di Monica Rubino
La Repubblica, 18 febbraio 2020
L'appello dello scrittore su Twitter. Cirinnà e altri senatori Pd chiedono a Casellati una missione in Egitto. La lettera è già sul tavolo della presidente del Senato. La senatrice dem: "Chiediamo di verificare le condizioni di detenzione del ragazzo, ma vogliamo dare supporto anche ai suoi familiari e agli avvocati". E punta il dito contro la presidente leghista della Commissione diritti civili.
Diamo la cittadinanza italiana a Patrick Zaki, incarcerato in Egitto a causa delle sue idee. L'Italia deve tutelarlo affinché possa tornare a Bologna, nella sua università, tra i suoi amici e colleghi, nel Paese che già l'ha accolto e che non vede l'ora di riabbracciarlo", così su Twitter lo scrittore Roberto Saviano, sul caso di Patrick Zaky, il giovane egiziano allievo del master internazionale in Women's and Gender Studies presso l'Università di Bologna arrestato il 7 febbraio al suo rientro in Egitto.
"Diamo la cittadinanza italiana a Patrick Zaki, incarcerato in Egitto a causa delle sue idee. L'Italia deve tutelarlo affinché possa tornare a Bologna, nella sua università, tra i suoi amici e colleghi, nel Paese che già l'ha accolto e che non vede l'ora di riabbracciarlo", così su Twitter lo scrittore Roberto Saviano, sul caso di Patrick Zaky, il giovane egiziano allievo del master internazionale in Women's and Gender Studies presso l'Università di Bologna arrestato il 7 febbraio al suo rientro in Egitto. L'appello dello scrittore coincide con la manifestazione organizzata a Bologna, dove migliaia di persone, con in testa il sindaco Virginio Merola e il rettore.
Intanto, sulla vicenda, la senatrice del Pd Monica Cirinnà dà la sveglia alle istituzioni. E manda alla presidente del Senato Elisabetta Casellati una lettera - firmata anche da altri quattro senatori dem - per chiedere una missione in Egitto allo scopo di andare a visitare il giovane, trattenuto in carcere a Mansura con l'accusa di "rovesciamento del regime al potere". Accusa per la quale la pena, secondo la legge egiziana, è la prigione a vita.
"Dal giorno dell'arresto si susseguono notizie - si legge nella missiva firmata anche da Luigi Zanda, Alessandro Alfieri, Roberto Rampi e Franco Mirabelli - di torture ed episodi di violenza ai danni del giovane e, in occasione dell'udienza di ieri, è stato reso noto che egli si trova attualmente recluso in una cella con altri 35 detenuti e non ha modo di incontrare i propri familiari se non per brevissimi momenti. Inoltre, come dichiarato dai legali e dalla famiglia, non si ha certezza alcuna sulla effettiva consistenza delle accuse, così come sulla durata delle indagini e del processo. La vicenda sta destando grave preoccupazione e, sia in Egitto che in Italia, è in corso una mobilitazione di singoli e associazioni che chiedono di tenere alta l'attenzione sul caso, il quale rievoca tristemente la drammatica fine di Giulio Regeni. Anche il Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha chiesto l'immediata scarcerazione del giovane. Pertanto ci rivolgiamo a Lei nella certezza che voglia autorizzare una delegazione di senatrici e senatori a recarsi in Egitto per potere, d'intesa con la rappresentanza diplomatica italiana, visitare la famiglia di Zaki, interloquire con i suoi legali e, se le condizioni lo permetteranno, visitarlo in carcere".
La senatrice dem, da sempre in prima linea nella difesa dei diritti civili, raggiunta da Repubblica aggiunge: "L'emergenza è andare non solo a verificare le condizioni di detenzione di Zaky ma anche dare supporto ai familiari e ai difensori del ragazzo, perché il regime inibisce il diritto di difesa e arresta anche gli avvocati. Non si possono avere relazioni economiche e commerciali con l'Egitto quando i diritti umani vengono calpestati. La lettera è già sul tavolo di Casellati, speriamo che la nostra richiesta venga accolta quanto prima anche di concerto con la Farnesina, benché si tratti di un'iniziativa parlamentare".
Cirinnà inoltre punta il dito contro la leghista Stefania Pucciarelli, che presiede la commissione Diritti umani di Palazzo Madama. "C'è grande insoddisfazione rispetto a una latenza della commissione sui grandi temi. Vengono fatte solo audizioni e non viene mai proposta alcuna iniziativa. Confidiamo nel fatto che tra un mese bisognerà rinnovare le presidenze di tutte le commissioni".
Il Dubbio, 17 febbraio 2020
Magistratura Indipendente contro le azioni disciplinari a carico dei pm che non rispettano i tempi. Magistratura Indipendente, la corrente moderata delle toghe - fino a qualche tempo fa associazione di riferimento di Piercamillo Davigo - esprime "profondo dissenso rispetto allo schema di disegno di legge del Governo sul processo penale varato dal Consiglio dei ministri" che "pur recependo alcune delle proposte di riforma da sempre avanzate da Magistratura Indipendente, come la modifica delle norme in tema di notifiche, la digitalizzazione del processo, l'ampliamento delle possibilità di ricorso ai riti alternativi, interviene soprattutto sulla durata dei processi, sui tempi delle indagini e sulle sanzioni disciplinari dei magistrati, con previsioni che potranno avere un impatto devastante sulla magistratura".
di Luigi Manconi
La Repubblica, 17 febbraio 2020
La forza letteraria del bellissimo racconto di A Raymond Carver "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore", (1981) si annuncia già nella sorprendente elementarità del titolo, che riporta tutto un mondo di emozioni e di pensieri al fondamento primo della passione.
Non mi sembra una troppo ardita associazione mentale, suggerire come titolo dell'intervista rilasciata da Marta Cartabia a Liana Milella di Repubblica la seguente versione "di cosa parliamo quando parliamo di Giustizia?".
di Pier Luigi del Viscovo
Il Giornale, 17 febbraio 2020
Il dibattito sulla prescrizione nasconde un importante tema di cultura economico-sociale. Della prescrizione in sé, la capacità del sistema di perseguire i delinquenti, non interessa a nessuno degli attori sul palco, questo è ovvio. Per ognuno è una bandiera.
Il Dubbio, 17 febbraio 2020
Parla la presidente della Corte Costituzionale: "La Carta illumina anche i luoghi più remoti della società". "La giustizia deve sempre esprimere un volto umano" e "bilanciare le esigenze di tutti" ed " è evidente che i processi troppo lunghi si tramutano in un anticipo di pena anche se l'imputato non è in carcere": lo ha affermato, la presidente della Corte costituzionale, Marta Cartabia, in un'intervista a Repubblica.
di Annalisa Chirico
Il Foglio, 17 febbraio 2020
L'economia italiana è ferma e da tempo il suo problema è anche la giustizia, con i suoi tempi dilatati, le sue inefficienze, la sua imprevedibilità e le incertezze normative che scoraggiano imprese e investimenti. Idee per invertire la rotta. Un girotondo.
di Pier Luigi del Viscovo
Il Giornale, 17 febbraio 2020
Il dibattito sulla prescrizione nasconde un importante tema di cultura economico-sociale. Della prescrizione in sé, la capacità del sistema di perseguire i delinquenti, non interessa a nessuno degli attori sul palco, questo è ovvio. Per ognuno è una bandiera.
di Davide Varì
Il Dubbio, 17 febbraio 2020
La scienziata che in questi giorni sta combattendo il Coronavirus fu accusata di "traffico di virus". Fu assolta dopo una lunga odissea. C'è stato un tempo in cui Ilaria Capua, la virologa che in questi giorni sta seguendo la diffusione e la mutazione del Coronavirus, era in quarantena assieme a suo marito. Una quarantena mediatico-giudiziaria cominciata nell'aprile del 2014, mese in cui l'Espresso fece un titolo da far rabbrividire anche Bonnie e Clyde: "Trafficanti di virus". E poi, sempre più duri: "Accordi tra scienziati e aziende per produrre vaccini e arricchirsi, ceppi di aviaria contrabbandati per posta rischiando di diffonderli. L'inchiesta segreta dei NAS e dei magistrati di Roma sul grande affare delle epidemie".
E al vertice di quella presunta associazioni a delinquere composta da camici bianchi (l'Espresso parlò esplicitamente di "Cupola dei vaccini") ci sarebbe stata proprio lei: Ilaria Capua. Almeno secondo le rivelazioni del settimanale dei De Benedetti, perché la diretta interessate di quell'indagine non ne sapeva nulla.
Solo qualche mese dopo la virologa scoprì che era sotto inchiesta dal lontano 2005, ciò significa che se lei e la famigerata cupola stavano davvero infettando il mondo per arricchirsi attraverso un traffico illecito di vaccini, la procura decise misteriosamente (e con un filo di incoscienza) di lasciarla agire indisturbata per dieci lunghi anni. Fatto sta che nel 2015 i magistrati decisero di agire chiedendo il rinvio a giudizio per Ilaria Capua e altre trenta persone.
Le accuse, raccolte dai Nas, vennero però analizzate da Science, una delle riviste scientifiche più importanti e autorevoli, e il giudizio sul lavoro dei Nas fu lapidario: "I documenti non sembra siano stati revisionati da esperti scientifici". Del resto, nella relazione di Science, pesò inevitabilmente anche la reputazione di Ilaria Capua che per il mondo accademico era la scienziata che nel 2006, in piena emergenza Sars, decise di sfidare i colossi dell'industria farmaceutica depositando la sequenza genetica del primo ceppo africano di influenza H5N1 in GenBank (un database "open access") e non in un database ad accesso limitato. Una scelta molto coraggiosa che diede il via alla condivisione trasparente dei dati medici in modo da mettere nelle migliori condizioni di lavoro i laboratori di virologia di tutto il mondo.
Inutile dire che nel 2016 Ilaria Capua venne assolta perché "il fatto non sussiste". Una vittoria netta e cristallina. Ma ancora più interessante è la relazione - pubblicata qualche giorno fa dal Foglio - degli ispettori ministeriali inviati a verificare il lavoro dei magistrati.Al termine di quella ispezione l'allora ministro della Giustizia Orlando scrisse al Csm che la condotta del dottor Capaldo, titolare dell'indagine, aveva determinato "una violazione grave, determinata da inescusabile negligenza".E ancora: "Con tale condotta il dott. Capaldo - scriveva Orlando - si è reso immeritevole della fiducia e della considerazione di cui il magistrato deve godere, con compromissione del prestigio dell'ordine giudiziario e dell'immagine del magistrato". Il dottor Capaldo ora si gode la sua lauta pensione mente Ilaria Capua è tornata in trincea, stavolta in America, dove dirige il dipartimento dell'Emerging Pathogens Institute dell'Università della Florida.
di Marzia Paolucci
Italia Oggi, 17 febbraio 2020
Tim e ministeri insieme: coinvolti 400 formatori, pmi, dipendenti. In un quadro che ci vede ancora indietro nelle classifiche europee per l'utilizzo dei servizi digitali nonostante l'elevato livello di infrastrutture, parte "Operazione risorgimento digitale".
di Giampaolo Piagnerelli
Il Sole 24 Ore, 17 febbraio 2020
L'astensione degli avvocati difensori nel processo penale non è legittimata dall'invio della Pec che avvisa di un'eventuale "'assenza dei legali". Lo precisa la Cassazione con la sentenza n. 5798/20.
Le regole - La Cassazione chiarisce che nel processo penale alle parti non è consentito effettuare comunicazioni, notificazioni e istanze mediante l'uso della posta elettronica certificata e, pertanto, deve ritenersi illegittima la comunicazione diretta alla cancelleria tramite tale forma di trasmissione, quando la stessa non sia accompagnata da un formale deposito in cancelleria come previsto dall'articolo 121 del Cpp. Nel caso concreto, pure a volere riconoscere l'obbligo in capo al giudice di prendere in considerazione il contenuto dell'istanza di differimento dell'udienza motivata dall'adesione del difensore all'astensione dalle udienze proclamata dall'organismo unitario degli avvocati, va evidenziato come il giudice di appello avesse congruamente motivato evidenziando come l'istanza fosse pervenuta alla cancelleria dell'ufficio giudiziario soltanto allorquando l'udienza era già terminata e quando era ormai chiuso il relativo verbale cosicché non sarebbe stato possibile disporre il differimento dell'udienza dal momento che la stessa era stata già programma ed effettuata all'ora di rito.
Conclusioni - La motivazione - sottolinea la Cassazione - risulta in piena sintonia con la disciplina regolamentare contenuta nel codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze degli avvocati che all'articolo 3 punto b) prevede che la dichiarazione di astensione possa essere comunicata con atto scritto trasmesso o depositato nella cancelleria del giudice o presso la segreteria del pubblico ministero almeno due giorni prima della data stabilita proprio per consentire all'autorità giudiziaria di esaminarla preventivamente e di apprezzare le ragioni della richiesta e confrontarle con la peculiarità del caso concreto.
- False identità e abusi sui social network: scatta il reato di sostituzione di persona
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