di Angela Stella
L’Unità, 22 maggio 2026
Il ministro schiera tutte le alte gerarchie di via Arenula per presentare le Strutture residenziali per l’accoglienza e il reinserimento dei detenuti. Ma dietro l’altisonante etichetta, niente che dia respiro alle prigioni prima dell’estate. L’estate sta arrivando, le celle cominciano a bollire, il sovraffollamento è arrivato al 139 per cento, i suicidi a 24 dall’inizio dell’anno ma le promesse del Governo per rendere più vivibili le nostre carceri resteranno disattese. Nessun provvedimento darà respiro alle prigioni entro i mesi più infernali. Ieri al ministero della giustizia c’è stata una conferenza stampa in pompa magna con il ministro Nordio, il vice ministro Sisto, i sottosegretari Balboni e Ostellari, il capo di gabinetto Mura, il Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, Antonio Sangermano, e altri dirigenti per presentare il “Regolamento recante le disposizioni in materia di strutture residenziali per l’accoglienza e il reinserimento sociale dei detenuti”.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 22 maggio 2026
Dovevano essere 5mila le persone a passare ai domiciliari nel corso dei difficili mesi estivi. Ma alla fine la platea è stata ridotta in partenza. Saranno esclusi i tossicodipendenti, chi ha ricevuto un provvedimento di espulsione, le persone con problemi psichiatrici, quelle che hanno restrizioni particolari o hanno avuto sanzioni. E le strutture di accoglienza ancora non ci sono. L’estate è alle porte. Lo è anche il caldo infernale che si respira nelle carceri quando arriva quella che fuori dai muri di cinta delle prigioni viene definita “la bella stagione”. Ma le promesse del governo, quelle di rendere il carcere un po’ più vivibile all’arrivo del caldo torrido, saranno disattese. Ancora una volta. Era stata annunciata una misura straordinaria che avrebbe “dato un gran contributo per abbattere il sovraffollamento”: fonti del ministero parlavano di 5mila detenuti fuori dal carcere entro l’estate. Sarebbero stati, era l’indiscrezione, accolti in case famiglia e strutture simili, con una “sorveglianza minima” da parte della Polizia penitenziaria.
di Paolo Doni
laprovinciaunicatv.it, 22 maggio 2026
In 11 istituti penitenziari italiani, sui 102 ispezionati nel corso del 2025 dall’associazione Antigone, erano presenti celle prive di riscaldamento, in 47 celle senza acqua calda, in 53 celle senza doccia. In 23 istituti il wc si trovava nello stesso ambiente in cui si cucina… Sempre nel medesimo rapporto si legge che tra i detenuti italiani sono registrate 9,4 diagnosi psichiatriche gravi ogni 100, il 21,1% assume farmaci stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi, il 46,5% ricorre a sedativi o ipnotici. Solo il 3,8% delle persone detenute è impiegato alle dipendenze di un datore di lavoro esterno. Esistono carceri dove ormai la popolazione detenuta sfiora le 600 unità e dove la tossicodipendenza riguarda oltre 200 soggetti e nei quali ci sono un solo operatore del Sert con un appoggio part-time, sei educatori e quattro psicologi. E una volta fuori? Comunità terapeutiche piene, una psichiatria territoriale che non regge il passo e un’offerta abitativa largamente insufficiente a una domanda di bassa soglia. Condizioni ideali per il meccanismo della cosiddetta “porta girevole”: chi esce, ha buona probabilità di tornare in strada e di lì a poco di rientrare in carcere. Quasi il 46% dei detenuti è già stato in carcere fino a 4 volte.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 22 maggio 2026
Ma sette sue dieci sono malati cronici. E ci sono quelli che fanno da badanti ai compagni di cella invalidi. Essere curati è un diritto che, in Italia, non si può negare neanche a chi si trova dietro le sbarre. Garantire condizioni sanitarie adeguate durante l’esecuzione della pena significa, per altro, contribuire al percorso di recupero della persona detenuta e al suo futuro reinserimento nella società. Eppure in celle affollate e malsane sono rinchiuse persone affette da patologie che, nei casi più gravi, non possono essere curate con le necessarie terapie determinando così un peggioramento e, talvolta, la morte.
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 22 maggio 2026
Le prigioni di oggi hanno preso il posto dei manicomi. Le Articolazioni per la Tutela della Salute Mentale (Atsm) hanno la stessa struttura degli Opg chiusi dieci anni fa, le regole di Mandela sono carta straccia. La prigionia di Nelson Mandela non ha solo liberato il Sudafrica, ha ispirato il mondo nella lotta di liberazione delle nazioni, unite dalla tortura e dai trattamenti inumani e degradanti dei prigionieri. Il suo corpo prigioniero ha stabilito le regole dell’ONU che portano il suo nome. Esse fissano il Diritto Umano, vale a dire il Limite dello Stato, invalicabile dal potere costituito, nel momento e nel modo in cui tratta i carcerati.
di Maurizio Crippa
Il Foglio, 22 maggio 2026
Il pubblico non pagante del true crime non accetta giudizi opposti senza ululare. Ma le disparità di valutazione dei tribunali rendono il sospetto più facile. Perdonerete il paragone abusato, non è per abbassare ogni volta i temi gravi, giustizia o politica, ai livelli del calcio. Purtroppo però è il modello del calcio - facile, binario, vocato all’urlo selvaggio - ad avere da tempo occupato quegli spazi. La giustizia in primis. Dunque il modello Var. Se la camera di consiglio degli arbitri dà rigore alla tua squadra, è inappellabile. Se lo dà agli altri, la contestazione è rumorosa e il sospetto è la naturale chiave di lettura. Per citare ancora il giudice Garapon, è “il sogno di un accesso alla verità liberata di ogni mediazione procedurale”. Tutto il resto è “insopportabile”.
di Simona Bonfante
Il Riformista, 22 maggio 2026
La semilibertà gli era stata attribuita con merito, oggi è in isolamento. Controllato da telecamere anche in bagno. Da 43 anni in galera, da 8 riconosciuto rieducato al punto da beneficiare della semilibertà, un altro uomo rispetto al terrorista che fu. Gilberto Cavallini, ex Nar, espia un fine pena mai. Dopo l’ultima condanna definitiva per la Strage di Bologna, a Cavallini, 73 anni, viene revocata la semilibertà e inflitti tre anni di isolamento diurno. Con l’avvocato Gabriele Bordoni cerchiamo di capire l’irragionevole implacabilità di questa punizione.
di Massimo Iondini
Avvenire, 22 maggio 2026
Non si è presentato all’appuntamento della sua terapia, alle porte di Milano, nel Centro specializzato dov’era ospite fisso, a prova di evasione. I suoi racconti di una vita passata dietro le sbarre, che si è fatta troppo pesante da portare avanti. “Il signor Giuliano B. invece non verrà”. Solo questa frase, consegnando una cartella ai due infermieri del Centro dialisi di Corsico e accompagnando un altro detenuto per la consueta seduta trisettimanale. “Cioè, mi sta dicendo che domani salterà la seduta?”. “No, non verrà più. Si è ucciso. Ieri, in cella, con il gas”.
Il Dubbio, 22 maggio 2026
Un detenuto egiziano di 26 anni è stato trovato impiccato in cella. De Fazio: “Il sistema toglie speranza”. Un altro detenuto si è tolto la vita in carcere. Questa volta è accaduto nella Casa circondariale di Lecce, dove un uomo di 26 anni, egiziano, è stato trovato impiccato nella sua cella del reparto “precauzionale”. Avrebbe finito di scontare la pena nel 2029. A darne notizia è Gennarino De Fazio, responsabile della Uil Fp Polizia penitenziaria, che parla di un sistema ormai allo stremo. Il numero dei detenuti suicidi dall’inizio dell’anno sale così a 25, due dei quali a Lecce nel giro di pochi giorni. Il primo episodio era avvenuto il 13 maggio scorso. A questi dati, ricorda il sindacato, si aggiungono anche due operatori.
di Rosa Maria Di Natale
La Repubblica, 22 maggio 2026
Era detenuto nel carcere di Parma dove stava scontando una pena a trent’anni. È morto nella notte all’ospedale Maggiore di Parma Vincenzo Salvatore Santapaola, conosciuto come Enzo, figlio dello storico capomafia catanese Benedetto Nitto Santapaola e di Carmela Minniti. Aveva 56 anni e il prossimo 2 giugno ne avrebbe compiuti 57. Da tempo era gravemente malato e le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi giorni, fino al trasferimento in ospedale. La sua morte arriva a meno di tre mesi da quella del padre Benedetto, deceduto il 2 marzo scorso nel reparto di medicina penitenziaria dell’ospedale San Paolo di Milano, mentre era detenuto nel carcere di Opera, anche lui al 41 bis. Come il padre, anche Vincenzo Santapaola aveva disposto che il proprio corpo fosse cremato.
- Bolzano. La vergogna del carcere, struttura vecchia e abbandonata a se stessa dove la quotidianità di detenuti (e agenti) è in un inferno
- Milano. Detenuti al lavoro nei cantieri. Corsi di formazione nel carcere di Opera
- Verona. Berti assume sei detenuti: “Conta la voglia di lavorare, giusto dare a tutti una seconda possibilità”
- Verona. Una cena in carcere: al “Montorio” l’evento benefico con lo chef Jacopo Natale
- Parole rimaste tra dentro e fuori










