di Luca Bolognini
Il Domani, 17 febbraio 2021
È davvero possibile "leggere" e prevedere i comportamenti delle persone permettendo alla polizia o addirittura alle macchine di intervenire e catturare potenziali malviventi? Non si tratta di domande di scuola e di discussioni accademiche rispetto a un futuro lontano e improbabile, perché il progresso corre veloce e questi interrogativi su "tecnogiustizia" e "tecnoautorità" iniziano a entrare nella nostra società. In Gran Bretagna così come in California vengono testati da tempo programmi di intelligenza artificiale che individuano aree, comunità e situazioni a rischio oppure scandagliano database con criminali comuni, cercando di indovinare quali soggetti possano commettere un reato violento, assegnando a ciascuno un punteggio di rischio. La Commissione Ue sta preparando un regolamento sull'intelligenza artificiale. Peccato che si riferirà solo all'Ai per usi civili, mentre i problemi più gravi li avremo nei settori della difesa e della sicurezza.
È desiderabile che i dati, gli algoritmi, le macchine esperte, in una parola l'intelligenza artificiale diventino un'arma di previsione, dissuasione e repressione del crimine? È davvero possibile "leggere" e prevedere i comportamenti delle persone permettendo alla polizia o addirittura alle macchine di intervenire e catturare potenziali malviventi? È tollerabile che una società avanzata e uno stato di diritto possano anche soltanto concepire di analizzare espressioni ed emozioni per scommettere sull'attitudine criminale di un individuo?
Non si tratta di domande di scuola e di discussioni accademiche rispetto a un futuro lontano e improbabile, perché il progresso corre veloce e questi interrogativi su "tecnogiustizia" e "tecnoautorità" iniziano a entrare nella nostra società. Non stiamo parlando di Tom Cruise e Minority Report, insomma, ma di vita reale. In Gran Bretagna così come in California vengono testati da tempo programmi di intelligenza artificiale che individuano aree, comunità e situazioni a rischio oppure scandagliano database con criminali comuni, cercando di indovinare quali soggetti possano commettere un reato violento, assegnando a ciascuno un punteggio di rischio. Come ha raccontato Fabio Chiusi su Valigia Blu si sperimentano perfino strumenti per rilevare dai volti le emozioni: in Uttar Pradesh, a Lucknow, le autorità hanno installato sistemi di identificazione di espressioni facciali di paura, tristezza, dolore e quant'altro possa indicare una violenza in atto contro donne e bambini (fenomeno assai diffuso, secondo le statistiche, in quel territorio come, purtroppo, in tanti altri luoghi del mondo).
Questo "test", che cerca di sfruttare algoritmi intelligenti per captare segnali d'allarme sui volti delle vittime, ha destato commenti sconcertati tra gli esperti di machine learning: pensare che un algoritmo possa capire le emozioni di un individuo solo valutandone le rughe del viso parrebbe, in effetti, un'illusione destinata a naufragare, poiché non tutto è visibile agli occhi artificiali. D'altra parte gli esseri umani non mostrano tutto ciò che provano; reagiscono sorridendo anche in frangenti dolorosi o di terrore o rimangono impassibili subendo abusi. Insomma, la pretesa di rilevare stati d'animo con una telecamera deve fare i conti con l'unicità umana e le variabili della coscienza. Sarebbe enorme la quantità di falsi positivi causati da queste tecnologie, ben lungi dall'essere infallibili.
Il principio di "Rule of Human Law by Default" dovrebbe imporre la progettazione e l'uso di sistemi informatici, a maggior ragione se intelligenti, nei quali l'ultima parola spetti sempre e solo a super-admin umani. Cosa che ora non c'è e non ci mette al riparo dall'avere in futuro macchine a governarci, anche solo implicitamente. Già oggi quando parliamo di tutela dei lavoratori, i sindacati sono costretti spesso ad avere a che fare, più che con datori di lavoro umani, con algoritmi, app, controlli automatizzati che dettano le regole sul lavoro.
Il rischio è quello di innescare un meccanismo irreversibile. La Commissione Ue ha lavorato negli anni per immaginare requisiti etici da applicare all'intelligenza artificiale. Dopo avere pubblicato linee guida etiche e un libro bianco sull'argomento, ci si attende a breve una proposta di regolamento europeo che miri a normare le forme più rischiose per i diritti e le libertà degli individui. L'intelligenza artificiale può essere una grande opportunità, ma se non governata può davvero essere "l'ultima invenzione dell'essere umano", per citare, tra gli altri, James Barrat: in effetti, al di là della nostra sorte, potrebbe arrivare il momento in cui le persone delegheranno la creatività e la capacità di inventare agli algoritmi. Uno scenario di autoriduzione allo stato vegetativo assolutamente non desiderabile. Le macchine, in passato, hanno sostituito le azioni umane e questo ha avuto conseguenze sui posti di lavoro. Oggi il rischio è di un salto ulteriore: robot e algoritmi possono iniziare a sostituire i pensieri e le volontà degli esseri umani. C'è una bella differenza. Occuparsi di scenari distopici non vuol dire essere contro lo sviluppo tecnologico, l'intelligenza artificiale e le altre magnifiche sorti "e-progressive", ma avere la consapevolezza e la determinazione, finché si è in tempo, di ancorare questa evoluzione a un'etica umanistica. Vale per la scienza, per l'industria, per la politica e per ogni istituzione.
La politica dovrebbe abbandonare i conformismi e avere il coraggio, forse spudorato, di inserire nelle costituzioni nuovi principi e norme fondamentali. Proprio lo "stato di diritto umano", ad esempio, per il quale mai dovrebbe essere lasciata la possibilità di agire come autorità o persino di far legiferare alle macchine e agli algoritmi. Bisogna evitare l'avvento di poliziotti-bot o, peggio, di deputati-bot, e l'ultima parola nell'amministrazione di società o sistemi informatici dovrebbe sempre e solo appartenere a esseri umani.
L'umano, con le sue imperfezioni incalcolabili e con i suoi sentimenti misteriosi, custodisce il segreto del perdono e della pace, sconosciuti all'iper razionalità perfetta degli algoritmi, per i quali tutto è calcolabile. Si sta entrando in un mondo ancora inesplorato nel quale, in nome del progresso, ci imbatteremo in sistemi estremamente rischiosi per i nostri diritti e le nostre libertà. Una soluzione può essere trattare l'intelligenza artificiale alla stregua dei medicinali e dei dispositivi medici, idea già proposta dal sottoscritto e da altri esperti come Stefano Quintarelli: prima dell'immissione in commercio di sistemi AI rischiosi, si dovrebbe prevedere un percorso di sperimentazione e di valutazione degli impatti per considerarne gli effetti collaterali e attivare forme di vigilanza sulle conseguenze indesiderate.
Sembra la strada tracciata anche dal libro bianco della Commissione Ue che prelude al prossimo regolamento europeo. Peccato che quel regolamento si riferirà solo all'intelligenza artificiale per usi civili, mentre i problemi più gravi li avremo nei settori della difesa e della sicurezza.
di Emilio Pucci
Il Gazzettino, 17 febbraio 2021
Per Walter Verini, coordinatore dei lavori del Pd sulla giustizia, "è il momento della svolta" su un tema che finora ha diviso le forze politiche.
Nuovo governo, nuovo clima? Secondo lei è effettivamente possibile la mozione moratoria dopo gli scontri degli ultimi anni?
"Non è solo possibile, ma necessaria. Da tempo come Pd lo sosteniamo, perché la giustizia non può più essere il terreno tossico di scontro politico. Questo tipo di governo e questa pur anomala maggioranza parlamentare possono favorire un clima che porti a riforme condivise".
Sulla prescrizione si è deciso di sotterrare l'ascia di guerra?
"Abbiamo apprezzato il ritiro degli emendamenti divisivi. Non sarebbero stati solo un gesto di scortesia istituzionale verso il nuovo ministro, ma un partire col piede sbagliato".
Quale sarà il nuovo corso, considerando che la maggioranza è composta da forze diverse tra loro? Sul processo penale ora si punterà ad accelerare alla Camera?
"La strada è questa. Come per il processo civile, si tratta di una riforma fondamentale. Le decine di audizioni hanno suggerito cambiamenti da accogliere, ma il punto di fondo è che si potrà finalmente giungere alla durata ragionevole dei processi, con tempi certi. Con la presunzione di innocenza degli imputati, ma anche con il diritto ad avere un esito in tempi giusti. E lo stesso naturalmente vale per le vittime di reati. A quel punto anche il tema prescrizione - che nei processi infiniti è una difesa dell'imputato ma anche un fallimento dello Stato - perde la sua dirompenza".
Sulla prescrizione si ripartirà dal cosiddetto Lodo Orlando?
"Ripeto, la giustizia deve essere materia di confronto. La proposta di Orlando andava proprio in questa direzione".
Quale sarà l'atteggiamento del Pd?
"Il Pd sostiene lealmente il governo con le sue idee senza sventolare bandierine".
Come sarà secondo lei la coabitazione tra FI e M5S, che sui temi della giustizia si sono sempre scontrati?
"Bisognerà togliere di mezzo totem e tabù, puntando su lotta alla corruzione e alle mafie, su processi di durata ragionevole. Nel civile e nel penale. Serve l'indipendenza e la rigenerazione della magistratura, da aiutare anche con la riforma del Csm. E il rispetto autentico dei diritti della difesa. No a processi mediatici. E carcere con pene certe, soprattutto alternative per i reati di non grave allarme sociale, ma tese alla rieducazione. Non solo perché è giusto, umano, coerente con l'articolo 27 della Costituzione, ma perché un detenuto che esce rieducato non torna a commettere reati. Umanità significa anche sicurezza dei cittadini. Perché non lavorare per declinare insieme questi principi, che sono testi all'esame delle Camere?".
Si potrebbe pensare ad una costituente sulla giustizia?
"Senz'altro sì, come spirito e volontà. Intanto si può pensare a delle sessioni dedicate al tema".
Cosa si aspetta dal ministro Cartabia?
"La sua autorevolezza, il suo rigore costituzionale, il suo equilibrio potranno certamente favorire, in un clima collaborativo tra governo e Parlamento, il raggiungimento di importanti obiettivi. Aggiungo che il Recovery plan prevede investimenti per miliardi nella giustizia, in strutture, digitalizzazione, modernizzazione e risorse umane. Ciò si deve accompagnare a riforme. E il ruolo del Guardasigilli sarà fondamentale".
Ma il problema era la presenza di Bonafede o i distinguo di Renzi?
"Il problema, da anni, sono i tabù, i totem, le strumentalità che davano vita spesso a un populismo giudiziario da un lato e a un garantismo a intermittenza dall'altro".
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 17 febbraio 2021
Il luogo "aperto al pubblico" non rientra nella prescrizione della sorveglianza speciale del Codice antimafia. Il divieto di partecipare a pubbliche riunioni riguarda solo quelle che si svolgono in luoghi pubblici. E non in quelli "aperti al pubblico", dove l'accesso non è indiscriminato, ma regolamentato anche solo attraverso il pagamento di un biglietto o la limitazione degli ingressi. La Corte di cassazione, con la sentenza n. 6089/2021, ha perciò respinto il ricorso del procuratore contro il proscioglimento "perché il fatto non sussiste", in occasione dell'accesso allo stadio da parte di un sorvegliato speciale cui era stato prescritto il divieto di partecipare a pubbliche riunioni. La Cassazione respinge l'orientamento che sovrappone il luogo pubblico a quello aperto al pubblico in nome della finalità del divieto che sarebbe quello di evitare tout court la comunicazione con un ampio numero di persone da parte di chi è colpito dalle misure previste dall'articolo 6 del Codice antimafia, perché considerato socialmente pericoloso.
La sentenza riporta la soluzione a cui aderisce, indicata dalle sezioni Unite nel 2019, con la quale si afferma che il divieto di partecipazione a pubbliche riunioni va assunto in maniera obbligatoria ed esplicita in sede di applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Infatti, in caso di adozione delle misure di prevenzione ex articolo 6 del Codice antimafia vanno dettate le prescrizioni indicate dal comma 4 dell'articolo 8 tra cui quelle di "non associarsi abitualmente alle persone che hanno subito condanne e sono sottoposte a misure di prevenzione o di sicurezza" e di "non partecipare a pubbliche riunioni". Divieti che si associano alle altre prescrizioni positive di vivere onestamente e di rispettare le leggi.
Infine, conclude la Cassazione facendo rilevare che il divieto di accesso, per ragioni di sicurezza, alle manifestazioni sportive (che si svolgono, come chiarito, non in luogo pubblico, ma aperto al pubblico) è regolato da altra disciplina, la legge 401 del 1989.
quotidianogiuridico.it, 17 febbraio 2021
Cassazione penale, sezione I, sentenza 2 febbraio 2021, n. 4031. Pronunciandosi sul ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale di sorveglianza aveva rigettato il reclamo dell'Amministrazione penitenziaria contro il provvedimento con il quale il magistrato di sorveglianza aveva accolto il reclamo di un detenuto in regime di carcere duro, disponendo che la Direzione del carcere gli consentisse di acquistare al "modello 72" (in cui vanno inserite le richieste di acquisto di generi alimentari al sopravvitto) gli stessi cibi acquistabili presso le altre sezioni del carcere e di cucinare cibi senza la previsione di fasce orarie, la Corte di Cassazione (sentenza 2 febbraio 2021, n. 4031) - nell'accogliere la tesi dell'Amministrazione penitenziaria, secondo cui, per quanto qui di interesse, la previsione limitativa era da ritenersi giustificata in quanto finalizzata a impedire che il detenuto sottoposto a regime differenziato possa acquistare in carcere quantità e qualità di cibi tali da dimostrare e/o imporre il suo carisma, o spessore criminale, al resto della popolazione carceraria - ha diversamente affermato che, ove riconducibile alla necessità di evitare l'acquisizione di una posizione di potere da parte del detenuto, la previsione di una serie di limitazioni alla possibilità di acquisito e/o detenzione è pienamente giustificata.
garantediritti.marche.it, 17 febbraio 2021
La nomina dell'avvocato è stata sancita dal Consiglio regionale con 18 voti favorevoli. Succede ad Andrea Nobili che negli ultimi cinque anni ha guidato l'Autorità di garanzia, chiamata ad occuparsi di difesa civica, infanzia e adolescenza, diritti dei detenuti, contrasto alle discriminazioni e sostegno alle vittime di reato.
L'avvocato Giancarlo Giulianelli è il nuovo Garante per i diritti della persona della Regione Marche. La sua nomina è stata sancita dall'Assemblea legislativa con 18 voti favorevoli (nove sono andati al legale Manuela Caucci).
Giulianelli succede all'avvocato Andrea Nobili che ha guidato l'Autorità di garanzia negli ultimi cinque anni e che proprio nei giorni scorsi ha ritirato la candidatura per un nuovo mandato. Istituito con legge del 2008, a cui successivamente sono state apportate diverse modifiche, il Garante regionale è chiamato ad occuparsi di difesa civica, infanzia e adolescenza, diritti dei detenuti, contrasto alle discriminazioni e sostegno alle vittime di reato, settore quest'ultimo introdotto nel marzo 2020. Resta in carico per cinque anni e, in base alla normativa vigente, puo' essere confermato anche per un secondo mandato.
Il Fatto Quotidiano, 17 febbraio 2021
A metà marzo nel Lazio inizierà la somministrazione del vaccino anti-Covid ai detenuti e al personale carcerario. A renderlo noto è l'assessore alla Sanità, Alessio D'Amato, durante un'audizione in consiglio regionale. A oggi, la Regione ha superato la soglia delle 295mila dosi somministrate, mentre sono oltre 116mila le persone che hanno già ricevuto i richiami. Un'accelerazione nella tabella di marcia dovuta al fatto che le vaccinazioni degli operatori sanitari sono state quasi completate.
Come riferisce l'assessore "sono rimasti alcuni operatori sanitari privati". Nel frattempo, "da alcuni giorni sono iniziate le somministrazioni per gli over 80: ad oggi abbiamo superato 54mila vaccinati e oltre 260mila prenotati". Con il ritmo attuale, che potrebbe essere accelerato con più dosi di vaccini a disposizione, la vaccinazione della categoria degli over 80 potrebbe concludersi entro il mese di aprile. "Stiamo marciando sulle 7mila-9mila vaccinazioni al giorno, ma la capacità di somministrazione è di 30mila al giorno", ricorda l'assessore, auspicando che il "tema sia all'attenzione del nuovo governo perché avere più dosi oggi è dirimente".
"Per noi è importante avere il cosiddetto il vaccino made in Italy, su cui anche la Regione Lazio ha investito. Ci sono anche altre Regioni che chiedono di poter partecipare al vaccino Reithera. Noi crediamo che potrebbe essere disponibile a settembre con 100milioni di dosi", ha dichiarato D'Amato ricordando che "la campagna vaccinale non si concluderà con la singola o la doppia dose, si concluderà quando raggiungeremo l'immunizzazione di gregge. È facilmente prevedibile, quindi, che anche nei prossimi anni dovremo fare vaccini anti-Covid". Da lunedì 22 febbraio inizia invece la somministrazione al personale, docente e non docente, di scuole e università del Lazio. "Confidiamo di concludere la platea dei docenti in sei settimane", ovvero agli inizi di aprile, ha detto l'assessore alla Sanità.
"Verranno utilizzati hub importanti come la Nuvola all'Eur e la stazione Termini, ma in generale tutte le strutture, in totale 27, sono attive", ha proseguito l'assessore. Per i docenti di scuole, università e gli operatori dei servizi per l'infanzia le prenotazioni si aprono il 18 febbraio e saranno scaglionate per fasce di età secondo il calendario: 45-55 anni dal 18 di febbraio; 35-44 anni dal 22 febbraio; under 34 anni dal 26 febbraio. Questa modalità non riguarda gli studenti (over 18) che dovranno rivolgersi ai medici di medicina generale quando arriverà il loro turno.
Per quanto riguarda le altre categorie, "la prima che verrà presa in considerazione dopo gli over 80, che contiamo di concludere entro aprile, sono le persone estremamente vulnerabili, per proseguire con le fasce d'età 75-79, 74-70 e così via". In questi casi verranno utilizzati sempre i sieri Pfizer e Moderna". Dal 1 marzo "inizieremo con le somministrazioni dei medici di medicina generale" per la popolazione "fino ai 55 anni di età", aggiunge D'Amato. "I medici di medicina generale inizieranno con la fascia 55-54 anni nel primo mese (circa 180mila persone), la fascia 53-52 ad aprile, 51-50 a maggio".
Il Centro, 17 febbraio 2021
La deputata del Movimento 5 Stelle Daniela Torto presenta una interrogazione parlamentare sui contagi Covid nel carcere teatino. "Sicuramente è una situazione che in qualche modo deve essere controllata", dice Torto, "e credo sia necessario che i vaccini vengano somministrati sia ai reclusi sia agli operatori; sappiamo bene come qualsiasi focolaio possa allargarsi molto velocemente e anche piuttosto facilmente se non si interviene con l'attenzione necessaria e nel più breve tempo possibile. Il contagio all'intento del carcere di Chieti potrebbe diffondersi non solo all'interno dell'istituto penitenziario ma, attraverso le famiglie degli operatori che vi lavorano, anche al di fuori di esso".
Torto ha dunque annunciato che presenterà un'interrogazione parlamentare ai ministeri competenti, quello della Salute e quello della Giustizia, per sapere quali siano le azioni che intendono mettere in campo urgentemente, per contenere i contagi ed evitare che quanto sta accadendo in queste ore possa ripetersi nuovamente. "Sono sicura", conclude la deputata, "che chi di dovere interverrà immediatamente affinché il focolaio rimanga circoscritto".
di Roberto Puglisi
livesicilia.it, 17 febbraio 2021
Forse è presto per dire che al carcere Pagliarelli è tornato il sereno, ma è pure vero che i contagi da Covid tra i detenuti sono considerevolmente calati. Il primo focolaio si è ridotto di molto: da una cinquantina che erano, i positivi, sono nove, più sei casi dubbi.
Nell'altra zona dell'istituto penitenziario, lì dove era divampato un nuovo focolaio, ci sono cinque contagiati. Si tratta di un aggiornamento importante, rispetto all'ultimo bollettino. Non si può parlare, appunto, di un problema superato: abbiamo imparato che il Coronavirus è un avversario subdolo. Ma si può, in questo momento, tirare un mezzo sospiro di sollievo.
"Vacciniamo i detenuti" - Intanto, da più parti e con più voci, si chiede che la popolazione detenuta sia inserita tra le categorie prioritarie per la vaccinazione. Il carcere è una comunità chiusa, dove, semplicemente, non è possibile andare da un'altra parte.
Di recente, con LiveSicilia.it, ha parlato l'avvocato Fabio Massimo Bognanni, vicepresidente della Camera penale di Palermo. "Vorremmo che fosse protetto l'intero universo della giustizia, senza dimenticare i detenuti che vivono in una condizione di fragilità". Una presa di posizione, all'interno dell'avvocatura palermitana, scossa dal grave caso dell'avvocato Giovanni Lupo, ricoverato all'Ospedale "Cervello".
L'appello del garante - Una posizione già espressa dal garante regionale per i detenuti, il professore Giovanni Fiandaca, che sta seguendo la vicenda del 'Pagliarelli': "Già l'otto gennaio scorso ho inviato una nota formale all'assessore Razza e al presidente Musumeci per chiedere, sulla scia di quanto rappresentato dal garante nazionale e dalla conferenza dei garanti regionali, di prendere in considerazione, tra la categorie da vaccinare in via prioritaria, detenuti e personale penitenziario, o di prendere in considerazione, in subordine, gli over sessanta e i soggetti affetti da comorbilità"
tusciaweb.eu, 17 febbraio 2021
È successo ieri poco prima delle 14 nel carcere viterbese. Si tratta di Emanuele Paolini, 45enne originario di Pescara. Ancora da chiarire le cause del decesso ma pare si tratti di morte naturale.
La salma, al momento, è a disposizione dell'autorità giudiziaria.
di Emilio Pucci
Il Messaggero, 17 febbraio 2021
La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per una cinquantina di detenuti del carcere di Rebibbia per i disordini avvenuti all'interno del penitenziario il 9 marzo del 2020 a seguito delle misure disposte per contenere la diffusione del Covid. I pm Eugenio Albamonte e Francesco Cascini contestano, a vario titolo, reati di danneggiamento, sequestro di persona, rapina e devastazione. La rivolta avvenne tra il 7 e in 9 marzo, gli indagati furono 55, 9 gli arrestati.
Durante i disordini un intero reparto venne messo a ferro e fuoco, le chiavi delle celle furono sottratte a un agente della penitenziaria, la biblioteca incendiata, l'infermeria distrutta e centinaia di medicinali rubati. Furono sequestrati e aggrediti anchedei poliziotti. Gli scontri furono ripresi dalle telecamere, immagini fondamentali per identificare i responsabili della rivolta.
In base a quanto accertato dalla polizia Penitenziaria la sommossa è scoppiata prima nel reparto G11 per poi estendersi ad altri settori del complesso penitenziario. Il 24 novembre scorso, erano state emesse nove misure cautelare in carcere nei confronti di alcuni detenuti coinvolti nelle rivolte. Durante gli scontri un ispettore rimase ferito con una prognosi di 40 giorni.
Dalle indagini, svolte dalla polizia penitenziaria e coordinate dalla Procura di Roma, è emerso il ruolo di quattro detenuti come promotori: dopo aver aggredito personale della polizia penitenziaria erano riusciti ad impadronirsi delle chiavi dei cancelli "filtro" così da permettere ai detenuti degli altri reparti di uscire e unirsi alla protesta.
Rivolte ci furono in carceri anche di altre città. Oggi il capo della polizia Franco Gabrielli ha inviato una circolare a prefetti e questori con cui si definiscono le linee guida per la pianificazione degli interventi con l'obiettivo di una gestione più efficace di questi episodi. I prefetti sono invitati a convocare appositi Comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica con la presenza del direttore del carcere e del comandante del Reparto di polizia penitenziaria di ciascuno degli istituti penitenziari presenti sul territorio. La Direzione investigativa antimafia fornirà notizie utili alla stesura del piano.
Il Comitato dovrà pianificare le misure da attuare esternamente al carcere. Dovrà esser previsto il numero di forze di polizia da impiegare in base allo scenario di rischio. L'intervento all'interno dell'istituto, sottolinea la circolare, "è di natura assolutamente eccezionale e pertanto connesso con il verificarsi di eventi non ordinari". In questi casi il direttore del carcere, sentito il comando del reparto di polizia penitenziaria, farà richiesta al competente Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria. Le linee guida invitano a seguire criteri di progressività.
Nelle fasi iniziali le azioni potrebbero concretizzarsi in un "mero, ma visibile, dispiegamento della forza pubblica, posizionata in assetto di pronto intervento nei pressi dell'intercinta, a scopo dissuasivo e preventivo". L'intervento all'interno dell'istituto, è l'indicazione, "può verificarsi esclusivamente in via residuale e straordinaria e solo dopo che siano stati esperiti tutti i sistemi di contenimento e le risorse a disposizione dell'amministrazione penitenziaria". In caso di eventi di "straordinaria eccezionalità" potrà essere convocata l'Unità di crisi, con l'eventuale impiego dei reparti speciali (Nocs e Gis).
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