di Riccardo Degli Innocenti
Il Manifesto, 8 giugno 2025
Già per l’opposizione dei portuali della Cgt di Fos sur mer (Marsiglia) non erano stati caricati i tre container contenenti parti di mitragliatrici e di cannoni prodotti in Francia e destinati all’industria militare di Tel Aviv. Anche a Genova non è stato imbarcato alcun carico militare. Ha avuto successo il presidio di lavoratori e cittadini convocato di prima mattina al varco del Genoa Port Terminal del gruppo Spinelli-Hapag Lloyd da parte del Collettivo Autonomo Lavoratori del Porto (Calp), da anni protagonista di iniziative di lotta contro il trasporto di armi, e dalla sezione sindacale Porti di Usb.
di Ornella Favero*
Il Riformista, 7 giugno 2025
La lettera di R.D. spiega molto bene perché la carcerazione può moltiplicare comportamenti violenti e aggressivi. Stavo riflettendo sull’articolo che dovevo scrivere sul tema delle misure alternative, messe continuamente in discussione ogni volta che succede che un detenuto al lavoro all’esterno o semilibero o in affidamento torna a commettere un reato (fatto raro se si guarda alle statistiche), quando mi è arrivata una lettera da R. D., detenuto che in carcere è riuscito ad “aumentarsi” la pena perché incapace di accettare la disumanità e la mancanza di speranza della vita da galera e di gestire la rabbia che ne deriva.
di Fabio Gianfilippi*
Il Riformista, 7 giugno 2025
Occorre essere aperti a stimolare i segnali di cambiamento, a valorizzare i punti di forza. La legge penitenziaria compie cinquanta anni. Il regolamento di esecuzione ne compie venticinque. Un percorso lungo, e non esente da contraddizioni, in cui di certo il mondo dell’esecuzione penale ha imparato a conoscere il prezioso contributo che alla risocializzazione degli autori di reato possono dare le misure alternative alla detenzione. Il tempo delle pene è importante, perché non è neutro l’effetto che si produce su chi vi è sottoposto. Il tempo trascorso in carcere, che resta comunque un luogo di sofferenza, assume un significato diverso a seconda di come è vissuto. Se è sprecato in un contesto degradato e povero di umanità e di opportunità di crescita, rischierà di tradursi in un orizzonte chiuso ad un futuro di cambiamento, e rinforzerà in chi lo vive un senso, magari già sperimentato, di isolamento, di rabbia e di rancore.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 7 giugno 2025
Un detenuto definitivamente condannato per omicidio viene assegnato dopo pochi anni al lavoro esterno. Le relazioni sono eccellenti, i proprietari dell’albergo dove costui lavora al ricevimento sono pienamente soddisfatti. Poi, la tragedia; uccide una collega di lavoro con la quale intratteneva una relazione, tenta di uccidere un altro collega di lavoro, e poi si suicida, buttandosi giù dalle guglie del Duomo di Milano. Puntuale esplode la polemica, tutta incentrata sulla pretesa debolezza dello Stato e di un sistema giudiziario che, lungi dal buttare la chiave della cella di un omicida, lo lascia libero di uccidere di nuovo, dopo pochi anni di carcere. Il Ministro, altrettanto puntualmente, manda gli ispettori. Sotto accusa il carcere di Bollate, struttura penitenziaria di avanguardia, emblema di un carcere diverso e di una idea della pena focalizzata sul comando costituzionale della sua finalità rieducativa. Mediaticamente, un massacro.
di Valentina Alberta
Il Riformista, 7 giugno 2025
Il carcere Luigi Pagano lo conosce come pochi. Perché ha dedicato un’esistenza intera al superamento della distanza che separa i princìpi fissati nella Costituzione italiana dalla realtà della detenzione. Direttore di diversi istituti (San Vittore a Milano per 15 anni), diviene responsabile dalla fondazione, nel 2000, del carcere di Bollate e contribuisce ad impostarne la struttura. È stato poi Provveditore Regionale, vice Capo DAP, e ha scritto un libro, appunto “Il Direttore”.
di Gianpaolo Catanzariti
Il Riformista, 7 giugno 2025
Tutte le volte che i giornali e le tv diffondono la notizia di un delitto commesso con violenza da un detenuto in misura alternativa al carcere, un vortice irrazionale travolge la nostra società. In realtà, proprio in queste drammatiche occasioni, con la forza della ragione, bisogna difendere, rivendicandone l’allargamento, le misure alternative e le opportunità di lavoro all’esterno. Senza aggiungere l’ennesimo “chiodo sulla bara” ad un sistema di per sé già sgangherato. Se vogliamo dare forma ai princìpi costituzionali sulle pene e sul carcere, rendendo, così, più sicura la società, dobbiamo pretendere condizioni detentive rispettose della dignità umana. Solo attraverso uno sviluppo personale e sociale del reo possiamo favorire il suo reinserimento, rafforzando, così, la sicurezza collettiva. Lo avevano chiaro i costituenti nel 1948.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 7 giugno 2025
Diventa facoltativo l’attuale obbligo di rinvio della pena per le donne in gravidanza e le mamme con figli sotto i tre anni, che andranno negli istituti a custodia attenuata per detenute madri. Alessio Scandurra (Antigone): “La norma è palesemente ad hoc per le donne rom, riguarda poche decine di persone l’anno”. E aggiunge: “Gli Icam sono solo tre, tutti al Nord. Questo vuol dire, per tante donne con bambini piccoli, allontanarsi centinaia di chilometri dal resto delle famiglie”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 giugno 2025
La fotografia che emerge dal nuovo report analitico del Garante nazionale sulle carceri al 30 maggio 2025 non lascia spazio a edulcorazioni: il sistema penitenziario italiano naviga in acque agitate, stretto dalla morsa del sovraffollamento e da una serie di eventi critici che restituiscono la fragilità delle strutture e delle persone ristrette.
Il Sole 24 Ore, 7 giugno 2025
L’appello di Gatta (Professori di diritto penale), Parodi (Anm) e Petrelli (Camere penali): la politica batta un colpo. Il 30 aprile scorso i detenuti erano 62.445, a fronte dei teorici 51.292 posti disponibili. “Il sovraffollamento delle carceri ha raggiunto livelli intollerabili. Il 30 aprile scorso i detenuti erano 62.445, a fronte dei teorici 51.292 posti disponibili. Vi sono dunque almeno 11.153 persone detenute in più rispetto alla capienza regolamentare”. È quanto scrivono, in una “lettera aperta”, Gian Luigi Gatta, presidente dell’Associazione italiana dei professori di diritto penale, Cesare Parodi, presidente dell’Associazione nazionale magistrati e Francesco Petrelli, presidente dell’Unione delle camere penali italiane.
di Francesco Zironi*
L’Unità, 7 giugno 2025
La quarta revisione della Direttiva Europea per l’Efficienza Energetica degli Edifici (EPBD4) introduce un percorso a tappe che metterà alla prova l’Italia e le sue amministrazioni. Un percorso virtuoso, quello stabilito a livello europeo, con l’obiettivo ultimo di avere unicamente edifici a zero emissioni - i cosiddetti ZEmB, edifici con un bassissimo consumo energetico, termicamente isolati, altamente efficienti e in grado di produrre pochissime emissioni di anidride carbonica durante il loro ciclo di vita. Come per tutte le normative sono prescritti obblighi, standard minimi e risultati da raggiungere sia sugli edifici privati che per quelli pubblici.
- Il carcere di Cremona è ancora pensato per mafiosi e terroristi
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