di Alessandra Annoni, Micaela Frulli, Triestino Mariniello
Il Manifesto, 6 giugno 2025
Il 19 luglio 2024, la Corte internazionale di giustizia (Cig) ha reso un parere consultivo di importanza storica. Considerando le prassi e le politiche implementate da Israele in Cisgiordania, a Gerusalemme est e nella Striscia di Gaza come una grave violazione del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, del divieto di acquisizione territoriale con la forza e del divieto di segregazione razziale e apartheid, la Cig ha accertato l’illiceità dell’occupazione israeliana, affermando l’obbligo per lo Stato ebraico di smantellare le colonie e ritirare le proprie truppe “il più rapidamente possibile” - senza possibilità di invocare ragioni di sicurezza o la necessità di negoziare una pace duratura come giustificazione per il protrarsi dell’occupazione - e quello di riparare i danni causati, consentendo ai rifugiati palestinesi del 1967 di fare ritorno nelle proprie terre.
di Michele Giorgio
Il Manifesto, 6 giugno 2025
Intervista all’avvocata Nadia Daqqa. “Ho visitato la sezione sotterranea di Nitzan: i prigionieri vivono in celle minuscole, non sanno quando è giorno o notte, né sanno nulla di quanto avviene all’esterno”. Le migliaia di palestinesi di Gaza e Cisgiordania arrestate dopo il 7 ottobre 2023 rappresentano uno dei capitoli più critici della reazione di Israele all’attacco di Hamas. Abusi, torture, gravi privazioni ai danni dei prigionieri, in particolare quelli provenienti da Gaza, sono solo alcune delle accuse più frequenti rivolte a Tel Aviv, che ha allestito veri e propri campi di prigionia. Fondamentali per la diffusione delle notizie su quanto avviene nelle carceri sono gli avvocati israeliani e palestinesi. Noi abbiamo incontrato a Gerusalemme l’avvocata Nadia Daqqa.
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 5 giugno 2025
È un’affermazione di Gino Cecchettin, “essere cattivo cosa aggiungerebbe di bello nella mia vita?”, a dare il titolo a una delle sessioni del convegno annuale di Ristretti Orizzonti “Disinnescare …Attrezziamoci per disinnescare i conflitti, non per fomentarli”, tenutosi il 23 maggio nella casa di reclusione di Padova. Il padre di Giulia, uccisa dal suo ex fidanzato Filippo Turetta il 22 novembre 2023 - oggi impegnato con la Fondazione a lei dedicata in iniziative di contrasto alla violenza di genere - è stato uno dei relatori intervenuti sul tema del convegno di quest’anno, dedicato agli strumenti per superare la cultura del conflitto che sembra ancora radicata nella percezione sociale della giustizia penale.
di Rachele Gonnelli
sbilanciamoci.info, 5 giugno 2025
La situazione nelle carceri italiane diventa bollente. La rivolta dei detenuti del carcere Marassi di Genova arriva nel giorno dell’approvazione anche al Senato del decreto sicurezza che, anche per loro, aggraverebbe le pene. “Senza Respiro”, il report di Antigone. Soltanto due agenti penitenziari portati in ospedale per accertamenti e altri due medicati sul posto: è contenuto il bilancio della rivolta scoppiata mercoledì 4 giugno nel carcere Marassi di Genova, in particolare - a quanto sembra - scoppiato negli spazi della seconda sezione penale. Ma poteva essere più cruento e in ogni caso è un drammatico segnale del sovraffollamento del sistema penitenziario italiano. Il Marassi ha un sovraffollamento storico, verificato sei mesi fa da visita organizzata dall’associazione Nessuno Tocchi Caino pari al 128 per cento: 684 detenuti per 535 posti.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 5 giugno 2025
Agli atti di resistenza sono equiparate anche le forme di resistenza passiva. Incrinano due principi base del nostro ordinamento penale altrettante misure inserite nel decreto sicurezza approvato ieri definitivamente al Senato. Entrambe riguardano le carceri e l’esecuzione della pena. Innanzitutto si introduce il reato di rivolta in istituto penitenziario sanzionato con la reclusione da uno a cinque anni; a esserne colpito chi partecipa a una contestazione con violenza e minaccia oppure atti di resistenza all’esecuzione degli ordini impartiti. Dove agli atti di resistenza sono equiparate anche le forme di resistenza passiva, introducendo una novità del tutto sconosciuta al nostro sistema giuridico, come ricordato dal parere approvato dal Csm sul provvedimento: sinora infatti le condotte di semplice inazione rispetto all’ordine impartito dall’autorità sono state caratterizzate da una sostanziale irrilevanza penale.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 5 giugno 2025
Il Senato ha votato il via libera definitivo al provvedimento già approvato dalla Camera. Lavori sospesi per le proteste delle opposizioni che hanno inscenato un sit-in in Aula e poi ripresi dopo la Capigruppo. Via libera definitivo alla conversione del Dl 11 aprile 2025, n. 48, contenente disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario che si compone di 39 articoli. Il provvedimento riproduce sostanzialmente i contenuti del disegno di legge sicurezza, confrontando i testi dei due provvedimenti risulta che 12 articoli hanno subito modifiche, anche minime, rispetto al testo licenziato dalle Commissioni riunite del Senato.
di Eugenio Fatigante
Avvenire, 5 giugno 2025
Si è parlato di “svolta autoritaria”, di “atto repressivo”, di “deriva liberticida”. In molti ritengono che con il “dl Sicurezza” siamo alle prese con una nuova deriva populista per accrescere il consenso “vendendo” ai cittadini presunte rassicurazioni, mentre in realtà dietro il testo si nasconde una forma patologica di democrazia, dove il popolo è inteso come “soggetto passivo”, quasi non autorizzato a dissentire e ad attivarsi nelle forme di protesta finora usate. C’è sicuramente del vero in queste analisi severe.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 5 giugno 2025
“Denunciateci tutti”: le opposizioni inscenano una protesta in Aula. Ma il pacchetto viene approvato con la fiducia e 109 voti a favore. Uno spritz in mano al ministro Nordio che in diretta a “Un Giorno da Pecora” brinda al via libera definitivo del decreto Sicurezza, convertito in legge praticamente senza il parlamento. E i senatori dell’opposizione seduti a terra nell’emiciclo di Palazzo Madama che protestano, con le spalle alla presidenza e le mani alzate in una sorta di resistenza passiva alla violenza del provvedimento, innalzando cartelli con su scritto “Denunciateci tutti”. Mentre in tribuna assiste, con un certo stupore, una delegazione del Senato spagnolo.
di Giulio Cavalli
La Notizia, 5 giugno 2025
Il ministro Piantedosi difende il testo. Ma i dati dicono che le carceri sono già al collasso. E con le nuove norme si rischia di fare peggio. Decreto Sicurezza, la versione del governo non regge alla prova dei numeri: con le nuove norme si rischia più carcere. La fotografia che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si ostina a proporre è sempre la stessa: il nuovo Decreto Sicurezza non aggraverebbe il sistema carcerario italiano. “Sono convinto che non si determinerà l’aggravio sul sistema penale”, ha dichiarato il 4 giugno a Sky TG24. Dichiarazioni che sbattono però contro i dati e le analisi tecniche.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 5 giugno 2025
“Questo decreto è un provvedimento repressivo, ideologico e inefficace. Non lo dice solo il buon senso, lo dicono i dati: moltiplicare i reati non serve a nulla. Anziché trovare soluzioni, si indica un nemico e si dice: tranquilli, li metteremo in galera”.
- Tamar Pitch: “Il dl sicurezza è una legge fascista. Così criminalizzano dissenso e povertà”
- Sequestro preventivo: non irragionevole l’assenza di termini perentori
- Emilia Romagna. Il 39% dei detenuti ha una diagnosi cronica (spesso psichica o comportamentale)
- Genova. Tre giorni di sevizie a un detenuto 18enne dai compagni di cella: la causa della rivolta
- Genova. Mi domando: non c’erano alternative al carcere per un ragazzo di 18 anni?











