di Edmondo Bruti Liberati
ilfoglio.it, 16 agosto 2020
La credibilità della giustizia non passa per le alchimie dei sistemi elettorali, ma è nelle mani dei magistrati che sapranno ritrovare l'orgoglio del confronto. Nel clima segnato dallo sconcerto per quanto emerso dalla indagine di Perugia il dibattito sul Csm ha finito per concentrarsi sul sistema elettorale e la fantasia si è scatenata nel proporre i più diversi "toccasana", non pochi dei quali francamente stravaganti. I sistemi elettorali sono materia tecnicamente complicata. Anche al sistema elettorale del Csm può applicarsi il monito di Alexander Hamilton (Federalist n. 51): "Se gli uomini fossero angeli, non sarebbe necessario un governo.
di Nando dalla Chiesa
ilfattoquotidiano.it, 16 agosto 2020
Il Parlamento ribalti il grave errore del governo. Con la corruzione non si può scherzare. Avremmo dovuto impararlo, con i prezzi che le abbiamo pagato, economici e civili, oltre che di qualità delle istituzioni. Meno che mai ci si può scherzare oggi, con i rischi che la crisi porta con sé, i bisogni estremi di liquidità e le necessità di rendere più agili i meccanismi di investimento.
ilcapoluogo.it, 16 agosto 2020
L'iniziativa del Garante dei detenuti in collaborazione con le associazioni regionali per il Ferragosto nelle carceri abruzzesi: la Cocomerata Solidale. Si è tenuta il 15 agosto in contemporanea nelle carceri di L'Aquila, Sulmona, Chieti e Pescara l'iniziativa "La Cocomerata Solidale" promossa dal Garante dei detenuti della regione Abruzzo in collaborazione con l'Associazione Roccaraso Futura e l'Associazione L'Isola Solidale.
casertanews.it, 16 agosto 2020
Gaetano Tolosa si è spento a 65 anni da detenuto ai domiciliari nonostante un tumore al quarto stadio. Da 6 mesi la richiesta di differimento della pena è pendente davanti al magistrato. Ha atteso invano un provvedimento del giudice di sorveglianza che non è mai arrivato. Si è spento nel giorno di Ferragosto Gaetano Tolosa, 65 anni di Caserta. È morto da detenuto, privato della libertà e della dignità da un magistrato di sorveglianza che ha preferito non rispondere ad un'istanza di differimento della pena presentata 6 mesi fa dal suo legale, l'avvocato Marco Alois.
gazzettadicaserta.it, 16 agosto 2020
Inizieranno probabilmente il prossimo autunno i lavori per la realizzazione della condotta idrica che dovrà portare finalmente l'acqua nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Due mesi fa, esattamente il 10 giugno scorso, sono stati affidati i lavori alla ditta che si è aggiudicato l'appalto. Giusto il tempo delle verifiche amministrative e inizieranno i lavori.
Intanto per questo grande caldo che affligge anche i reclusi del penitenziario la direzione garantisce sono due bottiglie da due litri di acqua minerale al giorno, quindi da una bottiglia si è passati a due oltre le cisterne di acqua che ogni giorno arrivando per le cucine dei detenuti e le cucine del personale. Inoltre, viene sempre attuata manutenzione all'impianto di potabilizzazione della acqua con interventi anche straordinari per renderne la qualità buona sia per l'igiene che per la pulizia.
Nonostante ciò si è registrato un nuovo intervento del Garante della Regione Samuele Ciambriello che ha sollevato nuovamente la questione affermando che «Dal 1996, anno di costruzione del carcere di Santa Maria Capua Vetere, non è ancora stato realizzato l'allacciamento per la rete idrica. Eppure la giunta regionale della Campania, nel 2016, ha stanziato un notevole finanziamento, consegnando tali risorse al Comune di Santa Maria Capua Vetere».
La Regione Campania, fa sapere ancora Ciambriello, con delibera della giunta regionale numero 142 dell'aprile del 2016 ha stanziato, in favore del Comune di Santa Maria Capua Vetere per la costruzione di una condotta idrica a servizio della casa circondariale, 2 milioni e 190mila euro. Successivamente, su questo tema, la stessa giunta, il 4 agosto dello stesso anno, ha firmato un protocollo d'intesa col Comune. Attualmente i detenuti presenti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, rendono noto dall'ufficio del Garante, sono 886, di cui 68 donne nel reparto Senna di alta sicurezza. Ogni giorno due autobotti portano l'acqua per la mensa dei detenuti e degli agenti, da decenni i detenuti usufruiscono gratuitamente di due bottiglie d'acqua minerale al giorno.
gazzettadiparma.it, 16 agosto 2020
Una nota positiva: "Meno episodi di auto-aggressività: funzionano le azioni di prevenzione". Il Garante dei detenuti del Comune di Parma Roberto Cavalieri questa mattina ha visitato le sezioni di isolamento, il reparto di transito, il centro clinico, la sezione paraplegici e la sezione nuovi giunti detenuti comuni in isolamento sanitario preventivo degli Istituti penitenziari.
Alla data di oggi - questi sono i numeri forniti - sono presenti 625 detenuti: 315 detenuti comuni, 203 detenuti di Alta Sicurezza, 40 detenuti ex vertici dei cartelli mafiosi e 67 detenuti sottoposti al regime del 41 bis. Considerevole il numero dei detenuti ergastolani che ammontano a 127 pari al 20% dei reclusi.
"51 sono i detenuti collocati nelle sezioni di interesse della visita del Garante - si legge in una nota - ma si contano purtroppo 130 detenuti assegnati dagli uffici centrali dell'Amministrazione penitenziaria al carcere di Parma per la presenza di un centro clinico che però si trovano in celle ordinarie. Le durate delle collocazioni nel centro clinico oltrepassano i 18 mesi di media, un detenuto è presente da 5 anni, quando la funzione del reparto è quella di offrire un'alta intensità assistenziale per poi dimettere i detenuti che dovrebbero rientrare nel carcere di provenienza. La sezione paraplegici conta invece 9 detenuti. La popolazione detenuta si caratterizza anche per altri dati importanti che connotano la struttura di Parma come complessa e critica: 36 detenuti sono costretti all'uso della carrozzina per deambulare e 50 sono non autosufficienti. Per ciascun detenuto recluso a Parma sono state diagnosticate in media dalle 4 o alle 5 patologie".
Secondo quanto registrato dal Garante, le sezioni per l'accoglienza dei detenuti nuovi giunti in isolamento precauzionale per l'emergenza Covid "sono apparse adeguate con celle occupate da un solo detenuto. Preoccupa invece la registrazione dell'arrivo di un significativo numero di detenuti dei circuiti di alta sicurezza dagli istituti di Voghera, San Gimignano e della Sardegna che rendono decisamente critica la situazione sotto il profilo della collocazione nelle celle. Ridotto il numero dei detenuti in isolamento disciplinare, 4 detenuti di cui uno sottoposto all'art 14 bis O.P. ovvero di sorveglianza particolare in quanto attore di disordini nel carcere di Opera".
"Nonostante il notevole carico di criticità del carcere di Parma, amplificate anche dalla cronica mancanza di personale della Polizia penitenziaria e dell'Area trattamentale, si registra una contrazione degli eventi critici rispetto allo scorso anno ed in particolare per quello che riguarda i fenomeni auto-aggressivi possibile effetto delle azioni di prevenzione e presidio realizzato dagli operatori penitenziari quali gli educatori e la Polizia penitenziaria - sottolinea Cavalieri -. Infine si segnala la necessità di mettere in atto procedure e modalità di lavoro che permettano ai detenuti con patologie e/o disabili di accedere alle attività trattamentali e che queste siano progettate per rispondere ai bisogni di persone che sono portatrici di disabilità e altri tipi di deficit psico-fisici".
strill.it, 16 agosto 2020
ll Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Reggio Calabria avv. Giovanna Russo e l'Assessore alle Politiche sociali Lucia Anita Nucera, in occasione del Ferragosto e della festività dell'Assunta, si sono recate in visita agli istituti penitenziari di Reggio Calabria, Arghillà e "G. Panzera". "Dovere istituzionale, oltre che umano e personale - dichiara il Garante - di recarsi presso gli istituti penitenziari di Reggio Calabria, Arghillà e "Panzera".
Il 15 agosto sarà per molti un momento di convivio familiare, occasione per stare con amici (pur sempre nel rispetto delle regole e restrizioni Covid).
Proprio sulla scorta di un pensiero soprattutto umano oltre che in qualità di garante del comune di Reggio Calabria in ragione delle funzioni che esercito al fine di dare un segno di non dimenticanza, di presenza e vicinanza a quanti si trovano nei due istituti penitenziari reggini oggi si è volutamente dedicato un momento di attenzione agli "ultimi" agli "invisibili" della società. La visita in carcere nel giorno di ferragosto è una consuetudine consolidata in seno al coordinamento nazionale dei garanti territoriali, sulla scorta delle iniziative promosse dai radicali.
Ringrazio, innanzitutto, la dottoressa Patrizia Delfino in rappresentanza del Dott. Calogero Tessitore ed il personale di sorveglianza penitenziario tutto di Arghillà per l'accoglienza riservataci, l'ispettore del plesso "Panzera" di Reggio Calabria che ci ha accompagnate durante la visita odierna. Silenzio, isolamento e solitudine dei cuori, perfino di chi sa di avere sbagliato, sono stati i sentimenti che anno accompagnato questo prima visita ufficiale all'interno degli Istituti penitenziari".
La visita é senz'altro un gesto di umanità, nel solco senso cristallizzato dall'art.27 del dettato costituzionale: "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". "Certo le situazioni dei detenuti dei due istituti reggini -prosegue l'avv. Russo -meritano un approfondimento di analisi e d' individuazione del trattamento rieducativo più efficace al fine di poter garantire a tutti un concreto e reale reinserimento sociale una volta esaurito il periodo di detenzione. L'occasione della visita odierna è stata proficua al fine ascoltare una serie di istanze, già note all'Ufficio del Garante di cui si è fatto carico il collega Avv. Agostino Siviglia durante tutto il suo mandato.
Da donna sento di voler dedicare un pensiero e particolare attenzione alla sezione femminile del "Panzera" per il quale sono già state realizzate negli scorsi anni attività mirare alla realizzazione di percorsi di reinserimento delle stesse nella società. Infine sento di cuore di voler ricordare e ringraziare il segno di una presenza costante e momento di preghiera grazie al cappellano e ad una sorella della Fraternità Maria Immacolata - Piccoli Fratelli e Sorelle dell'Immacolata di Bagnara Calabra (nel braccio femminile) proprio in un caldo giorno festivo a testimoniare supporto e vicinanza ai detenuti. É qui che cogliamo l'importanza dei gesti. Azioni per le quali forse una nuova strada rieducativa è possibile: quella per cui il carcere non sia una parte sconnessa dalla società quanto piuttosto una parte della stessa. Oggi più che mai - conclude il Garante - risulta necessario vincere la sfida della rieducazione penale, creando opportunità di vita alternative".
repubblica.it, 16 agosto 2020
La denuncia di Lunardon, consigliere Pd, che ha trascorso la mattina di Ferragosto in vista a Marassi col militante radicale Stefano Petrella. Il carcere di Marassi ha una capienza di 550 detenuti ma ne ospita 700. "Troppe ancora le celle con sei detenuti laddove dovrebbero essere in quattro. Un problema per i detenuti ma anche per la Polizia penitenziaria. Ricorrere di più alle pene alternative è una necessità impellente, non un riflesso condizionato dei presunti buonisti. Poi occorre sbloccare i progetti di nuovi carceri: a Savona se ne parla invano da vent'anni".
Lo scrive su Facebok il consigliere Pd Giovanni Lunardon che ha trascorso la mattinata al carcere di Marassi facendo visita ai detenuti e al personale penitenziario, accompagnato da Stefano Petrella, militante del Partito Radicale. I radicali da sempre sono attivi nella battaglia per i diritti dei detenuti e anche a Ferragosto scelgono di testimoniare la loro attenzione al tema, questa volta si è unito anche Lunardon.
"Siamo come al solito all'anno zero sui test sierologici e sui tamponi - la denuncia di Lunardon. Per fortuna in Liguria nella fase acuta del covid non vi sono stati focolai nelle carceri e anche i casi positivi o non si sono verificati o ci sono stati in modo tangenziale.
Dopo di che nonostante la solita grancassa della Viale a Marassi si è fatta una sola campagna di test a maggio su detenuti e agenti. Quasi nessun tampone. Poi più nulla. È questa la prevenzione nelle carceri e più in generale in Liguria? Polizia penitenziaria, polizia di stato, vigili del fuoco aspettano i test. La Regione ha il compito di farli. Lo faccia. E così anche sui detenuti, che sono cittadini come tutti gli altri e devono avere gli stessi diritti, a partire da quello alla salute".
viverepesaro.it, 16 agosto 2020
Visita all'istituto penitenziario pesarese anche nel periodo di ferragosto. Preoccupa la situazione dei detenuti con patologie di carattere psichiatrico o legate alla tossicodipendenza. Al centro dell'attenzione anche i problemi derivanti da sovraffollamento, carenze negli organici, necessità di manutenzione in diversi settori dell'edificio.
Appuntamento a Villa Fastiggi di Pesaro per le visite in carcere del Garante regionale, Andrea Nobili, anche nel periodo di ferragosto. Conclusa la fase di monitoraggio per verificare la situazione complessiva dopo il periodo di lockdown, si è ritenuto opportuno, infatti, formulare un nuovo calendario di incontri, considerate le criticità presenti in alcuni istituti penitenziari e la possibilità del loro acuirsi durante il periodo estivo.
Presso la Casa circondariale pesarese visita e numerosi colloqui con i detenuti, mentre in precedenza il Garante ha avuto un confronto costante con la direzione della struttura ed i responsabili della polizia penitenziaria. Al centro dell'attenzione i problemi derivanti da sovraffollamento, situazione sanitaria (con un numero significativo di soggetti con patologie di carattere psichiatrico o legate alla tossicodipendenza), carenze negli organici, necessità di manutenzione in diversi settori dell'edificio che ospita il carcere. Un quadro d'insieme che ha rischiato di aggravarsi durante il periodo dell'emergenza epidemiologica e più volte rappresentato dal Garante che, proprio per questo motivo, ha sempre mantenuto attiva l'interlocuzione con i vertici della struttura e dell'amministrazione penitenziaria.
"Siamo consapevoli che la situazione - sottolinea Nobili - deve essere doverosamente attenzionata sotto diversi punti di vista e che sono necessari interventi non più rinviabili, a partire dalla questione degli organici. Fino ad oggi si è riusciti a fronteggiare le criticità dell'esistente, ma questo stato di cose non può protrarsi all'infinito. Nelle prossime settimane i problemi legati all'area sanitaria saranno oggetto di un intervento approfondito con i vertici Asur".
Il Garante rinnova l'auspicio per una collaborazione attiva di tutte le componenti chiamate ad intervenire direttamente nella realtà degli istituti penitenziari marchigiani. "Nelle scorse settimane - conclude - abbiamo salutato con soddisfazione l'arrivo di un nuovo Presidente per il Tribunale di sorveglianza di Ancona. Oggi rinnoviamo l'invito a chi di competenza per una presenza effettiva del Prap sul territorio regionale, che come sappiamo è invece chiamato a intervenire su Emilia Romagna e Marche con tutte le difficoltà del caso".
di Rossella Avella
interris.it, 16 agosto 2020
Un laboratorio per la preparazione di prodotti da forno all'interno di un carcere minorile? Si può! Si chiama "Cotti in Fragranza" e si trova nel Malaspina di Palermo. Un progetto buono, basato su una precisa etica della responsabilità, in cui i giovani coinvolti sono protagonisti di tutte le scelte, dai nomi dei prodotti alle strategie di marketing. Anche dopo aver concluso il proprio percorso detentivo, i ragazzi continuano a lavorare al progetto.
Un made in Sicily d'eccellenza - Cotti in Fragranza è un'impresa sociale all'avanguardia che utilizza materie prime di alta qualità per una produzione made in Sicily d'eccellenza. La sua storia comincia con il Buonicuore, un frollino dall'inconfondibile sapore di mandarino ideato da uno dei migliori pasticceri della Sicilia, Giovanni Catalano. É sua la ricetta donata al laboratorio insieme alle prime "lezioni" di cucina. Sotto la sua guida viene completato il laboratorio, ed è qui che i ragazzi - affiancati da uno chef formatore - cominciano il proprio percorso di formazione.
La produzione si espande - Nel frattempo le competenze crescono e anche la voglia di sperimentare: è così che si creano le ricette per gli altri due frollini agli agrumi, il Parrapicca e il Coccitacca, e per gli snack salati, i Picciottelli. Grazie al supporto di una squadra di esperti esterni e sempre affiancati dalle insuperabili educatrici coordinatrici del progetto, Lucia Lauro e Nadia Lodato, i ragazzi si confrontano con le quotidiane scelte imprenditoriali: studio del mercato, perfezionamento dell'offerta, strategie di marketing.
I frollini superano i confini dell'isola - Col passare dei mesi i frollini Cotti in Fragranza raggiungono le botteghe equosolidali, i bar, e grazie al supporto di Legacoop Sicilia Occidentale anche i supermercati della grande distribuzione, superando i confini della Sicilia e portando il proprio messaggio di riscatto sociale in tutta la Penisola. Il progetto è promosso e sostenuto dall'Istituto Penale per i Minorenni di Palermo, Opera Don Calabria, Associazione Nazionale Magistrati Fondazione San Zeno e Unicredit.
Interris.it ha incontrato Lucia Lauro che ha raccontato in prima persona cosa significa vivere una realtà come "Cotti in fragranza".
Da dove nasce l'idea di creare un laboratorio sociale all'interno di un carcere? E soprattutto qual è la vostra idea di sociale?
"L'idea nasce dall'allora direttore dell'istituto sociale per i Michelangelo Capitano e del nostro direttore dell'Istituto Don Calabria Alessandro Padovani. L'idea era di creare un'azienda dentro l'istituto come già avviene per gli adulti in alcune città d'Italia.
Cosa rappresenta cotti in flagranza nel mondo del made in Italy? Quali sono i vostri progetti odierni e quelli futuri?
"Siamo stati il secondo progetto dentro un IPM in Italia, il primo al sud, quindi penso che rappresentiamo una speranza per altre cooperative ed altri istituti in Italia che vogliono intraprendere quest'avventura. Certamente siamo riusciti a sviluppare un modello aziendale che ci permette oggi di avere due/tre ragazzi che lavorano dentro l'istituto e sette ragazzi che lavorano nella cucina esterna".
"Il nostro progetto futuro è creare sempre più settori, più attività, perché solo così potremo impiegare molti più ragazzi. Già da due anni oltre al biscottificio abbiamo un settore catering e un settore dedicato ai laboratori di cucina per scolaresche o gruppi di adulti. Al momento stiamo lanciando il nostro Al Fresco Giardino e Bistrot, un giardino nel centro di Palermo in cui i ragazzi si stanno sperimentando nella piccola ristorazione. Per i prossimi 2 anni saremo impegnati nella ristrutturazione del Palazzo seicentesco in cui si trova il nostro Giardino per fare il Bistrot invernale, un centro di formazione professionale e un centro di accoglienza turistica. Questi progetti sono realizzabili grazie al sostegno della Fondazione San Zeno e della Fondazione con il sud".
Cosa significa aderire a questo progetto?
"Significa decidere di dare spazio ai sogni e di essere disposti a faticare per realizzarli. Il nostro è un progetto corale, ogni adulto e ragazzo che entra a farne parte diventa partecipe di ogni processo decisionale, deve portare il suo contributo in termini di creatività e della responsabilità che ne consegue".
Che aria si respira nel laboratorio? Come vengono coinvolti, preparati e inseriti nel progetto gli ex detenuti?
"Il laboratorio è un luogo di energia all'interno di un luogo complesso, spesso statico, certamente delimitato che si chiama carcere. Nonostante anche il laboratorio sia tra quattro mura, li si crea un prodotto che viaggia in tutta l'Italia, si immagina il lavoro fuori, si raccontano le altre parti del progetto. Quindi l'atmosfera è certamente positiva. Poi il lavoro in sè da dignità, da la possibilità di aiutare le famiglie, di cominciare a costruire un fuori. I ragazzi detenuti vengono formati da uno chef all'interno del laboratorio e poi quando escono vengono seguiti nel laboratorio esterno. Si impara facendo, ma soprattutto i ragazzi entrano a far parte subito di quell'intelligenza collettiva che secondo noi è la grande differenza del nostro progetto. I giovani non sono destinatari, sono realmente protagonisti".
Qual è il messaggio che vuole lanciare Cotti in Flagranza in un territorio in un cui purtroppo la criminalità organizzata ha lasciato il segno?
"Il messaggio è emblematico: non siamo malacarne ma veri buonicuore. Noi puntiamo sulla scelta, la possibilità di scegliere un altro contesto di riferimento, un'azienda che è una "famiglia", in cui i bisogni sono ascoltati, in cui crescere è possibile, in cui tutti mostriamo ferite e debolezze e tendiamo mani per risalire la china".
Quanto e come aiuta i ragazzi?
"Per chi fa questa scelta, non sono tutti chiaramente, comincia una nuova vita: lo stipendio, la casa da affittare, il motorino, la prima vacanza con gli amici all'estero. Tutte quelle cose normali che tutti viviamo dai 15 ai 24 anni e che loro hanno inesorabilmente perso".
Qual è stato il momento più bello di questi anni? Un ricordo o un aneddoto che ti ha particolarmente colpita?
"I momenti belli sono troppi, sicuramente i più belli sono i momenti in cui i ragazzi escono in affidamento e possiamo vederli fuori dall'Istituto. Un aneddoto divertente è legato ad uno dei nostri biscotti il Parrapicca. In siciliano il Parrapicca è un oggetto metaforico per chiudere la bocca a chi ti denigra. Quando iniziammo in carcere molti dubitavano sulla capacità dei ragazzi di impegnarsi. Così dopo i risultati di vendita del primo semestre che furono oltre le nostre aspettative e il primo Natale frenetico, uno dei ragazzi disse "Ora si comprano tutti un Parrapicca". Il loro orgoglio per avercela fatta è un'emozione indelebile, che per fortuna rivedo ogni volta che intraprendiamo una nuova sfida e la portiamo a termine".
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