di Claudio Cerasa
Il Foglio, 20 aprile 2026
Come riconoscere un’inchiesta giudiziaria basata su prove documentali da una costruita su giudizi morali. Come difendersi dalle esondazioni di certe procure e dal processo mediatico che ne deriva. Una chiacchierata con Sabino Cassese. Se non siamo riusciti a separare quelle carriere, cerchiamo almeno di separare le altre. Quello che segue non è un semplice articolo di giornale ma è un piccolo manuale difensivo per provare ad avere qualche strumento in più, la mattina, quando aprite un giornale, quando ascoltate un notiziario, quando scorrete una testata online, per capire quando di fronte ai vostri occhi si palesa in modo minaccioso un’inchiesta giudiziaria figlia dell’esondazione di una procura. Viviamo in tempi complessi, lo sappiamo, in tempi in cui le esondazioni della magistratura, nell’indifferenza di milioni di elettori, sono all’ordine del giorno. Viviamo in tempi in cui, nell’indifferenza generale, vi sono magistrati che cercano di esercitare un potere di supplenza sul potere legislativo. Viviamo in tempi in cui i magistrati esercitano un potere di supplenza quando si occupano di immigrazione, uscendo dal proprio recinto, mossi dall’intenzione di conoscere meglio della politica cosa vuol dire paese sicuro e cosa vuol dire paese insicuro.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 20 aprile 2026
La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili, per difetto di motivazione, le questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 76, co. 4-bis, del Dpr n. 115/2002. Con la sentenza numero 55, depositata oggi, la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili, per difetto di motivazione sulla rilevanza, le questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 76, comma 4-bis, del decreto del Presidente della Repubblica numero 115 del 2002, recante “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. (Testo A)”, per come introdotto dall’articolo 12-ter, comma 1, lettera a), del decreto-legge numero 92 del 2008, convertito, con modificazioni, in legge numero 125 del 2008, nella parte in cui, tra coloro per i quali si presume il possesso di un reddito superiore ai limiti di legge ai fini dell’accesso al patrocinio a spese dello Stato, ricomprende i condannati con sentenza definitiva per i reati previsti dall’articolo 73 del d.P.R. numero 309 del 1990, diversi dall’ipotesi del comma 5, ove aggravati ai sensi del successivo articolo 80, comma 1.
di Sara Del Corona
marieclaire.it, 20 aprile 2026
Abbiamo parlato con la direttrice, due giovani detenute e la comandante della Polizia penitenziaria. Se vi capita di andare a Pontremoli, a parte i testaroli - facile - dovete assolutamente provare gli amor: doppia cialda di wafer con una crema fresca e burrosa in mezzo, ogni pasticceria li fa a modo suo. Danno dipendenza. Don Giovanni Perini, il cappellano dell’unico Ipm (Istituto Penitenziario Minorile) esclusivamente femminile d’Italia (in Europa ne esiste solo un altro, in Belgio), ne ha sempre portati molti vassoi alle ragazze dentro. Una volta una è scappata, e quando l’hanno ripresa gli ha detto “don, ho battuto tutte le pasticcerie di Milano ma ci credi? Non avevano neanche un amor”.
La Nazione, 20 aprile 2026
Giovedì 23 aprile, alle 18:30, il Teatro Virginian di Arezzo ospiterà l’incontro pubblico “Liberi di ricominciare - Sicurezza, dignità e reinserimento”, un momento di confronto dedicato al sistema penitenziario e al suo rapporto con la sicurezza e la società, promosso da Azione Arezzo. L’iniziativa nasce dalla volontà di affrontare un tema complesso come quello delle carceri con un approccio fondato sull’analisi e sull’ascolto, privilegiando il contributo degli attori direttamente coinvolti: istituzioni, operatori, professionisti e realtà impegnate nei percorsi di reinserimento.
secolo-trentino.com, 20 aprile 2026
Si è svolta sabato 18 aprile, nella sala conferenze dell’Hotel America di Trento, la presentazione del libro di Gianni Alemanno e Fabio Falbo “L’emergenza negata. Il collasso delle carceri italiane”. Secondo quanto riferito nel comunicato diffuso dagli organizzatori, l’incontro ha registrato una partecipazione superiore alla media e una presenza significativa di giovani interessati al tema delle criticità del sistema penitenziario. La serata, presentata da Martina Cecco, direttrice di Secolo Trentino, ha visto gli interventi di Raimondo Frau, coordinatore regionale del movimento Indipendenza, Carlo Melodia, coordinatore provinciale dei giovani del movimento, e Andrea Mazzarese, segretario regionale del Si.N.A.P.Pe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria. Al centro del confronto il rapporto tra condizioni carcerarie, funzione rieducativa della pena e sicurezza pubblica.
vastoweb.com, 20 aprile 2026
Il progetto “Il Ponte: Diritto, Società e Responsabilità Oltre le Mura”, ideato e coordinato dal professor Vito Evangelista (docente di Diritto ed Economia Politica), segna una nuova tappa nel percorso di dialogo tra scuola e realtà penitenziaria. Nei giorni scorsi, una delegazione della redazione del giornalino del LES LESsico Croccante - che coinvolge le classi del professor Evangelista - ha varcato nuovamente i cancelli della Casa Circondariale di Vasto per un incontro dedicato all’arte. L’iniziativa, che vede la preziosa e fattiva collaborazione della professoressa di Religione Giuseppina Cianciosi, ha permesso a un gruppo di studenti (due alunni della 3B e due della 5A del Liceo Economico Sociale) di partecipare a un confronto diretto con il laboratorio di pittura astratta della struttura. Non si è trattato di una semplice visita, ma di un dialogo tra studenti e detenuti sul valore della creatività come strumento di riscatto e riflessione civica.
di Vera Gheno
Il Domani, 20 aprile 2026
Il linguaggio e le metafore belliche hanno un ruolo nell’abituarci (lentamente) alle atrocità. Ad analizzare questo meccanismo si è dedicato Federico Faloppa in “Disarmare il discorso”. Esiste un verbo inglese, to weaponize, che viene sovente tradotto come armare; più sottilmente, in determinati contesti, significa piuttosto trasformare in arma, rendere arma, usare come arma. Tutto può venire weaponized, ma in particolare accade frequentemente che a essere trasformate in armi, a essere militarizzate, siano le parole. Poiché gli strumenti della lingua sono potenti, da sempre c’è chi decide scientemente di usarli in maniera belligerante; quando questo accade, esiste di fatto un’unica contromisura: quella di diventarne consapevoli e di rigettare, quindi, determinati usi della parola.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 20 aprile 2026
Parola d’origine incerta, adottata dall’estrema destra, diventa proposta legittima nel dibattito pubblico. Tra espulsioni, rimpatri volontari e restrizioni, resta oscura e alimenta ostilità e discriminazione. Remigrazione è la parola del giorno del fronte sovranista più radicale in Europa. Parola d’incerta origine, è stata adottata dall’estrema destra francese di Génération identitaire e, soprattutto, dopo un’iniziale titubanza, dall’Afd tedesca, quindi è tracimata in Italia. Ha offerto inizialmente alla Lega di Salvini - negli ultimi giorni a dire il vero molto più cauto sul tema specifico - l’occasione per riaffermare il suo posizionamento politico sulla destra più radicale, cercando di togliere spazio al nuovo competitore Vannacci. Non contenti delle parole d’ordine ormai usurate della chiusura dei porti, dell’asilo come immigrazione illegale, della lotta alle Ong, i cultori della purezza etnica stanno alzando i toni della propaganda. Non è più soltanto questione di fermare i nuovi ingressi, ma di rimpatriare chi si è già inserito nella nostra società, magari da anni. La manifestazione di Milano, con la partecipazione di importanti figure istituzionali, esprime a chiare lettere lo sdoganamento di quello che era e resta sostanzialmente uno slogan.
di Pier Francesco Caracciolo
La Stampa, 20 aprile 2026
La Rete torinese contro tutti i Cpr, costituita da 32 realtà cittadine, chiede il rispetto della sentenza del Consiglio di Stato. Più attenzione alle condizioni dei trattenuti, soprattutto sul piano sanitario, sociale e dell’incolumità fisica. È il nodo sollevato dalla “Rete torinese contro tutti i Cpr”, che riunisce 32 realtà tra enti e associazioni cittadine, sul Cpr di corso Brunelleschi, dove oggi sono ospitate 66 persone.
di Francesca Fulghesu
Il Domani, 20 aprile 2026
Dopo una rissa avvenuta il 7 aprile, in cui sono rimasti feriti tre migranti, il sindaco di Forza Italia Roberto Dipiazza ha promesso di chiudere Piazza della Libertà. Una narrazione emergenziale, coerente ad altre misure repressive, rilanciata anche del presidente della regione Massimiliano Fedriga. Ma piazza della Libertà, grazie alle associazioni, è la “piazza del mondo” in cui i migranti in strada trovano assistenza. Quando il sole è alto e i turisti arrivano in stazione, il primo incontro con Trieste è in piazza della libertà. Attraverso quel giardino i viaggiatori si dirigono a grandi falcate al teatro romano o al canal grande. Alla sera, però, tutto è diverso. Piazza della libertà diventa la piazza del mondo, così chiamata da chi la frequenta abitualmente: migranti e associazioni. C’è Linea d’ombra, fondata da Gian Andrea Franchi e Lorena Fornasir, che offre cure e assistenza. Ci sono i volontari delle Ong e i vari gruppi nati in loro sostegno, come i Fornelli resistenti che cucinano una volta al mese per tutti e tutte. E ci sono i ragazzi arrivati dalla rotta balcanica. D’estate, quando la bora scende dal Carso con meno violenza, alcuni di loro dormono proprio in quella piazza, sopra un telo dorato che nasconde l’erba dei giardini. Molti altri, da quando il Silos è stato sgomberato nel 2024, trovano rifugio negli spazi del Porto Vecchio. Sono persone incastrate nel limbo delle richieste d’asilo, abbandonati dalle istituzioni nazionali e osteggiati dalle autorità locali. Ragazzi a cui non sempre il sistema di accoglienza volontario riesce a offrire un letto. Dopo una rissa avvenuta il 7 aprile, in cui sono rimasti feriti tre migranti, il sindaco di Forza Italia Roberto Dipiazza ha promesso di chiudere l’area pedonale. Da allora ogni sera nella piazza del mondo ci sono anche i poliziotti antisommossa. E per l’ennesima volta alcuni spazi del porto, in cui dormivano decine di persone, sono stati svuotati. “È tutta propaganda, non è giuridicamente sostenibile chiudere uno spazio pubblico. Ma anche lo facessero, noi ci limiteremmo a spostarci di 100 metri”, spiega a Domani Fornasir. “La piazza del mondo è bellissima: balliamo, cantiamo, mangiamo. Chi arriva ora vede i militari: così possono far pensare a tutti che siamo un pericolo da controllare”. Dal Medio Oriente alla Turchia: il nuovo boom del traffico d’armi La vera emergenza: l’abbandono in strada La legge garantisce a chi chiede asilo un alloggio temporaneo: la mancanza di posti disponibili non è una scusa valida. Eppure, come denunciano a Domani Fornasir e Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio italiano di solidarietà-Ufficio rifugiati onlus, a Trieste centinaia di persone vivono in strada. “Sono uomini e donne in condizioni di fragilità, respinti dalla questura per mesi”, spiega Fornasir. Spesso esposti alle intemperie e alla mancanza di cure. Come Sunil Tamang e Hichem Billal Magoura, morti di freddo quest’inverno nelle aree dismesse del Porto Vecchio: “Potevano essere salvati: sono omicidi di Stato”, afferma Fornasir. In questo contesto di abbandono, i tempi delle richieste d’asilo si allungano con pratiche che violano la legge, come ha rivelato il rapporto “Accesso negato” pubblicato dall’Ics a dicembre 2025. Innescando un circolo vizioso che di fatto condanna le persone proprio a quel “degrado” e quella potenziale “insicurezza” che l’amministrazione denuncia e dice di combattere. Da Katmandu a Trieste, il caso della tratta delle migranti nepalesi La propaganda politica sul tema della sicurezza Come sottolinea Fornasir, “le risse e gli incidenti che avvengono sono conseguenze del disagio e della disperazione, e non accadrebbero se non ci fosse l’abbandono istituzionale”. Nell’ultimo anno, secondo quanto ricostruito da Domani analizzando gli archivi dei giornali locali, gli episodi violenti avvenuti in piazza della Libertà sono comunque pochi: la rissa di alcuni giorni fa e un accoltellamento con rapina a gennaio. Supponendo che alcuni fatti non siano stati riportati, possiamo stimare si tratti di minimo due massimo quattro episodi. Eppure Dipiazza parla di continui scontri. Una narrazione rilanciata anche dal presidente del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, che alla cerimonia a Trieste del 10 aprile per il 174esimo anniversario della fondazione della polizia, parlando di sicurezza e riferendosi anche all’ultimo episodio, ha affermato che servono “controllo e repressione”. Il motivo, secondo chi frequenta la piazza ogni giorno, è chiaro: si tratta di propaganda. Le amministrative della primavera 2027 potrebbero riguardare proprio il presidente della regione, con il benestare dell’attuale primo cittadino. Dipiazza ha infatti raggiunto il limite massimo di mandati e in un’intervista di dicembre 2025 al Piccolo ha dichiarato di essere un “grande sostenitore di Fedriga sindaco”. A prescindere da chi siederà in municipio, un sistema per chiudere la piazza esiste. Dovrebbero far risultare il giardino un parco pubblico, non senza costi. A quel punto potrebbero recintarlo e consentirne la chiusura notturna. Secondo il presidente dell’Ics, però, il vero obiettivo non è la sicurezza, “ma osteggiare le associazioni”. Le misure repressive sono il colpo di reni di un’amministrazione “agonizzante che ha fallito su tutta la linea e che nel suo ultimo anno vuole dare qualche prova di sé”, spiega. Gli episodi violenti nella piazza, confermano a Domani anche cronisti e volontari, “sono rari”. E se la situazione è sotto controllo, è grazie alle associazioni che rendono una piazza di Trieste la piazza del mondo. Ostacolarle serve ad alimentare la narrazione emergenziale. Stuprate e poi vendute, ecco la “tratta di Stato” con l’Europa complice.
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