di Marco Bittau
La Nuova Sardegna, 26 aprile 2025
La Procura di Sassari ha aperto un’inchiesta, l’autopsia sarà svolta il 30 aprile. Più ombre che luci sulla morte improvvisa di un giovane olbiese detenuto nel carcere di Bancali, avvenuta lo scorso 21 aprile. Un caso di suicidio, come subito si è sostenuto? L’ipotesi non ha convinto i familiari del giovane che, assistiti dagli avvocati Abele e Cristina Cherchi, hanno presentato con urgenza una richiesta di indagini alla Procura di Sassari che ha già disposto accertamenti sulle cause della morte. A cominciare dall’autopsia, che il sostituto procuratore Paolo Francesco Piras, pubblico ministero, ha affidato al medico legale Francesco Lubinu. L’esame si svolgerà il 30 aprile a Sassari.
di Luca Pernice
Corriere del Mezzogiorno, 26 aprile 2025
Tortura, rischiano il giudizio dieci agenti, tre medici e una psicologa. Una spedizione punitiva per dare una lezione ad un detenuto considerato “problematico” e a un altro reo di essere intervenuto per difendere il compagno. Sarebbe questo il movente delle violenze avvenute l’11 agosto del 2023 all’interno del carcere di Foggia ai danni di un detenuto, originario di Bitonto, invalido al 100 per cento e affetto da gravi disturbi psichiatrici, picchiato con violenza e crudeltà da un compagno di Taranto. Per quella vicenda la procura di Foggia ha chiesto il rinvio a giudizio per 14 persone: dieci agenti della polizia penitenziaria, tre medici e una psicologa.
di Laura Secci
La Stampa, 26 aprile 2025
Interrogazione del parlamentare Fornaro (Pd). Il centrodestra astigiano reagisce: “Indicata da FdI, non la conoscevamo. Ci siamo fidati”. Si accusa un’apparente vertigine logica nell’osservare il centrodestra che governa Asti. Solo apparente. Il sindaco in corteo intona “Bella Ciao”. E non la mastica a metà come i calciatori con l’Inno di Mameli. Lui, Maurizio Rasero, ha le spalle aperte e lo sguardo fiero di un soldato all’Alzabandiera. Mentre il presidente del consiglio comunale Federico Garrone ricorda che i valori del Papa sono gli stessi, preziosi, del 25 Aprile. Com’è possibile che la stessa giunta pochi giorni fa abbia eletto a garante dei detenuti Stefania Sterpetti, medico in pensione con la passione per post nostalgici in cui inneggia al Duce e augura la morte a Cesare Battisti?
di Giovanni Poggi
Il Resto del Carlino, 26 aprile 2025
Un’opportunità per i detenuti, un beneficio per le aziende: è questo il messaggio lanciato dall’associazione Seconda Chance, che si occupa di facilitare l’inserimento lavorativo dei detenuti nelle imprese italiane. Nata nel 2022 da un’iniziativa della giornalista Flavia Filippi, l’associazione collabora con il Ministero della Giustizia e ha già raccolto più di 470 offerte di lavoro in aziende di primo piano. La rete di Seconda Chance si sta ampliando anche in Emilia-Romagna, dove i primi risultati sono già evidenti, come dimostra il caso dell’azienda Inci Srl di Renazzo. Sempre in Regione, Seconda Chance ha già iniziato a costruire una solida rete di collaborazioni, coinvolgendo Confindustria e Confcommercio.
di Marta Gasparon
genteveneta.it, 26 aprile 2025
Una promessa lanciata l’anno scorso dal Patriarca in occasione della visita del Papa nella Casa di reclusione femminile della Giudecca, che potrebbe prendere forma già entro il 2025. A parlarne è il direttore della Caritas diocesana, Franco Sensini. Una trentina di posti letto a disposizione di detenuti e ristrette, per garantire loro un graduale accompagnamento verso l’esterno, affinché ricostruiscano la propria autonomia e dignità. È il progetto che dovrebbe prendere forma entro il 2025 (o comunque coinvolgendo parte del 2026), a cui sta lavorando la Caritas diocesana in sinergia con la Diocesi, in linea con l’impegno assunto dal Patriarca Francesco in occasione della visita di Papa Bergoglio in città, e nella Casa di reclusione femminile della Giudecca, nell’aprile dell’anno scorso, quando promise al pontefice che avrebbe portato avanti un’iniziativa di questo tipo, a favore dell’ambiente carcerario.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 26 aprile 2025
Gli avevano scritto l’ultima volta due mesi fa, il giorno in cui era stato ricoverato e cioè poco prima di partire a loro volta per Roma dove dovevano cantare per lui al Giubileo degli Artisti. E ora, pochi minuti dopo la notizia della morte di papa Francesco, i detenuti del reparto La Nave di San Vittore hanno scritto di nuovo. “Oggi è un giorno di sofferenza per noi”. Comincia così la lettera di Salvatore dal reparto La Nave di San Vittore. Scritta di getto, neanche un’ora dopo la notizia. Bisogna sapere che di solito nei giorni festivi non sono previste attività particolari per le persone detenute. C’è la messa, per chi ha il permesso di uscire dalla cella. Ma per il resto poco o niente, in genere la giornata si consuma giocando a carte o guardando la tv. E appunto perché l’ha visto improvvisamente scritto in tv, a metà mattina, anche al reparto la Nave di San Vittore c’è stato uno che l’ha gridato per primo: “È morto il Papa”. E da una cella all’altra il grido è rimbalzato: il Papa, il Papa.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 26 aprile 2025
La storia di Roberto Giannoni. L’ex bancario ha trascorso un anno in carcere ingiustamente. Il padre morì di crepacuore un mese prima del processo e la madre un mese dopo la sua assoluzione. Poi Giannoni divenne volontario in carcere e nel 2016 il Pontefice lo chiamò a raccontare la sua storia a piazza San Pietro: “Nessun Papa ha voluto così bene ai detenuti. Si sentiva portatore della croce”. “Non dimenticherò mai l’abbraccio di Papa Francesco in piazza San Pietro, davanti a 40 mila persone. In quel momento lo percepii come un mio fratello. Papa Francesco è sempre stato fratello dei detenuti e delle vittime delle ingiustizie, come me”.
di Cristina Pastore
La Stampa, 26 aprile 2025
Lorenzo e Michele avevano incontrato il Pontefice nel 2022. Per loro quella giornata rappresenta un ricordo indelebile. Incontrare Papa Francesco, anche solo per pochi minuti, per tutti è stato qualcosa di speciale, per Lorenzo e Michele di più. Erano detenuti tre anni fa quando con una delegazione della comunità carceraria di Verbania lo avvicinarono durante un’udienza generale, e ancora adesso sono in cella. La notizia della morte di Francesco li ha raggiunti nella casa circondariale di Pallanza, dove hanno imparato a ricamare. L’invito del Papa ad andarlo a trovare era arrivato dopo che gli avevano mandato un loro lavoretto.
di Annibale Gagliani
Corriere del Mezzogiorno, 26 aprile 2025
“Ogni atto di ribellione esprime nostalgia per l’innocenza e una richiesta all’essenza dell’essere”. Albert Camus rifletteva nella costruzione de L’uomo in rivolta su un problema filosofico attuale per la giustizia italiana: il suicidio come atto liberatorio contro la profonda inquietudine. Una condizione trattata con sensibilità e sguardo incisivo da Alessandro Trocino nel suo ultimo saggio “Morire di pena - 12 storie di suicidio in carcere” (Editori Laterza). Un dato in costante crescita allarma il sistema carcerario nostrano: la media di oltre ottanta suicidi di detenuti all’anno su un campione di oltre cinquanta istituti penitenziari coinvolti, senza contare le numerose rivolte contro le guardie e la gestione precaria dell’ordine dovuta al sovraffollamento delle strutture. A ciò si affiancano le decine di gesti estremi delle guardie carcerarie, che pongono i riflettori su un senso di smarrimento che va al di là dello status.
di Antonio Grana
Il Fatto Quotidiano, 26 aprile 2025
Ignorati dai potenti che ora lo celebrano. Nel suo pontificato il Papa ha saputo parlare senza mezze misure ai governanti del mondo. Compresi quelli che lo applaudono pur essendo agli antipodi del suo pensiero. Quasi tutti i potenti del mondo hanno onorato la memoria di Papa Francesco. Di ora in ora, subito dopo la notizia della sua morte, le agenzie di stampa sono state inondate dalle dichiarazioni di apprezzamento dei politici di ogni schieramento per il Pontefice più mediatico della storia. Ma Bergoglio è stato anche un uomo che ha saputo parlare con estrema chiarezza di temi scomodi, soprattutto per chi governa le sorti del mondo, bastonando i potenti senza usare mezze misure, rifiutando l’ipocrita linguaggio politicamente corretto.
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