di Guido Salvini*
Il Dubbio, 15 agosto 2020
I titoli dei quotidiani e dei siti internet di ieri offrono l'occasione di parlare di una delle tante deviazioni del processo penale. Il Presidente del Consiglio Conte e cinque ministri hanno ricevuto dalla Procura di Roma, in relazione all'epidemia da Covid e ai provvedimenti che hanno di conseguenza adottato, un'informazione di garanzia che prospetta i reati di epidemia colposa ed omicidio colposo e addirittura quelli di attentato alla Costituzione e attentato ai diritti politici del cittadino. Si è trattato di un caso un po' particolare in quanto la notizia è stata data direttamente dalla Presidenza del Consiglio e, a quanto si legge, la Procura avrebbe prudentemente già lasciato intendere che l'iniziativa era un "atto dovuto" e che le accuse, che dovrebbero essere in teoria valutate dal Tribunale dei Ministri, sarebbero poco convincenti.
di Errico Novi, 15 agosto 2020
Intervista a Gian Domenico Caiazza, presidente dell'Unione camere penali italiane.
"Forse non è chiaro: è una prospettiva di una gravità inaudita. Un attacco agli equilibri democratici costituzionali. Contro la norma che potenzialmente consegna l'intero Csm nelle mani delle Procure faremo le barricate, saremo implacabili. E crediamo al fianco dell'Unione Camere penali possa schierasi l'intera avvocatura, innanzitutto la sua rappresentanza istituzionale.
di Rita Bernardini
Il Dubbio, 15 agosto 2020
Quest'anno, causa Covid (sembra), sono solo cinque gli istituti che l'Amministrazione penitenziaria ci consente di visitare in delegazioni di non più di due persone. No, non assomiglia al Ferragosto di dieci anni fa quello che si tiene oggi nell'anno del Coronavirus.
L'Unione Sarda, 15 agosto 2020
Preminenza di malati psichici e di tossicodipendenti, ma anche di stranieri, unita alla carenza di organico tra gli agenti, psicologi ed educatori sono le principali criticità riscontrate nel sopralluogo effettuato dai Radicali nel carcere cagliaritano di Uta.
"Da un punto di vista di presenze siamo alla pari tra 530 presenze e una capienza di 560 - spiega Irene Testa, tesoriere dei Radicali che ha visitato il carcere insieme ai consiglieri regionali Michele Cossa (Riformatori), Carla Cuccu (M5S) e Stefano Schirru (Psd'Az) - più che per il sovraffollamento la preoccupazione è il quel 70-80% di malati psichiatrici e tossicodipendenti: è un carcere 'malato' con persone che, non dovrebbero stare lì.
Purtroppo l'unica residenza protetta, la Rems a di Capoterra ha solo 16 posti. Così il direttore e il personale devono gestire una situazione non di loro competenza specifica". In più, spiega ancora Testa c'è il problema degli stranieri, "molti dei quali hanno problematiche di disagio e povertà: in Sardegna è un record di presenze con l'82% in tutte le 10 strutture dell'Isola".
Di fronte a questa situazione i Radicali premono perché venga nominato al più presto il garante dei diritti del detenuto: "in questo senso si sono impegnati i consiglieri regionali che mi hanno accompagnata nel sopralluogo". Questione a parte l'emergenza Covid: "Non ci sono stati problemi né contagi - conclude Testa - l'istituto aveva a disposizione le mascherine necessarie e ha messo a disposizione dei detenuti i mezzi informatici via web per non perdere il contatto con le famiglie".
ottopagine.it, 15 agosto 2020
Il Garante dei detenuti Ciambriello: "Non si perda più tempo". "Dal 1996, anno di costruzione del carcere, non è ancora stata realizzato l'allacciamento per la rete idrica. Eppure la Giunta Regionale della Campania, nel 2016 ha stanziato un notevole finanziamento, consegnando tali risorse al comune di Santa Maria Capua Vetere". Così denuncia ritardi ed inefficienze amministrative il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello.
La Regione Campania con delibera della Giunta Regionale 142/05.04.2016 ha stanziato, in favore del comune di Santa Maria Capua Vetere per la costruzione di una condotta idrica a servizio della Casa Circondariale, E 2.190.000,00. Successivamente, su questo tema, la stessa Giunta, il 4.08.2016, ha firmato un protocollo d'intesa col Comune. Attualmente i detenuti presenti del Carcere di Santa Maria Capua Vetere sono 886, di cui 68 donne nel reparto Senna di alta sicurezza. Il garante Ciambriello così conclude: "L'approvvigionamento di acqua al carcere è assicurato mediante l'utilizzo di acqua di falda e di un impianto di potabilizzazione spesso mal funzionante, che comporta la fuoriuscita di acqua gialla dai rubinetti, con conseguenti dermatiti e altri problemi di salute per i detenuti.
Ogni giorno due autobotti portano l'acqua per la mensa dei detenuti e degli agenti, da decenni i detenuti usufruiscono gratuitamente dall'amministrazione penitenziaria di due bottiglie d'acqua minerale al giorno. Ho recentemente scritto, sia a luglio che ad agosto, all'amministrazione comunale di Santa Maria Capua Vetere per chiedere notizie sullo stato dei lavori, ancora non attuati dopo tanti anni, ma non ho ricevuto nessuna risposta. Invito la politica nazionale, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e i consiglieri regionali a seguire con attenzione questa criticità che lede i diritti delle persone
diversamente libere. Accanto alla certezza della pena ci deve essere la qualità della pena, alla persona che sbagli deve essere tolto il diritto alla libertà ma non il diritto alla dignità, alla tutela della salute. Non si perda più tempo".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 15 agosto 2020
L'allarme dei familiari di persone anziane. Mentre perfino nelle carceri sono stati ripristinati i colloqui ordinari, nelle strutture socio-sanitarie e assistenziali (Rsa) gli anziani e disabili ancora vivono in isolamento. In pratica non è stata indicata nessuna nuova norma post Covid-19. Diverse rappresentanze dei familiari hanno lanciato l'allarme sugli effetti devastanti delle chiusure che ravvisiamo sui loro parenti ospiti delle strutture, fortemente segnati dal lungo distacco.
A tal proposito si è attivato il garante nazionale delle persone private della libertà. Ha avviato un'interlocuzione con il Comitato tecnico scientifico per esprimere la profonda preoccupazione in merito al protrarsi dell'isolamento delle persone residenti in alcune strutture socio- sanitarie e socio- assistenziali per disabili o anziani nell'attuale fase di diffusione del virus Covid- 19. Le criticità segnalate dal Garante nazionale al Comitato tecnico scientifico riguardano appunto la limitazione a ricevere visite da parte di familiari o di persone con un legame affettivo, la resistenza da parte di alcuni Responsabili sanitari delle strutture a favorire dimissioni e nuovi ingressi sia nelle strutture socio- sanitarie e assistenziali a regime residenziale che in quelle a regime semiresidenziale. Il Garante nazionale, rinnovando la stima e la fiducia nel lavoro svolto da tutti i componenti il Comitato tecnico scientifico, ha sollecitato la disposizione di un documento scientifico che contenga indicazioni per dirimere tali criticità che richiedono urgenti risoluzioni al fine di garantire percorsi di salute e assistenza certi e omogenei in tutto il territorio nazionale a tutela di una fascia di popolazione particolarmente vulnerabile.
D'altronde è ciò che hanno richiesto numerosi rappresentanti dei familiari. Quest'ultimi sono convinti che misure a favore del benessere psico-fisico dei loro cari, anziani, malati, invalidi e disabili all'interno delle strutture, a distanza di 5 mesi dal distacco imposto dalle chiusure, possano essere adottate, anche con un'auspicabile rapida revisione dei Protocolli, senza compromettere in alcun modo la sicurezza nel quadro complessivo della sanità pubblica.
L'obiettivo posto dai rappresentanti dei familiari è quello di arrivare a delle rapide soluzioni migliorative delle norme di riapertura a seguito dell'emergenza coronavirus, ribadendo di voler continuare a tutelare massimamente la sicurezza dei residenti delle strutture. Tra i problemi evidenziati vi è appunto l'assoluta mancanza di contato fisico ed emotivo tra gli ospiti ed i loro familiari, le modalità di visita che non consentono di stare con i propri cari per tempi lunghi e su poche postazioni al chiuso. Vi sono poi turnazioni di visita del tutto insufficienti.
Vi è l'impossibilità in molte Rsa di poter far visita ai parenti che si trovano a letto. Uno stile di vita che per certi aspetti comprometterebbe la salute degli ospiti, in particolare dal punto di vista psicofisico, per via del distacco dai propri familiari e parenti. I rappresentanti dei familiari hanno anche fornito delle proposte per quanto riguarda delle nuove modalità di riavvicinamento tra ospite e parente con delle linee guida che ammettano accessi sicuri e controllati da almeno un familiare per ospite. Tra le disponibilità offerte dai famigliari vi sono quelle di sottoporsi a tamponi a scadenza periodica, di acquistare a proprie spese i dispositivi di sicurezza e di sottoporsi anche alle dovute igienizzazioni secondo la prassi già in uso con sanificazioni.
lavocetorino.it, 15 agosto 2020
Oggi il Garante dei detenuti della Regione Piemonte, Bruno Mellano, ha visitato due carceri torinesi. Anche quest'anno il Partito Radicale, per richiamare l'attenzione sulle condizioni di vita dei detenuti, ha promosso una visita in carcere nell'ambito dell'iniziativa nazionale "Ferragosto in carcere". In particolare oggi il Garante dei detenuti della Regione Piemonte, Bruno Mellano, ha visitato due carceri torinesi, l'Istituto Penale per Minori "Ferrante Aporti" e il Padiglione femminile della Casa circondariale Lorusso Cotugno.
Mellano ha incontrato i giovani rinchiusi al Ferrante accompagnato dalla direttrice Simona Vernaglione e dalla vicedirettrice Gabriella Picco. Ha aderito all'iniziativa oggi anche Sonia Caronni, Garante di Biella, che si è recata nel carcere cittadino.
"Dal 1975 - spiega Mellano - il carcere è chiamato ad aprirsi al territorio e a diventare un luogo più trasparente anche per permettere un recupero il più ottimale possibile delle persone rinchiuse. Spesso questo però non avviene e per diverse ragioni, ma viceversa, ci sono carceri in cui lo sforzo per garantire questi diritti è molto sentito come nel carcere per i minori di Torino, modello virtuoso in Europa, e il Padiglione Femminile del Lorusso Cotugno".
pu24.it, 15 agosto 2020
"Preoccupano detenuti psichiatrici e tossicodipendenti, sovraffollamento, carenza di organico e struttura". Appuntamento a Villa Fastiggi di Pesaro per le visite in carcere del garante regionale Andrea Nobili anche nel periodo di Ferragosto. Conclusa la fase di monitoraggio per verificare la situazione complessiva dopo il periodo di lockdown, si è ritenuto opportuno, infatti, formulare un nuovo calendario di incontri, considerate le criticità presenti in alcuni istituti penitenziari e la possibilità del loro acuirsi durante il periodo estivo.
Presso la Casa circondariale pesarese visita e numerosi colloqui con i detenuti, mentre in precedenza il Garante ha avuto un confronto costante con la direzione della struttura ed i responsabili della polizia penitenziaria. Al centro dell'attenzione i problemi derivanti da sovraffollamento, situazione sanitaria (con un numero significativo di soggetti con patologie di carattere psichiatrico o legate alla tossicodipendenza), carenze negli organici, necessità di manutenzione in diversi settori dell'edificio che ospita il carcere. Un quadro d'insieme che ha rischiato di aggravarsi durante il periodo dell'emergenza epidemiologica e più volte rappresentato dal garante che, proprio per questo motivo, ha sempre mantenuto attiva l'interlocuzione con i vertici della struttura e dell'amministrazione penitenziaria.
"Siamo consapevoli che la situazione - sottolinea Andrea Nobili - deve essere doverosamente attenzionata sotto diversi punti di vista e che sono necessari interventi non più rinviabili, a partire dalla questione degli organici. Fino ad oggi si è riusciti a fronteggiare le criticità dell'esistente, ma questo stato di cose non può protrarsi all'infinito. Nelle prossime settimane i problemi legati all'area sanitaria saranno oggetto di un intervento approfondito con i vertici Asur".
Il Garante rinnova l'auspicio per una collaborazione attiva di tutte le componenti chiamate ad intervenire direttamente nella realtà degli istituti penitenziari marchigiani. "Nelle scorse settimane - conclude - abbiamo salutato con soddisfazione l'arrivo di un nuovo Presidente per il Tribunale di sorveglianza di Ancona. Oggi rinnoviamo l'invito a chi di competenza per una presenza effettiva del Prap sul territorio regionale, che come sappiamo è invece chiamato a intervenire su Emilia Romagna e Marche con tutte le difficoltà del caso".
Corriere della Sera, 15 agosto 2020
L'inchiesta del "New York Times": oltre mille espulsi in 31 operazioni. Il governo: nessuna attività clandestina. È già buio la sera del 26 luglio, quando Najma al-Khatib, vedova siriana di 50 anni, detenuta in un campo profughi dell'isola di Rodi, dov'era sbarcata quattro giorni prima con due figli di 14 e 12 anni, viene convinta a salire con altri venti migranti su un autobus da poliziotti mascherati. Le spiegano che sarà trasferita in un'altra isola e da lì ad Atene.
Invece vengono tutti caricati, inclusi due bebè, su due battelli che li portano in mare aperto, dove vengono trasferiti su gommoni senza timone e senza motore, molto simili a quelli con i quali erano arrivati dalla Turchia. E, infine, abbandonati alla deriva al limite delle acque territoriali di Ankara, finché non saranno soccorsi dalla guardia costiera turca. Funzionano così, secondo un'inchiesta del New York Times, i respingimenti alla greca.
E funzionano da diversi mesi, se sono esatti i calcoli dei giornalisti americani secondo i quali 1.072 richiedenti asilo sono stati espulsi da marzo in 31 operazioni, perlopiù notturne, come questa. Prima di denunciare una pratica contraria alle norme europee e al diritto internazionale, oltre che a quelli umanitari, il quotidiano assicura di aver interpellato e ascoltato tre gruppi di controllo indipendenti, due ricercatori accademici, la guardia costiera turca, vari sopravvissuti e testimoni. Tutto coincide ed è suffragato da video e foto scattate al recupero dei naufraghi.
Tuttavia le autorità greche negano qualsiasi "attività illegale". Stelios Petsas, portavoce del governo ad Atene, esclude che "le autorità greche siano impegnate in attività clandestine". Senza riuscire però a convincere gli autori dell'inchiesta, Patrick Kinglsley e Karam Shoumali.
Se è vero che alla Grecia è mancato per anni l'appoggio europeo di fronte all'arrivo di decine di migliaia di profughi dal Medio Oriente - nota il New York Times - è anche vero che da quando l'anno scorso è salito al potere il conservatore Kyriakos Mitsotakis, le politiche del governo nei confronti dei migranti si sono parecchio inasprite.
I pessimi rapporti con la Turchia, dove sono accampati 3 milioni e 600 mila migranti, in maggioranza siriani, complicano ulteriormente la situazione. Atene accusa Ankara di usare quell'umanità come arma di pressione sull'Occidente. Tra fine febbraio e inizio marzo ci sono state tensioni e qualche sparatoria alla frontiera terrestre greca, in Tracia, dove bus turchi sono arrivati carichi di profughi. Tutti respinti al mittente. Alcuni migranti raccontano di essere stati espulsi in gommone lungo il fiume Evros. Altri di essere stati lasciati di nascosto sull'isola disabitata di Ciplak, nelle acque turche, in attesa di essere tratti in salvo dalla guardia costiera.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 15 agosto 2020
La denuncia dell'associazione Progetto 20k che ha raccolto le testimonianze. Picchiati, brutalizzati e poi ammassati, spesso senza cibo né acqua, in container insalubri in metallo con bagni chimici e panchine di ferro. Parliamo dei migranti trattenuti dai corpi di polizia francese presso l'ufficio della Paf (Police Aux Frontières) a Ponte San Luigi, per poi respingerli in Italia. A denunciarlo è Progetto 20k, associazione italiana nata proprio per intervenire sui diritti dei migranti che subiscono veri e propri abusi nella frontiera franco-italiana.
Attraverso varie testimonianze, l'associazione Progetto 20k ha potuto ricostruire come avvengono i respingimenti. Le persone arrestate in Francia, che non dispongono di documenti validi per l'espatrio, vengono portate dai corpi di polizia francese presso l'ufficio della Paf (Police Aux Frontières) a Ponte San Luigi: qui vengono trattenute il tempo di identificarle e di notificare loro il "refus d'entrée", un documento che dichiara la non ammissione della persona sul territorio francese. Questi documenti - secondo Progetto 20k - vengono spesso falsificati, riportando date di nascita errate in modo da poter "legalmente" respingere anche minori non accompagnati che dovrebbero invece essere presi in carico nel Paese in cui si trovano.
Presso la Paf è allestita una zona d'attesa (ironicamente definita come "zone de mise à l'abri" ossia zona di messa in sicurezza): si tratta di container insalubri in metallo di 15mq, con bagni chimici e panchine di ferro, dove le persone vengono trattenute per varie ore, un tempo che supera di lungo le 4 ore ammissibili di privazione della libertà ammesse dal Consiglio di Stato francese. Chi viene arrestato dopo le 18 vi passerà l'intera notte. Durante questo tempo, nessun diritto di base viene rispettato: le persone non possono chiamare un avvocato, un interprete, un medico, non hanno la possibilità di formulare la volontà di richiedere l'asilo. Spesso, non vengono dati acqua né cibo. In seguito al rilascio del "refus d'entrée", le persone vengono rilasciate agli uffici di polizia di frontiera italiani, a qualche metro di distanza. Qui, vengono identificate e rimandate in Italia, a piedi. Da sottolineare che Ponte San Luigi si trova a una decina di chilometri da Ventimiglia, che a piedi si percorrono in non meno di 2 ore.
Le persone ascoltate da Progetto 20k denunciano di essere trattate come animali, picchiate e brutalizzate dalle forze di polizia. Spesso si ravvisano furti da parte della polizia, di documenti e di effetti personali. In inverno si sbattono i denti dal freddo, d'estate i container sotto il sole arrivano a temperature allucinanti. Questa condizione la subirebbero anche donne, incinta o anziane, malate, e minori non accompagnati. Situazione che va avanti dal 2015, quando la Francia ha chiuso le sue frontiere interne.
Poi c'è il discorso del Covid-19: secondo Progetto 20k nessuna norma sanitaria viene rispettata all'interno dei container, le persone vengono ammassate, senza possibilità di accedere all'acqua potabile, igienizzarsi e rispettare le distanze di sicurezza. Di solito, le persone che provano a lamentarsi si sentono rispondere che il Covid non esiste.
Al tempo stesso, dall'inizio dell'emergenza sanitaria vengono distribuiti dei fogli informativi con qualche misura minima da rispettare per limitare la propagazione del Covid, che ovviamente non possono essere rispettate a causa delle condizioni strutturali di questi luoghi. Numerose sono state le denunce e segnalazioni da parte di Ong e associazioni francesi e italiane rispetto all'esistenza di queste strutture. In luglio scorso, il Consiglio di Stato francese ha sancito l'illegittimità del respingimento di un nucleo familiare da parte della polizia di frontiera, comunicando che "l'autorità amministrativa ha violato in modo grave e manifesto il diritto d'asilo, che costituisce una libertà fondamentale" rifiutando di registrare la domanda d'asilo e di esaminarla con le garanzie previste dalla legge nazionale. Ma secondo quanto riportato da Progetto 20k, sembra che questo non sia bastato per chiudere queste strutture.
- Stati Uniti. Libertà per Chico Forti
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