trapanisi.it, 21 agosto 2019
"Una situazione disastrosa e alquanto allarmante", aveva commentato a caldo sulla sua pagina Facebook, Gioacchino Veneziano, segretario regionale della Uil-Pa Polizia Penitenziaria, subito dopo la visita della delegazione del sindacato, alla Casa circondariale "Pietro Cerulli" di Trapani.
Una affermazione che trova ora maggiori dettagli nella nota inviata alla stampa nella quale Veneziano afferma che "eravamo venuti a fare la visita dei luoghi di lavoro tre anni fa e, rispetto ad allora, abbiamo costatato un disfacimento strutturale inammissibile: è come se, da allora, nessun dirigente si sia occupato di mettere in campo le più banali opere di manutenzione ordinaria. Abbiamo trovato cancelli e porte pieni di ruggine, muri con la muffa e infiltrazioni di acqua nei corridoi e nei tetti".
Secondo il segretario regionale Uil-Pa Polizia Penitenziaria "il reparto della Media Sicurezza è quello da ristrutturare nella sua interezza, quindi da chiudere senza indugio, infatti - continua Veneziano - non riusciamo a capire cosa vengono a verificare le varie visite dell'Asp ma, soprattutto, cosa scrivono nelle relazioni conclusive quando noi, come sindacato dei lavoratori, abbiano costatato gravissime violazioni del datore di lavoro con ossidazione di tutte le strutture in ferro, muffa nei muri, postazioni dei lavoratori vergognosamente degne da terzo mondo senza aria condizionata, ovvero ricircolo dell'aria, con mobilio preso sicuramente in prestito dai vari sfasciacarrozze, quindi tutto fuorilegge".
"A causa dei ritardi dell'Amministrazione nell'ovviare alle debolezze strutturali e di sicurezza nella zona dove si è concretizzata l'evasione - sottolinea il sindacalista - è stata collocata una cabina di legno che apparteneva al lido della Polizia Penitenziaria quando, da oltre sei mesi, erano arrivati i fondi per rinforzare la sicurezza - sostiene Veneziano - ma evidentemente a chi ha diretto per dieci anni questo Istituto non stava a cuore la sicurezza dei nostri colleghi, ovvero tanto chi paga in caso di eventi critici è solo ed esclusivamente il personale che indossa la divisa della Polizia Penitenziaria".
Per quanto riguarda i numeri, attualmente sono in servizio al "Pietro Cerulli" 242 poliziotti penitenziari di cui 40 utilizzati presso il Nucleo provinciale operativo traduzioni e piantonamenti, ulteriori 85 poliziotti utilizzati nei compiti e servizi attinenti la sicurezza e circa 80 unità assenti per la fruizione di diritti soggettivi.
In pratica - prosegue il segretario regionale della Uil-Pa Polizia Penitenziaria - rimangono 37 poliziotti nell'arco delle 24 ore (da dividere per tre turni) a controllare 535 detenuti, di cui 442 per reati comuni, 93 dell'alta sicurezza (suddivisi tra mafia, camorra, 'ndrangheta e sacra corona unita)". I detenuti stranieri sono 107 quindi il 20% del totale dei ristretti.
Altissima la presenza di detenuti con problemi psichiatrici - secondo il sindacato - "che si aggirano ad oltre 100, rendendo il carcere di Trapani un mini ospedale psichiatrico". Gioacchino Veneziano preannuncia che al prefetto di Trapani Tommaso Ricciardi di incontrare il personale di Polizia Penitenziaria del carcere "Pietro Cerulli", "orfano di un'Amministrazione ostile e lontana dai bisogni dei lavoratori, fermo restando che invieremo una relazione dettagliata sulle condizioni della struttura e su come sono costretti ad operare i poliziotti penitenziari trapanesi al ministro Alfonso Bonafede, al capo del Dap Francesco Basentini, al capo del Personale Massimo Parisi, al Servizio di Vigilanza sull'Igiene e la Sicurezza dell'Amministrazione Penitenziaria (Visag), alla neo provveditora regionale Cinzia Calandrino, all'Asp di Trapani e ai Carabinieri del Nas oltre che allo stesso prefetto di Trapani.
Le criticità del carcere trapanese sono state, proprio in occasione dello scorso Ferragosto, illustrate dalla ex parlamentare nazionale ed esponente del Partito Radicale Rita Bernardini che, insieme ad una delegazione, ha effettuato una visita - protrattasi dalle ore 10.30 circa fino alle ore 17.15 - alla Casa circondariale dalla quale è emerso l'evidente stato di degrado della struttura. Insieme a loro anche Roberto Piscitello, a capo della Direzione generale dei Detenuti e del Trattamento del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria.
La delegazione ha riscontrato la presenza di celle anche piccolissime, destinate a ospitare un detenuto e che spesso ne ospitano due e di celle pensate per ospitarne tre che ne ospitano quattro con letti a castello anche a tre piani. Con eccezione del reparto "Adriatico", inaugurato tre anni fa - che non ha comunque il riscaldamento ma ha i bagni a norma e la palestra - il resto invece è stato giudicato in pessimo stato: sia il reparto di isolamento, con docce esterne, senza acqua calda e il bagno a vista in tutte le celle e anche alla turca - dove è stato trovato un detenuto senza cuscino e uno straniero privo del sapone per lavarsi - sia il reparto di alta sicurezza, lo "Ionio", dove ci sono le docce esterne alle celle, in violazione al regolamento penitenziario, il bagno senza finestre e impianto di aerazione.
I detenuti stanno nelle celle 20 ore su 24 e la socialità è svolta in una sorta di gabbione nelle quattro ore d'aria consentite. Confermate, anche dal punto di vista della condizione dei detenuti, le criticità evidenziate dalla Uil-Pa Polizia Penitenziaria al reparto "Mediterraneo", con infiltrazioni e muri scrostati, mentre al reparto "Tirreno" che ospiterà i cosiddetti "protetti" e che dovrebbe essere inaugurato il prossimo autunno, ci sarà anche il riscaldamento.
La delegazione dei Radicali ha, anch'essa, registrato la carenza nell'organico della Polizia penitenziaria che le nuove immissioni non compensano, anche a fronte dei pensionamenti. Questo si riflette non solo sulla sicurezza del carcere ma anche sulle attività per i detenuti che non possono essere svolte per mancanza di personale. "Non emergono all'apparenza - dicono dalla delegazione - carenze di educatori e psicologi ma, secondo i detenuti, incontrare gli stessi educatori, gli assistenti sociali e responsabili del Sert non è una cosa semplice".
Presenti molti detenuti di tipo psichiatrico, tossicodipendenti e sieropositivi e, tuttavia, si registrano carenze nell'assistenza di tipo sanitario. Nota totalmente negativa è l'assenza di lavoro: solo 70 detenuti lavorano e solo 5 con datori di lavoro esterni: una percentuale inferiore al 15 per cento. Limitate le attività scolastiche e di formazione".
Un altro dato negativo - secondo Rita Bernardini e gli altri componenti della delegazione che ha visitato il carcere trapanese nella giornata di Ferragosto - è la mescolanza di detenuti in attesa di giudizio e detenuti definitivi. Una nota positiva è che il padiglione completamente ristrutturato è stato realizzato in tempi brevi perché è stato utilizzato il lavoro dei detenuti supportato da alcuni poliziotti. L'ex direttore dal Dap, Santi Consolo - dice - ha voluto che le ristrutturazioni fossero fatte proprio attraverso il lavoro dei detenuti, in modo da recuperare posti e possibilità di lavoro, che sono qualificanti da spendere all'esterno. Questa è l'unica nota positiva - conclude - tutto il resto, nel carcere di Trapani, è illegalità".
Il Fatto Quotidiano, 21 agosto 2019
La caduta del governo lascia a metà il percorso delle riforme dei processi penali e civili volute dal Guardasigilli M5S, Alfonso Bonafede. Del dicembre 2018 è invece lo Spazza-corrotti, che introduce il Daspo dalla Pubblica amministrazione per chi ha condanne per corruzione, sconti di pena per chi collabora, carcere senza pene alternative per i condannati per questo tipo di reati, l'introduzione dell'agente sotto copertura e di nuovi strumenti investigativi (come il Trojan nei cellulari) e regole più stringenti sui finanziamenti ai partiti e alle fondazioni politiche.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 21 agosto 2019
I lunghi giorni della Open Arms sono conclusi. È il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, a stabilire in fine le sorti degli 83 migranti ancora a bordo della nave Ong battente bandiera spagnola, che da giorni stazionava a pochi metri dal porto di Lampedusa. La Procura ha disposto nel tardo pomeriggio di ieri il sequestro della nave e lo sbarco immediato degli occupanti per motivi sanitari a seguito della lunga ispezione che aveva eseguito personalmente Patronaggio accompagnato da personale medico e polizia giudiziaria intorno alle 14.30 di ieri.
Il sequestro è stato disposto nell'ambito di un'indagine che ipotizza i reati di abuso di ufficio e omissione di atti di ufficio, al momento a carico di ignoti. Ne dà notizia sul suo profilo Facebook il ministro Salvini che dopo la concitata agenda politica di ieri non abbandona la linea dura: "Qualcuno nel nome del governo dell'inciucio vuole riaprire i porti ma finché campo io difenderò la sovranità del mio paese e quindi sono corso dal Senato al Viminale". Il Procuratore Patronaggio è una vecchia conoscenza del ministro degli Interni a partire dall'indagine per sequestro di persona che aveva coinvolto Matteo Salvini in seguito al caso della nave Diciotti. Continua quindi il braccio di ferro tra il Viminale e la Magistratura, mentre Salvini afferma sicuro che "se qualcuno pensa di spaventami con l'ennesima denuncia e richiesta di processo, si sbaglia".
L'epilogo della lunga vicenda della Open Arms arriva dopo una giornata di crescente tensione, appelli umanitari e immagini drammatiche. In molti infatti avevano abbandonato l'imbarcazione lanciandosi dal ponte dell nave nel tentativo di raggiungere la riva a nuoto. La Guardia costiera aveva recuperato a più riprese i naufraghi per poi trasferirli sul molo di Lampedusa e condurre accertamenti medici. Una volta in mare infatti, per i migranti è scattato l'obbligo si soccorso e assistenza da parte delle autorità italiane, secondo la convezione di Amburgo del 1979 che impone di sbarcare le persone salvate in mare nel porto sicuro più vicino.
Si rivela inutile intanto l'iniziativa del governo spagnolo, che ieri aveva deciso di inviare un'imbarcazione militare per soccorrere e scortare la Open Arms fino al porto di Palma, a Maiorca. Ci sarebbero voluti circa tre giorni perché la nave Audaz della marina spagnola, salpata nel pomeriggio di ieri dalla base militare di Rota, vicino Cadice, raggiungesse l'isola italiana, ma la notizia era stata accolta da subito positivamente dal governo italiano. Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, dopo giorni di contrattazione in merito alle modalità di trasferimento dei migranti, aveva definito l'apertura del governo spagnolo "una buona notizia", e auspiuca che questi "si impegni a fermare per il futuro la Open Arms, con i mezzi e i modi che ritiene più opportuni". Il rischio di stragi in mare non lascia comunque le acque del Mediterraneo, dove c'è un'altra imbarcazione che opera per conto diMfs, la Ocean Viking, ferma da alcuni giorni al largo di Malta con a bordo oltre 300 persone in attesa di un porto sicuro.
rassegna.it, 21 agosto 2019
La Fp-Cgil del Lazio denuncia la situazione della locale casa circondariale: 40 poliziotti in meno, oltre cento reclusi in più. "Occorrono politiche alternative al carcere - spiega il sindacato - e investimenti economici su strutture e personale". "L'istituto risente anzitutto dei tagli all'organico: il personale è di 133 unità (di cui nove impiegate presso il locale nucleo traduzioni) a fronte delle 176 previste da pianta organica".
Questa la situazione della casa circondariale di Rieti, secondo quanto afferma la Fp Cgil di Roma e Lazio, che ha avviato una serie di visite nelle carceri della regione per constatare da vicino "le condizioni di disagio in cui ormai si trova a operare la Polizia penitenziaria". C'è poi un problema di sovraffollamento: "Questo organico ridotto si trova a gestire 373 detenuti, mentre la capienza massima regolamentare prevista per la struttura è di 256".
L'istituto reatino, per le caratteristiche strutturali che lo contraddistinguono, è stato preso a modello per sperimentare la modalità di vigilanza dinamica dei detenuti, ma "oggi per mancanza di risorse economiche non si è ancora completata l'installazione di automatismi elettronici che semplificherebbero l'attività di vigilanza delle sezioni e del perimetro dell'istituto e che sarebbero almeno in grado di compensare il deficit di sicurezza in cui si trovano a operare gli agenti, dovuto alla carenza di personale".
Il nucleo traduzioni, poi, conta solo nove unità di polizia penitenziaria, e deve fronteggiare oltre che i servizi traduzioni programmati anche quelli urgenti, nonché i piantonamenti ospedalieri. Questo provoca il ricorso allo spostamento del personale dalle sezioni o dagli uffici dell'istituto, incidendo anche qui sulla sicurezza interna.
Al fine di migliorare e snellire il servizio, il nucleo necessiterebbe di un incremento di mezzi che richiedono la patente B per la guida. Per trovare una soluzione, occorrono per la Fp, "politiche alternative al carcere, investimenti economici sulla strutture e sulla formazione del personale ma soprattutto adeguamento delle piante organiche".
A breve avverrà l'incontro tra il nuovo provveditore e i sindacati. "Saremo in prima linea - conclude il sindacato - per rappresentare la situazione degli istituti e dei servizi penitenziari Laziali nonché a chiedere interventi incisivi per la salvaguardia dei lavoratori. È tempo che l'Amministrazione assuma impegni concreti sulla tutela della sicurezza e della salute della Polizia penitenziaria".
cronachedellacampania.it, 21 agosto 2019
Nell'ambito dell'iniziativa "Ferragosto in carcere", promossa dal Partito Radicale, da Radio Radicale, dall'Unione delle Camere Penali italiane e da Nessuno tocchi Caino, lunedì 19 agosto una delegazione del Partito Radicale guidata da Domenico Letizia del Consiglio direttivo di Nessuno Tocchi Caino, e Tommaso Caricchia, Pastore della Chiesa Cristiana Evangelica di San Marco Evangelista, hanno reso visita alla comunità penitenziaria della Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere "Uccella".
I detenuti al momento sono più di 900 di cui 57 donne. La capienza regolamentare del penitenziario è di 880 detenuti. Sono presenti sia detenuti di alta sicurezza e di media sicurezza, i cosiddetti "comuni". Gli stranieri sono circa il 10% della popolazione detenuta di Santa Maria Capua Vetere. Il carcere di Santa Maria Capua Vetere è tristemente noto per la cronica carenza d'acqua. La direzione e gli agenti penitenziari, hanno spiegato alla delegazione che è stato presentato il progetto per l'allaccio all'acquedotto comunale e che occorrerà attendere almeno un altro anno prima che l'allaccio e l'accordo con i comuni sia raggiunto. La Regione ha già stanziato due milioni di euro, fondi necessari affinché il Comune di Santa Maria Capua Vetere possa completare l'opera.
di Maria Brucale*
Ristretti Orizzonti, 21 agosto 2019
L'edificio della Casa di reclusione di San Cataldo è stato costruito nel 1920. Dapprima destinato ad orfanotrofio, poi adibito a carcere, presenta gravi carenze strutturali connaturate soprattutto alla vetustà ed alla mancanza di adeguati interventi di ristrutturazione.
di Andrea Alberto Moramarco
Il Sole 24 Ore, 21 agosto 2019
Cassazione - Sezione penale -Sentenza 19 febbraio 2019 n. 97. Il piccolo spaccio di marijuana in strada in favore di consumatori finali, anche se effettuato in maniera non occasionale e continuativa, integra la fattispecie del fatto di lieve entità di cui all'articolo 73 comma 5 del Dpr n. 309 del 1990 (Testo unico in materia di stupefacenti), qualora i singoli fatti risultino comunque di contenuta offensività e di modesto disvalore, in considerazione del complessivo quantitativo detenuto o del fatto che la droga sia detenuta senza particolari accorgimenti o cautele e in pubblico. A ribadirlo è il Tribunale di Trento nella sentenza n. 97/2019.
romagnanotizie.net, 21 agosto 2019
Migliorare le condizioni di salute e di vita delle persone sottoposte alla pena detentiva, con attività socio educative, di socializzazione e interrelazione e per l'inserimento lavorativo, questi gli obiettivi degli undici progetti presenti nella graduatoria realizzata nell'ambito del programma "Promozione della salute in carcere, umanizzazione della pena e reinserimento delle persone in esecuzione penale. Piano distrettuale per la salute e il benessere sociale 2019. Programma interventi rivolti alle persone sottoposte a limitazioni della libertà personale".
Il programma, spiega il Comune, si inserisce nel quadro delle azioni realizzate a livello di Comitato locale per l'esecuzione penale adulti di Ravenna ed è parte integrante del Piano di zona per la salute e il benessere sociale del distretto di Ravenna, Cervia e Russi, in collaborazione tra l'assessorato alle Politiche sociali, la direzione della Casa circondariale di Ravenna e l'Uiepe (Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna), insieme alle associazioni, cooperative sociali, società sportive e altri enti che presentano progetti di vario tipo: teatro, sport, cultura, gastronomia, informatica.
"Si rinnova anche quest'anno la proficua collaborazione con la direzione carceraria - ha affermato l'assessora alle Politiche sociali Valentina Morigi - e con le realtà sociali, culturali e sportive della città per dare risposte concrete in tema di umanizzazione della pena. I progetti presentati prevedono corsi di formazione utili a imparare un mestiere, laboratori per acquisire delle competenze spendibili una volta estinta la pena ma anche percorsi di accompagnamento delle persone per facilitare il loro reinserimento in società, tutti obiettivi che coinvolgono la città intera".
Secondo la direttrice della casa circondariale di Ravenna, Carmela De Lorenzo: "tutte le iniziative che vengono realizzate grazie all'importante intervento del Comune di Ravenna e dell'assessorato alle Politiche Sociali, perfettamente in linea con quanto sancito dalla nostra Costituzione, contribuiscono alla espiazione di una pena "utile e proficua" nell'ottica del cambiamento e della rieducazione al fine di restituire alla società uomini più consapevoli e responsabili".
Le risorse investite nel programma di promozione derivano dal fondo regionale che viene ripartito fra i comuni sede di carcere (diversi gli indicatori tenuti in considerazione per la ripartizione di fondi: popolazione detenuta, detenuti stranieri e numero di soggetti sottoposti a misure esterne di esecuzione penale). Per il 2019 sono stati assegnati al Comune di Ravenna 44.402,69 euro dalla Regione, ai quali il Comune aggiunge una quota di cofinanziamento, in misura non inferiore al 30%, per il costo di un dipendente con il ruolo di educatore per lo sportello informativo e per la gestione delle dimissioni con l'obiettivo di valutare il percorso più opportuno di reinserimento (32.463,38 euro); per un costo complessivo del progetto di 76.866,07 euro.
I progetti di intervento sono di due tipologie: quelli realizzati all'interno della casa circondariale e quelli realizzati all'esterno, in altre aree e/o con misure alternative alla detenzione e di comunità. Lo Sportello informativo all'interno del carcere (gestito da Life Onlus) è una delle azioni portate avanti, con particolare attenzione verso gli stranieri e alle persone prive di risorse familiari e relazionali al di fuori del carcere. La attività sono programmate di concerto con la direzione carceraria e in collaborazione con tutte le realtà operanti all'interno della struttura con il coinvolgimento delle associazioni di volontariato.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 agosto 2019
La denuncia del Sindacato Uil-Pa: il repartino dell'ospedale di Cagliari usato come deposito. Il carcere sardo di Uta torna a farsi sentire per le sue criticità. Soprattutto sul campo dell'assistenza della salute mentale. Questa volta, ad avanzare critiche, è stato il sindacato Uil- Pa della Polizia Penitenziaria. Il quartier generale della Uil regionale e nazionale ha fatto visita alla struttura carceraria, attiva da 5 anni, che ha di fatto sostituito Buoncammino.
"È assurdo e abbastanza grave - denuncia Michele Cireddu della Uil-Pa - che i repartini ospedalieri detentivi per quei detenuti che soffrono di problematiche gravi psichiche, realizzati a suo tempo, siano occupati dal nosocomio cagliaritano Santissima Trinità come deposito attrezzi. Sappiamo bene - aggiunge Cireddu - i rischi che i nostri agenti corrono quando purtroppo ci sono situazioni gravi, di ricovero coatto dei malati che soffrono di queste patologie gravi e che necessitano di una struttura apposita".
E così, con il mancato utilizzo dei repartini detentivi psichiatrici nell'ospedale, il problema della cura della salute mentale, diventa particolarmente esplosivo nel carcere di Uta. Perché? Bisogna leggere il rapporto del Garante nazionale delle persone priva della libertà, dove si evince che in questa struttura (considerata una "cattedrale nel deserto" dagli stessi sindacati di polizia penitenziaria) c'è innanzitutto una controversa classificazione degli spazi detentivi: seppur distinti sotto il profilo regolamentare, il Reparto Sai- ricoverati ordinari (20 posti solo maschile) e la "Articolazione per la tutela della salute mentale" (4 posti, anch'essa solo maschile), sono in realtà all'interno dei medesimi spazi e sostanzialmente indistinguibili. Personale, spazi, arredi, strumentazioni sanitarie sono identici. Le stesse stanze di detenzione/ ricovero sono distribuite in maniera non uniforme e senza un apparente criterio, se non quello della disponibilità momentanea di un posto letto.
Secondo l'autorità del Garante è impossibile distinguere le stanze destinate alla "Articolazione per la tutela della salute mentale" rispetto a quelle ricoverate al Sai. Dunque l'osservatore esterno, visitando il reparto, può agevolmente dedurre come l'esistenza della "Articolazione per la tutela della salute mentale" sia sostanzialmente puramente fittizia e non sbaglierebbe, anche perché l'esistenza di tale "Articolazione" è risultata sconosciuta anche al personale sanitario operante nell'unica Rems regionale.
Proprio la questione della salute mentale appare l'aspetto più problematico (a detta degli stessi operatori) dell'Istituto cagliaritano. Basti pensare che nessun tecnico della riabilitazione psichiatrica è in servizio nel carcere cagliaritano; nei periodi festivi un unico psichiatra deve fronteggiare le richieste sia dell'Istituto penitenziario che del territorio.
Anche la presenza di altri specialisti è inferiore ai reali bisogni della struttura ed è continuamente ridotta dalla Azienda sanitaria: la presenza del medico internista, per esempio, nella nuova convenzione con l'Azienda sanitaria è ridotta da 10 a 4 ore settimanali. Un problema che ha messo in allarme anche i sindacati della polizia penitenziaria.
Il Mattino, 21 agosto 2019
Una maxi-rissa è scoppiata ieri mattina al primo piano del Padiglione Milano del Carcere di Poggioreale, a Napoli, che ospita circa 90 dei 300 detenuti del Padiglione. Armati di rudimentali bastoni e punteruoli e di sgabelli, si sono affrontati un folto gruppo di detenuti algerini e di detenuti del napoletano. La notizia è stata resa nota dal Sappe, Sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria. La rissa ha coinvolto una quarantina di detenuti che si contendevano la supremazia del reparto.
"La polizia penitenziaria - afferma il segretario del Sappe Campania, Emilio Fattorello - è intervenuta riuscendo a contenere i detenuti responsabili degli scontri". I rivoltosi sono stati chiusi nelle celle ed i feriti curati. Il Sappe sottolinea che la Casa Circondariale di Poggioreale registra un sovraffollamento di circa 1.000 detenuti ed è destinato a raggiungere a breve un totale di 2.300/2.400 detenuti.
"La situazione - afferma il segretario generale del Sappe, Donato Capece si è notevolmente aggravata". "Gli eventi critici avvenuti nel primo semestre del 2019 - secondo il Sappe - sono inquietanti: 5.205 atti di autolesionismo, 683 tentati suicidi, 4.389 colluttazioni, 569 ferimenti, 2 tentati omicidi. I decessi per cause naturali sono stati 49 ed i suicidi 22. Le evasioni sono state 5 da istituto, 23 da permessi premio, 6 da lavoro all'esterno, 10 da semilibertà, 18 da licenze concesse a internati".
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