Il Riformista, 4 giugno 2025
Il calcio come veicolo concreto di solidarietà, di inclusione e di speranza. È con questo spirito che lo scorso 30 maggio, presso il carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, è andata in scena la partita tra la Sezione di Roma dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati e una rappresentativa di detenuti dell’istituto penitenziario. L’iniziativa si è svolta nell’ambito del progetto “Gioco di squadra”, nato dall’attività dell’Osservatorio Nazionale sulle Carceri (Onac) dell’AIGA patrocinato dalla S.S. Lazio.
di Enrico Sbriglia
Ristretti Orizzonti, 4 giugno 2025
Il 18 giugno, presso il Circolo della Stampa di Trieste, Corso Italia, n. 13, alle 17:30, l’Osservatorio Internazionale sulla Legalità di Trieste presenterà il libro, di cui ho curato l’edizione, 44 Quarantaquattro 44- La consapevolezza dei diritti in carcere. L’esito di una ricerca, condotta in quattro carceri, Trieste, Gorizia, Pesaro e Modena, probabilmente la prima in Europa, con la quale si chiede alle stesse persone detenute di descrivere quali e cosa siano i diritti umani, politici, civili...in due dei quattro istituti vi erano state, precedentemente, delle rivolte violente, con la morte di detenuti.
di Vincenzo Vita
Il Manifesto, 4 giugno 2025
Se si scrutano con certosina pazienza i dati resi dallo storico Osservatorio di Pavia sulla copertura radiotelevisiva dei referendum, forse si potrebbe trarne qualche auspicio favorevole. Intendiamoci. Siamo a livelli percentuali solo appena più alti di quelli in precedenza pubblicati dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (9 aprile-10 maggio 2025). Qualcosa, insomma è migliorato. Pochissimo, però. Ma davvero un’inezia, anche se la collocazione negli ultimi giorni sulla Rete 1 del servizio pubblico delle tribune certamente si è rivelato utile. Vanno persino decorosamente in generale proprio le tribune, che potrebbero -se ripensate adeguatamente- riacquisire ruolo e centralità.
di Gianfranco Pasquino*
Il Domani, 4 giugno 2025
Con tutti i condizionamenti esistenti, spetta agli elettori e ai loro rappresentanti eletti cercare di sventare i più o meno sottili tentativi di restringimento della democrazia. Anche se in democrazia si presenteranno altre opportunità, meglio cominciare già dalla occasione offerta dagli imminenti referendum dell’8 e 9 giugno. Il referendum costituzionale non ha quorum. Pertanto, la sua validità non dipende dalla percentuale di votanti, dalla partecipazione al voto della maggioranza assoluta degli aventi diritto. I costituenti ritennero che, dopo due letture del testo in entrambe le camere a distanza di almeno tre mesi, gli elettori avessero/avrebbero acquisito informazioni sufficienti per esprimere, o no, il loro voto.
di Antonio Polito
Corriere della Sera, 4 giugno 2025
Tutte le posizioni sono legittime. Ma la premier ha scelto la via di fuga. Bisogna però intervenire su uno strumento in crisi. Immaginiamo per un attimo che gli italiani decidano in massa di seguire l’indicazione della loro presidente del Consiglio. Che quindi domenica si mettano in fila ai seggi, salutino presidenti e scrutatori, forniscano il documento d’identità e poi voltino le spalle rifiutando le cinque schede referendarie. Sarebbe serio? Sembreremmo un popolo vagamente schizofrenico. Basterebbe insomma prendere in parola Giorgia Meloni per capire che stavolta non va presa in parola. E questo non è mai un buon risultato per un primo ministro.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 4 giugno 2025
Ancora una fumata nera nel Comitato ristretto del Senato: se ne riparla la settimana prossima. Bazoli (Pd) abbandona la riunione: “Basta teatrino”. E Fratelli d’Italia rilancia sul ruolo del servizio sanitario nazionale. Il testo che non c’è sul fine vita galleggia ancora nel mare increspato del Comitato ristretto al Senato. Dove si procede per piccoli passi, una fumata nera dietro l’altra, alla ricerca di un punto di partenza, prima che di un approdo. L’obiettivo dichiarato dalla maggioranza è arrivare in Aula il 17 luglio con un disegno di legge “condiviso”. Ma il tempo stringe, e un accordo, di fatto, è lontano: sia con le opposizioni, sia dentro il centrodestra.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 4 giugno 2025
La Corte Ue ribalta le accuse a carico di una donna che aveva cercato di portare con sé due bambine in fuga. “Il cittadino di un paese terzo che entra illegalmente nell’Unione europea non può essere sanzionato per favoreggiamento dell’ingresso illegale per il solo fatto di essere accompagnato dal figlio minorenne”. Ha deciso così la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza C- 460/ 23. La parola spetta ora ai giudici del Tribunale di Bologna, che dovranno decidere rispettando l’interpretazione della Corte. Ventisette agosto 2019, Bologna, il sole batte sulla rovente pista di atterraggio dell’aeroporto Guglielmo Marconi. Una donna, accompagnata dalla figlia di 8 anni e dalla nipote di 13, scende lentamente la scaletta dell’aereo che da Casablanca le ha condotte al capoluogo emiliano.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 4 giugno 2025
La denuncia dell’avvocato dell’uomo e di due deputate Pd. Quando lo hanno deportato nel Cpr di Gjader aveva subito manifestato problemi psichiatrici. Dieci giorni più tardi, il 19 maggio scorso, ha ingoiato dei pezzi di vetro “in segno di protesta”. Così il suo avvocato Gennaro Santoro ha chiesto una visita per certificare “l’idoneità alla vita in comunità ristretta”, ovvero l’esame medico necessario ad autorizzare il trattenimento. Dopo vari ritardi burocratici la Commissione presieduta dall’Usmaf - gli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera che fanno capo al ministero della Salute - ha finalmente stabilito che si trattava di un soggetto a rischio. Là dentro non doveva stare. Siamo al 28 maggio ma il giorno precedente il 32enne algerino, arrivato in Italia da minorenne, era già stato imbarcato su un aereo: dopo uno scalo a Roma lo hanno riportato ad Algeri.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 3 giugno 2025
Nella risposta scritta all’interrogazione di Italia Viva, il Guardasigilli ammette il ritardo nel garantire il dritto all’affettività sancito dalla Consulta. Solo il 17 per cento degli istituti penitenziari italiani ha a disposizione uno spazio idoneo per i colloqui intimi, nonostante la Corte Costituzionale abbia sancito da più di un anno il diritto all’affettività in carcere. Su 189 penitenziari censiti, infatti, appena 32 hanno individuato un locale che garantisca riservatezza, dignità e sicurezza per consentire all’interno delle mura un incontro senza controllo visivo. Gli altri 157 hanno ammesso di non possedere alcuna stanza adatta: una fotografia impietosa dell’immobilismo amministrativo, mentre la Consulta e di conseguenza i Tribunali di Sorveglianza chiedono da tempo che quel diritto, riconosciuto come espressione della dignità umana, non resti soltanto una formula sulla carta.
di Guglielmo Starace
L’Edicola del Sud, 3 giugno 2025
Il ventunesimo rapporto annuale di Antigone sulle condizioni di detenzione, presentato negli scorsi giorni, è opportunamente intitolato “Senza respiro”. Purtroppo il respiro manca non soltanto alle persone detenute, bensì a tutti coloro che incrociano le strade della loro esistenza con gli istituti destinati a privare le persone della libertà personale. La parola “carcere” ferma il respiro, l’idea delle mura rigide e invalicabili che ne segnano i confini consegna alle cittadine e ai cittadini l’idea di un mondo che separa - come se fosse possibile farlo - il male dal bene e che rassicura i buoni punendo, tenendoli da parte, i cattivi.
- Quella che manca davvero in Italia è la certezza di una pena “civile”
- Se non parli, niente risarcimento: negato il diritto al silenzio
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