di Anna Foa
La Stampa, 21 maggio 2026
Il video che ritrae Ben-Gvir tra gli attivisti della Flotilla è una bomba gettata in un contesto incandescente. Il ministro israeliano Ben-Gvir ha visitato nel porto israeliano di Ashdod gli attivisti della Flotilla rapiti dall’IDF in acque internazionali, legati e costretti a stare inginocchiati col volto a terra in una posizione quanto mai umiliante. Il ministro, non nuovo a simili azioni nei confronti di detenuti ammanettati, li ha violentemente irrisi. Lo vediamo in un video che non è un falso creato dall’Ai, ma un video autentico, divulgato sul sito ufficiale di Otzmà Yehudit, il partito di Ben-Gvir. Una donna che ha cercato di resistere all’ordine di inginocchiarsi e che ha gridato «Palestina libera» è stata buttata a terra con violenza dai soldati, mentre Ben-Gvir commentava: "Ben fatto, Tovà".
Benda sugli occhi e mani legate dietro la schiena, Ben-Gvir ha umiliato gli attivisti della Flotilla
di Monica Ricci Sargentini
Corriere della Sera, 21 maggio 2026
“Non eroi ma terroristi, guardate come sono ridotti”. Il video choc: gli arrestati messi in ginocchio, un uomo trascinato da due agenti. E il ministro di Netanyahu incita i soldati: “Ottimo lavoro”. Le immagini si aprono con una donna in piedi, indossa una maglietta verde, ha una benda nera sugli occhi e le mani legate dietro la schiena. È Cat, un’attivista irlandese della Global Sumud Flotilla. Intorno a lei ci sono agenti della sicurezza israeliana con il volto coperto. A un certo punto la giovane comincia a gridare: “Free, free Palestine”. Fa appena in tempo a ripeterlo due volte che i soldati le si lanciano addosso. “Buona, buona”, le dicono mentre la spingono verso il basso e la costringono a inginocchiarsi. In sottofondo si sente una voce che elogia gli agenti: “Ottimo lavoro”.
di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 21 maggio 2026
Entro 60 giorni i giudici decideranno se la Corte ha giurisdizione sul caso che coinvolge il sodale del torturatore Almasri. Caso che sta scoperchiando il sistema di violenze e i crimini commessi dal 2014 al 2020 a danno di migranti, oppositori e attivisti nel carcere che sorge vicino la pista dell’aeroporto di Tripoli. È iniziato il secondo giorno di udienza preliminare alla Corte penale internazionale nei confronti di Khaled al Hishri, membro delle milizie Rada che insieme a Osama Almasri e altri ufficiali gestiva il centro di detenzione per migranti di Mitiga. Al Hishri è accusato di 17 capi di imputazione diversi tra cui crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi in Libia dal 2015 al 2020. Era stato arrestato dalle autorità tedesche nel luglio del 2025 e poi è stato estradato lo scorso dicembre. Ora la Corte dovrà decidere se andare a processo o meno e la decisione avverrà nel prossimo mese di luglio.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 21 maggio 2026
“Le norme e le istituzioni create per il rispetto dei nostri diritti vengono svuotate. Per Trump, Netanyahu, Putin e i loro emuli il diritto internazionale non vale, sono leader predatori. Intanto l’Ue continua a mostrarsi forte con i deboli, inasprendo sempre più le sue contro le persone migranti, richiedenti asilo e rifugiate, e debole coi forti”. Intervista a Riccardo Noury, Portavoce di Amnesty International Italia, saggista, una vita dedicata alla battaglia per il rispetto dei diritti umani in Italia e nel mondo.
di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 20 maggio 2026
Secondo il rapporto annuale di Antigone, le prigioni italiane versano in condizioni disumane: 8 mila detenuti in più in 4 anni. Celle allagate o sporche. Corridoi con rifiuti e cibo per terra. Celle lisce, che nel gergo penitenziario significa spazi oscuri dove accadono cose brutte. Agenti infiltrati nelle prigioni, gestione parallela della sicurezza affidata alla Polizia penitenziaria, svilimento del ruolo di direttori ed educatori, chiusura del carcere alla società civile, migliaia di detenuti murati nelle celle, decine di detenuti morti per cause restano perennemente da accertare, abuso dello strumento disciplinare e dell’isolamento in tutte le sue forme, celle sovraffollate oltre il limite della sopportazione. E ancora. Raddoppio in un anno del numero dei bimbi in carcere con le loro mamme; triplicazione dal 2022 del numero delle persone soggette a regime di vita chiuso.
di Giuseppe Muolo
Avvenire, 20 maggio 2026
Settantatré anni. Di cui oltre trenta trascorsi nella sezione di Alta Sicurezza della casa di reclusione di Padova. Pietro Giuseppe Marinaro si è tolto la vita lo scorso 28 gennaio. Aveva appena saputo che sarebbe stato trasferito di lì a breve. Non ha retto allo shock. Avrebbe perso all'improvviso tutti i suoi punti di riferimento. Pochi mesi prima, nel Centro di prima accoglienza dell’istituto penale per minorenni di Treviso, si era suicidato un minore straniero di soli 17 anni, arrivato in Italia dalla Tunisia. Tra le 106 persone che nell’ultimo anno e mezzo hanno deciso di farla finita in carcere, ci sono loro due. Il più vecchio e il più giovane in assoluto. Storie, non numeri. Punte dell’iceberg di un sistema, quello penitenziario, che vede crescere sia l’età media dei detenuti sia la presenza di giovanissimi. Ma che, soprattutto, sta cadendo a picco.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 20 maggio 2026
Il carcere è sull’orlo di un baratro. Lo hanno denunciato in una lettera i detenuti e redattori di Radio Rebibbia / Jailhouse Rock. Un baratro di cui non si può parlare, dentro cui non si può protestare e che, per chi è fuori, è sempre più complicato da vedere. Chiedono di non voltarsi dall’altra parte, di incalzare e non dare “tregua ai ministri che decidono le nostre sorti. Prima del disastro”. Lo chiedono soprattutto a chi ha quel potere di ispezione: i parlamentari, non a “quelli che vengono a Rebibbia a stringere la mano ai detenuti eccellenti, parlano con i vertici e se ne vanno”, ma a quelli “con senso democratico e un minimo di umanità”.
di Susanna Marietti
Il Fatto Quotidiano, 20 maggio 2026
Il XXII Rapporto di Antigone restituisce un quadro ingestibile. A nulla è servito il “piano carceri” del governo. Tra i dati emblematici: numero raddoppiato dei bambini rinchiusi con le mamme “Tutto chiuso”. È questo il titolo del XXII Rapporto di Antigone sulle carceri italiane, frutto di 102 visite agli istituti di pena effettuate dagli osservatori dell’associazione. Il Rapporto è stato presentato questa mattina a Roma e ci restituisce un quadro oramai ingestibile e senza speranza. Tutto chiuso, dalle porte delle celle ai cancelli delle mura di cinta.
di Anna Lisa Antonucci
Il Foglio, 20 maggio 2026
Nelle carceri italiane “nessuno si fida più di nessuno”. Dal 2022 al 2025 gli istituti di pena si sono sempre più chiusi al mondo esterno, i detenuti trascorrono quasi tutta la giornata in celle affollate e malmesse, l’isolamento è largamente utilizzato come metodo punitivo (la sua applicazione è aumentata del 171%) e la società esterna è ostacolata all’ingresso in carcere. Inoltre, l’introduzione della figura dell’agente di polizia penitenziaria sotto copertura “toglie fiducia e trasparenza al sistema”. È la fotografia sulle condizioni di detenzione in Italia, realizzata dai volontari di Antigone attraverso 102 visite nelle carceri del Paese, contenuta nel XXII rapporto dell’associazione intitolato “Tutto chiuso”.
di Viviana Daloiso
Avvenire, 20 maggio 2026
Anche se non hanno alcuna colpa, i piccoli vivono reclusi con le loro madri. Il prezzo più duro lo pagano proprio loro, tra norme deboli e alternative insufficienti. “Apri”. Qualche giorno fa, in occasione di un incontro organizzato al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e dedicato al tema dei bambini in carcere, il presidente di Unicef Italia Nicola Graziano s’è soffermato su questa parola annunciando l’imminente produzione di un cortometraggio intitolato proprio così, Apri: “Un bambino in carcere, d’altronde, dopo la prima parola “mamma” impara la parola “apri”. Perché vuole aprire la porta della cella”.
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