di Giuseppe Rizzo
internazionale.it, 31 dicembre 2020
Nel maggio del 2020 Sarah Stillman si chiedeva sul New Yorker se il coronavirus avrebbe messo in discussione l'incarcerazione di massa. Stillman si riferiva agli Stati Uniti, il paese con più detenuti in rapporto alla popolazione: 655 ogni 100mila abitanti. Ma in fatto di galere la corsa a chiuderci dentro quante più persone possibile è combattuta, e il tifo è rumoroso: se si può fare male, si farà peggio.
di Mauro Palma*
La Repubblica, 31 dicembre 2020
Roberto Saviano ha dedicato un opportuno commento, apparso su Repubblica del 28 dicembre, alla doverosa istituzione in Italia della Commissione nazionale indipendente sui diritti umani In un passaggio Saviano auspica che la Commissione osservi "come sono gestite le carceri" e "come vengono trattate le questioni in materia di migranti". Saviano sembra ignorare che in materia di privazione della libertà in Italia esiste già un'istituzione nazionale indipendente conforme ai Principi di Parigi: è l'Autorità Garante dei diritti delle persone private della libertà personale che ho l'onore di presiedere.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 31 dicembre 2020
Si dice che la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni, e sul carcere di belle parole ne abbiamo sentite sempre tante. Solo il Partito radicale, proseguendo l'azione di Marco Pannella, non ha mai smesso di lottare per assicurare una vita dignitosa ai detenuti, ma anche a tutto il personale e ai volontari che operano negli ambienti carcerari.
Rita Bernardini e gli altri esponenti radicali ogni giorno sono in contatto con chi è in carcere e con le loro famiglie. Sono instancabili nel sollecitare un cambio di passo nel rispetto dell'articolo 27 della Costituzione. Così come va menzionata l'azione costante del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale e quella dei garanti territoriali. Ma nulla si muove.
di Vincenzo Scalia*
Il Dubbio, 31 dicembre 2020
Le carceri sono sempre state un luogo di sofferenza. Non soltanto per la privazione della libertà a cui sono soggetti i detenuti, ma anche per la separazione fisica e politica dal resto della società. Le guardie penitenziarie, i detenuti, ma anche i medici, gli infermieri, gli insegnanti e tutto il cosiddetto personale trattamentale che opera all'interno delle prigioni, finiscono per costruire un microcosmo all'interno del quale le dinamiche di sopraffazione, sofferenza, resistenza, si sovrappongono alle identità e alle personalità pregresse.
di Errico Novi
Il Dubbio, 31 dicembre 2020
Il sottosegretario Giorgis: ecco i fondi previsti in manovra. È un segno che forse supera per velocità e chiarezza le ipotesi del Recovery plan. Nella legge di Bilancio si comincia a investire sul serio sul sistema dell'esecuzione penale, sulla qualità del trattamento di chi si trova in carcere ma, finalmente anche sull'esecuzione esterna, vale a dire le misure alternative alla "detenzione inframuraria".
di Valter Vecellio
lindro.it, 31 dicembre 2020
Perché nei grandi network informativi non si parla di carcere? Notizie di cronaca 'spicciola', quella che viene utilizzata come 'riempitivo', quado occorre una 'breve'. Così, spesso, si liquidano quelle che sono comunque tragedie che meriterebbero maggiore attenzione e visibilità, anche se avvengono in carcere.
Come quella che giunge da Cagliari. Un detenuto ritorna nella Casa circondariale di Uta dopo un permesso premio trascorso in famiglia; si sottopone al previsto periodo di quarantena anti-covid con altri detenuti. Salvatore F., questo il nome dell'uomo, 80 anni, si toglie la vita. Sei anni fa era stato attestato, con l'accusa di aver ucciso un allevatore di cavalli con una fucilata, nelle campagne di Villasimius. Motivo del delitto continue liti per gli sconfinamenti dei cavalli nel suo terreno. Salvatore si impicca. Una breve, sui quotidiani locali. Eppure, qualche interrogativo, questo suicidio potrebbe giustificarlo. Invece...
In Puglia, ora. Un uomo internato nella Rems di Carovigno, malato terminale, non più socialmente pericoloso. Lo stesso direttore della struttura dichiara che è incompatibile, non ci sono gli strumenti per assisterlo 'negli ultimi giorni della sua vita'. Muore senza essere assistito adeguatamente: le Rems non sono strutture in grado di curare persone con gravi patologie fisiche; loro sono 'solo' attrezzate per i disagi psichici. Ennesima vicenda tragica, rivelatrice di come la giustizia sia amministrata in modo assurdamente burocratico.
Considerata la situazione dell'uomo, il 10 dicembre scorso si è celebrata l'udienza per il riesame della pericolosità sociale; l'avvocato rappresenta la grave situazione di salute del detenuto; il giudice è stato informato dalla Rems, è venuto meno ogni possibile pericolosità sociale. Poteva essere trasferito in una struttura idonea non solo per motivi di salute, ma anche per il fatto che non sussisteva più pericolo. La misura però non viene revocata. Il Tribunale si limita a rinviare l'udienza al 21 gennaio e chiede un aggiornamento alla Rems per l'individuazione della struttura dove ricoverare la persona.
Il 18 dicembre nuova relazione della Rems, nella quale si indica la necessità di un 'trasferimento urgente del paziente in ambiente idoneo alle sue attuali gravi condizioni di salute'. Esclusa ancora una volta la pericolosità sociale. L'udienza viene anticipata al 7 gennaio. Peccato che l'uomo sia stremato. La cartella clinica parla di 'disorientato, afasico, allettato, incontinente, si alimenta con fatica, iniziano le piaghe da decubito'. Si chiede di anticipare ulteriormente il riesame della pericolosità sociale, e di disporre d'ufficio il trasferimento dell'uomo in una struttura adeguata alle sue gravissime condizioni di salute. Ora non serve più: l'uomo è morto, senza adeguate cure farmacologiche e assistenza continua.
A questo punto, che cos'hanno in comune trasmissioni, le si cita alla rinfusa, come 'Porta a porta' di Bruno Vespa, o 'Stasera Italia', condotto da Barbara Palombelli; 'Quarta Repubblica' di Nicola Porro; 'Presa diretta' di Riccardo Iacona; 'Report' di Sigfrido Ranucci, e 'Piazza Pulita' di Corrado Formigli; 'Cartabianca' di Bianca Berlinguer e 'Di Martedì' di Giovanni Floris; 'Non è l'Arena' di Massimo Giletti e 'Che tempo che fa' di Fabio Fazio; "Propaganda live' di Diego Bianchi?
Sono tutte trasmissioni dove si affrontano questioni e tematiche di vero o presunto interesse. A volte si può discutere la qualità degli ospiti, una specie di compagnia di giro, centellinati a seconda della loro casella politica, il loro essere più o meno rissosi, conta più il sembrare dell'essere... I conduttori possono piacere o meno, non qui e non ora si vuole discutere delle loro qualità o lacune.
Quello che si vuole rimarcare che tutti hanno un singolare comune denominatore. Sono accuratamente evitati i temi e le questioni che agitano e le iniziative relative al carcere. Anche una questione apparentemente collaterale, come assicurare il vaccino ai detenuti e alla comunità penitenziaria: molti diranno, come, il vaccino ai delinquenti?
A parte che un buon terzo di detenuti è in attesa di giudizio, con altissime percentuali di proscioglimento o dichiarazione di innocenza, il fatto è che le carceri sono sovraffollate; nella promiscuità il virus prospera e dilaga; nelle carceri non ci sono solo detenuti, ma anche una grande comunità penitenziaria, costituita da personale e agenti di custodia, con relative famiglie.
Il virus entra nelle celle, ma dalle celle può facilmente uscire. È qualcosa di semplice da capire. Ma occorre che ci sia la volontà di comprendere, e di fare qualcosa che può apparire impopolare nell'immediato; ma non è certamente anti-popolare, e se si spiega lo si comprende. Che ne dite, Berlinguer, Bianchi, Fazio, Floris, Formigli, Giletti, Iacona, Palombelli, Porro, Ranucci, Vespa, non ne varrebbe la pena di parlarne un po'?
adnkronos.it, 31 dicembre 2020
"Per la situazione delle carceri, in un periodo così complesso ci sono ulteriori preoccupazioni che si aggiungono. Se posso, nel complesso, per fortuna, la situazione è sotto controllo per la pandemia, su 53mila detenuti abbiamo 844 casi di positività al Covid, di cui sintomatici 35, ricoverati solo 25. Nel complesso le cautele adottate, ho verificato io stesso, ci sono". Lo ha detto Giuseppe Conte nella conferenza di fine anno.
"I problemi più complessivi vanno in quadrati nel confronto con le forze politiche, qualsiasi intervento sistemico non può che passare da una sintesi politica. Ma comunque c'è stato un alleggerimento, perché circa 2mila detenuti hanno beneficiato di alcune misure. Altre misure vanno vagliaste e discusse con le forze di maggioranza rappresentate in Parlamento", ha spiegato il premier. "C'è la massima disponibilità anche a investire per l'edilizia penitenziaria per migliorare le condizioni delle carceri e anche per la Polizia penitenziaria: abbiamo programmato assunzioni straordinarie per circa 2mila nuove unità, stanziato circa 3mln e mezzo per il pagamento degli straordinari. La situazione delle carceri è all'attenzione del governo, tutte le discussioni per le soluzioni sono all'ordine del giorno e dovremo discuterle tutte insieme".
di Andrei Maicoci
tusciatimes.eu, 31 dicembre 2020
"I magistrati di sorveglianza hanno tempo fino a domani, per prorogare fino al 31 gennaio le licenze e i permessi straordinari per i detenuti in semilibertà o lavoranti all'esterno". Così il Portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà e Garante di Lazio e Umbria, Stefano Anastasìa, in merito alla legge 176/2020 di conversione del primo decreto Ristori, entrata in vigore nel giorno di Natale.
"Poi - prosegue Anastasìa - sempre fino al 31 gennaio potranno essere concessi permessi straordinari anche a chi già usufruiva di permessi ordinari, anche se non lavorante all'esterno del carcere, ma sempre che non abbia reati ostativi. Infine, al 31 gennaio è fissato il termine per la richiesta della detenzione domiciliare di chi abbia da scontare meno di 18 mesi di pena. Sono giorni di festa - conclude Anastasìa - ma in carcere e nei tribunali di sorveglianza c'è - come sempre - molta apprensione e molto lavoro da fare, per evitare inutili detenzioni nelle nostre carceri sovraffollate".
camerepenali.it, 31 dicembre 2020
Con il voto del Senato sulla legge di bilancio è definitivamente approvata la norma che prevede il contributo alle spese legali per l'imputato assolto. Ora il Parlamento proceda con la separazione delle carriere per garantire l'effettiva terzietà del giudice e con la reintroduzione della prescrizione per impedire il processo infinito. Il documento della Giunta.
Con l'approvazione della legge di bilancio è introdotto nell'ordinamento l'articolo 177 bis del codice penale, che prevede un contributo dello Stato alle spese legali in favore dei cittadini già imputati in un procedimento penale ed assolti con formula piena in via definitiva.
È una scelta normativa da valutarsi positivamente e che premia l'iniziativa dell'On. Enrico Costa, alla quale hanno aderito gli On. Annibali, Lupi e Bartolozzi. Il processo penale rappresenta, infatti, per il cittadino non solo un patimento sotto il profilo morale e sociale, ma è spesso foriero di gravi conseguenze economiche. Finalmente l'ordinamento stabilisce che all'imputato assolto spetta un ristoro, seppure sotto il profilo di un parziale rimborso delle spese legali, da parte dello Stato che ne ha riconosciuto l'innocenza. È un importante segnale di coerenza con i principi costituzionali che tutelano il diritto di difesa e il giusto processo.
I fondi stanziati a finanziamento del rimborso per il cittadino assolto e il meccanismo previsto dalla legge ne renderanno tuttavia l'attuazione poco più che simbolica. Non possono essere, infatti, condivise né la scelta di prevedere il rimborso in tre rate annuali né la fissazione del limite massimo in € 10.500,00. Si tratta di una inopportuna sottovalutazione della prestazione del difensore nel processo penale che limita fortemente l'obiettivo perseguito.
Dunque, se da un lato è necessario ampliare e rafforzare le norme che prevedono il ristoro patrimoniale del cittadino dalle conseguenze ingiuste derivate dal processo penale, dall'altro occorre dare effettiva attuazione e concreta applicazione alla normativa che prevede la responsabilità del magistrato allorquando l'ingiustizia della decisione sia a lui addebitabile.
Va, in ogni caso, sottolineato con soddisfazione come la nuova disciplina sia segno di una generale consapevolezza della necessità che lo Stato si faccia carico anche del sacrificio individuale imposto al cittadino innocente. Per realizzare compiutamente lo schema del rito accusatorio, però, sono necessari interventi sistematici quali la separazione delle carriere tra il magistrato giudicante e il magistrato inquirente, unico strumento per garantire l'effettiva terzietà del giudice.
Nelle prossime settimane il Parlamento è chiamato a mettere mano a riforme del sistema processuale non coerenti con la scelta che oggi positivamente sottolineiamo. Le proposte governative contenute nel disegno di legge in discussione sono ispirate a logiche di mera efficienza che si risolvono nelle ennesime erosioni delle garanzie difensive ancorché tutti gli operatori avessero sottolineato la necessità di procedere con una seria depenalizzazione, il rilancio dei riti alternativi, la previsione di regole stringenti a presidiare l'esercizio dell'azione penale per evitare il processo in tutti quei casi in cui la prova mostri, sin dall'esito delle indagini, una capacità di tenuta insufficiente.
È prima di tutto necessario recuperare i principi di civiltà del diritto penale liberale e reintrodurre una seria e garantista disciplina della prescrizione. Vanno respinti i tentativi di depotenziamento e di burocratizzazione del sistema delle impugnazioni. Le riforme processuali, infine, devono essere accompagnate da riforme ordinamentali in grado di superare la separatezza e l'autoreferenzialità dell'organizzazione della Magistratura italiana, predisponendo nuovi percorsi di reclutamento e di formazione, stabilendo parametri di carriera ancorati al merito e alla verifica dei risultati professionali. Questo sarà l'impegno dell'Unione nei prossimi mesi.
La Giunta dell'Unione delle Camere penali italiane
di Alberto Cisterna
Il Riformista, 31 dicembre 2020
Dopo la tragica morte di Willy Monteiro, all'inasprimento delle pene per il reato di rissa si era accompagnata l'estensione del Daspo. Le due norme sono finite nel più complesso decreto immigrazione. Ma sono scritte male.
Alla tragica morte di Willy Monteiro, il 6 settembre di quest'anno, il Governo aveva risposto nell'unico modo che questo Paese ormai conosce per reagire a episodi di eclatante violenza, ossia mettendo mano al codice penale. All'inasprimento delle pene per il reato di rissa si era accompagnata l'estensione dell'ambito di applicazione del Daspo, ossia del provvedimento di polizia con il quale il questore interdice a soggetti ritenuti pericolosi la presenza in certe zone delle città.
Le due norme sono passate quasi inosservate visto che hanno avuto in sorte di finire nel più complesso alambicco legislativo del cosiddetto decreto immigrazione (n.130/2020) che riformava, in alcuni punti, le scelte del precedente governo a trazione leghista. Il fatto che non si fosse aperta alcuna discussione sull'ennesima opzione punitiva partorita in ragione dell'emergenza di turno, non poteva però di per sé escludere che i lavori parlamentari offrissero un più ampio contributo sul tema.
La legge di conversione, invece, si è risolta in un mero aggiustamento grammaticale e sintattico dei vari errori contenuti nel testo governativo, una cosa da matita rossa e blu per capirsi, con l'aggiunta qua e là di una virgola o la sostituzione di qualche proposizione ("dei" invece "di"). Insomma una cosa da far impallidire qualunque docente di italiano delle scuole primarie e che, invece, è il distillato del drafting legislativo della presidenza del Consiglio che ha imposto le successive "correzioni" parlamentari.
È vero che si discute da tempo dello scadimento della qualità della legislazione in Italia (l'ultima presa di posizione autorevole è stata quella di Michele Ainis), ma che si arrivi alla falcidia della lingua italiana in testi aventi rilevanza penale e sanzionatoria costituisce la cifra di una crisi profonda del sistema delle fonti che risente di fratture culturali davvero estese.
Sin qui poco male ci sarebbe da dire; in fondo i chierici del diritto sono abituati e, svarione in più svarione in meno, l'atteggiamento di diffidenza verso la produzione normativa domestica non sarà certo cambiato dopo l'ennesima figuraccia. Se non fosse. Se non fosse che quelle norme hanno come destinatari, in primo luogo, proprio quei ragazzi e quegli adolescenti che, troppe volte, si affrontano nelle piazze e per le strade delle nostre città in scontri organizzati plateali e violenti.
La questione, in questo caso, non suo essere circoscritta alla sola pessima fi - gura delle istituzioni legislative nell'uso della lingua italiana (della quale i ragazzi nulla sapranno in verità), ma assume una diversa latitudine e molto più rilevante. Una cultura illuminista pretende che il cittadino abbia cognizione dell'esistenza delle norme per effetto della loro pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Consumato il rito pagano dell'ostensione del testo legislativo nelle pagine della Raccolta delle leggi, il dado è tratto.
Nessuna ignoranza della norma può essere scusata. Un principio, invero, che non solo la Corte costituzionale (1988), ma soprattutto la Corte di Strasburgo hanno varie volte sottoposto a verifica, soprattutto in presenza di testi legislativi oscuri, parziali, sostanzialmente inaccessibili al cittadino medio senza l'assistenza di un tecnico.
Ora immaginare che le gang di adolescenti e di giovani che vengono a fronteggiarsi con mazze e tirapugni possano attribuire un minimo senso alla norma contenuta nel decreto legge 21 ottobre 2020, n. 130, convertito con modificazioni dalla legge 18 dicembre 2020, n. 173 - secondo cui "All'articolo 588 del codice penale: a) al primo comma la parola "309" è sostituita dalla seguente: "2.000"; b) al secondo comma le parole "da tre mesi a cinque anni" sono sostituite dalle seguenti: "da sei mesi a sei anni"" - è ovviamente una ingiustificabile illusione.
Né è lecito pensare che prima di andare al Pincio a Roma o per le strade di Ercolano a darsele di santa ragione gli adolescenti diano un'occhiata alla Gazzetta ufficiale. Certo, obiezione scontata, si tratta di una tecnica legislativa inevitabile quando si deve modificare qualunque norma; si selezionano le parti da cambiare e si mettono accanto le modifiche. In questo caso, tanto per capirci, "309" e "2.000" non sono enunciati cabalistici, ma la pena pecuniaria prevista per la rissa che è stata innalzata da 309 a 2.000 euro; il resto è l'upgrading carcerario.
Sembra, però, del tutto evidente che non ci si possa, come dire, lavare la coscienza per quanto successo nelle strade di Colleferro al povero Willy o, dopo l'approvazione dell'inasprimento sanzionatorio, al Pincio o a Ercolano brandendo un'oscura norma di un oscuro decreto legge, pietosamente reso compatibile con la lingua italiana dal Parlamento.
La legge di conversione avrebbe dovuto offrire l'occasione per creare strumenti di comunicazione e di formazione ad hoc, espressamente indirizzati a quelle fasce giovanili troppo volte coinvolte in scontri organizzati e violenze di gruppo.
Non si tratta di fare lezioni sul bullismo, sul cyber bullismo o cose del genere, ma di spiegare semplicemente cosa il legislatore prevede nel caso in cui si venga coinvolti in episodi del genere e come ci si possa rovinare la vita per simili sconsideratezze. Per carità l'ignoranza della legge penale non è tollerata, ma neppure quella di coloro i quali ritengono che con una manetta qui e l'altra una lì ogni problema venga a soluzione.
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