integrazione dei regolari), e applicarli alla realtà dei fatti, tenendo in conto le paure dei cittadini. Cavalcata dai partiti della destra “patriota” (e dal trumpismo negli Usa), l’immigrazione resta uno dei temi politici più caldi in tutti i Paesi. Nei sondaggi, gli elettori hanno atteggiamenti ambivalenti. Se li si interroga sull’argomento, molti si dichiarano impauriti e percepiscono gli “stranieri” come una minaccia per l’ordine pubblico, i posti di lavoro, il welfare. Le cose cambiano se si chiede di indicare le principali preoccupazioni. Ai primi posti emergono le questioni economiche (reddito e potere d’acquisto) e sociali (sanità e pensioni). Nella scala di priorità dei cittadini, l’immigrazione scende al terzo o al quarto posto, in Italia si colloca addirittura dietro al cambiamento climatico e al debito pubblico.
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