di Giacomo Galeazzi
interris.it, 19 agosto 2019
I risultati dei tre giorni del tour di parlamentari e avvocati in 70 luoghi di detenzione italiani. Le criticità delle carceri sono legate alla mancanza di una riforma del sistema giustizia e dell'ordinamento penitenziario. Nessuno dei governi né di destra né di sinistra pongono al tema la giusta attenzione".
di Cristina Antonutti
Il Gazzettino, 19 agosto 2019
Letti a castello su tre livelli per riuscire ad accogliere le 30 persone di troppo. Visita di Ferragosto promossa da radicali e Unione Camere penali evidenzia le criticità: spazi e sovraffollamento i problemi principali. Sessantotto detenuti stipati in due sezioni, celle con letti a castello fino a tre posti e soltanto quattro docce.
È questa la situazione fotografa dalla sezione di Pordenone dell'Unione Camere penali grazie all'iniziativa Ferragosto in carcere promossa con il Partito radicale. Ieri mattina gli avvocati Esmeralda Di Risio, che fa parte del direttivo della Camera penale e Sarah Soveri, delegata dell'Osservatorio carcere dell'Unione, guidate dal sovrintendente capo Francesco Bonato hanno visitato il Castello.
La struttura ha una capienza di 38 persone, ma ieri i detenuti erano 68, suddivisi in due sezioni (comuni e protetti, dove viene accolto chi è accusato di omicidio o reati sessuali): 32 stanno scontando una condanna definitiva, 28 sono in attesa di giudizio e otto del processo d'appello. Sei - di cui due sottoposti a terapia con metadone - sono tossicodipendenti; due i detenuti sieropositivi; tre i malati di epatite C e due di epatite B; tre i casi psichiatrici certificati; 27 - soprattutto immigrati traumatizzati da guerre e violenze - possono contare su un supporto medico-psicologico. Gli stranieri sono 34.
Al sovraffollamento si aggiunge la carenza di personale e risorse. Gli agenti di polizia penitenziaria sono 50, di cui 5 appena arrivati a Pordenone. Entro la fine dell'anno, tra trasferimenti e pensionamenti, in quattro lasceranno la città. "Gli agenti - spiegano Di Risio e Soveri - sono sacrificati, fanno turni massacranti, nonostante ciò hanno creato un clima di serenità e rispetto".
La visita è cominciata dal piano terra, dove si trovano la sezione comuni, la biblioteca e il cosiddetto passeggio, il cortile dell'ora d'aria, dove c'è anche un tavolo di ping pong. In questo spazio i detenuti delle due sezioni non possono incrociarsi, per cui l'ora d'aria viene organizzata su due turni. Le celle? Dovrebbero garantire tra i 3/4 metri quadrati di spazio per ogni ospite, in realtà i letti a castello hanno anche tre livelli. Ogni stanza è dotata di water e lavandino, ma non c'è acqua calda. Le docce, invece, sono solo quattro e per usarle servono 17 turnazioni.
Le due legali pordenonesi hanno parlato con loro attraverso le grate, mentre era in corso la distribuzione di mele e uova. Avevano la sensazione di essere delle intruse. "La nostra visita non era stata annunciata - spiegano - Abbiamo avuto la sensazione di essere entrate nelle loro case senza suonare alla porta. Siamo abituate a incontrarli nella sala colloqui, ma stavolta è stato diverso, sembrava di violare la loro intimità". Nelle celle magliette appese ad asciugare, foto di bambini, mogli e fidanzate. "Si respirava aria di casa - affermano - Grazie al personale del carcere i detenuti possono mantenere la propria dignità. Se si tralasciano i problemi strutturali del carcere, c'è il clima di grande rispetto".
Esmeralda Di Risio e Sarah Soveri sono rimaste colpite dal livello di pulizia. "Da questo punto di vista nessun rilievo", affermano. I detenuti si danno da fare per mantenere le celle in ordine. In otto, tra l'altro, lavorano per l'amministrazione penitenziaria: due in cucina, uno ricopre il ruolo di spesino (raccoglie la lista delle necessità degli altri compagni), tre fanno gli scopini (pulizie), altri ancora si occupano di manutenzione. Ieri dalla cucina usciva un buon profumo: poco prima di mezzogiorno erano pronte le teglie con il pasticcio. In infermeria non c'erano pazienti (ogni mese vengono garantite 30 visite in ospedale). La cella di isolamento era vuota e quella antica (la segreta del Castello) è stata trasformata in magazzino.
Oltre alla sala perquisizioni e alla stanza per il rilievo del Dna, c'è poi una stanza usata per l'ora d'aria quando piove. Sui muri i detenuti hanno dipinto qualche scorcio di libertà, tra cui un'enorme spiaggia con l'ombrellone: la dicitura informa che si chiama Bagni Castello ed è una spiaggia libera dalle 8 alle 20: dalle 24 diventa discoteca! Qualcuno ha dipinto una moschea, altri Gesù, alberi e uccelli. Un'intera parete è decorata con bandiere, a rappresentare le varie nazionalità rinchiuse in Castello.
"Adesso ci impegneremo per la nomina di un Garante"
"Ci impegneremo per fare in modo che anche a Pordenone ci sia un Garante per le persone private della libertà". È la promessa di Esmeralda Di Risio e Sarah Soveri al termine della visita di Ferragosto in carcere per conto dell'Unione Camere penali. Il pensiero va soprattutto ai diritti dei detenuti e in particolare ai percorsi che dovrebbero aiutarli a reintegrarsi nella società a fine pena. A Pordenone ci sono corsi di alfabetizzazione (scuola elementare e media), di cucina, disegno, mosaico, legatoria e inglese. Due educatori sono sempre a disposizione.
"Il problema - spiegano i due avvocati - è che non ci sono né risorse sufficienti né spazi adeguati per ospitare i corsi". In passato, ad esempio, c'era il Progetto verde. I detenuti curavano l'orto, raccoglievano e consumavano i prodotti. Il progetto è fallito perché non c'erano fondi per portarlo avanti e non c'erano sufficienti agenti di polizia penitenziaria per vigilare i detenuti che si occupavano dell'orto e delle piante officinali (lo spazio era all'aperto, in un'area dove il muro di cinta è un po' più basso, pertanto i detenuti dovevano essere controllati durante le loro attività). Di quell'esperienza restano le piante di lavanda che adesso hanno raggiunto la fioritura massima e i tanti roseti.
di Andrea Magagnoli
Italia Oggi, 19 agosto 2019
Le dichiarazioni dell'imputato del reato di bancarotta non assumono alcuna efficacia probatoria nel corso del procedimento penale. La Corte di cassazione con la sentenza 19719/2019, pone il principio di diritto, per il quale nel caso di contestazione del reato di bancarotta le eventuali dichiarazioni dell'imputato non siano di per sé sole idonee ad escludere la configurabilità della condotta illecita.
Il Sole 24 Ore, 19 agosto 2019
Impugnazioni penali - Ricorso per cassazione - Vizio di travisamento della prova - Contenuto. La previsione del vizio di travisamento della prova, lungi dal consentire di denunciare in sede di legittimità il "travisamento del fatto" da parte del giudice del merito, ha la funzione di rimediare a errori commessi da parte di quest'ultimo nel considerare una prova in realtà inesistente o nell'omettere una prova presente nel compendio processuale, purché l'errore sia in grado di disarticolare il costrutto argomentativo della sentenza impugnata per l'intrinseca incompatibilità degli enunciati e abbia comunque un oggetto definito e non opinabile.
• Corte di cassazione, sezione VI penale, sentenza luglio 2019 n. 32389.
di Maria Brucale*
Ristretti Orizzonti, 19 agosto 2019
Ferragosto in carcere. Il Partito Radicale e le Camere Penali Italiane. Delegazione composta da: Rita Bernardini, Donatella Corleo, Gianmarco Ciccarelli, Chiara Mulé, Giuseppe Arnone, tutti del Partito Radicale, Silvia de Pasquale, coordinamento associazione Capone di Bologna, Maria Brucale, responsabile della commissione carcere, Camera Penale di Roma.
primonumero.it, 19 agosto 2019
Si chiama "Ferragosto in carcere" ed è l'iniziativa promossa dal Partito Radicale e da Radio Radicale a cui ha aderito anche l'Unione Camere Penali Italiane. L'evento nasce con lo scopo di manifestare la vicinanza dei penalisti ai detenuti. Alla giornata che si è svolta ieri, sabato 17 agosto, presso la Casa circondariale e di Reclusione di Larino, ha partecipato anche la Camera Penale del comune pentro con il Presidente Roberto D'Aloisio, il segretario Luigi Iavasile ed i tre componenti dell'Osservatorio carceri Nicola Banaduce, Marie Tesi e Federica Rogata, oltre ai consiglieri regionali Massimiliano Scarabeo e Nicola Eugenio Romagnuolo, accompagnati dalla direttrice del carcere Rosa La Ginestra che "con grande disponibilità ha aperto le porte della casa circondariale consentendo l'ingresso in aree e spazi normalmente non accessibili", hanno commentato dalla Camera Penale.
La visita ha fornito la possibilità di avere "contezza delle condizioni in cui versano i detenuti, sicuramente privilegiati rispetto a quelli di altri istituti sia con riguardo alle possibilità di formazione scolastica e professionale che per il godimento di, seppur limitati, spazi di libertà" continua la delegazione che aggiunge le impressioni avute durante la visita: "Nonostante il numero dei detenuti sia superiore alla capienza regolamentare, l'impressione che i visitatori hanno avuto è che i reclusi godano di adeguati spazi con celle personalizzate, ciascuna tinteggiata con colori diversi ed arredata secondo il gusto degli ospiti.
L'incombere del cemento è stato smorzato, nei cortili dedicati all'ora d'aria, dalla realizzazione di murales ad opera dei detenuti stessi, sotto la direzione di un'associazione di volontariato su finanziamento del Cipia di Campobasso. All'interno dell'istituto, oltre alle aule deputate alle lezioni scolastiche e ai laboratori di cucina e sala, sono presenti zone verdi, con orto e serra, aree dedicate ai giochi per i bambini, reparto sanitario, biblioteca, sala lettura, cappella e sala delle confessioni, ed è in fase di realizzazione la sala per le videochiamate dei detenuti".
Di grande impatto il rapporto umano che si crea tra detenuti e guardie: "Fiore all'occhiello del carcere è apparso, poi, l'approccio umano dell'amministrazione penitenziaria nei confronti delle esigenze dei detenuti, come riconosciuto anche da alcuni di essi, approdati a Larino da altri istituti dove le offerte rieducative sono ridotte ed il rapporto con i vertici del tutto assente - aggiunge la Camera Penale - Il sistema trattamentale, per i detenuti che vi aderiscono in maniera attiva e costruttiva, si dimostra efficace e costituisce la chiave di accesso ai provvedimenti della magistratura di sorveglianza, ben propensa a dare fiducia ai richiedenti, ammettendoli a misure alternative alla detenzione".
È chiaro che, tra le tante note positive, ce ne siano alcune negative che andrebbero migliorate, a partire dai "collegamenti stradali per raggiungere la struttura che si riflette sulla possibilità, per i detenuti, soprattutto quelli di altre regioni, di avere colloqui con i propri familiari", passando per la "carenza di personale, essendo prossime al pensionamento ben sei unità che probabilmente non verranno sostituite, con le inevitabili ripercussioni nella gestione dell'ordine e della sicurezza, già di per sé difficoltosa a seguito della nuova geografia carceraria che ha determinato la confluenza a Larino di numerosi detenuti delle carceri del Lazio, rivelatisi particolarmente problematici, come confermato dalla direttrice stessa".
A mancare del tutto, come sottolineato dagli avvocati in visita al carcere di Larino, "il servizio per le tossicodipendenze, con trattamenti assicurati solo dall'infermiere di turno, senza alcun professionista specializzato, come anche il supporto psicologico, demandato essenzialmente all'attività dei volontari. Purtroppo, nonostante il grande impegno profuso dalla direzione nel recupero e nella rieducazione del reo, del tutto deficitario è l'effettivo reinserimento sociale e lavorativo, che costituisce l'essenza stessa della funzione della pena. ln tal senso l'impegno della Camera Penale di Larino, per il tramite dell'Osservatorio Carceri, è quello di farsi portavoce di tutte le criticità evidenziate e di sollecitare le istituzioni affinché le numerose energie impiegate all'interno del carcere non si disperdano vanamente al di fuori delle mura, col rischio di ricaduta nel crimine per l'assenza di alternative".
ottopagine.it, 19 agosto 2019
L'analisi di Giovanna Perna responsabile regionale Osservatorio carceri dell'Unione delle camere penali. La tre giorni di ferragosto in carcere, l'iniziativa promossa dal Partito Radicale ha fatto tappa stamane nel penitenziario di Ariano Irpino. In campo, l'osservatorio carceri, dell'unione camere penali italiane. Un tema mai come in questo momento assai rovente. Le criticità sono notevolissime.
La struttura arianese dedicata all'agente Pasquale Campanello, presenta una serie di problematiche notevoli, sotto il profilo strutturale. Vi è un nuovo padiglione, che si è certamente in condizioni migliori, ma il vecchio edificio risulta allo stato attuale fatiscente e ad alto rischio. Vi è una necessità di reperire fondi con la massima urgenza, per mettere in sicurezza la struttura.
Presenti alla visita in carcere ad Ariano, Giovanna Perna responsabile regionale dell'osservatorio carceri, unione camere penali, Carlo Mele, garante dei detenuti, il consigliere regionale Francesco Todisco. A fare gli onori di casa il direttore della casa circondariale arianese Maria Rosaria Casaburo.
"Un primo dato positivo da sottolineare e la sensibilità, dimostrata dal consigliere regionale Todisco, tra l'altro in una calda domenica di sole - afferma Giovanna Perna - il quale ha subito accolto favorevolmente il nostro invito. Quello di Ariano Irpino, è un istituto, che ripeto presenta carenze, non solo strutturali ma legate probabilmente anche alla logistica. Vi è anche una difficoltà enorme, da parte dei familiari, di raggiungere la struttura per effettuare colloqui. Rispetto a Bellizzi, qui vi è una situazione un po' più ottimale. Si percepisce lo sforzo enorme di chi opera all'interno per fa si che la struttura possa funzionare al meglio, con i pochissimi strumenti a disposizione. Abbiamo trovato sezioni vivibili per certi aspetti, c'è stata una grande disponibilità da parte della direttrice, una donna dotata di determinazione ed esperienza, maturata sul campo. Una persona piena di buona volontà.
Un carcere che ha indubbiamente delle grosse potenzialità. Attualmente ospita 338 detenuti a fronte di una capienza massima di 270, il numero esatto di pianta organica. Quindi il sovraffollamento, diciamo che è netto. La carenza rilevante attiene soprattutto alle attività trattamentali.
Gli spazi esistenti non sono adibiti ad alcuna attività del genere. Alla domanda da me rivolta, ai detenuti, su come trascorrono le giornate, la maggior parte ha risposto: oziando. Non è questa la funzione della pena. Essa deve avere una finalità rieducativa. Le attività trattamentali, sono di fondamentale importanza. Da qui un appello che intendo rivolgere ai politici, al capo dipartimento della Polizia Penitenziaria, affinché questo istituto, possa essere dotato degli strumento necessari per condurre una carcerazione, degna rispetto alle norme del nostro legislatore e nel rispetto dei principi costituzionale.
Vi è poi una ulteriore criticità molto grave, che è quella sanitaria. Come a Bellizzi Irpino, anche ad Ariano, vi è il problema psichiatrico. Non abbiamo figure di specialisti. Vi è solo il dentista, il dermatologo, il cardiologo di tanto in tanto. Ma il motore fondamentale è rappresentato proprio dallo psichiatra. Mancanza che crea gravi e inevitabili disservizi. Purtroppo le malattie all'interno del carcere si amplificano, la consulenza psichiatrica è necessaria e fondamentale sin dal primo accesso.
La mancanza quindi di una figura che costantemente, possa monitorare le patologie dei detenuti che hanno necessità di somministrazione di farmaci specialistici, incide negativamente sul corretto funzionamento dell'istituto e sulla serenità di tutti. L'infermeria allo stato attuale, versa in condizioni pietose, sembra un deposito ed è davvero irrispettoso, per chi vi opera e per gli stessi detenuti.
Tra l'altro - afferma ancora Perna - qui si ricorda una grave rivolta interna e da ultimo l'episodio del detenuto rimasto ustionato, dopo aver bruciato la sua cella. Ultimo aspetto, di non poco conto, la struttura disposta su quattro piani, con una sezione appunto su ogni piano, è dotata di un ascensore che ironia della sorte, non funziona, in quanto incompatibile con l'impianto.
Ciò significa, che per somministrare ad esempio gli alimenti, bisogna fare questi 4 piani a piedi, tra non poche difficoltà. Immaginate anche chi alloggia all'ultimo piano, in che condizioni riceve il cibo. Cose all'italiana, si apre un padiglione e non ci si accorge che l'ascensore non è a norma.
di Carlo Mion
La Nuova Sardegna, 19 agosto 2019
A Santa Maria Maggiore ci sono 230 detenuti anziché 161. Pellicani (Pd) ha incontrato il boss della baby gang e i ladri del Ducale. Ha incontrato un ergastolano, uno dei ragazzi delle bandelle baby gang, un indagato per mafia e le due donne accusate di aver ucciso l'uomo con cui vivevano nella stessa abitazione. L'onorevole del Pd Nicola Pellicani ha fatto visita ai due carceri della città il giorno di Ferragosto. Era stato in carcere anche il giorno di Natale e l'8 di marzo.
"Penso sia importante, in una giornata simbolica come quella di Ferragosto, dimostrare interesse per una realtà di fronte alla quale siamo abituati a girarci dall'altra parte. Ho voluto rendermi conto da vicino dei problemi dei detenuti e del personale della polizia penitenziaria. Chi sbaglia è giusto che paghi, ma non dobbiamo mai dimenticare la funzione rieducativa della pena, prevista dalla Costituzione (art 27)" continua Pellicani. "Anche se i dati purtroppo dimostrano come le percentuali di recidiva in Italia siano ancora molto elevate, attorno al 70 per cento. Ma il reinserimento nella società dei detenuti è importantissimo, significa più coesione sociale e minori costi da sostenere per la collettività".
La situazione nei due istituti di pena a Santa Maria Maggiore (maschile) e alla Giudecca (femminile), non è certo ideale, anzi. A Santa Maria Maggiore, ci sono attualmente 230 detenuti, in leggero calo rispetto all'inverno scorso. Si tratta di un numero ben superiore rispetto ai 161 posti disponibili. I detenuti stranieri sono 147 a fronte di 83 italiani. Tra gli stranieri ci sono 32 tunisini, 25 romeni, 23 albanesi, 14 nigeriani.
"Resta perciò il problema del sovraffollamento. Le celle sono inoltre piccole e soprattutto all'ultimo piano si soffre molto il caldo" spiega Pellicani. Tra i detenuti di Santa Maria Maggiore c'è molta attesa per un atto di indulto per i reati minori, l'ultimo risale al 2006, ma soprattutto per bocca del cappellano, don Antonio Biancotto, chiedono il ricorso a pene detentive alternative al carcere e poter lavorare. Qui Pellicani ha incontrato Gino Causin, appartenente alla Mala del Brenta condannato a "fine pena mai" per l'assassinio dei fratelli Rizzi che ora gode della semilibertà e quando esce va a fare il "baby sitter" ai nipoti che vivono tra Marghera e Mestre.
Sempre a Santa Maria maggiore l'onorevole ha parlato con Angelo Alesini, ritenuto il leader delle violente bande giovani mestrine. Ha spiegato all'onorevole che lui non ha mai aggredito alcuno e che ha fatto solo dei furti. Ha ribadito che lo ritengono il "capo" perché su Instagram aveva postato delle foto spacciandosi per "il capo". Ha parlato poi con i protagonisti del colpo di Palazzo Ducale Vinko Tomic e Dragan Madlenovic e Angelo Di Corrado, il professionista ritenuto il commercialista della cosca camorrista Donadio.
"Il carcere femminile è una realtà certamente più accogliente dove le 81 detenute, di cui 34 straniere, possono lavorare grazie anche all'impegno del mondo cooperativo e delle associazioni in attività di reinserimento sociale" racconta Pellicani. "In particolare svolgono lavori, regolarmente retribuiti nella lavanderia, in sartoria, nel laboratorio di cosmesi e in un orto che produce frutta e verdura biologiche certificate che vengono vendute all'esterno del carcere". Nel corso della visita ha incontrato Manuela Cacco, Patrizia Armellin e Angelica Cormaci, quest'ultime coinvolte nell'omicidio di Paolo Vaj a Serravalle (Vittorio Veneto).
Nel carcere della Giudecca è presente anche un Icam (Istituto a Custodia Attenuata per Madri detenute), uno dei pochi in Italia, che attualmente accoglie una mamma con i due figli di 5 e 4 anni. "L'Icam della Giudecca è una struttura decorosa, il personale premuroso, ma i bimbi non possono vivere come detenuti. Rappresenta pur sempre una limitazione della libertà per i bambini. Sarebbe necessario chiedere la modifica della legge 62 del 2011 che presenta limiti, lacune, per prevedere che le madri con bambini non stiano più negli Icam ma in case famiglia protette".
C'è un problema anche di personale, come emerso nelle precedenti visite. "Gli agenti sono in numero insufficiente con turni molto pesanti. Serve la massima attenzione per i diritti degli agenti penitenziari che vivono anch'essi da reclusi.
Ad appesantire ulteriormente le condizioni di lavoro è la presenza di detenuti psichiatrici, la cui gestione è molto complicata, spesso pericolosa. Dovrebbero essere ospitati nelle Rems (strutture riabilitative per malati psichiatrici), ma sono poche e non c'è mai posto. È di qualche giorno fa l'aggressione a un agente che ha riportato la frattura di un braccio. Come componente della Commissione Antimafia sto lavorando per mettere a disposizione alcuni dei beni confiscati alle mafie per la creazione di case famiglia per le detenute e i loro figli".
Il Centro , 19 agosto 2019
Un boss della camorra che deve scontare il carcere a vita in regime di 41bis ha incontrato per l'ultima volta, fisicamente, sua figlia che nei prossimi giorni compirà 12 anni, età che le impedirà, per legge, di vedere il padre se non con la barriera di un vetro e parlando a un microfono: è stato questo il momento più importante della visita nel carcere di massima sicurezza Le Costarelle di Preturo da parte del garante dei detenuti della Regione Abruzzo, Gianmarco Cifaldi, sociologo e criminologo, oltre che docente dell'Università D'Annunzio di Chieti-Pescara.
Insieme a lui, l'assessore regionale Guido Quintino Liris, che, come ha sottolineato lo stesso Cifaldi, "è stato prezioso in particolare nella sua veste di dirigente medico". L'ultimo incontro tra il boss e sua figlia si è consumato in seguito all'impegno del neo-garante, eletto dal consiglio regionale nella seduta del 24 luglio scorso, dopo oltre cinque anni di tentativi della precedente giunta.
"L'affettività è uno dei princìpi che ispirano il mio mandato. Infatti sono convinto che le colpe dei padri non debbano ricadere sui figli", spiega il professore. Il garante ha visitato l'intero carcere, in particolare la sezione riservata ai detenuti in regime di 41 bis dove sono recluse 120 persone, su una capienza di 80.
Nel corso della visita sono state riscontrate diverse criticità che saranno oggetto di una relazione che sarà consegnata al consiglio regionale e agli altri organi competenti, quali ad esempio Asl e Dipartimento amministrazione penitenziaria, per individuare un piano per migliorare le condizioni carcerarie. Ci tengo a sottolineare che l'Ufficio del Garante, come consuetudine, prima di un'ispezione informa e invita il consiglio regionale, in questo caso la presenza dell'assessore Liris è stata importante per il suo significato tecnico-politico in quanto dirigente sanitario dell'Asl dell'Aquila", afferma Cifaldi.
Nel merito della visita, nel carcere aquilano c'è un "importante sovraffollamento. Inoltre, sono emerse anche altre criticità relative, in particolare, alle insufficienti aree ricreative e agli spazi all'aperto, come già sottolineato da una precedente ispezione del professor Mauro Palma, garante nazionale. Poi, c'è sicuramente da migliorare la condizione dell'area sanitaria e degli stessi operatori sanitari".
Cifaldi ha avuto numerosi colloqui con detenuti in regime di 41bis, anche con uno dei responsabili degli omicidi dei giudici Falcone e Borsellino. Anche in questo caso, sono state registrate "lamentele in primo luogo relative al fatto che la cella, oltre alle sbarre, ha un'ulteriore griglia metallica che impedisce una corretta circolazione dell'aria in celle che, devo dire, sono sufficientemente decenti". Il garante ha anche visitato la sezione riservata ai cosiddetti detenuti comuni che "pagati regolarmente" lavorano all'interno della struttura nel campo della ristorazione e della pulizia dei vari settori.
lasiritide.it, 19 agosto 2019
Il vice presidente del Consiglio ha visitato la Casa circondariale del capoluogo lucano con la presidente dell'Osservatorio del carcere, Francesca Sassano, e il presidente della Camera penale di Potenza, Sergio Lapenna. "Una forte emozione ma anche tanto orgoglio nel costatare il buon livello in cui versa il carcere di Potenza dove l'applicazione della legge va di pari passo con il rispetto dei diritti umani".
Queste le dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio regionale della Basilicata, Mario Polese, recatosi in visita presso la casa circondariale di via Appia del capoluogo lucano con la presidente dell'Osservatorio del carcere, Francesca Sassano, e il presidente della Camera penale di Potenza, avvocato Sergio Lapenna, in occasione della manifestazione 'Ferragosto in carcerè organizzato dall'Unione nazionale Camere penali e il Partito radicale.
"Al momento la struttura risulta esser un buon esempio tra tutti gli istituti del sud Italia con un limite di tollerabilità e di non sovraffollamento - continua Polese - e abbiamo avuto modo di parlare con la direttrice e verificato le condizioni di assoluta vivibilità dei detenuti all'interno dell'istituto. Tra le note negative la chiusura, ancora per qualche anno, dell'aula giudiziaria e la mancanza di un ginecologo e dell'attrezzatura dentistica su cui continueremo a vigilare affinché venga garantito il diritto alla salute a 360 gradi".
"Non posso che ringraziare da cittadino e uomo delle istituzioni - sottolinea - il duro lavoro delle donne e degli uomini della Polizia penitenziaria e fare il mio plauso a tutti coloro che lavorano in questa struttura in cui il detenuto viene rieducato in un percorso non solo sociale ma di benessere psicofisico". "L'unico rammarico - conclude Polese - che ad un appuntamento così importante sia venuta meno la presenza dei colleghi di maggioranza. Che forse il vigilare sul rispetto dei diritti umani sia meno importante del presenziare alle feste di paese? Mi auguro francamente che non sia così, perché il rispetto delle persone non conosce cittadini di serie A e cittadini di serie B, almeno per noi democratici".
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- Ottimati contro barbari










