di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 14 maggio 2025
È stato definito, non a torto, il più grande errore giudiziario della storia giudiziaria britannica quello che ha avuto come tragico protagonista Peter Sullivan. L’uomo infatti ha scontato ben trentotto anni in carcere perché condannato per l’omicidio di una donna avvenuto nel 1986, la barista 21enne Diane Sindall, vittima di una violenta aggressione sessuale a Birkenhead, nel Merseyside, mentre tornava a casa da un turno di lavoro. La Corte d’Appello, dopo che sono emerse nuove prove del DNA, ha ribaltato la sentenza. La Criminal Cases Review Commission (CCRC), l’organo statutario istituito per indagare su potenziali errori giudiziari, aveva rinviato il caso di Sullivan ai giudici. Ciò, perché l’anno scorso nuovi test avevano trovato un profilo genetico che indicava un aggressore sconosciuto rispetto ai campioni di sperma trovati all’epoca sulla scena del crimine.
consiglioveneto.it, 13 maggio 2025
Baldin (M5S): “Politica e istituzioni raccolgano l’appello dei docenti universitari: i detenuti di Alta Sicurezza del carcere di Padova partecipino ai lavori di redazione di “Ristretti Orizzonti”, modello di reinserimento sociale”. “Da quasi trent’anni, nel carcere padovano Due Palazzi, la redazione della rivista Ristretti Orizzonti racconta dall’interno la vita tra le sbarre, impegnando quotidianamente una cinquantina di detenuti e contribuendo al loro futuro reinserimento nella società. Tra essi, circa dieci provengono dal circuito Alta Sicurezza e sono operativi dal 2013.
di Cesare Giuzzi e Pierpaolo Lio
Corriere della Sera, 13 maggio 2025
Anche il sindaco Beppe Sala si è detto “sgomento” per questa vicenda: “È difficile spiegare alla gente perché fosse fuori”. Emanuele De Maria aveva avuto accesso al lavoro esterno dopo aver scontato cinque dei 14 anni e 3 mesi di pena per omicidio, come prevedono le norme. Era stata la direzione del carcere di Bollate - il penitenziario con il più basso tasso di recidiva d’Italia - a chiedere al Tribunale di sorveglianza di Milano l’autorizzazione all’impiego nell’hotel “Berna” di via Napo Torriani. Un lavoro alla reception dell’albergo quattro stelle “particolarmente indicato”, a parere del datore di lavoro, per la sua conoscenza di cinque lingue.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 maggio 2025
Dopo la vicenda del detenuto evaso che si è lanciato dal Duomo di Milano, si riapre il dibattito sulle misure alternative. I dati ufficiali però raccontano una realtà diversa: ogni anno decine di migliaia di detenuti ne usufruiscono senza mai violare la legge. La cronaca di Milano si è tinta di tragedia nei giorni scorsi, quando Manuele De Maria, 34 anni, detenuto in permesso premio dal carcere di Bollate per lavorare come receptionist all’hotel Berna, è evaso, ha accoltellato un collega all’alba e, dopo circa trenta ore di fuga, si è tolto la vita gettandosi dalle terrazze del Duomo. Quel venerdì 10 maggio, purtroppo, non era la prima volta che De Maria commetteva un gesto inaudito: già in precedenza aveva ucciso un’altra collaboratrice dell’albergo.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 13 maggio 2025
Torna a delinquere il 69% di chi sconta la pena tutta e solo in carcere, ma, siccome non “si vede”, neppure fa interrogare sul perché lo si accetti visto che nessun consumatore accetterebbe una fabbrica che rivendesse i suoi prodotti difettosi 7 su 10, o un ospedale che su cento malati dimessi ne rispedisse 70 di nuovo al Pronto soccorso. Non “si vede” anche che torni a delinquere solo il 17% di chi al contrario sconta parte della pena in misura alternativa al carcere, e addirittura solo il 5% di chi lavora all’esterno. E non “si vede” che solo l’1,2% in 5 anni abbia commesso un reato durante i benefici e se li sia perciò visti revocare.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 13 maggio 2025
Dopo il femminicidio di Milano commesso da Emanuele De Maria, l’associazione Antigone invita a non demonizzare uno strumento efficace e che incide sull’affollamento dei penitenziari. Novanta settemila detenuti che usufruiscono di misure alternative al carcere e misure di comunità e meno dell’1 per cento di recidiva. Nel giorno in cui il femminicidio di Milano di Chamila Wijesuriya uccisa da Emanuele De Maria, già condannato per un precedente omicidio di una donna e per un tentato omicidio e da due anni ammesso ad un permesso di lavoro, rilancia le polemiche sulla certezza della pena, dall’Associazione Antigone arrivano numeri assai significativi sull’efficacia e sulla sicurezza delle misure alternative alla detenzione in carcere e l’invito a non demonizzare l’unico strumento che oltre a rieducare incide sull’affollamento delle carceri.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 13 maggio 2025
Un detenuto del carcere di Bollate, in permesso di lavoro, ha ucciso una donna e ferito gravemente un collega. Poi si è suicidato lanciandosi dal Duomo di Milano. Luciano Pantarotto (Confcooperative - Federsolidarietà): “C’è il rischio che si enfatizzi il singolo caso: il lavoro abbatte la percentuale di chi torna a commettere reati”. Patrizio Gonnella (Antigone): “Mettere in discussione le misure alternative al carcere per un singolo caso di cronaca è sbagliato e anche pericoloso”. Era in carcere per aver ucciso una ragazza nel 2016.
di Ilaria Carra e Carmine R. Guarino
La Repubblica, 13 maggio 2025
Emanuele De Maria da un anno e mezzo poteva entrare e uscire da Bollate per lavorare. “Lui aveva i requisiti per poterlo fare visto l’ottimo percorso che aveva fatto all’interno del carcere. E posso assicurare che non era emersa alcuna spia che avrebbe potuto compiere quello che ha fatto”. È ancora “sconvolto” dall’accaduto il suo avvocato, Daniele Tropea, che lo seguiva da tre anni, dalla condanna definitiva nel 2021 per il femminicidio commesso nel 2016, quando aveva ucciso a coltellate una 23enne tunisina a Castel Volturno. Poi l’ha rifatto, venerdì scorso, ammazzando Chamila Wijesuriya, la collega barista con cui aveva una relazione. Sempre accoltellata, sempre alla gola. Poi il lancio nel vuoto, domenica a pranzo, dalle terrazze del Duomo.
di Andrea Gianni
Il Giorno, 13 maggio 2025
Luigi Pagano ha guidato anche il Dap: i permessi sono un istituto importante per il reinserimento “È una scommessa, ma neanche tra gli incensurati abbiamo la certezza che nessuno delinquerà”. I permessi per il lavoro esterno, così come tutte le altre iniziative finalizzate a un reinserimento del detenuto nella società, non sono misure “buoniste” ma necessarie e fondamentali per abbattere il tasso di recidiva e “prevenire” quindi altri reati: “Quello che è accaduto a Milano dovrebbe indurre piuttosto a potenziare l’accompagnamento sul territorio”.
di Francesca Del Vecchio
La Stampa, 13 maggio 2025
Isabella Merzagora: “I segnali per capire se in carcere si mente ci sono, la certezza no”. Concessione di misure alternative e ho capito che si può sbagliare: un leone in gabbia e un leone nella savana sono due cose molto diverse”. Per la professoressa Isabella Merzagora, già docente di Criminologia alla Statale di Milano, “non si può avere la certezza al 100%” che il detenuto a cui viene concessa la misura alternativa, come la semi-libertà per lavoro, non commetta un nuovo reato. Ma attenzione a semplificare: “Esistono procedure, tempi. Sono permessi che vengono concessi dopo lunghe valutazioni”.
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