istruzioneer.gov.it, 12 febbraio 2020
Si ricorda alle scuole eventualmente interessate che il termine ultimo per aderire all'iniziativa promossa dalla Corte costituzionale e dal Ministero dell'Istruzione, relativamente alla proiezione del docu-film "Viaggio in Italia: la Corte costituzionale nelle carceri", è prossimo alla scadenza: entro e non oltre il 28 febbraio 2020 gli Istituti scolastici secondari di secondo grado possono registrarsi, mandando un'email di adesione all'indirizzo di posta elettronica
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 12 febbraio 2020
Il ddl in Senato. Una telefonata non accorcia la pena. Ma può migliorare almeno un po' la vita. Specie se una legge allungasse almeno un po' la telefonata. Con questo pensiero se n'erano tornati a casa prima di Natale, dopo una mattina di incontro con un gruppo di detenuti di San Vittore, tre parlamentari di maggioranza e opposizione.
radiopopolare.it, 12 febbraio 2020
Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, l'ex Ministro della Giustizia Nicola Gratteri, è recentemente intervenuto sul problema del sovraffollamento in carcere in Italia e sul ruolo delle strutture detentive in Italia, sempre meno orientate alla rieducazione: "Le carceri oggi sono dei contenitori, non si fa rieducazione e trattamento. Io non parlo di lavori forzati ma di campi di lavoro. Un tossicodipendente quanto entra in comunità lavora otto ore al giorno e poi fa un'ora o due di psicoterapia. Perché invece un detenuto deve stare otto ore al giorno davanti al televisore? Quando esce perché dovrebbe cambiare? Ma se invece usiamo il lavoro come terapia, come rieducazione, come trattamento allora le cose cambiano".
Il Riformista, 12 febbraio 2020
I penalisti milanesi replicano a Gratteri, definendo le sue parole "inaccettabili". Dati alla mano il carcere lombardo è l'esempio di un modello di rieducazione da seguire. Non è passata inascoltata la dichiarazione del procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, che alla trasmissione di Rai3, "Mezz'ora in più", di Lucia Annunziata ha definito il carcere aperto nel 2000 a Bollate un "mero Spot".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 12 febbraio 2020
Il procuratore di Catanzaro ospite di Lucia Annunziata a "Mezz'ora in più". Durissime reazioni della Camera penale di Milano, della direttrice del carcere e dell'associazione Antigone. Durante la trasmissione "Mezz'ora in più", condotta da Lucia Annunziata, il procuratore della Repubblica Nicola Gratteri ha parlato del lavoro in carcere. O meglio, di campi di lavoro per i detenuti come terapia e rieducazione, ma soprattutto gratuiti. La stessa Annunziata ha fatto notare che la storia del lavoro come terapia somiglia molto da vicino a "il lavoro rende liberi", un chiaro riferimento al motto posto all'ingresso del Lager nazista di Auschwitz.
di Barbara Jerkov
Il Messaggero, 12 febbraio 2020
"Sui principi condivisione indispensabile La prescrizione non esaurisce i problemi". Una "moratoria politica" per poter intervenire con la necessaria serenità su una riforma più complessiva della giustizia penale, a partire dal Codice Rocco. Perché non si può procedere, come sulla prescrizione, con riforme-spot.
Ma, soprattutto, perché un tema che afferisce ai diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione va affrontato con un percorso condiviso e non nello scontro tra le forze politiche. Proprio mentre infuria la battaglia nella maggioranza, il vicepresidente del Csm, David Ermini, lancia un appello a sotterrare l'ascia di guerra in nome dei valori comuni. Governo sull'orlo della crisi, magistrati e avvocati in trincea: pochi provvedimenti hanno suscitato tante critiche come la prescrizione lunga introdotta da Bonafede.
Qual è il suo giudizio, presidente Ermini
"Non posso che ribadire quello che il Csm ha già espresso nel suo parere allo Spazza-corrotti, seppur a maggioranza. Cioè che così com'era stata approvata, quella norma pone diverse criticità perché non risolve i problemi dei tempi della giustizia e va a incidere su principi come la ragionevole durata dei processi".
Pd e M5S hanno concordato alcune modifiche: il cosiddetto lodo Conte bis potrebbe essere una risposta a questi rilievi?
"Quando ci sarà una proposta di legge sull'argomento daremo i nostri pareri, al momento non abbiamo ricevuto niente di ufficiale. Io insisto nel dire, a prescindere dal tema specifico della prescrizione, che nella tutela della giurisdizione e dei valori costituzionali tutti devono stare dalla stessa parte, avvocati, magistrati e accademici. Senza voler fare alcuna invasione di campo, il mio auspicio è che tutte le riforme che riguardano la giustizia siano il più possibile condivise".
Un auspicio che sembra echeggiare i ripetuti moniti alla coesione che arrivano da Mattarella, ma troppo poco ascoltati evidentemente visto il clima attuale...
"Ma non ha veramente senso che via via che cambia maggioranza si lavori per cambiare le norme sulla giustizia, che è un diritto di tutti i cittadini indipendentemente da come votano. Una vera collaborazione prevede da una parte gli operatori del diritto che lavorano per la giurisdizione e dall'altra una normativa che non assuma colorazioni di parte. Voglio essere ancora più chiaro: rendere la giustizia terreno di scontro politico non fa bene alla giustizia".
E però il legislatore, l'ha ricordato poc'anzi lei stesso, non ha tenuto in considerazione neppure il parere critico adottato a suo tempo dal Csm...
"Noi facciamo il nostro compito e lì si esaurisce, il Parlamento è sovrano. Le posso però aggiungere una mia riflessione tutta personale. Se si pensa che i problemi della giustizia si risolvano nel tema prescrizione, è evidente che non è così. Come è stato detto anche all'inaugurazione dell'anno giudiziario da tanti magistrati, i problemi della giustizia sono innumerevoli, a partire da quello delle risorse, che oggettivamente va migliorando anche se ancora non basta. Ci vorrebbe una sorta di moratoria politica per poter intervenire anche sul Codice penale".
Sta parlando della necessità una riforma più complessiva?
"Le tutele che andavano bene quando fu adottato il Codice Rocco non sono più attuali. Pensi solo alla truffa e all'appropriazione indebita che vengono punite con sanzioni irrisorie, oppure ci sono dei reati che oggi non esistono più o, al contrario, reati nuovi (come per esempio quelli informatici) che richiedono una riforma più organica. Lavorare sul Codice sostanziale e fare il tagliando al Codice di procedura dell'89 presupporrebbe però un'armonia maggiore tra tutte le forze politiche. Perché i Codici sono patrimonio di tutti e sulla giustizia, ripeto, non si può andare a colpi di maggioranza".
Il problema è che auspicando una revisione dei Codici lei introduce uno scenario perfino più complesso di quello attuale: se già si litiga sulla sola prescrizione lunga..
"Ma se non si fa così, se si procede sempre con interventi non organici, non si rivolvono i problemi. Del resto, ci sono principi condivisi, i principi costituzionali, a cui tutti facciamo riferimento. Poi, come è giusto che sia, si può discutere sulle norme, ma i principi e i percorsi per arrivarci devono essere comuni".
La riforma del processo penale, almeno quella, parrebbe essere a un passo dal primo via libera del Cdm, e però finisce per passare in secondo piano travolta dalla polemica sulla prescrizione.
"Io non ho visto la riforma perché ancora non è stata formalmente depositata. Ma evidentemente tutto ciò che serve ad accorciare la durata dei processi è salutare, ho sentito per esempio parlare di un più ampio ricorso al patteggiamento... Quando avremo la bozza avremo modo di valutarla".
Viste tutte queste implicazioni, mi par di capire che condivide la richiesta, rinnovata anche dalle Camere penali: rinviare l'entrata in vigore della prescrizione lunga per poter prima sciogliere tutti i nodi che pone?
"Non è compito mio intervenire su questi aspetti e non mi permetto di indicare un percorso piuttosto che un altro. Dico solo che se si cerca di agire a fondo sui tempi del processo, arrivando alle ragioni sostanziali affinché la giustizia sia giusta, equa e veloce, siamo pronti a dare sempre il nostro contributo. Come le ho detto, auspico un clima molto diverso, di grande collaborazione, anche perché servirà del tempo non solo per l'approvazione delle norme ma anche per valutarne gli effetti concreti. Questo clima è essenziale per creare un percorso virtuoso".
L'altro giorno il premier Conte ha dichiarato di non essere "né garantista né giustizialista". Cos'ha pensato?
"Io ho già detto come la penso. Ci sono i principi costituzionali e a quelli si fa riferimento. Poi sugli ismi la scelta è personale".
Un'ultima domanda, presidente. Oggi con il Capo dello Stato al Csm ricorderete la figura di Bachelet a 40 anni dal suo assassinio. Cosa le evoca la sua figura?
"È stato un uomo di grande cultura, un grande giurista. Ma la cosa che mi ha colpito di più di Bachelet rileggendo i suoi scritti è la prudenza. Una qualità che oggi andrebbe riscoperta: mai una parola in più, ascoltare tutti... pregi un po' scomparsi. Nonostante le grandi tensioni di quegli anni, il terrorismo nero, quello rosso, si sparava in strada, l'Italia rispose compatta. È l'identità nazionale, quella vera, basata sulla memoria condivisa, che dovremmo saper ritrovare, tanto più quando parliamo di giustizia".
di Valentina Errante
Il Messaggero, 12 febbraio 2020
Nella bozza di via Arenula una norma anti-correnti per Palazzo dei Marescialli. L'inappellabilità di sentenze di proscioglimento per i reati che prevedano solo pene pecuniarie, la riforma del csm e delle elezioni per Palazzo dei Marescialli e lo stop alle porte girevoli per il rientro in ruolo delle toghe che abbiano scelto la politica.
L'ultima bozza, non ufficiale, del ddl Bonafede, che dovrebbe essere esaminata domani in Consiglio dei ministri, mantiene anche la dead line per le indagini, con relativi procedimenti disciplinari nei confronti pm che non rispettino i tempi. Le indagini dovranno essere più brevi e le procure dovranno archiviare i fascicoli se le prove non siano abbastanza forti da supportare il quadro accusatorio. La riforma, che non piace troppo all'Anm, resta quasi intatta, lasciando fuori, ovviamente, la questione prescrizione, che continua a creare forti tensioni nella maggioranza, suscita l'ira degli avvocati e le critiche di tutta la magistratura, come hanno dimostrato le relazioni di presidenti di corti d'appello e procuratori generali in occasione dell'anno giudiziario.
Il pm che non rispetta le tempistiche del processo penale incorre in un "illecito disciplinare quando il fatto è dovuto a dolo o a negligenza". Anche i tempi delle indagini vengono modificati in relazione alla gravità dei reati: sei mesi per i reati puniti con una pena non superiore a tre anni. Passa da due anni prorogabili, a un anno e sei mesi, prorogabili una sola volta, il tempo massimo per indagini di mafia, terrorismo, omicidio. Ovviamente l'orologio partirà soltanto al momento dell'iscrizione di un nome sul registro degli indagati. Il pubblico ministero non potrà esercitare l'azione penale nei casi in cui gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non consentano, anche se confermati in giudizio, l'accoglimento della "prospettazione accusatoria".
Secondo il documento non potranno essere impugnate le sentenze di proscioglimento relative a reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena alternativa o quelle di condanna in cui la pena sia sostituita con il lavoro di pubblica utilità.
Sale da 20 a 30 il numero dei componenti del Csm, con un aumento tanto dei togati quanto dei laici. I togati salgono da 12 a 20, mentre i membri laici aumentano da otto a dieci, lasciando quindi immutato il rapporto tra le due componenti. Secondo la bozza, i magistrati che verranno eletti dai loro colleghi al Csm non lo saranno più in un collegio unico nazionale, bensì suddividendo il territorio in 17 collegi territoriali, per scoraggiare le correnti.
Il documento prevede anche una norma che preclude il rientro nei ruoli organici della magistratura ordinaria o speciale di appartenenza al magistrato "che abbia ricoperto la carica di parlamentare nazionale o europeo, di componente del Governo, di consigliere regionale o provinciale nelle Province autonome di Trento e Bolzano, di Presidente o assessore nelle giunte delle Regioni o delle Province autonome di Trento e Bolzano, di sindaco in comuni con più di centomila abitanti". Il testo (non ufficiale per il Ministero) stabilisce che "alla scadenza o alla cessazione del mandato, il magistrato è collocato nei ruoli amministrativi della propria o di altra amministrazione conservando il suo trattamento economico".
di Massimo Franco
Corriere della Sera, 12 febbraio 2020
La prescrizione rimane un'incognita per la maggioranza. E oggi il Senato vota per il processo a Matteo Salvini per i migranti bloccati sulla nave Gregoretti. Matteo Renzi aveva chiesto a Giuseppe Conte di mediare sulla prescrizione. Ma intanto ieri ha fatto votare Iv con le opposizioni, perdendo per due soli voti. La conseguenza inevitabile è che il governo potrebbe chiedergli di chiarire una volta per tutte se il suo partito vuole rimanere nella maggioranza o picconarla dall'interno, quasi fosse una "quinta colonna" dell'opposizione. Già ieri sera si era parlato di un intervento del premier Giuseppe Conte, annullato per non peggiorare le cose.
Rimane una tensione artificiosa quanto gonfia di rischi, dopo che il conflitto sembrava avviato sul binario morto di un rinvio di fatto. La sensazione è che il M5S e il Guardasigilli Alfonso Bonafede, contro il quale Iv ha minacciato una mozione di sfiducia, non vogliano cedere. E ieri Conte ha incontrato a lungo il presidente della Camera, Roberto Fico, per capire quali siano i veri numeri della maggioranza. E anche Nicola Zingaretti e il suo Pd hanno usato parole ultimative, imputando a Renzi di surrogare Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi come guastatori dell'esecutivo.
Conte e Zingaretti cercano di contrapporre il richiamo alla lealtà a quella che ritengono "la strategia del bluff". L'obiettivo è di ridimensionare Renzi e verificare quanto la linea del "non mollo" e le minacce di sfiducie siano assecondate dai suoi. La volontà di arrivare a un chiarimento potrebbe però segnare un'accelerazione non scevra da rischi. Ma evidentemente, la prospettiva di proseguire la legislatura con un partito che ha un piede dentro e uno fuori dall'alleanza viene considerata troppo pericolosa. Logora l'esecutivo, e avvantaggia le opposizioni.
La firma della Lega all'emendamento sulla prescrizione presentato da Iv e il voto di ieri in commissione sono considerati segnali sospetti. La mossa leghista tesa a spaccare la coalizione è stata usata come prova dell'ambiguità renziana. E ha insinuato il sospetto di manovre per fare cadere Conte. Sospetti tutti da verificare, che tra l'altro non tengono conto della determinazione del Quirinale a non sperimentare altre formule in questa legislatura.
Ma il governo è troppo debole per potersi permettere gli smarcamenti a intermittenza di un alleato minore: sebbene sulla prescrizione il Pd abbia dato atto a Iv che alcune critiche alla sospensione della prescrizione, voluta dai grillini, hanno fondamento. La giustizia rimane uno spartiacque, e non è un buon segno. Oggi il Senato voterà l'autorizzazione a procedere per sequestro di persona contro Salvini per il blocco della nave dei migranti Gregoretti. E il probabile "sì" al processo, dopo le numerose contorsioni leghiste, aprirà nuove polemiche.
di Rocco Vazzana
Il Dubbio, 12 febbraio 2020
Niente forzature, Bonafede lavora a un ddl per evitare la crisi. Nessun emendamento al Mille Proroghe, nessun emendamento alla pdl Costa e nessun decreto legge. Sulla prescrizione, la maggioranza, o meglio, la maggioranza della maggioranza M5S, Pd e Leu - preferisce evitare forzature che creerebbero strappi irreparabili con Italia viva, indisponibile ad accettare la mediazioni del cosiddetto "lodo Conte bis", che prevede lo stop della prescrizione in primo grado solo in caso di condanna. La strada meno accidentata, sulla carta, sarebbe dunque quella di un ddl, da presentare giovedì in Consiglio dei ministri, insieme alla riforma del processo penale. Più che un compromesso, un modo per congelare la polemica politica, visto che il disegno di legge prevede un iter parlamentare così lungo da non mettere la legge Bonafede al riparo da possibili incidenti d'Aula.
"Sul veicolo normativo stiamo facendo tutte le valutazioni, anche relative alle dinamiche e ai tempi parlamentari", spiega il ministro della Giustizia, nel tentativo di non offrire una "sponda a chi la vuole per alzare i toni".
Il riferimento è, ovviamente, a Matteo Renzi, il più grande nemico della prescrizione riformata da Bonafede, tanto da minacciare una mozione di sfiducia individuale nei confronti del Guardasigilli. "Ciascuno è libero di fare ciò che vuole, anche di decidere se stare in maggioranza o all'opposizione. Io continuo il mio lavoro", commenta il ministro grillino. "Molestare quotidianamente i cittadini con minacce e risse e toni di un certo tipo è sbagliato".
Ma Italia viva, per ora, continua a mostrare i muscoli agli alleati intenzionati a trovare un punto di caduta definitivo a partire dal nuovo lodo Conte. "Noi saremo conseguenti con il nostro impegno di non votare questa norma", dice Renzi, che poi scrive soddisfatto su Facebook: "Non inserire il lodo Conte nel Mille Proroghe è un gesto di buon senso".
Buonsenso che però non ha convinto Italia viva a rinunciare al "lodo Annibali" per lo slittamento al 31 dicembre dell'entrata in vigore della riforma Bonafede, presentato nello stesso decreto, nonostante il parere negativo del governo.
L'atteggiamento ostile dell'ex premier nei confronti dell' esecutivo manda su tutte le furie persino Nicola Zingaretti, che in mattinata usa parole poco lusinghiere nei confronti dell'ex compagno di partito. "Dicevano di voler allargare il campo ai moderati per sconfiggere Salvini. Sono diventati estremisti che frammentano il nostro campo e fanno un favore a Salvini", sbotta il segretario dem, convinti che i leader dei partiti di centrodestra stiano "brindando" al lavoro dei renziani. La mozione di sfiducia contro Bonafede paventata da Iv?
"Un teatrino insopportabile", dice secco Zingaretti. "C'era una volta una bella trasmissione di Arbore, con il grande comico Catalano... Se un partito presenta una mozione di sfiducia al governo di cui fa parte, la risposta è nelle cose". Insomma, secondo dem e pentastellati Renzi deve scegliere cosa fare da grande: continuare a cannoneggiare sulla sedia di Conte o entrare definitivamente in maggioranza? Quesito mal posto secondo gli esponenti di Italia viva, sicuri di condurre una battaglia campale contro la "barbarie" dei processi infiniti.
"Quanto livore da Nicola Zingaretti contro", di noi, replica a distanza il renziano Luciano Nobili. "Improvvisamente ci ha scelto come nemici. E sapete perché? Perché preferiamo la riforma Orlando a quella di Bonafede e Salvini".
Il clima è insomma più che frizzantino tra le forze di maggioranza, decise a fronteggiarsi in campo aperto. E ricorrere al tecnicismo parlamentare, spulciare tra i regolamenti nella speranza di individuare il mezzo più appropriato ad aggirare l'ostacolo non aiuterà di certo a risolvere il problema. La crisi di governo è sempre dietro l'angolo. Sempre che qualcuno dei contendenti trovi davvero il coraggio di restare con un pezzo di corda in mano.
di Giorgio Spangher
Il Riformista, 12 febbraio 2020
Premesso che il tema della prescrizione, come emerge dalle riforme Orlando e Bonafede andrebbe resettato;
- che nell'attuale dibattito in materia spesso si confondono i piani della estinzione del reato per il decorso del tempo con quello della durata ragionevole del processo, perché si è imbastardito un tema di diritto penale sostanziale con un profilo di diritto processuale penale, come emerge dal fatto che un processo di durata irragionevole non implica necessariamente la prescrizione e che, all'opposto, un processo di durata ragionevole può veder prescritto un reato;
- che la questione è "esplosa", nei limiti delle statistiche evidenziate dall'indagine Eurispes delle Camere penali, perché la questione deflattiva nel passato era stata assegnata all'amnistia che, a differenza della prescrizione che opera a macchia di leopardo, agisce in modo orizzontale e indistinto;
- che il problema della prescrizione consegna all'accusa la scelta di cosa far prescrivere e cosa condurre a decisione di merito;
- che la prescrizione è la conseguenza del mancato funzionamento sotto vari profili della macchina giudiziaria: elefantiasi delle notizie di reato, mancanza di mezzi e di personale, tempi morti, burocratizzazione dei percorsi processuali;
- che conseguentemente tutti gli imputati e le persone offese possono dolersi della durata irragionevole del processo e del loro processo in particolare;
- che per le suddette ragioni si sono dilatati a dismisura i tempi della prescrizione dei reati;
Limitandosi ad affrontare il tema della prescrizione dei reati nello sviluppo processuale si può dire che:
- il soggetto che ha avuto la prescrizione non può lamentarsi dell'applicazione della prescrizione perché il presupposto è costituito dal giudizio di responsabilità;
- il soggetto prosciolto non ha motivo di lamentarsi della modifica della prescrizione, perché, se è prosciolto, è quindi in una condizione migliore di quella nella quale la prescrizione si sarebbe applicata;
- il soggetto che sia stato condannato in primo grado, evidentemente non poteva godere della prescrizione che diversamente gli sarebbe stata applicata;
- il soggetto condannato in primo grado e prosciolto in appello, ottiene una decisione più favorevole della prescrizione;
- l'unico soggetto "danneggiato" è il condannato in primo grado che non può ottenere - se ritenuto colpevole - la prescrizione che sarebbe maturata dopo la sentenza di condanna di primo grado se non ci fosse stata la sospensione del decorso della prescrizione; l'unica possibilità per questo soggetto è costituita dall'annullamento della condanna di primo grado, oltre alle variabili del ricorso in Cassazione;
- dovrebbe escludersi un pregiudizio per l'assolto in primo grado che a seguito di appello del p.m. sia ritenuto colpevole, perché evidentemente non è maturata la prescrizione, perché non sospesa, e se invece è maturata, gli sarà stata applicata;
- dovrebbe escludersi pregiudizio per l'assolto in primo grado che su appello del p.m. dovrebbe essere prosciolto per la prova insufficiente o contraddittoria dovendo prevalere la decisione più favorevole, anche se fosse maturata medio tempore la prescrizione. Essendomi già più volte espresso negativamente sulla questione di costituzionalità della disparità di trattamento tra condannato e assolto non ritorno sul punto se non per ribadire che l'incostituzionalità riguarderebbe il condannato.
Quello che ritengo assolutamente inaccettabile riguarda la possibilità che si preveda una sospensione del decorso della prescrizione nel giudizio di appello nei confronti di un soggetto prosciolto a seguito di un dibattimento svolto in contraddittorio in conseguenza di una impugnazione del pubblico ministero. È inammissibile che un atto unilaterale dell'accusa nei confronti di un innocente, non solo presunto tale per costituzione ma anche in concreto per decisione di un giudice, possa subire una lesione di un suo diritto perché il pubblico ministero presumendo la sua responsabilità non vuole che possa avvalersi del suo diritto all'estinzione del reato.
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