di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 15 febbraio 2021
La storia della bimba uccisa in una casa in cui c'erano soltanto la mamma e il suo uomo, ognuno dei quali accusava l'altro. "Cercavi giustizia ma trovasti la legge" cantava De Gregori nella sua "Il bandito e il campione". Forse sarebbe bastato scrivere questo, nella sentenza che ha chiuso il caso di Matilda Borin, una palese resa della Giustizia e nello stesso tempo un palese trionfo della legge e del principio in dubio pro reo davanti a un rebus irrisolvibile: chi ha ucciso quella bambina dagli occhi azzurri? Aveva 22 mesi, Matilda.
Un caldissimo giorno di luglio del 2005 fu l'ultimo di cui vide la luce, a Roasio (Vercelli). Era con sua madre, Elena Romani, a casa dell'uomo che lei (hostess separata dal marito) frequentava in quel periodo. Lui era Antonio Cangialosi, ex bodyguard. Matilda quel giorno dormiva nel lettone di casa, Elena e Antonio erano sul divano. Lei sente la piccola che piange, corre, la trova che ha vomitato, la pulisce, la coccola, poi va a sciacquare e stendere quel che ha sporcato e lascia lui con la bimba, così giura fin dal primo giorno. Quando rientra, pochi minuti dopo, Matilda sta morendo. Ha lesioni alle costole, la milza spappolata e un rene distaccato da un colpo violento alla schiena, forse un calcio.
Ora. In quella casa c'erano soltanto Elena e Antonio, quindi o è stato lui o è stata lei. Ma per tutti questi anni i due si sono accusati a vicenda. Lei dice che la piccolina stava bene quando l'ha lasciata con lui, lui dice che non le ha mai fatto nulla, che quand'è arrivato in camera da letto l'ha solo presa in braccio. Dopo quel pomeriggio Matilda ha dato il nome a due fascicoli giudiziari; il primo accusava lei, processata e assolta fino in Cassazione; il secondo lui: stessa sorte (la parola fine è di pochi giorni fa).
In appello, mentre chiedeva di assolvere Cangialosi, il procuratore generale disse che "non essere arrivati un giudizio di colpevolezza è una sconfitta per tutti noi che ci siamo occupati del caso ed è una sconfitta del sistema giudiziario, ma condannare un innocente sarebbe ancora peggio". Nella motivazione di quella sentenza c'è scritto che "uno dei due è certamente colpevole", "uno o l'altro ha mentito".
Ha trionfato la legge, appunto: sulla bilancia della giustizia il ragionevole dubbio ha pesato più della condanna. Ma c'è un verdetto non scritto, in tutta questa storia. Dice che loro due, pur assolti, sono condannati al sospetto del mondo per tutta la vita. E dice che Matilda - oggi avrebbe 17 anni - non avrà mai giustizia.
di Emanuele Orsini*
Il Messaggero, 15 febbraio 2021
Un fisco nuovo, meno pesante su imprese e cittadini e più efficiente nel metodo e nei rapporti con l'amministrazione, è un obiettivo che troppo spesso è stato solo un miraggio nel nostro Paese. Questa volta però con il governo Draghi (a cui tutti noi come cittadini ed imprenditori guardiamo con fiducia) deve essere raggiunto. Confindustria continuerà ad impegnarsi con determinazione per cambiare il fisco, per sostenere il lavoro e la ripresa dell'economia.
Sappiamo che non possiamo farcela in tre mesi ma dobbiamo evitare che una riforma, indispensabile e urgente, venga smembrata e diluita. Oggi l'imposta principale del nostro ordinamento, l'Irpef, sembra uscita dal bisturi del Dr. Frankenstein: parti estranee e incoerenti, tenute l'una all'altra solo dal filo ideale di tassare il reddito personale. Su questa creatura deforme servono interventi chirurgici di miglioramento. Innanzitutto sul perimetro. La base imponibile è stata svuotata negli anni da un profluvio di imposte sostitutive. Va quindi aperta una riflessione su quali mantenere e su come coordinarle con il regime ordinario.
I regimi sostitutivi, piccoli o grandi, sono almeno 12 e per l'Irpef trasformano l'eccezione in regola di sistema. Va fatta quindi una attenta riflessione sull'utilità di ogni singola misura, con l'obiettivo di razionalizzare e semplificare, avendo bene in mente i principi cardine dell'equità e della capacità contributiva.
Dipendenti e pensionati insieme fanno l'87% dei contribuenti Irpef e versano circa l'81% dell'imposta totale. Ricadere nella progressività dell'Irpef vuol dire essere soggetti a molteplici distorsioni, dal nostro punto di vista particolarmente gravi, che vanno corrette. I punti di debolezza più gravi sono la tassazione effettiva e l'opacità del sistema.
Con i meccanismi attuali un lavoratore dipendente che cerca di guadagnare un euro in più rischia di intascare al netto delle tasse pochi centesimi o al limite anche di peggiorare la situazione economica complessiva della propria famiglia, perdendo bonus e detrazioni. Ecco, questo non è esattamente quello che definiremmo un sistema che incentiva al lavoro e alla produttività.
Alla luce di questi andamenti, dovrebbero risultare chiare le ragioni dell'enfasi posta, negli anni, da Confindustria nella creazione di meccanismi di favore fiscale anche per i lavoratori dipendenti, come la detassazione dei premi di risultato o la normativa fiscale del cosiddetto welfare aziendale. Qualsiasi intervento di riforma dell'Irpef non può prescindere dalla salvaguardia e dal potenziamento di queste misure. In generale va disboscata anche la giungla di agevolazioni in cui i contribuenti faticano a districarsi per lasciare solo un ristretto numero di incentivi strutturali. Aggiungo che le agevolazioni hanno un senso se vivono abbastanza da consentire la loro implementazione e fruizione, senza abusi, e se hanno un'intensità tale da smuovere i comportamenti desiderati. Il superbonus al 110% è un esempio di questo giusto approccio. Si tratta di una misura potente e utile, ma che andrebbe estesa e rafforzata anche consentendone l'accesso alle imprese semplificando l'iter applicativo e la normativa sottostante.
Finora ho solo delineato alcuni fronti di intervento, ma una riforma che si rispetti deve intervenire a 360 gradi. L'abrogazione definitiva dell'Irap, ad esempio, renderebbe il sistema di tassazione delle imprese più semplice e attrattivo per nuovi investimenti.
Possono essere apportate numerose modifiche anche alla tassazione del reddito d'impresa, tenendo conto delle evoluzioni storiche che stiamo vivendo. C'è poi il capitolo patrimoniale. Parlarne non deve essere un tabù, dato che nell'ordinamento ne abbiamo già 17 in vigore.
Il punto non è quindi introdurre la patrimoniale ma ripensare quelle che ci sono già. Da ultimo ma non in ordine di importanza la ridefinizione del rapporto fisco-contribuente in un'ottica di fiducia reciproca e di chiarezza. Riformare il fisco è un passaggio decisivo per la ripartenza, tuttavia le risorse stanziate in bilancio a tal fine non sono sufficienti. Confidiamo che nella definizione del programma di Governo questi temi siano tra le priorità.
*Vicepresidente di Confindustria per il credito, la finanza e il fisco
di Davide Varì
Il Dubbio, 15 febbraio 2021
Gli auguri di buon lavoro del Cnf e delle istituzioni forensi. Caiazza, Ucpi: "Finisce un'epoca giustizialista". A poche ore dalla nomina di Marta Cartabia alla guida di Via Arenula arriva unanime il plauso dell'avvocatura, fiduciosa di stabilire al più presto un proficuo dialogo con la nuova ministra della Giustizia che ieri ha prestato giuramento con il Governo Draghi. "Il Consiglio nazionale forense rivolge alla ministra della Giustizia, professoressa Marta Cartabia, gli auguri più cordiali di buon lavoro.
chietitoday.it, 15 febbraio 2021
Si aggiungono alle decine di detenuti contagiati nei giorni scorsi. Voci di dentro: "Occorre subito avviare le procedure per la vaccinazione". Allarme contagi anche tra gli agenti penitenziari nel carcere di Chieti. Ad oggi sono una decina gli agenti di polizia della casa circondariale di Madonna del Freddo risultati positivi al Coronavirus, alcuni di loro sono anche persone avanti con l'età.
"Se si vuole evitare una bomba epidemiologica, anche in considerazione che si tratta di persone che hanno famiglia, occorre subito avviare le procedure per la vaccinazione di tutto il personale, oltre che dei detenuti" lo afferma Francesco Lo Piccolo, direttore di Voci di dentro, precisando che "in questi giorni la polizia, peraltro sotto organico, e tutto il personale, direzione e area sanitaria compresa, sta facendo enormi sacrifici dimostrando dedizione al lavoro e grande senso di responsabilità nel svolgere un difficile compito in un istituto come quello di Madonna del Freddo che da sempre ha gravi problemi strutturali. Problemi mai affrontati seriamente e che rendono problematica la stessa assistenza sanitaria che deve essere garantita ai detenuti al pari delle persone libere".
Gli agenti positivi si aggiungono alle decine di detenuti contagiati nei giorni scorsi: su una popolazione di 58 detenuti, sono 48 i positivi (e non 55 come detto in precedenza) e 10 quelli negativi. Da qui la decisione di isolare e trasferire nella sezione femminile i dieci detenuti non contagiati, spostando le donne nel carcere di Rebibbia.
"Quello che avviene a Chieti - ribadisce Lo Piccolo - e quello che sta avvenendo anche in altre carceri italiane conferma che la politica non ha saputo fare prevenzione. In carcere e neppure fuori. E che ancora continua una politica penale e giudiziaria assolutamente sbagliata ignorando le proprie responsabilità e facendo pagare tutto ciò alla polizia penitenziaria oltre che ai detenuti".
teleregionemolise.it, 15 febbraio 2021
Potrebbe essere eseguita martedì l'autopsia sulla salma del 57enne detenuto di nazionalità albanese, residente a Campomarino, deceduto giovedì scorso, tre ore e mezza dopo essere stato dimesso dal reparto di Malattie infettive dell'ospedale Cardarelli. L'esame autoptico è stato disposto dalla Procura di Larino, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, dopo il decesso avvenuto alle 15.30 in carcere.
Al momento non c'è alcuna delega d'indagine. Il Pm intende sentire prima il medico indagato. Attualmente, il cadavere del 57enne è custodito nella cella frigorifera dell'obitorio dell'ospedale San Timoteo di Termoli, a disposizione della Magistratura frentana, mentre non è stato ancora deciso dove far effettuare l'autopsia, potrebbe essere anche trasferita fuori regione.
di Federico Formica
La Repubblica, 15 febbraio 2021
Il testo, ancora provvisorio, revisiona le tabelle tagliando gli indennizzi per disabilità meno gravi,
che sono le più frequenti. L'allarme di Assoutenti e Cncu. Il 2021 rischia di cominciare con il piede sbagliato per i cittadini che hanno la sfortuna di incappare in un incidente automobilistico, da guidatori o da pedoni. C'è un decreto, ancora in forma di proposta, che se approvato porterebbe a un taglio dei risarcimenti per chi ha subito danni in eventi di questo tipo. Tutto in nome del risparmio per le imprese assicuratrici che, questa è la ratio del decreto, si ripercuoterebbe in premi più bassi per tutti gli automobilisti.
Lo schema di decreto del presidente della Repubblica "Regolamento recante la tabella delle menomazioni all'integrità psicofisica comprese fra 10 e 100 punti di invalidità" prevede infatti una revisione delle tabelle dei risarcimenti che, analizza l'associazione Assoutenti, porterebbe al -10,5% del risarcimento per lesioni che determinano una invalidità al 50% e, per invalidità fino al 10%, si arriverebbe quasi al -13%. Secondo le nuove tabelle solo le invalidità tra il 90 e il 100% otterrebbero cifre maggiori rispetto a oggi: intorno al +10%. "Questo maggior esborso, però, è compensato da un risparmio che riguarda tutte le lesioni sotto a quel livello, che sono di gran lunga le più frequenti" commenta il Cncu (il Consiglio nazionale consumatori utenti, che riunisce molte associazioni di consumatori del nostro Paese).
Oltre alle tabelle, il decreto in fase di studio prevede anche la revisione di altri parametri. Ad esempio il danno morale: fino a oggi, a ogni livello di invalidità corrisponde una percentuale fissa di danno morale. Il decreto tenta invece di scardinare questo principio: questa voce diventa "personalizzabile", insomma le compagnie valuterebbero di caso in caso. La conseguenza, secondo il Cncu, sarà che le compagnie proporranno alle vittime il minimo risarcimento possibile, con un aumento dei contenziosi "rischiosi, aleatori e dolorosi per le vittime della strada". Già oggi le vittime di incidenti o le loro famiglie sono in attesa di ricevere - nel complesso - 5 miliardi di euro dalle compagnie assicurative, che al momento sono bloccati a causa della lentezza della giustizia italiana.
Tagliando i risarcimenti, l'intero sistema riuscirebbe a risparmiare tra i 500 e gli 800 milioni di euro annui. Il problema, ribatte Assoutenti, è che il nuovo decreto si basa su una convinzione superata dagli eventi: che in Italia l'alto numero di sinistri costringa le assicurazioni ad alzare i prezzi. "Dal 2010 al 2019, secondo dati Ania, la sinistrosità in Italia si è ridotta del 46%.
È evidente che la tendenza al calo degli incidenti non è determinata solo dalle contingenze ma è un fatto epocale" spiega il presidente di Assoutenti Furio Truzzi. Un calo che si spiega con il miglioramento tecnologico delle auto, con sistemi di sicurezza più evoluti, scelte lungimiranti di alcuni enti locali come le "zone 30" urbane e l'aumento delle rotonde, ma anche con scelte politiche come l'inasprimento delle sanzioni per chi guida in stato di ebbrezza e l'istituzione del cosiddetto "omicidio stradale". Meno incidenti significa anche più guadagni per le assicurazioni, che Assoutenti quantifica in circa dieci miliardi dal 2012 al 2019, con una redditività media di oltre il 9%.
di Paola Cortese
Gazzetta di Mantova, 15 febbraio 2021
Decorati l'ingresso, il corridoio, la sala della socialità e le aule. Il progetto di arteterapia proseguirà per coinvolgere la sezione maschile. Balconi con vista sul mare e fiori oltre i cancelli, tra le finestre con le sbarre, annullano i confini. Grazie al progetto di arteterapia, iniziato a dicembre, le pareti della sezione femminile della casa circondariale di via Poma sono state decorate dalle detenute coordinate da Valeria Pozzi, restauratrice e decoratrice.
"Sono molto soddisfatta dell'esito di questo progetto che è andato ben oltre le aspettative - dice la direttrice del carcere Metella Romana Pasquini Peruzzi - alcune detenute all'inizio erano titubanti, ma quando il corso è finito si sono mostrate spiaciute. Si era creato un bel clima tra loro e l'operatrice, hanno lavorato con piacere e sono state molto gratificate dall'esito. Hanno abbellito gli spazi in cui vivono lasciando un segno, durevole nel tempo e fruibile anche da altri, il personale e i medici ad esempio, che hanno espresso apprezzamenti. È importante dare ai detenuti la possibilità di sperimentarsi e di occupare le giornate, infinite e senza scopo nella maggior parte dei casi, esprimendosi in maniera creativa".
Sono donne italiane e straniere tra i trenta e i quarantacinque anni quelle che hanno partecipato al progetto che ha portato alla decorazione dell'ingresso, del corridoio e della sala della socialità della sezione femminile, oltre che delle due aule scolastiche.
"Abbiamo cercato di evitare l'isolamento dal mondo esterno, molto pesante soprattutto in questo periodo di pandemia e di distogliere i detenuti dai pensieri ricorrenti del tempo della carcerazione - aggiunge Giuseppe Novelli, funzionario giuridico-pedagogico - dare la possibilità di riqualificare degli spazi e decorarli ha fatto molta presa. Le partecipanti al progetto hanno anche imparato a rispettare questi spazi proprio perché hanno contribuito ad abbellirli e renderli più piacevoli".
L'arteterapia è stato l'unico corso che la direzione ha mantenuto in questo periodo in cui sono state limitate al massimo le occasioni di possibile contagio tra detenuti, un centinaio tra la sezione femminile, maschile e speciali. Sulle pareti sono comparsi un ponticello tra cielo e acqua, ispirato al giardino di Givency di Monet, trompe l'oeil sul mare, cani e gatti, fiori rampicanti, glicine e rose, vasi disegnati, da terra, con gerani e ortensie, atmosfere familiari e rassicuranti che hanno dato luce e aria tra le sbarre di ogni porta e finestra. Le parole uomo, libertà, scelta vanno a comporre la frase dello psichiatra e filosofo austriaco Viktor Frankl "tutto può essere tolto a un uomo ad eccezione di una cosa: la libertà di scegliere il proprio comportamento in ogni situazione" scritta sui muri delle aule didattiche, una decorazione realizzata sempre dal gruppo delle detenute.
"È parlando con loro che sono emerse le idee - spiega infine Valeria Pozzi - ho portato delle immagini da cui abbiamo preso spunto e deciso i tipi di decorazione. Le detenute hanno partecipato e la prima cosa che mi hanno chiesto è stato di dipingere il mare, poi sono venute le richieste di realizzare i loro animali d'affezione e i fiori, sempre tenendo conto degli ambienti in cui andavamo a dipingere con la presenza di porte, finestre, caloriferi, estintori e altri elementi strutturali.
La ricerca della natura, l'uso dei colori in maniera terapeutica, ha fatto sì che si appassionassero e acquisissero nel tempo maggior sicurezza e competenza. Nella sala della socialità, dove leggono e giocano, abbiamo scelto decorazioni geometriche colorate di giallo, che aiuta la concentrazione, arancione caldo, che induce alla serenità, e viola che produce armonia".
Il programma di arteterapia proseguirà nei prossimi mesi nella sezione maschile, sempre grazie alla collaborazione e disponibilità degli agenti di polizia penitenziaria. In procinto di partire anche un corso di pasticceria, nel laboratorio di panificazione, attivo da anni con commesse dall'esterno, mentre prosegue, attivo anche durante i lockdown, il lavoro nell'orto del carcere, appena avviato, con produzione di ortaggi. Ancora da decidere la loro destinazione, se l'esterno o il consumo interno.
cn24tv.it, 15 febbraio 2021
Si scrive "Women Free", si legge "insieme per sostenere le donne vittime di violenza". È l'obiettivo del progetto promosso dalla Fondazione Città Solidale Onlus e l'Ammi di Catanzaro (Associazione Mogli Medici Italiani) che offre servizi di aiuto e accompagnamento per donne sole o con figli minori, vittime di violenza psicofisica, sessuale, economica o di maltrattamenti.
"Il progetto "Women Free" - spiega Silvana Aiello Bertucci, presidente Ammi Catanzaro - nasce dall'esigenza di fornire una risposta reale ai problemi che le donne maltrattate si trovano ad affrontare durante il loro percorso di fuoriuscita dalla situazione di violenza e di disagio. Le donne che si rivolgono ai Centri Antiviolenza, ad esempio, quasi sempre lamentano serie difficoltà a rompere la situazione di isolamento a causa della mancanza di soldi e lavoro".
"La nostra associazione - afferma la presidente - favorisce la costruzione di una rete a supporto delle donne; un modello operativo per gestire e fare prevenzione e screening. Questa nuova modalità organizzativa è ora possibile grazie alla buona sanità capace di fare rete, con l'obiettivo unico di porre al centro la donna e di garantire il miglior percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale.
Tra le azioni portate avanti con questo progetto vi è l'attivazione di un servizio di screening gratuito con visite senologiche per le donne vittime di violenza, considerando la nostra collaborazione con la Breast Unit - Organizzazione Unità Multidisciplinare nata per curare il cancro al seno - dell'Azienda Ospedaliera "Pugliese-Ciaccio" di Catanzaro".
di Massimo Cacciari
La Stampa, 15 febbraio 2021
Dobbiamo proprio arrenderci? Impossibile ragionare sull'onda lunga della crisi di sistema che sta travolgendo il nostro Paese? Per quanto tempo potremo continuare a rammendare e tamponare? Ricordiamolo ai più giovani. È l'eterno ritorno dell'uguale in forme sempre più asfittiche, deboli, emergenziali. Al crollo della prima Repubblica suonò il primo appello alla Banca d'Italia, nel 1994 il secondo. Da Ciampi a Dini. E il Gotha dei "tecnici-competenti" al loro interno, dai Cassese agli Elia, dai Barbera agli Spaventa, dai Bassanini ai Treu. I massimi esperti che la Patria ha generato in materia delle riforme ad essa necessarie.
I frutti? Deboli vagiti in alcuni settori, profondo nulla in altri. La mano passa, allora, ai politici-politici i quali, attraverso raffazzonate maggioranze tra forze e movimenti che hanno magari un passato, ma nessuna comune destinazione, catastrofizzano di nuovo durante la grande crisi 2007-2008, e si deve ritornare al Salvatore che proviene dai grandi organismi economico-finanziari, a chi appaia innocente degli sfracelli commessi.
Ora la Banca d'Italia è sostanzialmente la Banca centrale europea, e perciò... Così da Monti a Draghi. E Draghi, come Monti, altro non potrà che ripetere il ritornello del piano di riforme di cui il Paese ha bisogno, senza le quali neanche un Recovery fund dieci volte maggiore servirebbe a rimetterci in sesto. Monti lo sapeva, Draghi ancora di più, e già lo sapevano benissimo i Ciampi e i Dini. Le riforme, come tutti gli atti decisivi, in tempo di pace come di guerra, che siano crisi economiche o pandemie, possono essere intraprese soltanto da forti maggioranze politiche che si sentano partecipi di una comune visione e di un comune destino. Vale la pena ripeterlo: politica è anche competenza o non è.
Una politica incompetente è chiacchiera demagogica per definizione. Non si tratta affatto dell'assurda pretesa che chi fa il politico di professione abbia la competenza di un Draghi in materia finanziaria o di un Cassese in pubblica amministrazione o di una Cartabia in diritto. Ciò che è necessario è che una forza politica contenga in sé, nella sua struttura, nel modo in cui si organizza, un rapporto continuo e organico con quelle competenze che rendono possibile fondare una strategia realistica, credibile nei suoi obbiettivi e nel percorso da compiere per realizzarli.
Abbiamo disfatto in questo trentennio l'idea stessa di questa forma di azione politica, l'idea stessa di una forza così strutturata. Ma lo si sappia finalmente: se la competizione politica non avviene tra partiti che compongono in se stessi tecnica-e-politica, politica-e-competenza, non solo mai si avvierà un processo reale di riforme, ma dileguerà agli occhi del "popolo sovrano" l'interesse stesso per la democrazia.
A che servono, infatti, le rappresentanze politiche se nei momenti più difficili bisogna ricorrere a Autorità "da fuori"? Se per la terza volta in un decennio è capo del governo chi nessuno ha eletto? Vi pare questo un fatterello irrilevante, dal momento che, certo, la Costituzione rimane inviolata, e tutto si svolge secondo le regole del puro parlamentarismo? Gli dèi accecano coloro che vogliono perdere. E' assolutamente inevitabile che il "popolo sovrano" si chieda: perché tanto spreco di rappresentanti e assemblee se il mio destino, nei momenti decisivi, non può essere loro affidato, mentre nei momenti normali può benissimo esserlo a capaci amministratori?
La domanda ha una risposta sola: perché in democrazia i governi Monti, Draghi e quelli prima citati si configurano necessariamente come "servizi di emergenza" e mai potranno realizzare riforme di assetti istituzionali, né quelle della pubblica amministrazione, della giustizia, della scuola. Possono fare leggi di bilancio equilibrate, permetterci di ridurre lo spread, evitare sprechi e errori di "calcolo". E sono tutte cose giuste e buone. E dobbiamo essere loro grati quando le combinano.
Ma se vogliamo davvero che i "governi del Presidente" assumano, loro, la responsabilità di metter mano al sistema Paese, dobbiamo essere consapevoli che si tratta di "superare" l'idea di democrazia nel cui grembo siamo stati allevati. Delle due l'una e il terzo non è dato: o i partiti sono capaci di ricostruire il loro radicamento sociale, di formare gruppi dirigenti realmente rappresentativi, di elaborare strategie sulle quali costruire alleanze operative, non dettate esclusivamente dal primum vivere, oppure si elegga un Presidente-Capo che nomina il proprio governo, al quale è lui a dettare l'agenda.
Ma la si faccia finita con questo presidenzialismo surrettizio. Per quanto tempo ancora si potrà andare avanti nell'equivoco? All'ombra protettiva di Mario Draghi destre, sinistre e centri nostrani hanno un anno per rifletterci. Se, fatto il nuovo presidente della Repubblica, all'esito delle prossime elezioni politiche, dovesse ripresentarsi una situazione analoga al 2018 e ancora una volta, dopo defatiganti tentativi, l'invenzione di nuovi Conte, di altri e sempre uguali responsabili e ricostruttori, Draghi, divenuto nel frattempo capo dello Stato, dovesse ricorrere al suo collega di turno di via Nazionale o di Francoforte per salvare la baracca, non sarebbe più soltanto il crollo definitivo del nostro ceto politico, ma della fiducia stessa nella democrazia rappresentativa. E l'opera iniziata con tanta passione dai populismi, sovranismi e "vaffa" giungerebbe al suo felice coronamento.
bariseranews.it, 15 febbraio 2021
Quale è il modo migliore per ricordare una persona se non continuare a mettere in pratica i suoi insegnamenti e trasmettere alle future generazioni il suo impegno civile? Nel nome di Stefano Fumarulo, impegnato sul versante della legalità, morto a 38 anni nel 2017, è stato indetto un premio letterario nelle carceri: il dirigente antimafia. Il premio, rivolto ai detenuti di Puglia e Basilicata si divide in tre sezioni: poesia, narrativa e lirica. Al concorso è possibile partecipare fino al 4 maggio.
L'iniziativa dall'associazione barese Giovanni Falcone, per celebrare il 25° anniversario della fondazione, in collaborazione con il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà. Il presidente dell'associazione Falcone, Corrado Berardi ha voluto così mantenere l'impegno preso un anno fa. Gli elaborati devono pervenire in un plico con la dicitura "Premio letterario in memoria di Stefano Fumarulo 2021" entro il 4 maggio, all'indirizzo "Associazione culturale G. Falcone, via dei Narcisi 1 a Bari Santo Spirito-Catino" (info 340.5824196). Una giuria di esperti, formata da umanisti, esperti nel campo dell'editoria e della scrittura poetica, valuteranno le opere.
Nella sede della scuola Falcone di Catino il 26 giugno alle 18, si terrà la premiazione. Inoltre è in programma la realizzazione di un murales raffigurante Fumarulo. L'associazione G. Falcone, nata il 6 luglio1995, grazie all'impegno di 25 soci, opera sul quartiere Catino organizzando, tra l'altro, eventi culturali, sportivi e di utilità sociale.











