di Simona Musco
Il Dubbio, 7 aprile 2025
In Iran, difendere i diritti umani è un atto di coraggio estremo. l’avvocata per i diritti umani, simbolo di questa lotta, paga il prezzo della libertà con la sua stessa vita. Difendere i diritti umani in Iran è diventato un atto di eroismo. Chi sceglie di stare dalla parte della giustizia si espone al rischio di persecuzioni, condanne assurde, carcere e persino torture. Gli avvocati e gli attivisti che alzano la voce contro il regime pagano un prezzo altissimo: lunghi anni dietro le sbarre, isolamento, frustate e privazioni. Eppure, nonostante tutto, non si fermano. Il volto di questa resistenza ha un nome: Nasrin Sotoudeh.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 6 aprile 2025
Il segretario dell’Anm Maruotti: “Reprimono il dissenso”. Il silenzio dei conservatori. Da Gasparri a Ostellari, la destra carica contro i magistrati: “Non interferite”. Il parlamentino respinge il divieto a partecipare alle iniziative dei partiti. Il blitz del governo sul decreto sicurezza diventa un nuovo capitolo del romanzo dello scontro tra politica e toghe. Con appendice di tensione anche all’interno dell’Associazione nazionale magistrati, che ieri in Cassazione ha svolto il suo comitato direttivo centrale. La sicurezza e le nuove misure varate in fretta e furia dall’esecutivo, scavalcando il parlamento dove pure da mesi giaceva un testo impermeabile a ogni rilievo delle opposizioni, non erano all’ordine del giorno dell’assemblea delle toghe, ma il dibattito è inevitabilmente arrivato anche in quei territori.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 6 aprile 2025
Maruotti: vogliono mettere le basi per reprimere il dissenso. Ostellari: invasione di campo. Lega: critiche sciagurate? L’Anm non abbassa la testa, anzi rincara la dose. E anche la piazza si fa sentire, dopo Roma ieri tocca a Milano. È il giorno dopo l’approvazione del decreto Sicurezza. “Inquietante”, lo stroncano - chi più, chi meno - i vertici dell’associazione nazionale magistrati. Parole messe all’indice dalla destra che imputa loro “l’ennesima sciagurata invasione di campo”. Ma non è l’unico fronte che emerge ieri, dopo la riunione-fiume in Cassazione del comitato direttivo centrale dell’Anm, in cui si decide a maggioranza sia di accettare il prossimo incontro con il ministro Nordio, il 15 aprile; sia di partecipare a “tutti i dibattiti”, anche quelli “promossi dai partiti politici, per portare ovunque il no alla separazione delle carriere.
di Felice Manti
Il Giornale, 6 aprile 2025
L’Anm si spacca sull’incontro con il ministro della Giustizia Carlo Nordio, dilaniata al suo interno tra le pulsioni correntiste di chi considera il Guardasigilli “uno che ti mette le dita negli occhi”, chi è disposto a sacrificarsi “in nome dei diritti dei migranti” e chi invece, più ragionevolmente, capisce che non è più il momento delle barricate ma non può dirlo. Eppure in mattinata l’atmosfera sembra sulfurea, quando nel corso del suo intervento al Comitato direttivo centrale del sindacato delle toghe il segretario generale Anm Rocco Maruotti, alla gragnuola di strali contro la riforma della giustizia e la separazione delle carriere tra pm e giudici, ipotizza pesantissime ombre sul Decreto sicurezza, dietro cui si sarebbe “un inquietante messaggio con un duplice obiettivo: creare nella collettività un problema che non esiste e tentare di porre le basi per la repressione del dissenso”. Non una critica più o meno legittima ma una vera e propria invasione di campo, tanto che tocca al leader Anm Cesare Parodi smorzare i toni e ricondurre i distinguo sul provvedimento a possibili “problemi interpretativi e applicativi” perché “molto restrittivo e punitivo” laddove interviene “senza mezze misure” su alcuni settori dell’ordine pubblico, dalle occupazioni alle carceri, “accontentando un po’ il desiderio di una parte della cittadinanza” e rimarcandone alcuni aspetti positivi “come l’attenzione alle truffe per gli anziani”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 6 aprile 2025
Si spacca il “parlamentino”: la corrente moderata Magistratura Indipendente aveva presentato una mozione in senso contrario. L’Anm si divide sulla “regolamentazione della partecipazione dei magistrati alle iniziative organizzate dai partiti politici”. A prevalere, alla fine, è il fronte formato dalle correnti progressiste AreaDg e Magistratura democratica insieme con la “centrista” Unicost e Articolo CentoUno favorevole senza se e senza ma agli interventi in qualsiasi tipo di consenso. Minoritaria dunque la posizione di Magistratura indipendente, che aveva chiesto di inserire il tema all’ordine del giorno del Comitato direttivo centrale dell’Anm, il cosiddetto “parlamentino”, in corso a Roma: il gruppo “di centrodestra”, da cui proviene il neopresidente dell’Associazione magistrati Cesare Parodi, era propenso ad un self-restraint dei colleghi.
di Carlo Melzi d’Eril e Giulio Enea Vigevani
Il Sole 24 Ore, 6 aprile 2025
Il rapporto fra difensore e difeso ha natura negoziale e fiduciaria. Ciò significa che ciascuno è libero in qualunque momento di farlo cessare. È diventata una notizia il fatto che il difensore di una persona arrestata con l’accusa di avere ucciso una ragazza ha comunicato che intende rinunciare al mandato, dopo avere assistito il proprio cliente durante l’udienza di convalida e l’interrogatorio di garanzia. Qualche giornale ha affiancato nel titolo il dato della confessione del ragazzo con quello dell’abbandono della difesa da parte del legale. Questo accostamento ha prodotto una ridda di commenti sui social network da parte di chi applaudiva la scelta dell’avvocato di lasciare l’incarico, interpretandola come una presa di distanza dal fatto di reato o addirittura come una censura sulla persona del proprio cliente, come a dire: “rinuncio al mandato perché chi ha commesso un fatto talmente odioso non merita di essere difeso”.
di Manuela D’Alessandro
agi.it, 6 aprile 2025
Simone, detenuto di 28 anni, tossicodipendente con ritardo mentale, affetto da un disturbo della personalità per il quale è in cura dall’infanzia e riceve una pensione di invalidità, ha tentato 18 volte di suicidarsi, anche tramite impiccagione, tra il 2016 e il 2022 e ha compiuto “atti di automutilazione almeno 45 volte”. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nei giorni scorsi ha condannato, su istanza degli avvocati milanesi Antonella Calcaterra, Antonella Mascia e Davide Galliani, lo Stato italiano a risarcirgli 9mila euro di danni non patrimoniali per la “mancanza di un adeguato trattamento medico e di una presa in carico da parte delle autorità competenti nonostante la gravità accertata dei suoi disturbi psichiatrici”.
di Francesca Chilloni
Il Resto del Carlino, 6 aprile 2025
L’associazione Yairaiha sulla decisione per i dieci agenti di polizia penitenziaria “Tenere incappucciato qualcuno che è in posizione di vulnerabilità è disumano”. L’Associazione Yairaiha esprime “profonda preoccupazione per la sentenza del Tribunale di Reggio, che ha escluso la configurabilità del reato di tortura nel caso del detenuto incappucciato e picchiato mentre si trovava in una posizione di totale vulnerabilità”. Il riferimento è al processo nei confronti di dieci agenti penitenziari del carcere di via Settembrini, condannati per il pestaggio di un detenuto tunisino di 41 anni avvenuto ad aprile del 2023, che è stato filmato anche delle telecamere interne del carcere. Agli agenti non sono stati riconosciuti i reati di tortura e di lesioni. La pena più alta è stata di due anni, contro i quasi sei chiesti dal pubblico ministero Maria Rita Pantani.
di Paola Calvano
ilnuovoonline.it, 6 aprile 2025
Il prossimo 25 giugno, dopo la requisitoria del pm e le arringhe dei difensori, è attesa la sentenza per l’agente di custodia Antonio Caiazza, al quale viene contestato l’omicidio colposo e la violazione dell’Articolo 40 del Codice Penale e di norme in materia di prevenzione di suicidi oltreché di sorveglianza dei detenuti nella sezione in cui si trovava Trotta. Sarà una lunga udienza e la sentenza è prevista nel tardo pomeriggio. Caiazza è difeso dagli avvocati Arnaldo Tascione e Marisa Berarducci, mentre il fratello e i genitori di Trotta sono assistiti dall’avvocato Ernesto Torino Rodriguez.
di Roberta Polese
Corriere del Veneto, 6 aprile 2025
Massimo La Bua, padovano di 62 anni, famoso per le truffe e i raggiri con le auto di lusso, ma anche per una rapina molto violenta, ora potrebbe diventare celebre per aver ottenuto giustizia anche in nome di molti detenuti. La Bua ha infatti vinto un ricorso in Cassazione contro il tribunale di Sorveglianza che gli ha negato un risarcimento per detenzione “inumana e degradante” nel carcere di Padova nel quale si è trovato ad espiare una delle sue pene tra il 28 agosto 2021 e il 15 dicembre del 2022.
- Verona. Carcere e lavoro, la “seconda chance” che ha convinto
- Roma. “Non dimenticherò mai l’abbraccio di suor Paola quando il mondo mi voltò le spalle”
- Padova. “Il teatro mi ha dato l’opportunità per cercare la mia umanità”
- Milano. Camilla Fanelli, alfiere per il volontariato: “Con i detenuti parlo come con gli amici”
- Torino. Ciak al carcere Lo Russo e Cutugno per il regista Paolo Sorrentino










