di Giansandro Merli
Il Manifesto, 2 giugno 2022
Tarik Lamloum, esperto di immigrazione: “Abbiamo chiesto a Italia e Ue di condizionare i finanziamenti a guardia costiera e autorità di Tripoli al rispetto dei diritti umani. Ci hanno sempre ignorati”. Tarik Lamloum è un esperto di immigrazione e attivista per i diritti umani. È nato e vive in Libia, ma nelle ultime settimane ha visitato diversi paesi europei. Fa parte di un’organizzazione, che preferisce non nominare per ragioni di sicurezza, che documenta le violazioni dei diritti di migranti e rifugiati nel paese nordafricano. Visita spesso i centri di detenzione ed è attiva nelle città di Tripoli, Zliten, Misurata e al confine tra Libia ed Egitto.
di Futura D’Aprile
Il Domani, 2 giugno 2022
“Ha saputo approfittare del conflitto in Ucraina per opprimere maggiormente la società e attaccare i curdi in Iraq e Rojava”. Quello di Gezi sembra un parco come tanti, un’area verde nel cuore di Istanbul in cui famiglie, gruppi di amici o lettori solitari possono trovare un po’ di tranquillità e godersi l’ombra degli alberi, a pochi metri di distanza dalla caotica Istiklal Cadesi, la via dello shopping affollata di turisti e vetrine ammiccanti.
di Viviana Mazza
Corriere della Sera, 2 giugno 2022
Parla la moglie del ricercatore iraniano-svedese Ahmadreza Djalali, condannato a morte per spionaggio. Djalali ha lavorato per due anni all’Università del Piemonte Orientale.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 1 giugno 2022
Così ha svelato Ornella Favero, presidente della Conferenza nazionale volontariato giustizia: “Siamo abituati a ridicolizzare nel modo più triste e squallido quello che ha a che fare con gli affetti e con la sessualità delle persone detenute, a partire dalla solita definizione di ‘celle a luci rosse’“.
di Giulia Siviero
ilpost.it, 1 giugno 2022
Uno studio di fattibilità su una proposta arrivata dalla Regione Toscana ha provocato un nuovo giro di polemiche su un tema spesso sminuito. Uno studio di fattibilità richiesto dalla Commissione Bilancio del Senato, riguardo alla possibilità di costruire una serie di strutture nelle carceri italiane per garantire ai detenuti uno spazio privato in cui esercitare il proprio diritto all’affettività e alla sessualità, ha provocato una serie di polemiche, specialmente su alcuni giornali di destra.
di Luigi Manconi
La Stampa, 1 giugno 2022
Chiunque si trovi in galera ha il diritto umano di pensarsi e dirsi innocente. Perché vittima di un errore giudiziario o di una persecuzione politica; più spesso, perché convinto che le giustificazioni e le attenuanti, di natura sociale o culturale, siano più rilevanti delle proprie responsabilità soggettive; o perché persuaso, infine, che le colpe del mondo o della società, dei governanti o dei nemici personali finiscano per mandarlo assolto.
di Concita De Gregorio
La Repubblica, 1 giugno 2022
Che tipo di stress deve sopportare un piccolo in prigione con la sua mamma? “Mai più bambini in carcere” è uno di quei temi il cui svolgimento è, in apparenza, inutile. In astratto, non c’è chi non possa dire: ma certo, non si ereditano le colpe dei padri.
di Enrico Bellavia
L’Espresso, 1 giugno 2022
Plaudiamo al primo via libera della Camera che ferma lo scandalo dei piccoli al seguito delle madri recluse. Ma è solo un primo passo. Perché anche dalla qualità del proprio sistema detentivo si legge il grado di maturità di una nazione.
di Danilo Paolini
Avvenire, 1 giugno 2022
Dopo la Legge Simeone-Saraceni del 1998 e la “Finocchiaro” dal 2001 siamo al terzo intervento normativo per evitare il carcere ai bambini fino a 6 anni e alle loro madri.
di Viviana Daloiso
Avvenire, 1 giugno 2022
Dopo il primo sì alla Camera, già si discute sulle modalità di applicazione delle norme a favore di madri detenute e figli. Il nodo risorse legato e la necessità di accelerare sulle strutture.
- Siani (Pd): “Ecco la mia legge. Le mamme non stiano in cella con i figli piccoli”
- Da detenuti lavoratori a lavoratori detenuti
- Una partita di calcio tra padri e figli. Anche in carcere si scende in campo
- Magistrati per il Sì al referendum
- Negare l’informazione sui referendum significa anche tradire il messaggio di Pannella









