La Stampa, 6 giugno 2025
Nell’ultimo anno i detenuti sono cresciuti di quasi 1.200 unità e che la capienza inedia di un carcere è di 300 posti: solo per non aggravare il sovraffollamento occorrerebbe aprire 4 nuovi penitenziari all’anno. “Il sovraffollamento delle carceri ha raggiunto livelli intollerabili. Il 30 aprile scorso i detenuti erano 62.445, a fronte dei teorici 51.292 posti disponibili. Vi sono dunque almeno 11.153 persone detenute in più rispetto alla capienza regolamentare”. È quanto si legge nella lettera pubblicata da Repubblica e firmata dal presidente dell’Associazione italiana dei professori di diritto penale, Gian Luigi Gatta, dal presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, e dal presidente dell’Unione delle camere penali italiane, Francesco Petrelli. “Come ha rilevato anche il Garante nazionale dei detenuti, vi è una correlazione tra il sovraffollamento e il numero record dei suicidi in carcere che si è registrato nel 2024, quando sono stati 91. Quest’anno sono già 34 e l’estate, periodo critico, è oramai alle porte - proseguono -. Per questo sono necessarie e non più differibili misure volte a ridurre il numero dei reclusi e a porre fine alla violazione dei diritti fondamentali dei detenuti, in quanto naturalmente i diritti umani vanno tutelati senza distinzione alcuna”.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 6 giugno 2025
Il presidente del Senato insiste sulle carceri: “Di sovraffollamento si muore. Intollerabili le minacce agli avvocati sui social”.
Presidente Ignazio La Russa, qualche giorno fa lei, dopo aver ricevuto il deputato di Iv Roberto Giachetti e la presidente di Nessuno tocchi Caino Rita Bernardini, ha dichiarato in una nota di essere favorevole a una misura che, per un periodo limitato, aumenti gli sconti di pena già esistenti per i detenuti che abbiano avuto un comportamento irreprensibile. Ci può dire come si è fatta strada in lei questa presa di posizione?
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 giugno 2025
Interrogazione choc del Pd. Il caso, sollevato da “Sbarre di Zucchero”, approda in Aula grazie a Serracchiani ed altri deputati dem. Nel frattempo “Antigone” fotografa la drammatica realtà sanitaria del Paese. Un’interrogazione parlamentare mette nero su bianco quello che i detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere gridano da mesi, senza ricevere risposte. Il 29 maggio, Debora Serracchiani del Partito Democratico ha formalmente chiesto ai ministri della Giustizia e della Salute di intervenire, dopo aver ricevuto - tramite l’associazione “Sbarre di Zucchero” - una lettera firmata da numerosi ristretti della Casa circondariale “Francesco Uccella”.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 6 giugno 2025
Alcuni detenuti raccontano come è stato il primo giorno in carcere. La seconda puntata della serie “Voci dal carcere”. Con il tempo, il mondo di fuori diventa un ricordo impreciso, annebbiato. La vista si accorcia, mutilata da una parete nuda a due metri, una porta con blindo e un pezzo di cielo senza sole incorniciato da una grata. L’udito diventa prima ipersensibile, torturato da rumori metallici e porte blindate che sbattono, poi affetto da una sordità difensiva, mentre il silenzio diventa un ricordo lontano. L’odore di candeggina e di muffa si mischia con quello del cibo, cucinato a un metro dal cesso, e invade il corpo e il cervello. Le malattie psicologiche e fisiche verranno dopo.
di Giuliano Ferrara
Il Foglio, 6 giugno 2025
Capisco molte delle obiezioni politiche e legislative al disegno di legge sulla Sicurezza approvato dalla maggioranza alle Camere con il voto di fiducia e le condivido. La definizione di nuovi reati, l’inasprimento delle pene, le nuove aggravanti hanno spesso, non sempre, il sapore di misure che puntano a un consenso facile e generico piuttosto che a un’efficienza dissuasiva e repressiva difficile. Questo governo di destra, che forse ci darà la separazione delle carriere tra accusa e difesa, un pilastro dello stato di diritto, un antidoto al giustizialismo, una pratica ovvia per il garantismo anglosassone, cioè il più avanzato nel mondo democratico e liberale, ha scelto di procedere, immagino anche per temperare i costi politici di una scelta che è liberale e di sinistra, una spolverata legislativa di securitarismo su una rete di comportamenti penalmente rilevanti ancora non codificati o trattati fin qui con negligenza, passività, pigrizia, sebbene costituiscano materia di notevole allarme sociale (come il borseggio nei mezzi di trasporto, le truffe agli anziani, il casino intorno alle stazioni, i blocchi della circolazione, certe impudenti forme di resistenza violenta alle forze di polizia in assetto di ordine pubblico, il vandalismo).
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 6 giugno 2025
Parla Mario Mori. L’ex direttore del Sisde spiega perché non è vero che il decreto Sicurezza consentirà ai servizi di compiere un colpo di Stato, come denunciato dall’inedita coppia Boldrini-Renzi. E dice: “Gli agenti dei servizi devono poter agire agli alti livelli delle organizzazioni terroristiche”. “Per i servizi segreti un conto è avere all’interno di un gruppo terroristico o mafioso una fonte che è un semplice simpatizzante, insomma un picciotto di mafia. Ben altro conto è avere una fonte che partecipa alle riunioni della direzione strategica del gruppo. Cosa si vuole dai servizi? Che svolgano le loro operazioni fiancheggiando la costa, oppure che vadano al largo, cercando di capire a fondo come funzionano le organizzazioni terroristiche e mafiose?”.
di Giovanni Tizian
Il Domani, 6 giugno 2025
La scarcerazione definitiva del mafioso che azionò la bomba di Capaci e sciolse nell’acido il piccolo Di Matteo ci mette di fronte a un bivio: vendetta o giustizia? Brusca si affiliò alla mafia nel 1976. Aveva solo 19 anni e già contava nel curriculum due omicidi. Un predestinato per il crimine, a tal punto da aver avuto come padrino nel rito di affiliazione Totò Riina in persona, il capo dei capi della mafia stragista. Insomma, se fosse il personaggio di un film, sarebbe il cattivo per antonomasia, di quelli che creano una forte repulsione. Eppure il nostro non è un set cinematografico, ma una società fondata sul diritto, con la Costituzione come faro a far luce nell’oscurità della barbarie.
di Sergio Lima*
Il Fatto Quotidiano, 6 giugno 2025
La legge, per essere credibile, deve valere anche per chi ci ripugna. È questo il paradosso dell’essere giusti. La liberazione di Giovanni Brusca non è solo una eclatante - per quanto attesa - notizia di cronaca giudiziaria. È la riapertura di ferite mai rimarginate. È lo scontro tra memoria e sentimento collettivo e il diritto. È la durissima prova a cui siamo, tutti e tutte noi, sottoposti e sottoposte. Testimoniare che lo Stato, le sue leggi e il suo ordinamento, può essere anche più forte dell’istintivo desiderio di vendetta. Ma resta una verità scomoda, insopportabile per molti: il debito che Brusca ha con la Sicilia, e l’Italia tutta, non si può ripagare. Neppure con 500 ergastoli, uno per ogni chilo di tritolo fatto detonare a Capaci.
di Maurizio Crippa
Il Foglio, 6 giugno 2025
Papa Francesco aveva promesso la scomunica per i mafiosi, ma la Chiesa si è fermata prima di passare ai fatti. Il caso Brusca rivela il fallimento di una riforma rimasta solo nelle intenzioni. Sempre con tutto il rispetto per Francesco buonanima, la faccenda della definitiva liberazione di Giovanni Brusca u verru per avere scontato interamente la pena - 25 anni in virtù dello sconto per i collaboratori di giustizia - costringe a riflettere anche sulla distanza incolmabile tra i proclami morali, e persino le minacciate scomuniche della Chiesa, e i loro esiti nella realtà effettuale. Lo stragista di Capaci, il boss che fece sciogliere nell’acido il bambino Di Matteo, il capomafia e poi collaboratore cruciale nella lotta ai clan è libero.
di Lorenzo Nicolini
romatoday.it, 6 giugno 2025
È stata disposta l’autopsia per accertarne le cause. A dare l’allarme il personale di polizia penitenziaria. Un detenuto di 27 anni è stato trovato morto in carcere a Roma. Lo scorso 4 giugno l’uomo stato trovato senza vita nel suo letto a Regina Coeli. “Non si è trattato di un suicidio, né aveva condizioni di salute note che potessero far temere un evento simile. È stata disposta l’autopsia per accertarne le cause”, ha reso noto Stefano Anastasìa, garante delle persone private della libertà della Regione Lazio. A dare l’allarme il personale di polizia penitenziaria. Secondo quanto appreso, da un primo esame del medico legale sul corpo del 27enne non sarebbero emersi segni di violenza o ferite riconducibili a una aggressione. L’ipotesi è quella di un malore fatale in carcere.
- Genova. Dopo la rivolta in carcere ispezione ministeriale e inchiesta sullo stupro
- Genova. Un istituto da abolire, il carcere
- Verona. Il calvario di una detenuta trans
- Roma. Nuova vita per un campo da calcio e corsi di aiuto allenatore
- Roma. Il calcio per insegnare ai giovani detenuti a fidarsi dell’altro











