di Rory Cappelli
La Repubblica, 2 maggio 2026
È stato condannato a 7 anni e 7 mesi, di cui quasi 4 anni già scontati, per un reato risalente al 2016. Nonostante le condizioni di salute gli è stato negato il differimento della pena. Roberto Canulli ha 78 anni. È detenuto nel carcere di Rebibbia, a Roma. Fatica a respirare, vede poco, sente meno, si muove con difficoltà. Stefano Massini lo ha raccontato a “Piazza Pulita” nella puntata andata in onda il 30 aprile su La7: e lo ha raccontato non per quello che ha fatto, ma per quello che resta di lui, oggi. Un uomo anziano che sembra consumarsi dentro un sistema che, però, per lui non riesce a fermarsi.
quotidianosanita.it, 2 maggio 2026
I detenuti con disturbo da uso di oppiacei sono circa il 30% di tutta la popolazione carceraria. La Asl punta su un modello territoriale fondato su equità, generalità e universalità delle cure e su una nuova formulazione iniettabile a rilascio prolungato che offre benefici in termini di continuità terapeutica e sicurezza. La tutela della salute non conosce condizioni personali, sociali o giuridiche. È da questo principio che prende forma l’iniziativa avviata dalla ASL Roma 2 all’interno del carcere di Rebibbia, tra i principali poli detentivi per dimensioni a livello europeo, finalizzata all’introduzione di una modalità innovativa di somministrazione della terapia per i pazienti con disturbo da uso di oppiacei attraverso formulazioni iniettabili a rilascio prolungato.
di Francesca Cipolloni
agensir.it, 2 maggio 2026
“Prima o poi, chi è recluso fa i conti con la libertà, e la libertà va incanalata nel processo produttivo del lavoro”, afferma il fondatore della start up che dal 2021 ha visto ogni anno raddoppiato il fatturato. Presto si passerà da 4 dipendenti a 8. Quella di Palingen è una storia non comune che nasce “da un’idea semplice ma potente: restituire dignità attraverso il lavoro. Ispirata al concetto di “palingenesi” - rinascita - la nostra realtà opera all’interno della Casa circondariale di Napoli Secondigliano “Pasquale Mandato”, dove ogni giorno accompagniamo le detenute e, da metà 2026 anche i detenuti, in un percorso di formazione, crescita e trasformazione”.
di Elena Mittino
novaratoday.it, 2 maggio 2026
Cambio di destinazione d’uso: chiude la sezione del 41 bis del carcere di massima sicurezza di Novara. La notizia è proprio di questi giorni e arriva dopo una visita da parte del segretario generale nazionale Gennarino De Fazio, Uil Fp polizia penitenziaria, avvenuta proprio nel carcere cittadino lo scorso 30 aprile. I 70 detenuti nel carcere di massima sicurezza (sono in tutto 174 quelli presenti a Novara, un centinaio sono quelli detenuti a regime ordinario), secondo le informazioni riferite da De Fazio, dovrebbero trasferiti probabilmente inizialmente a Vigevano e poi dislocati nelle altre varie sedi, fra cui la Sardegna.
di Mara Rodella
Corriere della Sera, 2 maggio 2026
La presidente della Corte di Appello: norma di apertura, ma che va adottata con prudenza. Per non perderlo di vista, anche Brescia - inteso come distretto giudiziario - avrà il suo centro di giustizia riparativa, come previsto dalla riforma Cartabia, che sotto questo profilo ha introdotto una disciplina organica nel sistema penale. Sorgerà in città, a Mompiano, al civico 16 di via S. Antonio. Ma ce ne sarà uno anche a Bergamo. Alla base, un’intesa con i Comuni di riferimento, nel nostro caso, la Loggia, che ha messo a disposizione gli spazi. Obiettivo: “riparare” al danno emotivo relazionale e materiale causato dal reato, favorendo il dialogo e la responsabilizzazione di chi l’ha commesso. Mettendo al centro la vittima.
ilvibonese.it, 2 maggio 2026
In questo spazio, i bambini che attendono l’incontro con il genitore o parente detenuto, possono elaborare le proprie emozioni attraverso il disegno o il gioco. Una iniziativa resa possibile grazie alla piena collaborazione della direzione della Casa circondariale. In un contesto delicato come quello della detenzione, mantenere vivo il legame tra genitori e figli non è solo un diritto, ma una necessità per il benessere dei minori. Ne è convinto il Coordinamento provinciale di Libera che alla Casa circondariale di Vibo Valentia, da ben tre anni, porta avanti il progetto “Spazio giallo”.
livornotoday.it, 2 maggio 2026
Le Sughere hanno ospitato una giornata speciale tra detenuti e azzurri: allenamenti, confronto e valori per favorire reinserimento sociale attraverso lo sport. Il carcere di Livorno ha aperto le proprie porte ad una nuova tappa del tour “Rugby oltre le sbarre”, il progetto della Federazione italiana rugby e Macron attivo in un crescente numero di istituiti di pena del Paese con l’obiettivo di contribuire concretamente, attraverso la pratica del rugby, al processo di reinserimento dei detenuti nel tessuto sociale. L’iniziativa ha consentito alla squadra delle Pecore Nere, il team di detenuti dell’istituto livornese, di vivere una giornata di allenamenti e scambi con una delegazione della Federazione.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 2 maggio 2026
Incontro alla Camera tra i parlamentari azzurri per riaprire il dossier. E in Lombardia gli azzurri appoggiano l’Associazione Coscioni. Forza Italia fa sul serio: vuole una legge sul fine vita entro la fine della legislatura. E la vuole al punto da mettere il tema al centro della prima riunione dei parlamentari azzurri dopo la svolta liberale impressa da Arcore. L’incontro si è tenuto mercoledì sera alla Camera, con il neo capogruppo Enrico Costa. Ma c’erano anche Stefania Craxi, che ha appena assunto la guida dei senatori, e Pierantonio Zanettin, relatore del testo base a Palazzo Madama insieme al collega di Fratelli d’Italia Ignazio Zullo.
di Milena Gabanelli
Corriere della Sera, 2 maggio 2026
Le tabelle del Viminale sono perfette: quanti sbarcano, dove si accampano, quanti smistati per regione, da quali Paesi arrivano. Segue il ciclico appello: “Ogni sindaco faccia la sua parte”. Ma “quale” parte, e fino a quando? Ogni paese europeo si gestisce i migranti che ha in casa, e chiuse le rotte, di ricollocamenti non se ne parla più. Per Bruxelles il problema è uno solo: il ricatto della Turchia. Se Erdogan spingerà i 3 milioni di siriani in Grecia, si sposterà il finanziamento da Ankara ad Atene. Ipotesi improbabile perché i 6 miliardi dell’accordo fanno comodo al premier turco, e perché i siriani non hanno nessuna voglia di rimettersi per strada verso le tende di Idomeni, Salonicco o il Pireo; da marzo hanno ottenuto il permesso di lavoro, e l’integrazione in Turchia è meno complessa. Nella malaugurata ipotesi di un’espulsione di massa, la Grecia sarà travolta da un disastro umanitario che, senza un colossale intervento militare, si sfogherà, almeno in parte, via mare verso l’unico paese impossibile da blindare: l’Italia. Infatti qui gli sbarchi continuano, e i numeri sono cresciuti rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti: arrivano dall’Africa sub sahariana, ma anche dalla Siria, Iraq, Pakistan, Palestina, 2.392 sono di nazionalità sconosciuta, i minori non accompagnati 13.000. Siria a parte, guardiamo la mappa dei paesi devastati da instabilità, guerre civili, terrorismo e persecuzioni, e avremo un’idea di quel che si sta muovendo alle nostre spalle. Questi sono i dati ufficiali al 31 dicembre 2015: 3 milioni e mezzo in fuga dall’Iraq, 2 milioni e mezzo dall’Afghanistan, 262.000 dal Pakistan, 1 milione dalla Somalia, 750.000 dal Sudan, 450.000 dalla Repubblica Centroafricana, 450.000 sfollati libici, 535.000 dal Congo, 5.000 persone al mese dall’Eritrea. Dove andranno nessuno lo sa, ma è probabile che almeno una parte punti all’Europa, e noi siamo i più esposti.
di Andrea Riccardi
Corriere della Sera, 2 maggio 2026
I conflitti sono utilizzati come strumento di politica internazionale eppure è dimostrato che tendono ad eternizzarsi. Siamo in una stagione in cui la guerra, da “flagello” come recitava lo Statuto delle Nazioni Unite, è divenuta “strumento” principe di politica internazionale. Si va facilmente al conflitto ma poi non si riesce ad uscirne né in modo negoziale né con la vittoria. Lo si vede con i negoziati a Islamabad, tra Stati Uniti e Iran mediati dal Pakistan, che si trascinano senza punto d’incontro. Il regime iraniano, decapitato della guida suprema dall’uccisione di Khamenei, alla testa dal 1989, fatica ad essere un interlocutore unitario e articolato degli Stati Uniti, i quali intenderebbero tirarsi fuori dignitosamente dalla vicenda.
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