Il Gazzettino, 23 aprile 2026
Richiesta di incontro urgente con i vertici dell’Ulss5. Le criticità del carcere minorile si riflettono anche sul personale sanitario. A segnalarlo è il sindacato degli infermieri NurSind, che ha chiesto un incontro urgente ai vertici dell’Ulss 5 Polesana per affrontare le condizioni di lavoro nelle case circondariali di Rovigo, sia quella per adulti sia quella per minori. Nella comunicazione inviata alla direzione generale, sanitaria e amministrativa, il sindacato parla di una situazione che si protrae “da troppi mesi” e che viene definita “difficile, disagevole e fortemente demotivante” per il personale infermieristico. Il clima interno viene descritto come “particolarmente critico”, con problemi che riguardano non solo l’organizzazione del lavoro, ma anche aspetti pratici della quotidianità.
di Nicola Giordanella
genova24.it, 23 aprile 2026
L’assessora al Welfare Cristina Lodi: “Il comune intende assumere il ruolo di protagonista nella costruzione di una intesa tra istituzioni e associazione per lavorare sul fine pena e sulla prevenzione”. Si è tenuta oggi, in commissione consiliare a palazzo Tursi, la presentazione ufficiale della consulta carcere-città, un organismo cittadino voluto e realizzata dall’assessora al Welfare Cristina Lodi. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: trasformare il rapporto tra il sistema penitenziario e il tessuto urbano, lavorando sulla presa in carico della persona non solo durante la detenzione, ma soprattutto nel delicato momento del ritorno alla libertà.
La Sicilia, 23 aprile 2026
Un ponte tra carcere e lavoro, tra fragilità e opportunità. Ieri si è svolto negli spazi di Scalo 5B Lisca Bianca il Jail Career Day 2026, appuntamento dedicato all’incontro tra domanda e offerta di lavoro nell’ambito del progetto “Jail to Job”. Un’iniziativa che ha riunito terzo settore, imprese, istituzioni e persone in esecuzione penale, con l’obiettivo di costruire percorsi concreti di reinserimento socio-lavorativo. Nel corso della giornata sono stati realizzati circa 200 colloqui tra aziende e candidati. A partecipare, circa sessanta imprese e 54 persone coinvolte in percorsi di reinserimento, in un clima di confronto diretto e operativo.
di Silvia Angelici
La Nazione, 23 aprile 2026
L’attività motoria negli istituti penitenziari è un elemento essenziale di salute, dignità e sicurezza collettiva. In un contesto segnato da sedentarietà e stress, il movimento contribuisce a prevenire malattie, migliorare il benessere psicologico e ridurre la tensione, favorendo un ambiente più equilibrato. Allo stesso tempo, rappresenta uno strumento rieducativo concreto: attraverso lo sport si sviluppano disciplina, responsabilità e capacità relazionali, fondamentali per il reinserimento sociale. Per questo il ruolo del Comune è cruciale. Il carcere non è una realtà separata dalla comunità: ciò che accade al suo interno incide sull’intera collettività”. Lo ha detto l’assessore allo sport Pierluigi Vossi, in occasione dell’inaugurazione dell’ attività motoria all’interno del carcere, presenti la direttrice penitenziario Antonella Grella, il presidente della Uisp regionale Fabrizio Forsoni, l’amministratore della palestra Corpus Gianfranco Mastrangelo e il presidente del Lions Club Perugia Host Lino Le Voci.
di Eugenio Giannetta
Avvenire, 23 aprile 2026
Parola chiave del 2026 per Treccani, il confronto richiede distanza, fiducia, capacità di ascolto. Dal cinema alla psicoterapia, emerge il valore della relazione come luogo del senso condiviso. Senza reciprocità, anche nei conflitti globali, ogni comunicazione perde efficacia e lascia ferite. La Fondazione Treccani Cultura ha scelto “dialogo” come parola del Festival della lingua italiana 2026, per riflettere sulla necessità di favorirne la pratica e la diffusione nella società e nei rapporti internazionali. Ottima iniziativa. Ma prima ancora che nel vocabolario, è nel nostro immaginario che dovremmo forse riappropriarci del dialogo. L’etimologia greca della parola dialogo - dià, “attraverso”, e logos, “parola” - ci suggerisce che gran parte del valore di quel termine sta proprio nel vocabolo “attraverso”. E qui viene il difficile per una società come la nostra, sempre più individualista. Una società che quando parla di dialogo si dimentica (almeno) di due fattori: il primo è lo spazio che intercorre tra noi e l’altro. E qui ci viene incontro l’approccio della psicoterapia sistemico-familiare che, a differenza di approcci terapeutici centrati esclusivamente sull’individuo (quindi intrapsichici), ritiene invece che il disagio non risieda nel singolo soggetto, ma nel contesto relazionale in cui vive, quindi in quello spazio che si crea, di volta in volta, tra noi e l’altro. Il secondo fattore è l’importanza dell’ascolto. Nell’etimologia della parola dialogo viene infatti valorizzato il termine logos, ma la parola ha davvero valore se sappiamo ascoltarla, non solo se sappiamo pronunciarla. Oggi è questo che manca al dialogo: uno spazio d’ascolto.
di Monica Pasquino*
Il Domani, 23 aprile 2026
Il voto al Senato sul disegno di legge Valditara sul consenso informato nelle scuole è stato rinviato, è un primo segnale positivo, ma l’obiettivo è fermare la legge. Se l’accesso a contenuti educativi fondamentali viene subordinato a un consenso individuale e preventivo, il rischio è quello di trasformare la scuola da spazio pubblico a spazio negoziato, in cui diritti e opportunità dipendono dal contesto di provenienza e non da un orizzonte comune. Un rinvio che le organizzazioni presenti leggono come un primo segnale positivo, ma non come una battuta d’arresto definitiva. “È un risultato - spiegano - ma il nostro obiettivo è impedire l’approvazione di questa legge”. Al centro della contestazione c’è innanzitutto il divieto di affrontare l’educazione sessuo-affettiva nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, previsto dal disegno di legge. Un’impostazione che esclude proprio le fasce d’età in cui si costruiscono le prime rappresentazioni del corpo, delle relazioni e dei confini. A questo si aggiunge il meccanismo del consenso preventivo delle famiglie per le attività legate all’educazione affettiva, al corpo, alle relazioni e alle differenze negli ordini scolastici successivi.
di Angela Nocioni
L’Unità, 23 aprile 2026
Lo denuncia la rete di attivisti di Mai più lager-No ai Cpr. Testimonianza diretta con foto e documenti di uno dei ragazzini illegalmente detenuti. Cinque minorenni rinchiusi nelle gabbie del Centro per il rimpatrio di via Corelli a Milano. Tra loro c’è un quattordicenne. Lo denuncia Mai più lager-No ai Cpr, la rete di attivisti che da anni svolge un prezioso (e solitario) lavoro di monitoraggio quotidiano di quel che avviene dietro quelle sbarre fuorilegge. La notizia arriva agli attivisti da una testimonianza diretta, corredata da foto e documenti che confermano l’età del ragazzino che ha fatto uscire la notizia. La legge vieta sia d’espellere minori sia di rinchiuderli nei Cpr. Dicono da Mai più lager: “Abbiamo segnalato già martedì questa situazione a Prefettura, Ats direzione del centro, garante nazionale e comunale, senza finora nessuna risposta”.
Il Dubbio, 23 aprile 2026
Per Nicholas Emiliou l’accordo può essere compatibile con il diritto europeo, ma solo se ai migranti sono garantite tutte le tutele previste. Il Protocollo Italia-Albania può reggere al vaglio del diritto europeo, ma soltanto a una condizione precisa: che i diritti dei migranti coinvolti siano garantiti in modo pieno ed effettivo. È questa la linea indicata dall’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Nicholas Emiliou, intervenuto sul meccanismo che consente all’Italia di istituire e gestire in Albania centri destinati al trattenimento e al rimpatrio. Il parere affronta uno dei nodi più delicati dell’intesa firmata il 6 novembre 2023 tra Roma e Tirana, chiarendo che la compatibilità con il diritto dell’Unione non può essere valutata in astratto, ma dipende dalla capacità concreta dello Stato italiano di assicurare tutte le garanzie previste dal sistema europeo comune di asilo.
di Andrea Pravato
Corriere del Veneto, 23 aprile 2026
“Arrivati in Italia dopo un percorso ad ostacoli. Ora vogliamo integrarci”. L’esperienza di Vicenza: gli iscritti sono 120: “Nei nostri paesi vita impossibile a causa di un regime o della povertà”. Storie, lingue e nazionalità diverse si incrociano al civico di via Vaccari. Tante vite differenti, quindi, spesso segnate da un passato che non ha fatto sconti, ma che hanno un desiderio comune: imparare l’italiano, trovare un lavoro, e integrarsi quindi in una nuova comunità. Sono più di un centinaio i cittadini stranieri che frequentano i corsi offerti gratuitamente da Comunicando, associazione attiva dal 2010 nell’organizzazione di corsi gratuiti di lingua italiana rivolti a cittadini stranieri. C’è chi proviene da paesi di guerra e chi è arrivato in Italia per raggiungere un parente, chi fa doppiamente fatica ad imparare una lingua non essendo mai andato a scuola (ma ci sono anche medici e avvocati), chi invece in poco tempo ha fatto passi da gigante. È il caso di Abderrahmane, ventottenne marocchino, che ha raggiunto Vicenza a inizio 2025. In primavera ha iniziato a frequentare i corsi di Italiano, dopo la pausa estiva è tornato tra i banchi a settembre e a dicembre ha iniziato lavorare in fabbrica alla Beltrame. Nonostante ciò, tra un turno e l’altro, Abderrahmane torna in via Vaccari, per affinare il suo italiano.
di Gruppo Carcere Magistratura democratica
magistraturademocratica.it, 22 aprile 2026
Il peggioramento costante e drammatico delle condizioni di vita nelle carceri italiane induce a concentrarsi sulla logica dell’emergenza, ma occorre prestare attenzione anche a scelte amministrative e organizzative che rischiano di sterilizzare i principi della fondamentale riforma del 1975 e di allontanare definitivamente l’esecuzione penale dal suo orizzonte costituzionale. In questo contesto si inserisce il recente riassetto delle Direzioni generali del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, avviato con il dPR n. 189 del 2025. Con questo provvedimento sono state istituite due nuove Direzioni generali: quella delle specialità del Corpo di polizia penitenziaria e quella dei servizi logistici e tecnici del Corpo. Già questa scelta avrebbe richiesto un confronto pubblico e trasparente, ma il vero nodo affiora in uno schema di decreto ministeriale attuativo, in corso di approvazione, che ridefinisce in modo sostanziale gli equilibri interni all’amministrazione.
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