di Roberto Russo
Corriere del Mezzogiorno, 1 giugno 2022
“Una misura di civiltà, le donne incinte e le mamme di figli piccoli non devono stare in carcere”. Paolo Siani, deputato dem, illustra la legge approvata alla Camera. Per sdrammatizzare si potrebbe partire da un film come “Ieri, oggi, domani” in cui Sofia Loren, contrabbandiera di sigarette, si dava alle gravidanze seriali per evitare la cella. Oppure si può fare i conti con la realtà: nel 2018 una detenuta di Rebibbia, disperata, gettò i suoi due bimbi dalla tromba delle scale della prigione, uccidendoli. “Quando ascoltai la storia, raccontata dal cappellano del carcere, mi vennero i brividi”.
di Denise Amerini* e Corrado Ezio Barachetti**
collettiva.it, 1 giugno 2022
Il lavoro è un elemento cardine della rieducazione ed è elemento fondante del nostro ordinamento costituzionale, fin dall’articolo 1. La Costituzione non fa differenza fra lavoratori detenuti e non, tutela il lavoro in tutte le sue forme, per questo in carcere deve perdere ogni carattere afflittivo, di sfruttamento, di minore riconoscimento, e stabilire pari dignità e pari diritti. Anche la giurisprudenza costituzionale, come la Corte europea dei diritti dell’uomo, ha ripetutamente affermato la formale equipollenza del lavoro penitenziario con il lavoro libero, e il fatto che sia finalizzato alla rieducazione non implica di per sé alcuna deroga alla comune disciplina giuslavoristica e previdenziale. Non può essere un obbligo, né un’opportunità, è un diritto/dovere, l’amministrazione “è tenuta a” garantirlo.
di Laura Badaracchi
Avvenire, 1 giugno 2022
Si ricomincia dalla Casa circondariale di Lanciano, in provincia di Chieti, dove oggi scenderanno in campo 36 padri detenuti e 60 figli e figlie, a turno, per giocare insieme a calcio. Daranno loro il fischio d’inizio a “La partita con papà”, iniziativa promossa nel mese di giugno in 70 delle 190 carceri di tutta Italia dall’associazione Bambinisenzasbarre, in collaborazione con il Dipartimento amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia.
di Annalisa Chirico
Il Foglio, 1 giugno 2022
Alla giustizia serve una sveglia. Parla il giudice D’Ambrosio. “Nell’attesa che l’Anm venga sciolta, è bene votare sì ai referendum sulla giustizia”, parla così al Foglio Corrado d’Ambrosio, giudice civile al Tribunale di Salerno, mai iscritto ad alcuna corrente e convinto assertore dello scioglimento del sindacato delle toghe.
di Valter Vecellio
Il Dubbio, 1 giugno 2022
Solo con grande ritardo si è cominciato a dare un minimo di visibilità alla consultazione del 12 giugno. Fa paura avvicinare gli elettori a una questione come la giustizia, decisiva per la democrazia. Da più parti, si comincia a prendere cognizione del clamoroso ma non sorprendente silenzio sui temi referendari del 12 giugno prossimo, e più in generale dei temi relativi alla giustizia. Non è mai troppo tardi, anche se il ritardo è enorme, per quello che riguarda i referendum per una giustizia più giusta: quasi incolmabile.
di Simona Musco
Il Dubbio, 1 giugno 2022
Simone Uggetti tra i promotori dei Referendum sulla giustizia. L’ex sindaco di Lodi “perse” la fascia per colpa della Severino, ma dopo una condanna in primo grado e 10 giorni in carcere è stato assolto.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 1 giugno 2022
Cambia il processo costituzionale. Spazio al dialogo giudici-avvocati. Le nuove regole di Amato. Con un decreto, lunedì il presidente ha profondamente cambiato le regole delle udienze costituzionali. In modo che il processo possa tornare a essere fondamentalmente un processo orale.
di Raffaele Sardo
La Repubblica, 1 giugno 2022
Trovato impiccato detenuto napoletano di 47 anni. Lo hanno trovato impiccato nella sua cella domenica scorsa intorno alle 13. Un detenuto napoletano, Erasmo N., 47 anni, si è suicidato stringendosi al collo un lenzuolo legato alla grata della cella. Quando il personale carcerario che l’ha trovato ha dato l’allarme, non c’era più niente da fare.
di Sandra Berardi*
Il Dubbio, 1 giugno 2022
Le drammatiche lettere di Francesco, detenuto a Cosenza e che finirà di scontare la pena a ottobre, inviate all’Associazione Yairaiha onlus nelle quali racconta come non gli è stato concesso il permesso dell’ultimo saluto.
di Pietro Pellegrini
Il Manifesto, 1 giugno 2022
Il 4 ottobre 2019 nella Questura di Trieste avviene l’omicidio di due agenti di Polizia e il tentato omicidio di altri otto. L’imputato, un trentenne, è stato sottoposto a due perizie psichiatriche, risultando imputabile con la prima e non imputabile per la seconda.
- Milano. Detenuti come mafiosi anche se innocenti: l’orrore di Stato nei Cpr
- Torino. Torture in carcere, gli agenti a processo sono già tornati in servizio
- Torino. L’ex direttore del carcere si difende: “Le torture? Erano solo voci”
- Udine. Il servizio bibliotecario arriva in carcere
- Livorno. Teatro in carcere all’Isola di Gorgona









