di Stefano Origone
La Repubblica, 5 giugno 2025
La protesta scattata per solidarietà al giovane abusato e torturato senza che i poliziotti penitenziari se ne fossero accorti. Una film dell’orrore quello che ha vissuto un detenuto di appena 18 anni che sta scontando una pena per una rapina che ha innescato la rivolta di circa cento detenuti, che hanno preso possesso della seconda sezione del penitenziario, devastando le celle e anche le aule scolastiche (gli operatori sanitari, gli insegnanti e il personale amministrativo sono stati radunati in una stanza per motivi di sicurezza): una decina di loro sono saliti sul tetto dell’istituto e sul camminamento delle mura di cinta, ma sono scesi spontaneamente dopo aver denunciato le sevizie sul detenuto. Nei disordini, durati due ore e terminati verso le 15.30, sono rimasti feriti (in modo non grave) due agenti di custodia, trasportati in codice giallo all’ospedale Galliera, mentre altri due sono stati medicati sul posto.
da Doriano Saracino*
goodmorninggenova.org, 5 giugno 2025
Domata la rivolta del carcere di Genova. Un episodio che ancora una volta fa emergere la situazione drammatica dei penitenziari italiani e in particolare quello genovese. Emergono particolari drammatici della violenza subita dal ragazzo di 18 anni e dalla resa dei conti che avrebbe di conseguenza provocato la rivolta. Abbiamo sentito il Garante dei detenuti della Regione Liguria che ci ha rilasciato il seguente commento che riportiamo integralmente. La domanda che mi faccio è se non si possano trovare alternative al carcere per un ragazzo di 18 anni. Non so se il ragazzo ha compiuto il reato quando era minorenne, e quindi trasferito dal carcere dei minori a quello degli adulti al compimento dei 18 anni, oppure se il reato sia stato commesso già maggiorenne.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 5 giugno 2025
Tre indagati per lesioni aggravate. Il trentenne preso a colpi di bastone in testa. La polizia lo ha trovato già ferito. Da diversi anni era in cura al Centro di salute mentale e a quello per le dipendenze. Il padre: “Potevano chiamare il 118 per un Tso”. Salvini spietato: “Le pistole elettriche salvano vite”. Quando, poco dopo le 11 del mattino di martedì, la volante della polizia con due agenti a bordo è arrivata in Strada Piana, nel quartiere periferico di San Donato a Pescara, Riccardo Zappone era stato appena picchiato. Perdeva sangue dalla testa. Forse, dicono alcuni testimoni, aveva cercato di derubare un passante. Di sicuro era stato preso a bastonate da tre persone, ora iscritte nel registro degli indagati per lesioni personali aggravate.
di Damiano Aliprandi e Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 5 giugno 2025
Quanto accaduto nel carcere di Viterbo nell’estate del 2018, fra cui poi la morte del 21enne egiziano Hassan Sharaf, ha determinato questa settimana la condanna alla censura da parte della Sezione disciplinare del Csm della pm romana Eliana Dolce, all’epoca in servizio presso la Procura della cittadina dell’Alto Lazio. La vicenda riguardava la ‘gestione’ di un esposto che segnalava violenze sui detenuti nel carcere viterbese da parte degli agenti della polizia penitenziaria. Nel mirino, in particolare, la scelta iniziale della magistrata di iscrivere questo esposto a modello 45 e quindi come fatto non costituente notizia di reato.
di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 5 giugno 2025
Vasta protesta degli operatori - Si chiudono due sezioni del Liceo interno nel penitenziario torinese “Lorusso e Cutugno”, duro colpo alla rieducazione dei detenuti. “Se non aggiustate la scuola, la camorra vincerà sempre, perché la camorra ha paura della scuola”. Questa chiara e forte affermazione di un capo camorrista, ora collaboratore di giustizia, basta a far cogliere la gravità della decisione di chiudere nel penitenziario torinese “Lorusso e Cutugno” le prime due classi della sezione carceraria del Primo Liceo Artistico, a causa del taglio dei finanziamenti resi noti nei giorni scorsi dal ministero dell’Istruzione e del Merito e a cascata dall’Ufficio Scolastico regionale del Piemonte.
di Guglielmo Gallone e Michele Raviart
vaticannews.va, 5 giugno 2025
In occasione del festival della Comunicazione delle Paoline e dei Paolini, sono stati consegnati una serie di libri ai detenuti della Casa di reclusione di Fermo La testimonianza del vescovo emerito e oggi cappellano di Fermo. Il ponte con le scuole. È il tredicesimo anno consecutivo in cui, in occasione del festival della Comunicazione delle Paoline e dei Paolini, vengono consegnati una serie di libri ai detenuti delle carceri italiane. Un gesto di vicinanza che ben si sposa con il tema al centro di questo appuntamento annuale: “accendiamo la speranza” perché “una diversa comunicazione è possibile”.
di Tommaso Giani
Corriere Fiorentino, 5 giugno 2025
Per la prima volta in vita mia arrivo a Pontremoli, ultima propaggine di Toscana che a guardare la cartina sembra quasi un corpo estraneo, incuneata e incastonata com’è fra Liguria ed Emilia. Il paese di 7 mila abitanti, centro nevralgico della Lunigiana, è noto ai più per motivi di viabilità e per essere la casa di Zucchero Fornaciari. Ad accendere il mio interesse invece è uno dei suoi edifici meno appariscenti, il carcere minorile: al suo interno vi abitano 19 detenute minorenni in arrivo da tutta Italia, visto che nel nostro Paese di penitenziari per ragazze al di sotto dei 18 anni ce ne sono appena due, uno a Roma e l’altro per l’appunto a Pontremoli.
Lisa Ginzburg
Avvenire, 5 giugno 2025
Applaudito nelle sale, il film di Martone è stato accolto con commozione dalle compagne della protagonista, scrittrice-detenuta. Una di loro ha detto al regista: “Non mi sono mai sentita giudicata”. Vite solcate dal segno di un ossimoro, come fu per la scrittrice Goliarda Sapienza che dichiarò di essersi sentita più che mai libera quando fu in prigione, nel carcere romano di Rebibbia. Accadde nell’anno 1980, per causa di un furto di gioielli che la scrittrice siciliana aveva sottratto a un’amica molto ricca nel quartiere dove lei stessa anche abitava, i Parioli. La detenzione fu breve, ma di tale intensità la temperie umana che Goliarda Sapienza in carcere avvertì e respirò, di tale forza le relazioni stabilite con le altre detenute, da segnarla per sempre e ispirarle molti ragionamenti e scritture.
di Filippo Sensi
Il Domani, 5 giugno 2025
Nel burocratico lavoro delle commissioni del Senato, rimasto per ora ancora nell’ombra, si rischia in queste ore di rinnegare la legge 180 e di muovere molti, pericolosi passi indietro dai tempi di Franco Basaglia. Dal 1978 l’Italia è stata e finora è rimasta un esempio internazionale nella capacità di superare quei luoghi di dolore e ignominia che erano i manicomi e di immaginare un modo degno e umano di declinare la questione della salute mentale. Purtroppo potrebbe non essere più così. Un disegno di legge della maggioranza, calato come una mannaia su una discussione aperta e plurale che mirava a rilanciare nel solco della 180 alcuni punti ancora inevasi della riforma del 1978, viene discusso in questi giorni con una sospetta velocità. Al centro della controriforma della destra tre punti molto pericolosi, non solo perché sfigurano l’impianto complessivo della Basaglia, ma perché tornano a criminalizzare i pazienti e a umiliarli nella loro umanità.
di Antonio Alizzi
Il Dubbio, 5 giugno 2025
Per la Corte è necessario informare il soggetto e farlo ascoltare da un giudice prima della convalida del trattamento. La Consulta, con la sentenza n. 76 del 2025, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale parziale dell’articolo 35 della legge 833/1978, nella parte in cui non prevede che il provvedimento di trattamento sanitario obbligatorio, meglio conosciuto come Tso, venga comunicato in maniera tempestiva alla persona interessata, senza disporre l’obbligo di audizione da parte del giudice tutelare prima della convalida e senza notifica dell’ordinanza motivata di convalida.
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