di Luca Celada
Il Manifesto, 14 settembre 2019
La Corte suprema conferma la politica di Trump: chi arriva da paesi terzi non entra. E spunta un bando federale per campi d'addestramento stile marines. "Il governo degli Stati uniti ha facoltà di respingere le richieste di asilo di chi sia giunto al confine attraverso un paese terzo".
La sentenza della Corte suprema ha sancito l'ultimo attacco trumpista agli immigrati e ai diseredati accalcati al confine meridionale. Gran parte di quei profughi provengono dal Centro America e da altri paesi sudamericani e africani (numerosissimi i cubani e gli haitiani) e in base alla nuova norma, che impone che abbiano preventivamente chiesto asilo al Messico, verrebbero automaticamente squalificati dall'ingresso in America.
L'ultima strategia trumpista di interdizione si aggiunge a quella che precedentemente aveva imposto ai richiedenti asilo di attendere in Messico l'esito della pratica. Come quest'ultima, l'ultimo provvedimento ribalta decenni di politica di asilo e aderenza a norme internazionali.
Il confine meridionale non ha ancora il muro ma risulterebbe da ora sigillato a tutti gli effetti per le migliaia di migranti che arrivano davanti ai reticolati e rimangono impigliati nella rete anti-uomo (e donna e bambino) che Trump è andato allestendo negli ultimi tre anni. Il presidente che ama definire le richieste di asilo "una colossale truffa" ai danni del paese, aveva annunciato a luglio che gli Stati uniti non avrebbero più accolto pratiche di asilo da cittadini di paesi non confinanti.
Di pari passo Trump ha ridotto il numero di rifugiati accolti in Usa a 30mila, meno di quelli ospitati dal Congo o dalla Serbia. Nella familiare retorica identitaria del regime sovranista, immigrati e profughi - come quelli in fuga dalle Bahamas devastate dall'uragano Dorian e respinti dai traghetti per la Florida qualche giorno fa - sono i soliti furbi in cerca di pacchia serviti da ong dedite al traffico umano.
La "soluzione finale" del blocco dell'asilo era stata annunciata a luglio ma subito sospesa dalla sentenza di un giudice federale in seguito a una denuncia della American Civil Liberties Union (Aclu) per incompatibilità con precedenti statuti e le convenzioni delle Nazioni unite.
Mercoledì la maggioranza conservatrice della Corte suprema è intervenuta in via eccezionale per autorizzare l'ordine di Trump nell'ultima riprova che gli Stati uniti stentano ancora a trovare gli anticorpi parlamentari per far fronte al regime autoritario di minoranza che continua a rompere ogni argine istituzionale.
In particolare è stata normalizzata la guerra dichiarata agli immigrati usata come perno politico da Trump e la campagna di pulizia identitaria mediante la rimozione di massa di residenti ispanici che vi ha fatto seguito. La politica di crudeltà prosegue con deportazioni sistematiche e l'internamento di massa di famiglie immigrate (l'altro ieri è morto un altro detenuto messicano, l'ottavo decesso quest'anno di prigionieri dell'Ice, Immigration and customs enforcement), compresi diversi bambini.
Una campagna utile soprattutto a mantenere nel desiderato stato di prostrazione la popolazione ispanica del paese - legale e non - e inibirne i voti prevalentemente democratici. A luglio e agosto Ice ha intrapreso grandi retate di lavoratori, spesso a venire deportati sono genitori stranieri di figli americani che rimangono "orfani" o vengono dati in affidamento, traumatizzati come le controparti separate dai genitori al confine.
Né promette nulla di buono la notizia trapelata per errore ieri sul prossimo allestimento di un campo di addestramento alla guerriglia urbana per gli agenti Ice. In via di preparazione a Fort Benning, in Georgia, è simile ai finti villaggi arabi usati per l'addestramento dei marines simulando Iraq o Afghanistan.
Quelli per gli agenti anti-immigrati, si legge sul bando pubblicato per l'appalto federale acquisito da Newsweek - verranno invece denominati "Arizona" e "Chicago" e dovranno somigliare a quartieri di città con grandi popolazioni di migranti. Nel bando il governo specifica che le strutture di addestramento dovranno simulare anche "ambienti con presenza di bambini". Uno scenario sinistro di addestramento alle retate di famiglie civili che lascia presagire un'intensificazione della pulizia etnica e conferma le politiche para-naziste del regime Trump in materia di immigrati e la demonizzazione dei soggetti sociali deboli.
Il via libera al blocco degli asili è in via solo preliminare, fin tanto che concluda l'iter definitivo nei tribunali federali, ma è l'ennesima indicazione della congiunzione perniciosa tra esecutivo dai poteri smisurati (eletto da una minoranza popolare) e una magistratura sempre più saldamente in mano repubblicana.
Per i migranti fuggiti dal caos sociale e dalla violenza delle nazioni centroamericane intanto si chiudono per il momento le prospettive di accesso. Per i profughi accalcati al confine e stipati in centri di accoglienza di ong a Tijuana Ciudad Juarez e altre città messicane, la cattiva notizia si aggiunge a un'intensificata campagna di "interdizione" da parte delle autorità del governo di Andrés Manuel Lopez Obrador che sta onorando il ricatto che Trump ha imposto a lui e agli altri governi centroamericani: bloccare i migranti a casa propria o subire la funesta ira (commerciale) degli Stati uniti.
di Carlo Lania
Il Manifesto, 14 settembre 2019
"Il fatto che non sia stato vietato alla Ocean Viking di entrare nelle acque territoriali italiane è un primo segnale ma non basta: alla nave deve essere assegnato subito un porto sicuro". Erasmo Palazzotto è deputato di Liberi e Uguali e garante della piattaforma Mediterranea saving humans.
La convince il modo in cui il governo sta affrontando la questione migranti?
Ancora non abbiamo visto niente di concreto. Mi convince la scelta di affrontare la questione sul piano europeo, ma questo non ci sottrae dal dovere di ripristinare immediatamente la legalità internazionale rispetto al tema del soccorso in mare. A partire dalla vicenda dell'Ocean Viking alla quale bisogna assegnare subito un porto di sbarco perché i migranti che si trovano a bordo hanno il diritto di essere soccorsi. Poi si cominci pure a parlare del nuovo meccanismo di ricollocamento. Ma le discussioni si fanno quando le persone sono sulla terra ferma e al sicuro.
Proprio sulla questione delle navi c'è una situazione di stallo da parte del governo. A cosa è dovuta?
Intanto diciamo che non c'è un decreto che inibisce alla Ocean Viking l'ingresso nelle acque territoriali italiane, quindi non è stato applicato il decreto sicurezza. E' un primo segnale. C'è una lentezza burocratica nell'individuare un Pos (place of safety, ndr) perché si preferisce aspettare una soluzione condivisa con l'Unione europea. Credo che questo sia un errore, perché rispettando le convenzioni internazionali e facendo sbarcare quelle persone, assumendoci quindi da soli la responsabilità di applicare le convenzioni internazionali, si ha più forza in Europa per rivendicare che la gestione di questo fenomeno sia condivisa, solidale e non venga assegnata semplicemente agli Stati costieri. Così si ha più forza anche per mettere in discussione il regolamento di Dublino, che è la radice del problema.
Pensa che ci sia paura di offrire pretesti alla propaganda della Lega?
Se così fosse sarebbe un errore, perché mi pare che Salvini stia facendo comunque la sua propaganda soffiando sulle paure. Le 82 persone che si trovano sulla Viking non cambieranno niente rispetto alla gestione del fenomeno migratorio per l'Italia e per l'Europa, come non avrebbero cambiato niente tutte le altre persone salvate dalle ong in questo anno. E' ora di cominciare a gestire questo fenomeno in maniera razionale e con buon senso a partire dai numeri, che non rappresentano più un'emergenza, per finire con misure strutturali che ci permettono di governare questo fenomeno nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali e dei diritti umani che in questi ultimi 14 mesi sono stati costantemente violati dal governo italiano e anche dai governi europei.
Lei parla di politiche strutturali dell'Ue ma intanto si pensa a un meccanismo per la divisione tra Stati dei migranti su base volontaria.
Penso che il meccanismo debba essere su base obbligatoria. Trovo interessante la proposta di Enrico Letta secondo la quale, a prescindere che si trovi o meno la quadra all'unanimità, alcuni Paesi possano accordarsi tra loro e cominciare a gestire il fenomeno. Perché non si possono lasciare le persone a morire in mare aspettando che si raggiunga l'unanimità tra gli Stati.
Leu è al governo. Siete disposti a far pesare il vostro ruolo se la discontinuità tanto attesa dovesse tardare ancora?
Noi abbiamo il dovere di rappresentare quelle istanze che in questi anni abbiamo sempre difeso fuori e dentro il parlamento e anche oggi dentro la maggioranza di governo. Non ho motivo di temere che questa maggioranza, che ha incluso Liberi e uguali fin dalla sua nascita, non abbia fatto i conti con il fatto che su questo terreno bisognerà confrontarsi. Sono fiducioso che riusciremo a trovare delle soluzioni all'altezza delle sfide che abbiamo davanti. Ci sono dei principi e dei valori, come quelli della salvaguardia, del rispetto e della dignità della vita umana che non sono negoziabili. Detto questo faremo un bilancio quando ci troveremo a dover affrontare le questioni serie e complesse che riguardano al revisione di tutte le normative sull'immigrazione, a partire dai decreti sicurezza.
di Riccardo Noury
Corriere della Sera, 14 settembre 2019
Con oggi, sono trascorsi 18 mesi dall'omicidio di Marielle Franco, la coraggiosa difensora dei diritti umani assassinata a Rio de Janeiro, insieme al suo autista Anderson Gomes, la notte tra il 14 e il 15 marzo 2018. Marielle, 38 anni, nera, bisessuale era in prima linea nel denunciare gli abusi della polizia e le esecuzioni extragiudiziali.
Nel 2016 era stata eletta nel consiglio comunale di Rio de Janeiro. Come membro della Commissione statale per i diritti umani di Rio, aveva lavorato instancabilmente per difendere i diritti delle donne nere, dei giovani delle favelas, delle persone Lgbti e di altre comunità emarginate.
Due settimane prima del suo omicidio, Marielle aveva presentato la relazione di una commissione speciale istituita dal consiglio comunale di Rio de Janeiro per monitorare gli interventi delle forze di polizia federali e la militarizzazione della sicurezza pubblica.
Nonostante sei mesi dopo siano stati arrestati due uomini sospettati di essere gli esecutori materiali dell'omicidio e sebbene le autorità giudiziarie brasiliane si siano impegnate a proseguire le indagini, Amnesty International ha sottolineato che non vi è stato alcun significativo progresso nell'individuazione di coloro che ordinarono il duplice assassinio e sulle loro motivazioni.
All'inizio del 2019 Amnesty International ha sollevato 23 dubbi sul caso. Alcuni di questi nel frattempo sono stati risolti ma altri no: tra questi, l'uso nelle indagini del telefono cellulare dell'autista dell'automobile da cui venne aperto il fuoco, il percorso fatto da quest'ultima per arrivare sul luogo del delitto, le conclusioni delle indagini condotte dalla polizia federale. Soprattutto, resta priva di risposta la domanda cruciale: chi ha ordinato l'assassinio di Marielle? E perché?
di Errico Novi
Il Dubbio, 13 settembre 2019
Che sarebbero stati loro due i protagonisti della partita sulla giustizia era chiaro. Così ieri mattina Alfonso Bonafede e Andrea Orlando hanno rotto gli indugi, si sono visti a via Arenula e hanno dato "avvio" a un "tavolo di confronto per un'analisi congiunta dei provvedimenti". Un'analisi che "si concluderà entro settembre". Dal ministero della Giustizia trapela, di fatto, solo questo. Oltre alla già nota, comune "consapevolezza" della necessità di una "drastica riduzione dei tempi del processo civile e penale".
di Davide Dionisi
vaticannews.va, 13 settembre 2019
Udienza speciale del Papa ai Cappellani delle Carceri italiane, alla Polizia e al personale dell'Amministrazione Penitenziaria. Tessitori di giustizia e messaggeri di pace. Hanno scelto questo slogan i 250 cappellani delle carceri italiane che incontreranno Papa Francesco domani mattina in una udienza speciale in Piazza San Pietro.
di Barbara Acquaviti
Il Messaggero, 13 settembre 2019
Orlando dal Guardasigilli: la bozza non può essere ripresentata tout court come se nulla fosse successo. Nei giorni scorsi c'era stata una telefonata, ieri un lungo incontro. Oltre due ore a confronto, il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, e il suo predecessore Andrea Orlando, ora nei panni di vice segretario del Pd.
agenzianova.com, 13 settembre 2019
Lo Scip - Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, con la collaborazione dell'Aeronautica Militare ha eseguito quest'oggi un volo "particolare", come avvenuto lo scorso 2 aprile. 16 cittadini rumeni arrestati in Italia sono stati trasferiti in Romania, mentre due latitanti rintracciati in quel paese Sono rientrati in Italia per scontare le rispettive pene detentive comminate dalle Autorità Giudiziarie dei due Stati. Il trasferimento dei detenuti sulla tratta Roma - Bucarest - Roma è avvenuto sull'Hercules C130J della 46^ Brigata Aerea, con la scorta del personale dello Scip, in applicazione della Decisione Quadro del Consiglio dell'Unione Europea che determina il reciproco riconoscimento tra stati UE delle sentenze penali.
di Francesca D'Angelo
Famiglia Cristiana, 13 settembre 2019
La regista ha promosso la prima esperienza italiana di "cammino giudiziario" e con sei giovani detenuti ha percorso la Via Francigena. Ne è nato il docu-film "Boez". L'idea è stata sua. Ed è arrivata con quell'impetuosa spontaneità che sembra caratterizzare tutte le decisioni di Roberta Cortella: 41 anni, una donna minuta, che sorride alla vita e non si sottrae alle sue provocazioni. La si potrebbe definire una guerriera in incognito: schiva, in apparenza fragile, preferisce stare dietro alle telecamere che non davanti. Ha una fede salda e profonda ma non la sbandiera: il suo credo si traduce in scelte, ovvie ai suoi occhi ma eccezionali per il resto del mondo.
di Pietro Gurrieri*
Il Dubbio, 13 settembre 2019
Gentile Direttore, sono ad esprimerle il mio più vivo rammarico per alcune affermazioni, contenute nell'articolo pubblicato lo scorso 17 luglio dal Suo giornale, a firma di Errico Novi, dal titolo "Vittoria, avvocati contro: non difendere l'assassino", palesemente distorsive della realtà dei fatti, e del contenuto di dichiarazioni da me rese a una testata giornalistica all'indomani della tragedia di Vittoria.
Nell'articolo si esprime preliminarmente un giudizio critico, del tutto ingiustificato, su un articolo di Alberto Pezzini, avvocato e noto scrittore, pubblicato sul quotidiano giuridico on line Avvocati Rando Gurrieri, iscritto al registro nazionale della Stampa, riportandone il seguente estratto: "Non difenderei mai, mai, un uomo che ammazza un bambino, ne decapita un altro e si allontana scappando, perché esiste un giustificato motivo che è la mia coscienza: questa secondo me è la vera Indipendenza dell'avvocato, quella che caratterizza l'avvocatura". Prosegue, il giornalista, rilevando che, con queste affermazioni, l'avvocato Pezzini "si schiera col collega che dirige il sito, Pietro Gurrieri, risoluto a sua volta nel chiedere, a proposito dell'assassinio di Vittoria, "che non ci sia un solo collega sulla faccia della terra che lo assista nemmeno come difensore d'ufficio"".
Ciò premesso, il dott. Errico Novi prosegue parlando, a proposito delle dichiarazioni sopra riportate, di "insolito anatema, giacché si assimila all'ormai consueta onda d'odio dirottata, oltre che sulle persone accusate dei reati più mostruosi, anche in direzione dei loro legali" e di "maledizione invocata da Gurrieri e poi rilanciata da Pezzini", rilevando, infine, che tali condotte sarebbero state censurate dalle Camere Penali e concludendo con una serie di affermazioni, queste largamente condivisibili, in merito al rilievo pubblico e costituzionale della difesa e alla funzione dell'avvocato come garante di tale fondamentale diritto.
Orbene, ritengo il contenuto dell'articolo in questione profondamente lesivo della mia dignità di cittadino e di avvocato e la ricostruzione dei fatti incompleta ed arbitraria. Innanzitutto, contrariamente a quanto indicato nel sottotitolo, non sono un penalista, essendomi dall'ormai lontano 1993, anno in cui ho prestato il giuramento forense, occupato in assoluta prevalenza di diritto amministrativo, come avrebbe potuto appurare l'autore dell'articolo.
Il giornalista, invece, ha riportato alcune righe di un post privato da me pubblicato nella mia bacheca Facebook, e poi riprodotto in quella della pagina Facebook della testata Avvocati Rando Gurrieri, deliberatamente epurandolo dell'inciso iniziale, così da stravolgerne completamente il senso e da pervenire alla conclusione opposta rispetto a quella che era nell'intenzione del sottoscritto. Ho scritto quel post, dal titolo "Alessio, Simone", di getto, a distanza di poche ore dalla tragedia.
L'ho scritto da cittadino di Vittoria, di una comunità da quel momento avvolta da un dolore inenarrabile. L'ho scritto, pensando a questi due ragazzini, che frequentavano una scuola della città i cui piccoli studenti, compresi loro, ho incontrato almeno un paio di volte nel corso del mio incarico, negli anni passati, di assessore comunale all'Istruzione. Un post lungo, riferito a questa comunità, e non certo a quella degli avvocati, nel quale, ad un certo punto, ho scritto così: "Quant'è brutto dirlo per degli avvocati, ma vorremmo per un attimo, d'impeto, che non ci sia un solo Collega sulla faccia della terra che lo assista nemmeno come difensore d'ufficio!". Una iperbole, come evidente per tutti, meno che per il redattore del Dubbio, che ha ritenuto (incredibile!) di cancellare il periodo iniziale, così, a mio sommesso avviso, rischiando di compromettere i doveri di verità e di completezza nell'informazione anche sotto tale profilo.
Come hanno rilevato decine, centinaia di avvocati di tutta Italia, proprio quell'inciso "per un attimo, di impeto" sta a significare che, anche quando ci sono fatti che ci fanno inorridire, trasalire dal punto di vista dell'emozione umana al punto da portarci istintivamente, per un attimo, ad allontanarci dai nostri principi, nonostante tutto, superato quell'attimo, siamo tenuti a continuare a crederci.
Credere, da uomini prima ancora che da avvocati, che tutti abbiano diritto ad un difensore e ad una difesa, indipendentemente dal delitto che siano loro contestati; credere che, come proclama solennemente l'articolo 24 della Costituzione, la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento; credere che ciascun accusato abbia comunque diritto ad un processo equo e celebrato nel rispetto assoluto delle regole; credere, ancora, che mai per un Avvocato, l'assunzione di una difesa, anche quando si trattasse di un crimine efferato e ci si trovasse di fronte ad un reo confesso, potrebbe implicare anche implicitamente una difesa delle azioni e della persona, piuttosto che, correttamente, dei suoi diritti; credere, ancora, che la difesa d'ufficio è istituto di centrale rilevanza costituzionale e di altissimo valore civile.
Questi sono i principi nei quali, fin dal momento del mio giuramento, e pur non essendo un penalista, mi sono integralmente riconosciuto, e che, sia pure attraverso una iperbole, o un paradosso - ben sapendo che non si potrebbe celebrare un processo senza un Avvocato - ho inteso riaffermare nel mio post.
Detto questo, non posso mancare di rilevare, con la stessa nettezza, che oltre al diritto alla difesa, esiste anche un diritto degli avvocati a difendere, di fiducia, a loro insindacabile giudizio, chi ritengano opportuno; così come, per quanti sono iscritti all'albo dei difensori d'ufficio, e pertanto obbligati a prestare la difesa, esiste anche il diritto, riconosciuto dall'articolo 97 comma 5 cpp, a chiedere di poter essere sostituiti per giustificato motivo.
Così come non può esservi dubbio che un avvocato incaricato della Difesa in un procedimento come difensore d'ufficio che non ritenga, per le ragioni più disparate, di poter svolgere il proprio mandato con serenità, equilibrio, e senza pregiudizi, ben potrebbe, nello stesso interesse del proprio assistito, azionare la procedura di cui al ripetuto comma 5 dell'articolo 97 cpp.
Com'è evidente, si tratta di principi irrinunciabili e non negoziabili e fanno bene le Camere penali a richiamare l'attenzione sulla loro centralità. Principi da me, e certamente anche dall'avvocato Pezzini, che se riterrà di intervenire, lo farà per conto suo, ritenuti indefettibili, come peraltro hanno compreso centinaia, migliaia di avvocati che si sono riconosciuti nel mio post e in quello, successivo, del Collega Pezzini, non scorgendo in essi alcun animus anche solo latamente offensivo rispetto al nostro giuramento di Avvocati.
Ragion per cui l'articolo pubblicato sulla sua testata, per quanto concerne i riferimenti alla mia persona, oltre che a quella del Collega, è del tutto inaccettabile. Come è inaccettabile, offensivo e del tutto gratuito il riferimento a quel "cavalcare l'ondata emotiva che la notizia ha inevitabilmente determinato" e al "malcelato tentativo di acquisire consensi".
Un comportamento - fuori le righe da sciacalli - che non appartiene alla mia persona, né alla linea di una testata giornalistica, Avvocati Rando Gurrieri, che da quattro anni, senza richiedere alcun abbonamento diretto o indiretto per l'accesso ai contenuti, e con costi di gestione ancora superiori alle limitate entrate - assicura un'informazione quotidiana, tecnica e pluralista a decine di migliaia di avvocati, che hanno fatto di tale testata uno dei quotidiani giuridici più seguiti del paese. E nell'ambito del quale, giova rilevare, proprio ai temi ed ai principi richiamati dalle Camere penali è stato accordato larghissimo spazio, particolarmente nell'ultimo periodo, nel corso del quale l'Ucpi ha profuso un'intensa azione a loro presidio. Distinti saluti.
*Avvocato
Risponde Errico Novi
Gentile Avvocato, mi colpisce, della sua lettera, la passione delle idee e dello stile argomentativo. Sui valori di fondo siamo evidentemente vicini. Riconosco che aver riportato in modo non integrale la sua frase ne ha alterato il senso. Così come è evidente che il ruolo istituzionale da lei rivestito negli anni scorsi nella comunità di Vittoria consente di comprendere davvero il significato delle sue parole.
La passione per il principio di intangibilità del diritto di difesa, che può contagiare anche un giornalista, ha indirizzato il sottoscritto verso una lettura non pienamente coerente con il suo pensiero. Nel suo inciso "per un attimo e d'impeto" sta il riconoscimento di quel principio, di cui va sempre ribadita la dignità così come va fatto per la libertà di difendere, che è diritto, come da lei segnalato, di ogni avvocato. Mi auguro che il risultato finale consista nell'aver ribadito, anche grazie a lei, quanto quel principio sia cruciale per la tenuta della nostra stessa Civiltà, e che ne possa uscire rafforzata la comune determinazione nel continuare a difenderlo.
di Virginia Piccolillo
Coriere della Sera, 13 settembre 2019
Corte di Cassazione: assolti i magistrati di Catanzaro. La Sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d'appello di Salerno che aveva dichiarato prescritti i reati di abuso d'ufficio a carico dell'ex procuratore aggiunto di Catanzaro, Salvatore Murone, e dell'avvocato generale Dolcino Favi, per aver sollevato dalle indagini Why Not e Poseidone l'attuale sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, all'epoca pm a Catanzaro.
Un annullamento che fa ritornare in vita la prima sentenza, emessa dal tribunale di Salerno per la cosiddetta "guerra tra procure", che aveva assolto i colleghi dalle accuse di de Magistris di avergli sottratto illecitamente le inchieste per evitare che giungessero a conclusione dimostrando l'intreccio di complicità, favori e affari, all'ombra di una loggia massonica. Un'inchiesta che coinvolse alte cariche istituzionali e politici. Ispirando l'intervento dell'allora capo dello Stato Giorgio Napolitano. Molti ex imputati ieri si sono fatti sentire.
A cominciare dall'ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella: "Da de Magistris, falso Robin Hood, ho subito danni che spero verranno presto quantificati". "L'abuso è storia", ribatte l'ex pm. "Ci sono alcune cose chiare dalle quali non si può scappare", dice invitando ad attendere le motivazioni. "La sentenza entra nella legittimità" e non nel "merito". "E se anche dovessero mettere una pietra tombale, e io non avrò diritto a risarcimento, rimane per sempre che la revoca e l'avocazione furono condotte di abuso al fine di danneggiare un pm. Da una parte ci sono le persone perbene, dall'altra chi non lo è".
"Le parole di de Magistris fanno a pugni con il diritto", replica l'ex procuratore aggiunto di Catanzaro Murone, invitandolo a non confondere chi non conosce il diritto. "La storia giudicherà lui e la sua carriera politica", rincara l'ex avvocato generale Dolcino Favi. Il figlio Francesco, avvocato che lo ha difeso, puntualizza all'Adnkronos: "Senza l'esposizione mediatica sarebbe mai diventato europarlamentare e sindaco?".
Vincenza Bruno Bossio, ora deputato dem attacca: "Sono stata uccisa e poi resuscitata". Assolti (come in primo grado) anche l'ex senatore Giancarlo Pittelli, il procuratore Mariano Lombardi, deceduto, e Antonio Saladino.
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