di Paolo Doni
L’Eco di Bergamo, 3 giugno 2025
C’è un che di truce in alcuni commenti sugli ultimi, gravissimi fatti di cronaca. Una retorica tra lo spaccone e il cinico che sembra aver ormai monopolizzato il discorso pubblico. E che propone ricette apparentemente lineari e semplici come soluzioni a problemi che ciclicamente deflagrano in tragedie e che richiederebbero un approccio ben più complesso, mediato innanzitutto dagli strumenti della legalità. La summa di questo atteggiamento è senz’altro il Decreto sicurezza recentemente approvato dalla Camera con il voto di fiducia (tocca ora al Senato).
di Simona Musco
Il Dubbio, 3 giugno 2025
Se non parli, niente risarcimento, anche dopo cinque anni e mezzo di ingiusta detenzione. È questa, in buona sostanza, la tesi della procura generale di Milano, che si è opposta, assieme al ministero delle Finanze, al riconoscimento di 670mila euro di risarcimento chiesti dal 56enne Diego Barba per aver trascorso oltre 2mila giorni in carcere. Una pena nella pena, dal momento che per 10 mesi Barba è rimasto dietro le sbarre nonostante fossero scaduti i termini. E a ciò bisogna aggiungere i 213 giorni ulteriori con l’obbligo di firma e divieto di ingresso a Desio dove abitava con la famiglia.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 3 giugno 2025
In un’Italia sempre più sfiduciata verso i magistrati, il processo mediatico oscura ormai le sentenze. Che cosa sta succedendo nella giustizia italiana, se i genitori di Chiara Poggi, cioè i buoni, cioè le vittime, sono costretti a mostrare in tv la borsetta della figlia, in loro possesso, per smontare la diceria su uno “strano” furto dell’oggetto? Il fenomeno è particolare e del tutto inedito. Che gli italiani in gran parte non abbiano molta fiducia nella giustizia e nei magistrati è ormai cosa nota, e da tempo. Più recente è la messa in discussione delle sentenze, soprattutto nei grandi casi che scuotono l’opinione pubblica, da quello sulla morte di Yara Gambirasio fino alla strage di Erba e all’omicidio di Garlasco.
di Gery Palazzotto
Il Foglio, 3 giugno 2025
L’antimafia dei Giusti commemora le stragi con fatwa, ditini alzati e distinguo. Mentre si moltiplicano le voci allineate e i silenzi imposti. E Fiammetta Borsellino chiede: “Scusate, e la verità?”. Accadde che qualche crepa si allargò nelle mura candide dell’Alto Santuario, la Fondazione Falcone, retta dalla Grande Sorella Maria. Persino l’inginocchiatoio sociale sul quale tutte le più importanti cariche dello stato avevano reso omaggio al ricordo del giudice assassinato, ma più ancora alla solennità barocca di un’antimafia “buona”, quella della verità rivelata, scricchiolò.
Il Sole 24 Ore, 3 giugno 2025
La Corte costituzionale, sentenza numero 78 depositata oggi, ha sostituto il termine di 24 ore con quello più lungo di quindici giorni, già previsto in via generale per ogni reclamo. Viola il diritto di difesa del detenuto il termine di ventiquattro ore attualmente a disposizione del detenuto per proporre reclamo contro il provvedimento del giudice che gli abbia negato un permesso nel caso di imminente pericolo di vita di un familiare o di un convivente, o di altro evento familiare di particolare gravità. Lo ha stabilito la Corte costituzionale nella sentenza numero 78, depositata oggi, con la quale ha ritenuto fondata una questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di sorveglianza di Sassari.
ansa.it, 3 giugno 2025
Nessuna consegna se mancano controlli approfonditi sulle condizioni di detenzione nello Stato richiedente. È questo il principio riaffermato dalla Corte di Cassazione, che con la sentenza n. 14191/2025, depositata il 10 aprile, ha accolto il ricorso di un cittadino ungherese opponendosi al suo trasferimento in Ungheria per l’esecuzione di una condanna a due anni di reclusione per spaccio di stupefacenti. La Corte di appello di Messina aveva autorizzato la consegna sulla base di un mandato di arresto europeo, ma senza acquisire informazioni puntuali sulla situazione nelle carceri ungheresi, nonostante le criticità già segnalate dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura in un rapporto recente.
di Giampiero Cinelli
thewatcherpost.it, 3 giugno 2025
Mani & Mente e Corepla, il Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica, insieme per un progetto di riciclo artistico da svolgere negli istituti penitenziari minorili e negli uffici di servizio sociale per i minorenni della Sicilia. L’iniziativa si chiama “Redivivus” e ha anche tra i suoi fini trasmettere l’importanza del riutilizzo della plastica e di altri materiali di scarto. “Abbiamo scelto questo nome perché anche il latino ci riconduce alla rinascita, nel nostro caso non getteremo fra i rifiuti il materiale cosiddetto di scarto come le bottiglie di plastica, ma al contrario lo riporteremo ad una seconda vita”, dice Mani & Mente in una nota. Redivivus sarà suddiviso in 8 corsi che prevedono il riciclo delle bottiglie di plastica trasparente, da trasformare in oggetti d’arte e artigianato. In programma poi la creazione di copie di quadri d’autore.
certastampa.it, 3 giugno 2025
Michele Venda, 42 anni, è morto nel carcere di Castrogno il 28 febbraio scorso per un’overdose di cocaina e benzodiazepine. Lo ha stabilito l’autopsia disposta dalla Procura, che riaccende i riflettori sull’emergenza droghe negli istituti penitenziari. Venda, affetto da gravi patologie cardiache, psichiatriche e neurologiche, era stato dichiarato incompatibile con il regime carcerario. Il tribunale di sorveglianza dell’Aquila ne aveva disposto il trasferimento in una struttura sanitaria a Pineto. Ma il trasferimento non è mai avvenuto.
di Andrea Gussoni
mitomorrow.it, 3 giugno 2025
L’ipotesi di spostare San Vittore è emersa più volte nel dibattito cittadino, ma spesso ha incontrato resistenze legate al timore di speculazioni immobiliari sull’area oggi occupata dal carcere, in zona Aquileia-Papiniano. Il sindaco di Milano Beppe Sala ha rilanciato la proposta di trasferire il carcere di San Vittore in una nuova sede fuori dal centro cittadino, per affrontare il problema del sovraffollamento e garantire condizioni più dignitose ai detenuti. Ne ha parlato venerdì mattina a margine di un convegno sul sistema carcerario, all’indomani della pubblicazione del nuovo rapporto dell’associazione Antigone sulle carceri italiane.
radiosienatv.it, 3 giugno 2025
Oggi, la Casa di Reclusione di San Gimignano è l’istituto penitenziario italiano con la più alta percentuale di persone detenute iscritte all’Università; nell’ultima sessione di aprile, tre di loro hanno brillantemente conseguito la laurea. I Rettori dell’Università di Siena e dell’Università per Stranieri di Siena, insieme ai rispettivi delegati per il Polo universitario penitenziario, hanno indirizzato una lettera formale alla Direzione della Casa di Reclusione di San Gimignano, trasmettendola per conoscenza anche ai Ministri della Giustizia e dell’Università, nonché al Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, per chiedere il ripristino del regime custodiale aperto, in attuazione dell’ “Accordo di collaborazione per la gestione del Campus Universitario per studenti detenuti”, sottoscritto a dicembre del 2023.
- Ferrara. Il futuro dell’informazione. Media, politici e giustizia: “Cronaca, regole chiare”
- Rimini. Suicidi in carcere, uno spettacolo per riflettere: “Sbarre di solitudine”
- Rimini. Contro il dl Sicurezza e per i diritti dei detenuti: protesta pacifica in piazza Cavour
- Bologna. “Il migliore dei mondi possibili” interpretato dai detenuti
- Ferrara. “Vivicittà” in carcere: Iliass Aouani e Detenuti Uniti per lo Sport











