di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 20 aprile 2025
Il sistema della giustizia internazionale vacilla sotto i colpi non solo di chi annuncia l’uscita dallo statuto di Roma, come l’Ungheria, ma anche di chi non ne esegue i mandati, pur essendone vincolato, o non si dota degli strumenti richiesti dallo statuto, come l’Italia. Ha destato grande scalpore la decisione dell’Ungheria di ritirarsi dallo statuto di Roma, istitutivo della Corte penale internazionale (Cpi). L’ha annunciata nelle scorse settimane il premier, Viktor Orbán, nel corso di una conferenza stampa, poco dopo l’arrivo a Budapest del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, per una visita di stato.
di Donatella Mulvoni
Il Messaggero, 20 aprile 2025
A tre mesi esatti dall’inizio della presidenza Trump, i giudici si riconfermano il vero contrappeso all’espansione del potere esecutivo della Casa Bianca, sempre più nervosa per le sentenze che tentano di bloccarne l’agenda. Ieri la Corte Suprema si è espressa per fermare la deportazione di un gruppo di immigrati venezuelani, “Tren de Aragua” presunti membri di gang violente, nel carcere di massima sicurezza di El Salvador. Con un’ordinanza i nove saggi di Washington hanno sospeso l’uso dell’Alien Enemies Act del 1798, che la Casa Bianca ha invocato per espellere dagli Stati Uniti, e trasferire in paesi terzi, tutti gli illegali accusati di crimini. La legge, utilizzata l’ultima volta durante la Seconda Guerra Mondiale, conferisce al presidente il potere di disporre la detenzione e la deportazione di cittadini provenienti da nazioni “nemiche” senza seguire le regolari procedure.
di Ornella Favero*
Ristretti Orizzonti, 29 aprile 2025
A proposito della ulteriore “chiusura nella chiusura” delle persone detenute in Alta Sicurezza. Asserragliati nella fortezza, terrorizzati anche dal nostro vicino di casa, armati fino ai denti per difendere i nostri beni, diffidenti e capaci di vedere negli altri solo un potenziale nemico: è questo il mondo in cui vogliamo vivere? Da circa 12 anni noi di Ristretti Orizzonti avevamo lanciato una sfida: smettiamola di dire che “i mafiosi non cambiano mai”, facciamo in modo invece che gli venga voglia di cambiare, per i loro figli, per i nipoti, per il desiderio di diventare persone “perbene”, una bella espressione che fa capire che essere “a favore del bene” ti fa vivere meglio, è già quella una ricchezza. E così, avevamo chiesto di fare una sperimentazione: far lavorare insieme nella nostra redazione detenuti comuni e detenuti di Alta Sicurezza.
di Elisabetta Soglio
Corriere della Sera, 19 aprile 2025
Un “emendamento trasversale che riconosca a tutti i detenuti un anno di riduzione della pena”. È questo l’appello dell’associazione Nessuno tocchi Caino rivolto a “tutti i parlamentari” dopo la visita di papa Francesco nel carcere romano di Regina Coeli: “Un atto di clemenza nell’anno del Giubileo”, scrivono, di fronte al dramma del sovraffollamento. Già 25 i suicidi nel 2025. Papa Francesco lo aveva ripetuto ai giornalisti giovedì 17 aprile appena fuori dal carcere romano di Regina Coeli, forse la sua visita più impegnativa tra quelle affrontate dall’inizio della convalescenza post-ricovero: “Ogni volta che entro in un posto come questo mi domando perché loro e non io”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 19 aprile 2025
Martedì mattina, 15 aprile. Da tre giorni è in vigore il decreto Sicurezza, che, tra le varie “prodezze”, introduce l’inedito reato di “rivolta all’interno di un istituto penitenziario” (così letteralmente definito dal testo) configurabile anche in termini di “resistenza passiva” (sempre così battezzata dal legislatore, cioè dal governo). Ebbene, a 72 ore dall’ingresso nell’ordinamento dell’iperbolica e sconcertante novità, a Piacenza si ha notizia della seconda “rivolta” inframuraria in tre giorni: la prima si era registrata a Cassino domenica, teatro della seconda è l’istituto emiliano. All’agenzia Agi “fonti qualificate” riferiscono quanto segue: “Il ritardo di alcuni reclusi a rientrare in cella avrebbe innescato i disordini”. Basta poco a comprendere che dev’essere stata fatale non tanto la “flemma” dei detenuti nel tornare alle “stanze di pernottamento”, quanto la conseguente reazione degli agenti.
di Liana Milella
Il Fatto Quotidiano, 19 aprile 2025
Svolta storica nel carcere di Terni. Per la prima volta, nella storia delle carceri italiane, un detenuto ha avuto la possibilità di incontrare la sua compagna - per trascorrere con lei momenti di intimità - in una stanza attrezzata apposta per questo. Perfino con i murales alle pareti, dipinte da un altro ospite della prigione di Terni. A darne la notizia - sulla lista whatsapp “Bilancio” nata da un’idea dell’ex Garante dei detenuti Mauro Palma - è il Magistrato di sorveglianza di Spoleto Fabio Gianfilippi. Protagonista anche lui, e vedremo perché, di quella che si può definire una vera rivoluzione nel mondo delle patrie galere.
di Errico Novi
Il Dubbio, 19 aprile 2025
Martedì mattina, 15 aprile. Da tre giorni è in vigore il decreto Sicurezza, che, tra le varie “prodezze”, introduce l’inedito reato di “rivolta all’interno di un istituto penitenziario” (così letteralmente definito dal testo) configurabile anche in termini di “resistenza passiva” (sempre così battezzata dal legislatore, cioè dal governo). Ebbene, a 72 ore dall’ingresso nell’ordinamento dell’iperbolica e sconcertante novità, a Piacenza si ha notizia della seconda “rivolta” inframuraria in tre giorni: la prima si era registrata a Cassino domenica, teatro della seconda è l’istituto emiliano. All’agenzia Agi “fonti qualificate” riferiscono quanto segue: “Il ritardo di alcuni reclusi a rientrare in cella avrebbe innescato i disordini”. Basta poco a comprendere che dev’essere stata fatale non tanto la “flemma” dei detenuti nel tornare alle “stanze di pernottamento”, quanto la conseguente reazione degli agenti.
di Liana Milella
Il Fatto Quotidiano, 19 aprile 2025
Svolta storica nel carcere di Terni. Per la prima volta, nella storia delle carceri italiane, un detenuto ha avuto la possibilità di incontrare la sua compagna - per trascorrere con lei momenti di intimità - in una stanza attrezzata apposta per questo. Perfino con i murales alle pareti, dipinte da un altro ospite della prigione di Terni. A darne la notizia - sulla lista whatsapp “Bilancio” nata da un’idea dell’ex Garante dei detenuti Mauro Palma - è il Magistrato di sorveglianza di Spoleto Fabio Gianfilippi. Protagonista anche lui, e vedremo perché, di quella che si può definire una vera rivoluzione nel mondo delle patrie galere.
di Viola Giannoli
La Repubblica, 19 aprile 2025
La Casa circondariale in Umbria applica la sentenza della Consulta del 2024. Un letto matrimoniale, un bagno, un televisore, due sedie e un tavolino. E sulle pareti un murales di cuori, cigni e una scritta: “Ti amo”. Immaginatela così la prima stanza dell’affettività allestita in un carcere italiano. Questo “piccolo miracolo organizzativo”, per dirlo con le parole del garante dei detenuti dell’Umbria, Giuseppe Caforio, è nato nella casa circondariale di Terni. I detenuti della Manutenzione Ordinaria Fabbricati (il Mof) hanno imbiancato il locale, ricavata accanto all’area colloqui con gli avvocati, ci hanno costruito una doccia e uno di loro poi, che ama la pittura, ha dipinto sulle pareti il murales d’amore. Sperando magari un giorno di entrarci lui.
di Rosario Patanè
L’Unità, 19 aprile 2025
È diffusa e pervasiva in ogni dove la cognizione apodittica e “dogmatica” che la “pena” per antonomasia consiste nel carcere (etimologia arcaica da “carcar” sotterrare, nascondere). Questa identificazione è connaturata alla società moderna, ma è del tutto fuorviante. Intanto occorre precisare che questa “istituzione” chiamata carcere non è affatto esistita da sempre come generalmente si crede ma nasce solo dopo la Rivoluzione francese, durando fino ai primi decenni del 1800.
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