Il Resto del Carlino, 16 settembre 2023
È stato diffuso in questi giorni il secondo numero dell’anno 2023 del giornale “Altra chiave news”, il giornale elaborato nel Carcere di Fermo dagli stessi detenuti. Questo numero è molto importante, perché come evidenzia la direttrice della Caritas Diocesana di Fermo, che è partner operativo del progetto promosso dall’Ambito Sociale XIX e dal Carcere, Barbara Moschettoni, “in questo numero del giornale elaborato dalla redazione composta da detenuti della Casa di Reclusione di Fermo, è il frutto del coinvolgimento degli alunni dell’istituto Tarantelli di Sant’Elpidio a Mare, che dopo la sospensione causata dal Covid, hanno riattivato la collaborazione con il Carcere, per un progetto formativo dal grande valore educativo, sia per gli alunni sia per gli stessi detenuti coinvolti nelle attività.
di Vincenzo Trione
Corriere della Sera, 16 settembre 2023
È necessario insegnare ai ragazzi anche a coltivare il dubbio e a vivere la cultura come domanda aperta. Lo scorso 17 agosto, nell’edizione milanese del Corriere, è stata pubblicata la lettera di uno studente di un liceo classico, che quest’anno ha conseguito la maturità. Vi si parla, con toni duri, di un’esperienza segnata da delusioni. La speranza. E la realtà. Da un lato, il desiderio che la scuola sia il luogo dove si impara a stare con gli altri e a fare comunità, dove si diventa adulti, responsabili dei propri gesti. Dall’altro lato, alcuni falsi miti: merito, performance, eccellenza. Ma, soprattutto, il disinteresse nei confronti della costruzione della persona. “Ciò che conta è il risultato, non il percorso, quello che sei è il voto, non la tua crescita, l’importante è andare avanti fino a quando non raggiungi il burnout: tutto il resto viene dopo”.
di Niccolò Carratelli
La Stampa, 16 settembre 2023
La premier annuncia la permanenza nei centri fino a 18 mesi. Alla Difesa il controllo sui rimpatri. Un video di poco più di sei minuti, per dire che sull’immigrazione “non abbiamo cambiato idea” e il governo è pronto a intervenire. Giorgia Meloni prova a uscire dall’angolo. Di fronte all’emergenza di Lampedusa, alla palese inefficacia degli accordi firmati con le autorità tunisine, al difficile coordinamento con Bruxelles e agli attacchi politici che arrivano anche dall’ala leghista della sua maggioranza, la premier decide di mandare segnali chiari.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 16 settembre 2023
Videomessaggio della premier. Lunedì in Cdm le nuove misure. E a Bruxelles chiederà una missione congiunta contro le partenze. Nelle carceri italiane ci sono poco meno di 60mila detenuti, ma nel Paese che sogna Giorgia Meloni tutte le 127mila persone sbarcate quest’anno sarebbero dovute finire dietro le sbarre. Lo ha detto ieri la premier con un video che risponde alle bordate degli ultimi giorni partite da Salvini e dalla Lega sul terreno delle politiche migratorie. Secondo la leader FdI a causa dei precedenti “governi immigrazionisti” i posti nei Cpr sarebbero “scandalosamente esigui”.
di Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera, 16 settembre 2023
“L’immigrazione irregolare, con i grandi problemi che comporta, pone in questi giorni il Paese e l’intera Europa di fronte a una sfida difficilissima. Sono situazioni e momenti in cui si misura la responsabilità. Da parte di tutti. Di chi per definizione ha responsabilità di governo. Di chi deve sostenerlo come forza di maggioranza, di chi fa opposizione: ognuno senza fare miopi calcoli politici”. L’appello del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi arriva nel momento più drammatico della gestione dei flussi.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 settembre 2023
I rimpatri forzati sono l’epilogo di una questione molto più ampia e non vanno considerati come elemento risolutivo del problema migratorio. Inoltre è importante incentivare i rimpatri volontari e di costruire una rete di tutela per le persone espulse, anche una volta tornate in patria.
di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 16 settembre 2023
Le criticità sulle carceri sono sempre le stesse, sui rimpatri gli annunci del governo si sono scontrati con la realtà. Il bilancio dell’ultimo anno di attività di Mauro Palma, garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Le strategie politiche del governo di Giorgia Meloni in tema migratorio al momento si sono rivelate fallimentari. Le promesse fatte in campagna elettorale non sono state rispettate e gli accordi bilaterali come quelli siglati con la Tunisia in ambito europeo, ma di cui Meloni è stata grande sponsor, non hanno portato ai risultati sperati. I migranti continuano ad arrivare mentre sullo stato dei rimpatri i numeri sono come quelli dello scorso anno secondo i dati del Viminale. A confermarlo è Mauro Palma, il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.
di Rocco Vazzana
Il Dubbio, 16 settembre 2023
La soluzione a un esodo mai visto prima, per la Lega rimane il ritorno integrale ai decreti sicurezza del “Capitano” e magari l’intervento della marina militare. “C’è una regia dietro gli sbarchi, quando c’era Salvini era diverso”.
di Lucio Caracciolo
La Stampa, 16 settembre 2023
Negli ultimi tre anni l’ex impero coloniale della Francia è stato colpito da un’epidemia golpista. Parigi deve ridurre le basi o sarà cacciata, mentre Putin trionferà nel Continente Nero. Noi europei guardiamo l’Africa dall’alto in basso. Se la guardiamo. Non solo perché il canone cartografico disegna l’Africa sotto l’Europa. È che ci pretendiamo superiori agli africani in ogni senso. Verità che non merita spiegazione. Postulato che può al meglio volgere in esotismo - hic sunt leones - al peggio in sfruttamento bestiale di popoli e risorse, quasi gli africani fossero cose a disposizione. Complesso di superiorità strutturato attorno all’essenzialismo più sfrenato: noi siamo nella Storia, voi non ci siete mai entrati; noi benestanti evoluti voi poveri arretrati; noi nazioni voi tribù. Insomma: noi bianchi voi neri. Razzismo istintivo, talmente immediato e spontaneo che stentiamo a percepirlo tale. Inasprito dal politicamente corretto che vorrebbe mascherarlo mentre perpetua il sentimento da velare.
di Simona Musco
Il Dubbio, 16 settembre 2023
La 22enne fu ammazzata di botte dalla polizia morale di Teheran per non aver indossato a dovere il velo. Una ciocca di capelli fuori dal velo. Tanto è bastato alla polizia morale di Teheran per dimostrare tutto il proprio fanatismo, arrestando e riempiendo di botte una giovane donna curdo- iraniana, Mahsa Amini, fino a farla morire. Una morte che ha rappresentato l’inizio di una rivolta che ha cambiato il volto dell’Iran, sceso in piazza al giro di “Donna, vita, libertà” per spezzare le catene. Mahsa avrebbe compiuto 22 anni il 21 settembre, ma il destino - suo e dell’intero Paese - le è piombato addosso il 13 settembre 2022, quando si trovava con i genitori a Teheran. La giovane donna è stata fermata a un posto di blocco, all’ingresso dell’autostrada Haqqani, dalle “Guidance Patrol”, la famigerata polizia morale custode della Sharia. La sua colpa: indossare l’hijab, il velo islamico, in maniera “non appropriata”, per via di quella ciocca di capelli che sfuggiva al tessuto. Mahsa è stata così arrestata - per un “ripasso di moralità” - e picchiata durante il tragitto in carcere, tanto da rendere necessario il ricovero in ospedale. Ma lì ci è arrivata in stato di morte cerebrale, fino alla morte, esattamente un anno fa, il 16 settembre, dopo tre giorni in terapia intensiva nell’ospedale di Kasra.
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