di Domenico Alessandro De Rossi*
L’Opinione, 29 novembre 2022
Dalla sentenza della Cedu agli Stati generali nulla è cambiato nelle carceri. Indirizzando il suo avvertimento al presidente del Consiglio e al ministro della Giustizia, il penitenziarista, nonché presidente onorario del Cesp, Enrico Sbriglia in un suo articolo recente così scriveva a proposito dello stato delle carceri e degli esperti in edilizia penitenziaria: “Diffidino dei Santoni del mattone ad ogni costo, si insospettiscano (Giorgia Meloni, Carlo Nordio e forse anche il Dap, osservo io) verso quanti vogliano cancellare l’esistenza degli istituti malmessi, per farne dei nuovi e, in tal modo, distruggere la prova provata di decine di anni di malgoverno e di cattiva programmazione, rifacendosi così la verginità forse mai posseduta; abbiano i nuovi conductores tale civico coraggio!”.
di Antonino Sala
L’Opinione, 29 novembre 2022
L’ultimo dato dei suicidi in carcere, 79 dall’inizio dell’anno, è il peggiore che si registra da 13 anni. Questo fatto dovrebbe aprire in Parlamento una seria riflessione su questa umanità perduta. Recentemente Il Dubbio ha rilanciato un appello firmato da diverse personalità per chiedere l’applicazione di alcune misure per rendere la vita nelle strutture di detenzione meno difficili come: aumentare il numero di telefonate verso i familiari; alzare a 75 giorni i 45 previsti a semestre per la liberazione anticipata; creare spazi da dedicare ai familiari; aumentare il personale per la salute psicofisica; giustizia riparativa e sanzioni sostitutive delle pene detentive. Purtroppo ancora oggi in Italia la detenzione è vista come la più efficace misura di protezione e prevenzione dal crimine da far scontare ad un condannato, nonostante la nostra Costituzione parli di pena e non di carcere.
di Federico Rucco
contropiano.org, 29 novembre 2022
La scorsa settimana su incarico dell’avvocato difensore Flavio Rossi Albertini, un medico - la dottoressa Milia - ha potuto visitare il detenuto e l’ha trovato “in condizioni discrete”, pur se sofferente per il freddo e dunque, per precauzione, non usufruisce dell’ora d’aria. Alfredo Cospito ha già perso oltre 20 kg di peso. Il primo dicembre è prevista la decisione relativa al reclamo presentato dai suoi legali in merito all’applicazione del regime di 41-bis.
di Giulia Galzigni
dinamopress.it, 29 novembre 2022
Alfredo Cospito, anarchico, è in sciopero della fame da un mese. Vuole denunciare le condizioni della pena di chi è condannato al 41bis, come lui. Soprattutto se il verdetto è emesso per opinioni politiche e come strumento di repressione
di Valentina Stella
Il Dubbio, 29 novembre 2022
Meno soldi per intercettazioni e polizia penitenziaria: agenti e pm furiosi, accuse da Pd, M5S e Italia viva. Nelle 310 pagine della bozza di legge di Bilancio ci sono capitoli dedicati alla giustizia. L’art. 150 prevede che il “Fondo per il finanziamento di interventi in materia di giustizia riparativa di cui all’articolo 67, comma 1, del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (il testo attuativo della riforma penale di Cartabia, ndr) è incrementato di 5 milioni di euro annui a decorrere dal 2023”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 29 novembre 2022
Per gli agenti 35 milioni in meno, altri 2,5 risparmiati sulla “refezione” e sul “minorile”. I sindacati: “Pronti a protestare”. Sul fronte razionalizzazione della spesa pubblica, in merito al carcere, si risparmia sul personale penitenziario e sul servizio mensa. Nel contempo si apre un piccolo spiraglio: per attuare la giustizia riparativa, contemplata dalla riforma Cartabia, si prevede un incremento di 5 milioni di euro annui a decorrere dal 2023.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 29 novembre 2022
Carceri, la scure del Bilancio. La manovra abbatte la spesa su agenti, mense e intercettazioni. Sindacati increduli. Il paradosso di un governo di estrema destra che taglia sul personale di Polizia penitenziaria è contenuto in poche righe, nelle Disposizioni finanziarie e finali (titolo XVI), delle 310 pagine in cui si sviluppa la legge di bilancio. L’ultima bozza circolata ieri sera prevede che dal 2023 il ministero della Giustizia debba assicurare “mediante la riorganizzazione e l’efficientamento dei servizi degli istituti penitenziari”, in particolare “con la ripianificazione dei posti di servizio e la razionalizzazione del personale”, il conseguimento di “risparmi di spesa non inferiori a 9.577.000 euro per l’anno 2023, 15.400.237 euro per l’anno 2024 e 10.968.518 euro annui a decorrere dall’anno 2025”.
di Angela Stella
Il Riformista, 29 novembre 2022
Nella bozza della manovra la sforbiciata alla spesa per il personale negli istituti di pena, i sindacati degli agenti annunciano battaglia: “Increduli”. Critiche dall’opposizione. Silenzio di Lega e FdI.
di Giulia Merlo
Il Domani, 29 novembre 2022
Gli emendamenti presentati dagli azzurri circoscrivono la norma, inserendo la parola “musicali” per specificare il tipo di raduni e anche “con spaccio di sostanze stupefacenti”. Inoltre abbassano la pena “da 2 a 4 anni” per gli organizzatori, eliminando la possibilità di intercettare.
di Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 29 novembre 2022
Meno carcere e niente appello dopo l’assoluzione. Niente carcere, di fatto, per i corrotti e niente impugnazioni in appello per i pm. Forza Italia torna a rumoreggiare con i suoi cavalli di battaglia. In commissione Giustizia del Senato ha depositato, a firma del capogruppo Pierantonio Zanettin, 14 emendamenti: tra questi, uno punta a escludere i reati corruttivi dall’elenco degli ostativi ai benefici se un detenuto non collabora come, invece, prevede la legge spazzacorrotti dell’ex ministro M5S, Alfonso Bonafede. Un altro emendamento impedisce ai pm di ricorrere in appello in caso di assoluzione di un imputato. Si tratta di proposte care a Silvio Berlusconi, che vogliono modificare il primo decreto legge del governo, che contiene anche la riforma dell’ergastolo ostativo. Riforma, come noto, imposta dalla Corte costituzionale, che ha trasformato l’ostativo da assoluto a relativo. Solo che, per i permessi premio, ha stabilito da sola i paletti per accedervi, mentre per la libertà condizionata ha chiesto nel 2021 al Parlamento di varare una riforma. L’ha approvata, però, solo la Camera; il Senato, con la scusa dell’elezioni anticipate, ha dato buca. Così, il nuovo governo il 1º novembre è intervenuto per decreto, in modo da evitare che l’8 la Consulta potesse decidere in autonomia per detenuti, pure stragisti non collaboratori, le regole per ottenere la condizionale.
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