brindisireport.it, 16 febbraio 2021
La presidente del consiglio regionale, Loredana Capone, accompagnata dal garante regionale dei detenuti, Pietro Rossi, ha visitato ieri mattina (lunedì 15 febbraio) le case circondariali di Brindisi e Lecce, nell'ambito di un tour che nei prossimi giorni coprirà anche le altre strutture detentive regionali. A tal proposito nei prossimi giorni sarà insediato un tavolo regionale alla presenza dei direttori dei penitenziari, del provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria Giuseppe Martone, dell'assessore alla sanità Pierluigi Lopalco, del direttore del Dipartimento regionale promozione della salute, Vito Montanaro e dei direttori generali delle Asl pugliesi
"Tra tutti i diritti che abbiamo il dovere di tutelare - ha detto la presidente Capone - quello più importante è certamente il diritto alla salute. Nella vita di tutti i giorni, sui luoghi di lavoro, all'interno dei nostri ospedali, nelle residenze che si prendono cura dei nostri anziani, e nelle carceri. Non c'è chi ha più diritto e chi meno, è una questione di equità e di dignità della vita, e le detenute e i detenuti hanno gli stessi diritti dei cittadini liberi. Ecco perché è fondamentale lavorare sulle condizioni dei detenuti e dare sostegno alle famiglie con l'obiettivo di eliminare, o quanto meno ridurre il più possibile, quei confini in cui ad oggi, purtroppo, vi è ancora una reale sospensione della nostra Costituzione".
La Capone e Pietro Rossi si sono recati prima presso il carcere di Lecce, dove hanno incontrato la direttrice, Rita Russo, il comandante Riccardo Secci, la presidente dell'associazione Antigone, Mariapia Scarciglia, la garante comunale, Maria Mancarella, poi si sono spostati presso la casa circondariale di Brindisi. "Nel confronto con la direttrice, Maria Teresa Susca - afferma Loredana Capone - ho colto subito il prezioso lavoro. Questa pandemia ci ha fatto riscoprire il valore dello spazio e per chi vive una condizione di limitazione è fondamentate avere luoghi per la socializzazione o fare due passi".
"Credo sia fondamentale affrontare con loro, il presidente Emiliano e la Giunta - prosegue la Capone - inoltre, anche il tema delle risorse del Next Generation Eu destinate proprio alla Giustizia e al Sistema Penitenziario che, stando alle prime anticipazioni, dovrebbero essere utilizzate per costruire nuove strutture detentive. Ma è davvero solo costruendo carceri che si innova il sistema? Oppure lì dove non c'è necessità di costruire basterebbe modernizzare quelle esistenti? Investendo sulle risorse umane (educatori, mediatori, psicologi), potenziando le infrastrutture tecnologiche, per assicurare la formazione professionale a distanza per esempio, o per aumentare le possibilità di video colloqui con i familiari? Con interventi che avrebbero magari un impatto il più significativo possibile nella lotta alla recidiva e negli obiettivi di recupero sociale dei condannati? A queste domande dovremo rispondere ai tavoli, insieme ai direttori, e dovremo farlo in fretta perché la salute e la dignità non possono aspettare. D'altra parte è questo uno dei più grandi lasciti di questo tempo di pandemia".
Intanto gli uffici sono già al lavoro per concordare la visita nelle altre dieci carceri pugliesi e per organizzare un primo incontro con i direttori, l'assessore Lopalco, il direttore del Dipartimento regionale promozione della salute, Vito Montanaro e i direttori generali delle Asl pugliesi.
quotidianodipuglia.it, 16 febbraio 2021
Salute e area psichiatrica in carcere. Sono stati gli argomenti al centro dell'incontro che si è tenuto oggi al carcere di Lecce tra i rappresentanti dell'associazione Antigone, il sindaco di Lecce e la presidente del Consiglio regionale Loredana Capone.
La delegazione ha visitato la sezione femminile, il reparto delle detenute comuni, le salette di socialità, la zona delle lavorazioni e i passeggi. "Le donne presenti al momento della visita sono 85: 41 comuni, 41 As, 2 infermeria e 1 nido - spiegano dall'associazione. Nelle celle delle detenute comuni sono allocate 3 persone. La saletta di socialità è spoglia ma sono presenti alcuni macchinari per l'attività fisica. I detenuti presenti in totale sono 1017 su una capienza regolamentare di 610 posti. Il nuovo reparto da 200 posti inaugurato nel 2020 è operativo solo come reparto Covid 19 con 16 celle singole per detenuti positivi o/e in quarantena. Gli stranieri sono sotto il 15%. Per un totale di 166. La provenienza è perlopiù dei paesi dell'est e Albania. Non ci sono detenuti positivi ma c'è stato nelle settimane precedenti alla visita un piccolo focolaio che ha interessato 14 agenti di polizia penitenziaria. Gli agenti al momento sono tutti rientrati in servizio". L'associazione rileva varie criticità nel reparto osservazione psichiatrica in cui vi è un solo psichiatra su una pianta organica di quattro.
"Per questi motivi - proseguono - la Asl ha ridotto i posti letto da 20 iniziali a 15 ciò a causa della penuria di psichiatri. Al momento della visita i posti occupati nel Rop sono sei. Si tratta di detenuti con patologie e disturbi psichiatrici importanti definitivi con misure di sicurezza che dovrebbero essere allocati nelle Reims, ma i pochi posti creano lunghe liste d'attesa trasformando i reparti di osservazione in zone limbo dove permangono soggetti che in carcere non potrebbero più permanere".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 febbraio 2021
Dimesso dall'ospedale dove era stato ricoverato per Covid. È morto tre ore dopo essere stato dimesso dall'ospedale dove era ricoverato per infezione da Covid 19. Una prima diagnosi parla di arresto cardiocircolatorio. Oggi dovrebbero effettuare l'autopsia sulla salma del 57enne detenuto albanese del carcere di Larino, deceduto giovedì scorso, poco dopo essere stato dimesso dal reparto di Malattie infettive dell'ospedale Cardarelli.
L'esame autoptico è stato disposto dalla Procura di Larino che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, dopo il decesso avvenuto giovedì alle 15.30 in carcere. Attualmente, il cadavere del 57enne è custodito nella cella frigorifera dell'obitorio dell'ospedale San Timoteo di Termoli, a disposizione della Magistratura frentana, mentre non è stato ancora deciso dove far effettuare l'autopsia, potrebbe essere anche trasferita fuori regione.
Si cercherà quindi di chiarire le effettive condizioni di salute dell'uomo, albanese residente in Italia da tempo, al momento delle dimissioni dall'ospedale dove era stato assistito per infezione da Covid- 19. Il caso riporta alla luce le condizioni dei detenuti del carcere di Larino dove già in autunno era scoppiato un grosso focolaio con decine di contagi. Purtroppo nelle ultime settimane ci sono stati nuovi casi all'interno della Casa circondariale frentana con circa 15 persone risultate positive al Sars- Cov2.
Sulla vicenda è intervenuto Aldo di Giacomo. L'esponente del Sindacato Polizia Penitenziaria ha puntato i riflettori sul caso del detenuto deceduto e ha chiesto nuovamente che ai detenuti e agli agenti penitenziari venga somministrato uno dei due vaccini precedentemente autorizzati dall'Aifa, vale a dire Pfizer o Moderna e non quello di AstraZeneca.
Di Giacomo contesta infatti la decisione del governo di far somministrare ai detenuti, ma anche alle forze dell'ordine e agli insegnanti, il vaccino AstraZeneca che al momento sembra essere meno efficace per persone che hanno superato i 55 anni d'età e con patologie accertate. Dubbi che sono legati anche all'efficacia contro le varianti del virus che stanno emergendo negli ultimi mesi anche se al momento anche il terzo vaccino approvato in Italia è considerato affidabile e sicuro contro la variante inglese del virus.
Ma se da una parte c'è il discorso vaccini, dall'altra rimane la questione delle misure per alleggerire la popolazione penitenziaria. Com'è detto, l'effetto delle misure deflattive si è esaurito e c'è il rischio che il numero dei detenuti ritorni a crescere. Forse è il momento adatto, visto il cambio di governo, magari più orientato a osservare i precetti costituzionali, a mettere sul tavolo quelle misure che sono state accantonate dall'ex ministro Bonafede.
Ad esempio c'è la misura, frutto di un emendamento presentata dal deputato Roberto Giachetti su proposta del Partito Radicale e da Nessuno tocchi Caino, ma anche dal deputato Franco Mirabelli del Pd, che è quella già in vigore in Italia quando ci fu la sentenza Torreggiani: ovvero la liberazione anticipata speciale che porta i giorni di liberazione anticipata da 45 a 75 ogni semestre. In sintesi, c'è da valutare tutte quelle misure volte a liberare gli spazi che non ci sono per isolare i detenuti positivi o creare il distanziamento fisico come il protocollo sanitario impone. Ma questo dovrebbe valere a prescindere della pandemia, anche perché in futuro potrebbe accadere qualsiasi altra emergenza.
newz.it, 16 febbraio 2021
I Garanti Siviglia e Russo in visita congiunta presso il carcere di San Pietro a Reggio Calabria. La visita nella Casa circondariale Panzera è scattata dopo una richiesta dei detenuti della sezione di alta sicurezza "Scilla", a causa di tensioni per la paura di diffusione del Covid all'interno dell'Istituto penitenziario".
Ieri mattina i Gaanti, regionale dei detenuti, avvocato Agostino Siviglia e comunale per le persone private della libertà personale, avvocato Giovanna Russo hanno fatto visita alla casa circondariale G. Panzera. Gli stessi, dopo aver ricevuto una richiesta da parte dei detenuti della sezione di alta sicurezza "Scilla", a causa di tensioni derivanti dalla paura di diffusione del Covid all'interno dell'Istituto penitenziario, si sono prontamente coordinati.
Accompagnati dal comandante Stefano La Cava e dal coordinatore della sanità penitenziaria calabrese, dott. Luciano Lucania, dopo una preliminare riunione con il direttore, dott. Calogero Tessitore, sempre attento alle relazioni tra istituzioni, i garanti hanno visitato personalmente la sezione dell'Istituto penitenziario riscontrando che gli sforzi profusi dall'amministrazione penitenziaria reggina sono volti in questo particolare momento a tutelare e scongiurare il rischio da contagi all'interno del carcere.
Nella giornata di venerdì pomeriggio si è appreso che un detenuto, già posto per profilassi in isolamento Covid in una delle due celle dedicate all'interno della stessa sezione, sia risultato positivo ai controlli effettuati con il primo tampone. "Prontamente - spiegano i garanti - sono state sottoposte a tampone tutte le unità che potevano essere entrate in contatto con il detenuto positivo e successivamente si sono esperite le procedure di sicurezza, ulteriore tracciamento e contenimento.
Malgrado ciò i detenuti hanno sollevato una pur sempre pacifica protesta e domenica mattina sono stati tamponati tutti e 56 i detenuti della sezione benché non fossero entrati direttamente in contatto con il soggetto positivo. Risultato dei tamponi: tutti negativi. Si è poi verificata la seconda occasione in cui, grazie alla scrupolosa osservanza delle circolari del Dap e del Prap, l'amministrazione ha potuto scongiurare ad oggi, la diffusione di questo nemico invisibile".
"La tensione che si respira negli istituti penitenziari rimane alta, - si legge in una nota dei garanti - del resto impossibile non comprenderne le ragioni. Questo periodo di pandemia aumenta la paura all'interno delle carceri dove le celle non consentono un distanziamento sociale tra i detenuti e gli spazi di isolamento destinati ai casi sospetti presentano comunque delle fragilità strutturali".
"Siamo dalla parte dell'Amministrazione penitenziaria, - continuano Siviglia e Russo - in piena e reciproca sinergia lavorativa, ma sempre e soprattutto a sostegno e tutela dei diritti dei detenuti che rimangono il nostro primo obiettivo nello svolgimento del mandato assunto". I due garanti hanno fatto visita anche alla sezione femminile ascoltando e risolvendo prontamente alcune istanze delle detenute, tra le quali la richiesta di una madre che non poteva mettersi in contatto con il figlio di soli due anni e mezzo ospite in una casa famiglia.
Un'ulteriore verifica è stata operata nella sezione di osservazione psichiatrica in cui l'avvocato Siviglia ha potuto rilevare come, malgrado gli sforzi profusi in questi ultimi anni, "la situazione sia ancora inadeguata o peggio non rispondente ai risultati sperati".
Il messaggio che i garanti vogliono trasmettere è che "proprio in questo particolare momento di pandemia, di perdita delle certezze per l'essere umano e di fragilità psicologica maggiormente avvertita in carcere, loro decidono di collaborare istituzionalmente in maniera sinergica facendo fronte comune alle mancanze di un sistema politico fragile o peggio distratto, segno di una Calabria che cambia passo a partire dalle Istituzioni per la tutela dei più fragili".
di Simona Musco
Il Dubbio, 16 febbraio 2021
In un documento l'elenco delle violazioni che hanno la precedenza rispetto a quelli considerate minori: tra queste quelle legate al Covid. Priorità ai "reati Covid". Dice questo il protocollo firmato da Procura e Tribunale di Genova, dove per smaltire il lavoro si è deciso di creare una corsia preferenziale per le violazioni commesse in relazione alla pandemia, a cui dare la priorità assieme ai reati normalmente considerati particolarmente gravi. Un ordine di servizio riservato per pm e giudici, come riporta il Secolo XIX, che riguarda esclusivamente i casi per i quali il pubblico ministero può citare direttamente a giudizio. Il documento arriva all'esito di due mesi di fitti incontri tra le parti ed è valido dal 10 febbraio, stabilendo una scala di priorità tra reati, distinti in "prioritari" e "non prioritari".
Tra le violazioni ritenute prioritarie quelle che, in qualche modo, sono legate agli eventi della pandemia. Dunque trovano spazio i processi a carico di quei datori di lavoro che non hanno provveduto adeguatamente alla sicurezza dei propri dipendenti, chi ha lucrato sulla pandemia sfruttando la vendita di mascherine e disinfettanti, magari facendo la cresta sui costi, e chi ha somministrato farmaci in modo irregolare. Nel documento a firma del procuratore Francesco Cozzi viene sottolineato come "al fine di agevolare la rapida trattazione di talune fattispecie di reato e di selezionare i processi da svolgere, anche nel rispetto delle esigenze di salute e sicurezza davanti alla pandemia Covid-19, si è concordato di introdurre la categoria dei processi prioritari, meritevoli di fissazione anticipata rispetto alla categoria dei processi ordinari".
I fatti più gravi rimangono fuori dalla classificazione, così, ad esempio, viaggiano su un altro binario i reati contro la persona, il patrimonio, la violazione delle norme sugli stupefacenti, le violazioni in materia di pubblica amministrazione o in materia di terrorismo. Il pm dovrà dunque seguire l'ordine di servizio per quei casi di citazione diretta in giudizio, dando dunque la precedenza alle udienze classificate come prioritarie dal documento.
Sono 29, in totale, le "questioni" da ritenere più urgenti, tra le quali il reato di lesioni, anche se con prognosi inferiore ai 21 giorni, se dovute alla mancata prevenzione obbligatoria sui luoghi di lavoro o per colpa medica. Ci sono poi la sottrazione di minori, la sottrazione di persone incapaci, danneggiamenti a seguito di incendio e frodi informatiche, che hanno subito un'impennata proprio durante il periodo del lockdown.
Tra i reati urgenti anche quelli compiuti dai magistrati (la procura di Genova indaga sulle violazioni commesse dai colleghi di Firenze) e gli abusi edilizi, nonché i processi per lesioni stradali e l'omissione di soccorso. Possono essere affrontati in un secondo momento, invece, reati come la guida in stato di ebbrezza, salvo che non sia collegata a incidenti o per i recidivi, i furti semplici - mentre sono tra le priorità quelli compiuti in casa o con strappo.
L'ordine di servizio arriva all'esito di un periodo drammatico per la giustizia ligure, come evidenziato nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. "La pandemia - ha sottolineato il presidente vicario della corte d'appello di Genova Alvaro Vigotti - ha avuto notevoli effetti sulla gestione dei processi e più in generale sulla organizzazione dei processi, con un grave rallentamento nel funzionamento della giustizia sia nel settore civile che in quello penale".
Tra i problemi principali, accentuati proprio dall'emergenza, lo scarso numero di aule idonee a celebrare i processi in sicurezza. "Ciò ha determinato la necessità di ulteriori rinvii delle udienze, con la conseguenza di una diminuzione dei processi e un aumento dei tempi di svolgimento di quelli in corso", ha aggiunto Vigotti.
Se, da un lato, si è registrata una diminuzione dei procedimenti penali conseguente al lockdown, dall'altra parte sono aumentati i maltrattamenti in famiglia e gli persecutori, nonché le violenze sessuali. Ma non solo: proprio nel distretto di Genova, sono state molte le indagini sulla gestione dell'emergenza. In primo luogo, per gli eventi conseguiti ai contagi nelle Rsa e negli ospedali sono stati iscritti - a seguito di esposti dei congiunti dei soggetti deceduti e, per le lesioni, delle segnalazioni dell'Inail - procedimenti penali, specialmente nei confronti dei direttori sanitari delle strutture interessate, per i reati colposi di epidemia, omicidio e lesioni, si legge nella relazione del procuratore generale della corte d'appello di Genova Roberto Aniello.
"Si è inoltre ritenuta la necessità di verificare i contenuti dei documenti di valutazione dei rischi (che anche prima della pandemia dovevano prevedere misure per la prevenzione del rischio biologico da infezioni) e il loro aggiornamento dopo la diffusione dei contagi. Ulteriori accertamenti riguardano il rispetto delle regole di precauzione nel corso dell'evoluzione del fenomeno: in particolare la segregazione dei soggetti positivi, la formazione e l'informazione del personale, la fornitura di Dpi".
livesicilia.it, 16 febbraio 2021
La vertenza delle mense delle carceri in Sicilia continua a tenere banco: la Cisal ha infatti indetto una giornata di sciopero e un sit-in a difesa degli oltre 70 lavoratori coinvolti. "Già lo scorso 5 ottobre - dice il Segretario Regionale Cisal Terziario Sicilia Paolo Magrì - avevamo lanciato l'allarme alle istituzioni, ma la vertenza che da subito avevamo capito essere aspra è stata presa sotto gamba, abbiamo più volte cercato un'interlocuzione con il Provveditore, richiesto l'intervento della Prefettura di Palermo, dell'assessorato regionale e perfino del Presidente della Regione, senza che nessuno si sia fatto carico di una vicenda che porta alla disperazione oltre 70 lavoratori coinvolti, in gran parte unico sostentamento delle loro famiglie".
"Una vicenda - si legge in una nota del sindacato - iniziata lo scorso 25 settembre quando improvvisamente e senza alcun preavviso la committenza ha revocato l'appalto che era affidato fino al 31 dicembre 2020 alla ditta uscente Cot Società Cooperativa; tutto bene visto che contemporaneamente si comunicava il subentro della ditta aggiudicataria Fabbro Spa e Itaca Ristorazione dal primo ottobre.
Solo qualche giorno dopo la situazione è precipitata con una serie di differimenti senza mai arrivare all'avvio del servizio, fino al triste epilogo: la comunicazione odierna da parte della Cot dell'avvio di licenziamento di tutto il personale delle mense delle carceri".
Il sit-in, che si terrà nel rispetto delle normative anti Covid-19, è indetto per il 22 febbraio dalle 9 alle 13 davanti alla sede del Provveditorato in viale Regione Siciliana. "L'ultima richiesta di aiuto dei lavoratori disperati, da mesi in cassa integrazione con misere indennità - dice Magrì - Ci auguriamo di avere concrete rassicurazioni circa la ripresa del servizio, dando una boccata di ossigeno e tranquillità ai lavoratori".
"Si tratta di una vicenda dai contorni drammatici - dice Gianluca Colombino, segretario della Cisal Palermo - In un momento difficile come questo, in cui i posti di lavoro nel privato sono altamente a rischio, non possiamo accettare che un simile atteggiamento venga portato avanti proprio dallo Stato che invece quei posti di lavoro dovrebbe tutelarli. Non vorremmo registrare i primi segnali di inversione di tendenza rispetto agli avvicendamenti al governo".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 febbraio 2021
Mattia Palloni, uno dei testimoni dei presunti pestaggi nel carcere di Modena, detenuto a Montacuto nelle Marche, ha un'ernia inguinale. Da diverse settimane che chiede una visita medica per una ernia inguinale (già da tempo a rischio strozzatura), ma alla richiesta di visita un agente penitenziario gli avrebbe risposto che "sarebbe stato portato in ospedale solo in caso di emorragia". Ma è uno dei tanti inspiegabili dinieghi che il detenuto starebbe subendo nel carcere di Montacuto, nelle Marche, dove è attualmente recluso.
La questione, però, diventa più inquietante perché parliamo di Mattia Palloni, uno dei cinque detenuti che hanno sottoscritto l'esposto in procura per i fatti di Modena: i pestaggi dopo la rivolta e in particolare la morte di Salvatore Piscitelli, avvenuta nel carcere di Ascoli Piceno dove era stato tradotto nonostante le sue condizioni fisiche.
I cinque non parteciparono attivamente alla rivolta - Ricordiamo che i cinque detenuti del carcere di Modena, oltre a essere vittime di pestaggi nonostante si fossero consegnati senza nemmeno aver partecipato attivamente alla rivolta di marzo, hanno testimoniato di aver visto caricare "detenuti in palese stato di alterazione psicofisica dovuta a un presumibile abuso di farmaci, a colpi di manganellate al volto e al corpo, morti successivamente a causa delle lesioni e dei traumi subiti, ma le cui morti sono state attribuite dai mezzi di informazione all'abuso di metadone".
Segnalazione dell'Associazione Yairaiha Onlus a al Dap e alla neo ministra Cartabia - I familiari di Mattia Palloni, che hanno appreso da lui stesso queste presunte vessazioni, sono preoccupatissimi ed è l'Associazione Yairaiha Onlus a farsene carico inviando una segnalazione al Dap e alla neo ministra della Giustizia Marta Cartabia, la quale si ritroverà - tra le innumerevoli criticità del sistema penitenziario lasciate in sospeso dal guardasigilli precedente - a occuparsi anche del dossier delle rivolte di marzo e le 13 relative vittime, per le quali c'è stata una minimizzazione dell'accaduto, nonostante le numerose testimonianze che sono pervenute da diverse carceri, teatro di presunti pestaggi.
Ritorniamo alle presunte vessazioni che uno dei testimoni dei fatti di Modena starebbe subendo. Com'è stato detto ci sarebbe stato il mancato accertamento medico per un'ernia inguinale a rischio strozzatura. Ma non solo. Mattia Palloni ha riferito alla sorella che gli vengono negati la consegna di un pacco (che è stato inizialmente rifiutato dal personale del carcere, costringendo i familiari a sostenere nuovamente le spese di spedizione, e successivamente trattenuto) e la disponibilità dei soldi spediti dai familiari. Il detenuto fa sapere che ha evitato di replicare ai dinieghi dell'agente per evitare sanzioni disciplinari, ma ha messo a conoscenza di queste vessazioni i propri familiari perché impaurito da possibili ritorsioni.
"Vale la pena ricordare -sottolinea nella missiva l'associazione Yairaiha Onlus - che il signor Palloni è uno dei 5 firmatari dell'esposto presentato in Procura per i fatti di Modena e per la morte di Salvatore Piscitelli oltre che compagno di camera, cella n. 52, presso la cc di Ascoli Piceno e che ha assistito, impotente - nonostante le numerose richieste di aiuto, alla morte del suo compagno, avvenuta la mattina del 9 marzo 2020".
Altro fatto riferito è che ci sarebbe stato il rifiuto della consegna del numero di protocollo di una istanza presentata da Mattia tramite ufficio matricola. "Anche questo appare insolito - osserva Yairaiha - e fuori dal regolamento penitenziario. I familiari, e noi, siamo estremamente preoccupati per i fatti narrati dal sig. Mattia Palloni e per i toni che sarebbero stati usati dal personale di Polizia penitenziaria a fronte di richieste semplici e legittime". Per questo l'associazione invita le autorità a voler verificare quanto rappresentato e a voler predisporre "le giuste misure di tutela della salute e dei diritti del sig. Mattia Palloni e per la sua incolumità che, attualmente, appaiono sensibilmente compromessi".
di Paolo Guido Bassi
lombardiaquotidiano.com, 16 febbraio 2021
Affrontare congiuntamente la novità introdotta dal D.L. 20 ottobre 2020 n. 130 che attribuisce agli stranieri, trattenuti nei Centri di Permanenza e Rimpatrio (Cpr), la possibilità di inoltrare reclami ai Garanti. Questo il tema affrontato venerdì nell'incontro che si è tenuto a Palazzo Pirelli fra il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale Mauro Palma, il membro del Collegio del Garante nazionale Daniela de Robert e i Garanti della Regione Lombardia e del Comune di Milano Carlo Lio e Francesco Maisto. L'individuazione delle modalità di raccolta delle istanze consentirà di affrontare le criticità già emerse nella realtà locale del Centro di Via Corelli.
L'occasione ha inoltre consentito un confronto sul quadro generale dei contagi negli Istituti di pena, sia a livello regionale sia a livello nazionale, nonché sulle condizioni critiche di sovraffollamento, esaminate alla luce dei dati relativi alle scarcerazioni e ai nuovi ingressi. L'accordo tra i diversi livelli istituzionali permetterà di affrontare sinergicamente le nuove competenze attribuite con una modalità di azione condivisa.
isolasolidale.it, 16 febbraio 2021
Partirà giovedì 25 febbraio 2021 il nuovo "Corso di formazione online per volontari interni ed esterni al carcere", promosso dalle associazioni L'Isola Solidale e Semi di Libertà Onlus e dal Numero Verde "Oltre il Carcere" per il disagio carcerario, in collaborazione con la Garante dei diritti delle persone private della libertà di Roma Capitale, Gabriella Stramaccioni.
Il corso si comporrà di 10 lezioni che si terranno tramite la piattaforma Zoom ogni giovedì dalle ore 18 alle ore 19.30. Potrà partecipare chiunque sia interessato ad affrontare un'esperienza di volontariato in carcere e per questo verranno fornite le nozioni di base sulle principali leggi che disciplinano l'esecuzione pensale, sul ruolo del volontariato in ambito penitenziario, sull'organizzazione, i regolamenti e le figure professionali presenti negli Istituti Penitenziari, e in generale su tutti gli aspetti più importanti per sostenere efficacemente i detenuti nel difficile periodo dell'esecuzione penale e agevolare il loro reinserimento nella società.
Per la partecipazione è prevista una quota d'iscrizione di 10 € (per info:
I temi dei 10 incontri saranno: "Costituzione e diritto penitenziario" (25/2/2021), "Esecuzione penale interna" (prima parte 4/3/2021, seconda parte 11/3/2021), "Il carcere femminile" (18/3/2021), "Sex offender, transessuali, malati psichiatrici e reparti precauzionali" (25/3/2021), "Esecuzione penale esterna" (1/4/2021), "Giustizia riparativa e mediazione penale" (8/4/2021), "La giustizia minorile" (1574/2021), "Dopo il carcere" (22/4/2021), "Il ruolo del volontariato in ambito penale" (29/4/2021).
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 16 febbraio 2021
"Tutto può essere tolto a un uomo ad eccezione di una cosa: la libertà di scegliere il proprio comportamento in ogni situazione" è la scritta che decora le aule didattiche della casa circondariale di Mantova. Sono parole di Viktor Frankl, psichiatra austriaco sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, scelte dalle detenute del corso d'arteterapia, assieme all'immagine di alcuni libri, per illustrare l'importanza dello studio. Il laboratorio, coordinato dalla decoratrice Valeria Pozzi, è stata l'unica attività a rimanere aperta tra le tante organizzate nell'istituto e sospese per contrastare la diffusione del virus. È stato scelto di mantenerla "per dare la possibilità ai detenuti- spiega la direttrice Metella Romana Pasquini Peruzzi - di sperimentarsi, esprimersi in maniera creativa e occupare giornate infinite".
Le decorazioni realizzate dalle donne (italiane e straniere) che hanno partecipato al corso, hanno trasfigurato a colpi di colore l'ingresso, il corridoio, la sala socialità e le aule. Tra le immagini, molto presenti gli elementi da sempre evocativi di libertà, come il mare, "che hanno scelto subito tra le mie proposte" racconta la coordinatrice, già responsabile di un progetto analogo nel carcere di Cremona e autrice di murales antismog in spazi cittadini.
"A volte le parole non bastano, e allora servono i colori" è stato uno dei commenti alle foto pubblicate sul profilo social di Valeria Pozzi, quanto mai calzante anche per i lavori delle detenute. Le immagini rappresentate raccontano, infatti, molto dei loro sentimenti, non solo il bisogno di orizzonti liberi ma anche l'intimità della vita familiare ricordata da cani, gatti, rampicanti e davanzali fioriti. La scelta dei colori ha tenuto conto anche della loro valenza terapeutica: "Nella sala della socialità- spiega Valeria Pozzi - dove leggono e giocano, abbiamo optato per immagini geometriche gialle, colore che aiuta la concentrazione, arancione caldo, che favorisce serenità, e viola che produce armonia". Il programma di arteterapia proseguirà a breve con i detenuti. Presto anche le decorazioni sulle pareti della sezione maschile racconteranno l'attesa di ritrovare la bellezza del mondo libero.
- Campobasso. "Scrittodicuore 2021", al via la quinta edizione del concorso di scrittura
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