di Giorgio Paolucci
Avvenire, 17 luglio 2022
I colloqui con i familiari sono il momento più atteso per le persone detenute. In molti casi i parenti per incontrarli devono affrontare viaggi lunghi e impegnativi, in cui al costo del biglietto dell’aereo o del treno si aggiungono quelli legati al collegamento con gli istituti di pena, spesso fuori dai centri abitati e raggiungibili solo in taxi o con lunghi pellegrinaggi da fare a piedi, carichi di pacchi e con bambini al seguito.
di Andrea Camurani
varesenews.it, 17 luglio 2022
Una mattinata che ha visto il cardinale Matteo Maria Zuppi partecipare ad un incontro organizzato dal cappellano di via per Cassano Magnago don David Maria Riboldi.
informazioneonline.it, 17 luglio 2022
La visita del cardinale Zuppi è stata l’occasione per fare il punto della situazione sulla casa circondariale con la comandante della Polizia penitenziaria Rossella Panaro. C’è una condizione di sovraffollamento, ma i numeri sono migliori rispetto al pre-Covid.
csi.milano.it, 17 luglio 2022
“Non avevo la fortuna di stare in un carcere con un campo da calcio, ma come facevamo spesso da ragazzini ci preparavamo una palla di calze, tutti donavano una calza per migliorare la forma e la rotondità del malloppo e giocavamo nello stretto corridoio dove trascorrevamo l’ora d’aria”. Le parole qui riportate sono quelle che Patrick Zacky ha scritto in un articolo per 7, il magazine de “Il Corriere Della Sera”. Il giovane attivista egiziano per i diritti umani fu detenuto nelle carceri del Cairo quasi due anni, in un caso clamoroso di rigida e ingiustificata detenzione a tratti privata di diritti minimi. Eppure, anche nel suo caso lo sport pare aver segnato un tassello determinante per poter guardare oltre, continuare a sperare, portare il corpo e la mente in una dimensione dove potersi riconnettersi alle cose più pure della vita, come il movimento, la condivisione con gli altri, un’umanità ritrovata, lo sport appunto.
di Gian Carlo Caselli
Corriere della Sera, 17 luglio 2022
Moltissimo è stato scritto in occasione del XXX anniversario della strage di via d’Amelio, dove insieme al grande Paolo Borsellino furono trucidati Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina ed Emanuela Loi. Mi ha colpito il bel libro di Giovanni Bianconi (“Un pessimo affare” - Solferino ed.), che oltre alla preziosa e obiettiva esaltazione dei grandi meriti e dell’eccezionale coraggio di Borsellino contiene una ricostruzione dei fatti che fa riflettere.
di Fabrizio Bianchi
Il Domani, 17 luglio 2022
Il concetto di rischio non è mai stato evocato così tanto e al contempo usato così poco per prendere decisioni. Sono tante le scelte oggi che comportano rischi non trascurabili da comunicare adeguatamente, da ghiacciai instabili a ondate di calore, da rigassificatori galleggianti a inceneritori, che se collocati in aree abitate non si può decidere a priori e con approccio paternalistico che siano esenti da rischi o ne producano di accettabili: un approccio che solitamente innalza il senso di oltraggio, la percezione del rischio e la sfiducia verso il proponente.
di Sara Scarafia
La Repubblica, 17 luglio 2022
La scrittrice e insegnante di liceo Viola Ardone: “Avevo il sogno di tornare in classe a settembre con la legge sulla cittadinanza dei ragazzi già approvata”.
di Franco Corleone
L’Espresso, 17 luglio 2022
Dopo anni di ostruzionismo la Camera dei deputati è costretta ad occuparsi della questione della cannabis; se la Corte Costituzionale nel febbraio scorso non avesse deciso con una motivazione tutta politicista la non ammissibilità del referendum, il 12 giugno il popolo avrebbe eliminato le norme penali più repressive della legge antidroga che dal 1990 sommerge i tribunali e riempie le carceri. Ovviamente il Parlamento avrebbe evitato questa prova.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 17 luglio 2022
La pretesa del Potere (politico o economico) di poter agire in segreto annulla il diritto alla conoscenza, che è fondamentale nelle società democratiche.
di Maurizio Delli Santi
MicroMega, 17 luglio 2022
Il 17 luglio ricorre un anniversario diverso per la Corte penale istituzionale, il cui statuto fu approvato nel 1998. Le nuove “banalità del male” della guerra in Ucraina possono essere contrastate riaffermando i principi dello Statuto della Corte penale internazionale, che fu approvato a Roma il 17 luglio 1998. Da allora lo Statuto di Roma, il “Rome Statut” come è ricordato nella comunità internazionale dei giuristi, rappresenta la più importante opera di codificazione sui crimini internazionali. È in forza dei suoi principi che oggi la Corte dell’Aja sta sostenendo le autorità giudiziarie ucraine per assicurare la raccolta delle prove e perseguire oltre 20.000 crimini di guerra e contro l’umanità, commessi soprattutto nei confronti dei civili tutelati dalle Convenzioni dell’Aja e di Ginevra. Anche l’Italia in questi giorni sta dando un senso compiuto all’anniversario, con il progetto del Codice dei Crimini internazionali. Ma altri passi importanti sono da compiere.
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